• Doppio naufragio nel Mediterraneo, 36 le vittime accertate, tra cui un bambino
    Decine i superstiti, alcuni in condizioni gravissime. Proseguono le ricerche dei dispersi
    Redazione1 Aprile 2026 - Cronaca
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    Lampedusa (Agrigento) – Ancora stragi  nel Mediterraneo lungo le rotte migratorie. Diciotto migranti sono morti nel Mar Egeo, al largo di Bodrum, in Turchia,  altre diciotto vittime sono state recuperate a Lampedusa.

    Il naufragio nell’Egeo

    Secondo quanto riferisce la Guardia costiera turca, il naufragio è avvenuto nelle prime ore del mattino. Un gommone con a bordo dei migranti è stato intercettato intorno alle 6, ma avrebbe ignorato l’alt imposto dalle autorità, proseguendo la corsa ad alta velocità. Poco dopo, l’imbarcazione ha iniziato a imbarcare acqua fino ad affondare. Le operazioni di ricerca e soccorso hanno permesso di salvare 21 persone, recuperati i corpi di 18 migranti. “Proseguono senza sosta le attività di ricerca dei dispersi”, fanno sapere le autorità turche.

    I morti recuperati a Lampedusa

    La seconda tragedia nel Canale di Sicilia. A Lampedusa, le motovedette della Guardia costiera italiana hanno soccorso un barcone alla deriva, trovandosi di fronte a una scena definita “infernale”. Durante la navigazione altri naufraghi, tra cui alcune donne, non ce l’hanno fatta. Cinquantotto le persone sopravvissute. Dopo lo sbarco, i sette migranti che necessitavano di cure urgenti e i 19 cadaveri tra cui un bambino sono stati sono stati sbarcati al molo Favarolo. I feriti più gravi sono stati trasferiti d’urgenza al poliambulatorio dell’isola. Le condizioni di viaggio, già precarie, e il sovraffollamento delle imbarcazioni continuano a trasformare queste traversate in viaggi senza ritorno. Le vittime sarebbero morte per ipotermia e inalazione di fumi di carburante. Le salme sono state portate alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana. Tre uomini sarebbero caduti in mare, e vengono ritenuti dispersi, poco prima che il gommone venisse intercettato e agganciato, a 85 miglia da Lampedusa, in area Sar libica, dalla motovedetta Cp 306 della guardia costiera. A raccontarlo sono molti dei 58 sopravvissuti, 7 dei quali si trovano al Poliambulatorio. Due, considerati in condizioni cliniche critiche, verranno trasferiti in elisoccorso in un ospedale di Palermo.

    Da dove arrivano

    I sopravvissuti hanno dichiarato di essere originari di Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana, Etiopia e d’aver pagato da 400 a 2 mila euro per la traversata. I migranti superstiti, portati all’hotspot di contrada Imbriacola, stanno raccontando che erano in 80 sul gommone di 10 metri salpato da Abu Kammash in Libia all’alba di lunedì. Fra i sopravvissuti 16 donne e 5 minori.

    Per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno almeno 831 migranti sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo. Numeri che raccontano solo in parte l’entità di una tragedia quotidiana, consumata lontano dai riflettori ma sotto gli occhi di tutti. Le rotte tra la Turchia e le isole greche, così come quelle verso l’Italia, restano tra le più pericolose al mondo. E mentre le operazioni di soccorso continuano, il bilancio delle vittime rischia ancora di aggravarsi. Il Mediterraneo, ancora una volta, si conferma un confine segnato dal dolore.

    Il capogruppo del M5S all’ARS Antonio De Luca

    “Esprimiamo dolore profondo e sincero per l’ennesima tragedia avvenuta al largo di Lampedusa. Davanti a queste vite spezzate, ogni parola rischia di essere insufficiente. Ma il silenzio sarebbe ancora più colpevole”.

    E poi continua: “Non possiamo limitarci alla compassione, queste morti interrogano direttamente la politica. E chiamano in causa le responsabilità di chi oggi ci governa. Il governo guidato da Giorgia Meloni continua a inseguire una propaganda fatta di slogan e misure inefficaci, mentre nel Mediterraneo si continua a morire. Non siamo di fronte a fatalità inevitabili: quando si preferisce la linea dura alla gestione razionale, il rischio è che queste tragedie si ripetano. Serve un cambio di rotta immediato: servono politiche serie, coordinate a livello europeo. Continuare così significa accettare che il Mediterraneo resti un cimitero”.

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