Attualità
Erice – di Rino Giacalone – Il testo che segue è tratto da una intervista realizzata venti anni addietro per il quotidiano La Sicilia ERICE – La «ricetta» per guarire il pianeta dai suoi mali è quella del «Manifesto di Erice». Sottoscritto da 10 mila scienziati e per la prima volta presentato al pubblico mondiale nel 1982, stilato da tre grandi uomini di scienza, Paul Dirac, Piotr Kapitza e Nino Zichichi, il documento aprì in piena guerra fredda la porta alla Pace, determinò la volontà che la scienza mondiale non poteva più essere messa a disposizione delle guerre e quindi del male.
Oggi siamo in presenza di una guerra con un nemico nascosto, il terrorismo, il pericolo di un olocausto mondiale è stato scongiurato?
«Servono a poco i Trattati internazionali carichi di parole» dice il prof. Nino Zichichi presidente della Federazione mondiale degli scienziati (Wfs) che aggiunge: «La Wfs ha denunciato l’inutilità dei Trattati quando nel 1982 scrivemmo il Manifesto di Erice. Al primo punto c’era l’apertura dei Laboratori segreti in USA e in URSS. Quando era l’uomo più potente del mondo, il presidente Gorbachev mi invitò al Cremlino per dirmi che nel suo Manifesto agli scienziati aveva inserito i punti su cui si basava il Manifesto di Erice. Il primo: l’apertura dei Laboratori e poi il preavviso zero per le ispezioni. Ero a Ginevra quando i Presidenti delle due superpotenze, Reagan e Gorbachev, dissero pubblicamente di accettare queste condizioni, aprendo una nuova era nei rapporti tra Superpotenze.
Purtroppo quelle dichiarazioni non sono diventate realtà ma hanno bloccato il pericolo di Olocausto Nucleare nello scontro USA-URSS».
Un «manifesto» che non ha perduto attualità e il prof. Zichichi lo ha ribadito di recente a Roma invitato al VII summit mondiale dei premi Nobel per la Pace. Ci sono i «laboratori segreti» che oggi mettono in pericolo il mondo, c’è il terrorismo non solo quello fatto con le armi e gli attentati ma quello che è artefice delle degenerazioni culturali. Poi c’è la povertà ancora di molti paesi, il dramma delle migrazioni di interi popoli, le fonti energetiche che vengono sfruttate per imporre «domini» economici, è tutto questo che ci dice come lo «spirito» di solidarietà, sviluppo e libertà insito in quel «manifesto» deve essere recuperato con urgenza.
«Noi scienziati non perdiamo di vista – dice il prof. Nino Zichichi – il senso nuovo di responsabilità nato nel cuore della comunità scientifica internazionale grazie al Manifesto di Erice. Noi scienziati siamo impegnati a non dovere più permettere che le applicazioni tecnologiche di ciò che noi stessi scopriamo siano fatte senza il nostro controllo. Mai più esse dovranno essere finalizzate a scopi di morte. Se studiate per il bene di tutti, in difesa della vita e della dignità umana, rappresentano il legame diretto con l’opera del Creatore. La tecnologia a tutti nota è poca cosa rispetto a quanto si sarebbe potuto fare se alle applicazioni pacifiche delle grandi scoperte scientifiche fosse stata data la priorità dovuta. Un esempio: quello degli organi artificiali. La medicina moderna ha aperto una nuova frontiera quando ha saputo passare alla fase della sostituzione di un organo malato. Si potrebbero salvare milioni di persone togliendo l’organo malato e sostituendolo con uno perfettamente funzionante. La via giusta è quella degli organi artificiali. Si è fatto poco per portare nel campo della medicina le conquiste della scienza. La sostituzione degli organi malati con altri organi sani ma naturali ha fatto nascere un ignobile mercato nero che imperversa nelle zone più derelitte del pianeta dove vengono commessi delitti indescrivibili. Le metropoli del Terzo Mondo sono diventate zone di massimo rischio per l’infanzia».
A cosa serve ancora oggi il «Manifesto di Erice»?
«Potremmo guardare al futuro con speranza, se riuscissimo a superare l’altro pericolo che ci minaccia – risponde Zichichi – Questo pericolo non è l’energia nucleare ma i Laboratori segreti. Dobbiamo agire affinché coloro che lavorano in laboratori segreti vengano dichiarati nemici dell’umanità. Fintantocché ci sarà gente che lavora segretamente, corriamo il rischio di saltare tutti in aria».
