Cronaca
Lampedusa (Agrigento) – Ancora stragi nel Mediterraneo lungo le rotte migratorie. Diciotto migranti sono morti nel Mar Egeo, al largo di Bodrum, in Turchia, altre diciotto vittime sono state recuperate a Lampedusa.
Secondo quanto riferisce la Guardia costiera turca, il naufragio è avvenuto nelle prime ore del mattino. Un gommone con a bordo dei migranti è stato intercettato intorno alle 6, ma avrebbe ignorato l’alt imposto dalle autorità, proseguendo la corsa ad alta velocità. Poco dopo, l’imbarcazione ha iniziato a imbarcare acqua fino ad affondare. Le operazioni di ricerca e soccorso hanno permesso di salvare 21 persone, recuperati i corpi di 18 migranti. “Proseguono senza sosta le attività di ricerca dei dispersi”, fanno sapere le autorità turche.
La seconda tragedia nel Canale di Sicilia. A Lampedusa, le motovedette della Guardia costiera italiana hanno soccorso un barcone alla deriva, trovandosi di fronte a una scena definita “infernale”. Durante la navigazione altri naufraghi, tra cui alcune donne, non ce l’hanno fatta. Cinquantotto le persone sopravvissute. Dopo lo sbarco, i sette migranti che necessitavano di cure urgenti e i 19 cadaveri tra cui un bambino sono stati sono stati sbarcati al molo Favarolo. I feriti più gravi sono stati trasferiti d’urgenza al poliambulatorio dell’isola. Le condizioni di viaggio, già precarie, e il sovraffollamento delle imbarcazioni continuano a trasformare queste traversate in viaggi senza ritorno. Le vittime sarebbero morte per ipotermia e inalazione di fumi di carburante. Le salme sono state portate alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana. Tre uomini sarebbero caduti in mare, e vengono ritenuti dispersi, poco prima che il gommone venisse intercettato e agganciato, a 85 miglia da Lampedusa, in area Sar libica, dalla motovedetta Cp 306 della guardia costiera. A raccontarlo sono molti dei 58 sopravvissuti, 7 dei quali si trovano al Poliambulatorio. Due, considerati in condizioni cliniche critiche, verranno trasferiti in elisoccorso in un ospedale di Palermo.
I sopravvissuti hanno dichiarato di essere originari di Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana, Etiopia e d’aver pagato da 400 a 2 mila euro per la traversata. I migranti superstiti, portati all’hotspot di contrada Imbriacola, stanno raccontando che erano in 80 sul gommone di 10 metri salpato da Abu Kammash in Libia all’alba di lunedì. Fra i sopravvissuti 16 donne e 5 minori.
Per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno almeno 831 migranti sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo. Numeri che raccontano solo in parte l’entità di una tragedia quotidiana, consumata lontano dai riflettori ma sotto gli occhi di tutti. Le rotte tra la Turchia e le isole greche, così come quelle verso l’Italia, restano tra le più pericolose al mondo. E mentre le operazioni di soccorso continuano, il bilancio delle vittime rischia ancora di aggravarsi. Il Mediterraneo, ancora una volta, si conferma un confine segnato dal dolore.
“Esprimiamo dolore profondo e sincero per l’ennesima tragedia avvenuta al largo di Lampedusa. Davanti a queste vite spezzate, ogni parola rischia di essere insufficiente. Ma il silenzio sarebbe ancora più colpevole”.
E poi continua: “Non possiamo limitarci alla compassione, queste morti interrogano direttamente la politica. E chiamano in causa le responsabilità di chi oggi ci governa. Il governo guidato da Giorgia Meloni continua a inseguire una propaganda fatta di slogan e misure inefficaci, mentre nel Mediterraneo si continua a morire. Non siamo di fronte a fatalità inevitabili: quando si preferisce la linea dura alla gestione razionale, il rischio è che queste tragedie si ripetano. Serve un cambio di rotta immediato: servono politiche serie, coordinate a livello europeo. Continuare così significa accettare che il Mediterraneo resti un cimitero”.