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    Di Matteo e Montalto, vittime della disumanità mafiosa
    Custonaci dedica loro due spazi pubblici alla presenza di Del Mastro e Colosimo
    Rino Giacalone10 Gennaio 2026 - Cronaca
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    Custonaci – Di Rino Giacalone – Due nomi finiti nell’elenco dei condannati a morte di Cosa nostra. Tutti e due si chiamavano Giuseppe. Uccisi durante la mattanza decisa dai corleonesi, nell’attacco contro lo Stato. Sono passati 30 anni. I nomi. Giuseppe Montalto, agente di polizia penitenziario assassinato il 23 dicembre 1995. Aveva 30 anni. La sua morte doveva essere il “regalo di Natale” rivolto dai boss liberi a quelli detenuti al carcere duro del 41 bis. Giuseppe Di Matteo venne ucciso l’11 gennaio 1996, figlio di Santino, un ex boss, lo tennero sequestrato per 779 giorni per tentare di costringere il padre a ritrattare sulla sua collaborazione. Aveva 15 anni.

    Custonaci la città che ha ricordato due storie di disumanità

    Ieri a Custonaci le loro storie si sono unite. Due giardini a loro dedicati, alla presenza di tanti giovanissimi studenti e con loro le autorità, a cominciare dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro e dalla presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo. Hanno accolto l’invito del sindaco, Fabrizio Fonte, fine storico e giornalista, uno che dell’impegno a favore della legalità e contro la mafia ne ha fatto ragione di vita senza attendere, come altri, di indossare la fascia tricolore da primo cittadino. Anzi quando un paio di anni addietro decise di candidarsi, i mafiosi, nel frattempo ascoltati da Dia e Carabinieri, si diedero parecchio da fare per tentare di non farlo eleggere.
    Due vittime di Cosa nostra che hanno uno stesso comune denominatore. La cosca dei Mazzara, fedelissima di Matteo Messina Denaro. A confermarlo anche le indagini della Squadra Mobile di Trapani all’epoca diretta dall’odierno questore di Catanzaro Giuseppe Linares. A Custonaci, nella frazione di Purgatorio, Giuseppe Di Matteo trascorse un paio di mesi di quell’i infernale sequestro. Uno dei carcerieri fu un piccolo boss del luogo, Giuseppe Costa, che dopo il carcere fece carriera diventando un capo, e adesso tornato in cella;.legato da parentela con Vito Mazzara, il killer di Giuseppe Montalto. I due luoghi dedicati a Di Matteo e Montalto sono a un tiro di schioppo dalle case dove per decenni indenni e riveriti abitavano i più potenti capi mafia di Custonaci.

    cusotnaci

    Poca la gente alle due cerimonie

    Non c’era tanta gente ieri a questi momenti, c’è sempre un pezzo di società civile che si rende assente. E quella presente magari offre partecipazione non convinta. Ritenendo magari i momenti dedicati ai giovani e non tanto a loro stessi. Non a caso la presidente Colosimo ha alzato la voce e ha intimato “di smetterla con la complicità, c’è chi si circonda ancora oggi di una sacralità che non gli appartiene”. Ai più giovani ha detto che guardando a Di Matteo, “all’abominio del quale restò vittima, si può trovare il coraggio di alzare la testa e riprendere per mano quella vita tolta a Giuseppe”. Il presente non è privo di allarmi, “resiste una criminalità che ha cambiato volto” ha detto con lucidità il prefetto Daniela Lupo, mentre il sottosegretario Del Mastro non ha esitato nel pretendere il riconoscimento dell’azione di Governo, “dinanzi alla mafia bestiale e disumana non siamo arretrati di un passo nel mantenere regole severe come il 41 bis”.

    di matteo

    Ieri c’erano Nicola Di Matteo, fratello di Giuseppe, e la vedova di Giuseppe Montalto, Liliana Riccobene, testimone diretta dell’omicidio del marito. Fiduciosi con i giovani “sono intelligenti e sanno da che parte stare, come noi dalla parte dello Stato”, ma in loro l’amarezza per un ricordo che non è mai costante, e per Giuseppe Montalto non lo è stato nemmeno pochi giorni addietro in coincidenza del trentennale, un delitto dimenticato.
    Custonaci cerca di mantenere accesa la fiammella della memoria. “La ricorrenza per il trentennale anniversario dal brutale assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo è stata, ancora una volta, un’occasione, da un lato, per fare memoria collettiva mentre, dall’altro, si è voluto rendere protagonisti i nostri ragazzi, che all’interno del nostro Santuario hanno manifestato il loro pensiero sulla mafia.- ci ha detto il sindaco Fabrizio Fonte – Una rivoluzione culturale è quella che occorre, infatti, alla nostra Terra di Sicilia per liberarci dal gioco di cosa nostra.

     

    WhatsApp Image 2026 01 09 at 15.37.50Anche l’intitolazione del parco giochi alla memoria dell’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto segue questo ragionamento- ha proseguito – Tenere la guardia alta è, pertanto, un obbligo morale ed etico a cui tutto noi siamo chiamati. Il rischio viceversa è quello di lasciare degli spazi di azione all’interno della nostra società alla mafia, che non aspetta altro che questo”.
    Un ultima annotazione. Non abbiamo potuto non notare l’alta affluenza di politici della destra ieri a Custonaci, e poi il loro appartarsi al termine delle cerimonie sicuramente per discutere di loro cosucce, tipo elezioni prossime a Marsala, e forse anche altro, equilibri ed equilibrismi tra partiti e correnti. Tutto lecito per carità, anche finire a discutere sotto il tetto di una casa, per ripararsi dalla pioggia, che si è ritrovata con gli inattesi ospiti. Probabilmente potevano trovare un altro momento, ma si sa certuni si credono per davvero circondati da insindacabilità

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