Se non si sblocca la questione energetica voi sostenete che resta una potente arma in mano al terrorismo?
«Il nemico dell’umanità non è l’energia nucleare ma sempre e solo il “segreto” dei Laboratori scientifico-tecnologico-militari. Dobbiamo batterci per smantellare questo pericolo dando ai sei miliardi e mezzo di abitanti del pianeta la quantità d’energia-pro-capite necessaria per un buon livello di vita. Dove c’è energia c’è tutto. Oggi nel mondo ben 800 milioni di persone hanno a loro disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che avevano i nostri antenati della età della pietra. È fra questi 800 milioni di persone che si osserva il massimo livello di mortalità dovuta a malattie e infezioni. Uno studio mondiale del parametro di base riferito alla qualità della vita, che include l’aspettativa di vita, ha mostrato che questo parametro è l’energia pro-capite. Noi, i privilegiati, siamo un miliardo ed abbiamo a disposizione la giusta quantità di energia pro-capite. Un alto livello di qualità della vita potenzialmente esiste in tutte le regioni del mondo, comprese quelle non privilegiate, a patto che l’energia pro-capite possa essere garantita a tutte queste regioni del pianeta. Il numero dei viaggiatori in questa formidabile navicella spaziale, il nostro pianeta, che ruota attorno al Sole, è di sei miliardi e mezzo; dovrebbero avere tutti a disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che abbiamo noi».
Come si può garantire ciò?
«Invece di bruciare dieci milioni di chilogrammi di materia (petrolio, carbone, gas, legna) solo tre chilogrammi sono sufficienti per produrre la stessa quantità di energia. Questa è una delle più importanti conquiste dell’intelletto umano che, sfortunatamente, è passata alla storia con le tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Se il mondo fosse stato retto da un governo democratico, le tragedie di Hiroshima e Nagasaki non si sarebbero verificate e la grande scoperta del fuoco nucleare sarebbe stata ritenuta l’unica via per superare la crisi energetica nei secoli a venire. Con un po’ di fantasia pensiamo ai nostri posteri fra tremila anni, quando non ci sarà più petrolio, carbone o gas. Accetteranno i nostri posteri di ritornare all’età della pietra o preferiranno il pacifico-fuoco-nucleare, un milione di volte più efficace nella trasformazione della materia in energia? Avere a nostra disposizione la giusta quantità di energia pro-capite in tutto il mondo è la condizione fondamentale per la pace, il progresso e la libertà».
È un esempio di grande attualità che fa capire la logica che lega il «Manifesto di Erice» al progresso e allo sviluppo civile e sociale con una scienza nucleare quale strumento di pace e libertà dal bisogno. Niente laboratori segreti, scienza a servizio dell’uomo. «La sola possibilità per garantire energia sufficiente ai sei miliardi e mezzo di viaggiatori nella navicella spaziale chiamata Terra è il fuoco nucleare di pace che permette di ridurre di almeno un milione di volte la quantità di materia che deve essere distrutta per produrre la stessa quantità di energia. Pensare ad altri fuochi è fuori da ogni credibilità scientifica. Essendo il fuoco nucleare quello più efficiente, dovremmo programmarne la produzione in modo tale che una struttura scientifico-tecnologica possa garantire la corretta progettazione e costruzione dei reattori nucleari da installare in quelle aree geografiche dove c’è bisogno di energia».
C’è da individuare allora questo centro ed i suoi protagonisti. Chi potrà essere?
«Questo Centro di alta tecnologia dovrebbe lavorare in sintonia con una organizzazione mondiale, come quella dei Premi Nobel per la Pace, per garantire la disponibilità di una corretta quantità di energia pro-capite a ciascuno dei sei miliardi e mezzo di viaggiatori della navicella spaziale Terra e non solo al miliardo di privilegiati, come accade oggi. La Federazione Mondiale degli Scienziati è impegnata su questi problemi da molti anni e può garantire che non esiste alcuna difficoltà a livello scientifico e tecnologico. Una stretta collaborazione fra le nostre organizzazioni sarebbe un passo avanti decisivo, a condizione che diventino realtà operante le condizioni dettate nel Manifesto di Erice per tutti i Trattati di collaborazione scientifica e tecnologica su cui bisognerà esigere la massima chiarezza».