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Trapani – Al Museo d’Arte Contemporanea San Rocco, è partito un viaggio fotografico ed etnografico nella Sicilia occidentale racconta il dolore della dipendenza, le vite ai margini e la possibilità di ricominciare. La mostra di Alessio Angelo e Antonino Lombardo sarà visitabile fino al 9 gennaio 2027.
Ci sono ferite che non si vedono, ma che scavano in profondità. Ci sono vite che si incrinano lentamente, sogni che si spezzano e giovani che rischiano di perdersi nel silenzio di una dipendenza. È da queste crepe, dolorose e spesso nascoste agli occhi della società, che nasce “CREPE”, il progetto fotografico ed etnografico che dal 23 ottobre 2026 al 9 gennaio 2027 trova spazio al Museo d’Arte Contemporanea San Rocco di Trapani.
Firmata da Alessio Angelo e Antonino Lombardo, l’indagine affronta senza filtri il dramma del consumo di crack nella Sicilia occidentale, portando al centro dell’attenzione una realtà difficile, fatta di sofferenza, marginalità e fragilità umane. Non soltanto immagini da osservare, ma storie da ascoltare, esistenze da riconoscere e domande che chiedono risposte.
Promossa dal Museo San Rocco, con il patrocinio e il contributo della Fondazione Ignazio Buttitta, la mostra nasce dalla volontà di rompere il muro dell’indifferenza e restituire dignità a chi troppo spesso rimane invisibile. Perché dietro ogni dipendenza c’è una persona, con la propria storia, le proprie ferite e, talvolta, una speranza che fatica a trovare la strada per riemergere.
«La mostra racconta storie vere, emoziona e interroga», sottolinea il direttore del Museo, don Liborio Palmeri, spiegando la scelta di trasformare quello che inizialmente era stato pensato come un percorso didattico in una mostra istituzionale al piano terra. Una decisione dettata dall’urgenza etica dei temi emersi e dalla necessità di dare spazio a una sofferenza che non può essere ignorata.
L’obiettivo è anche quello di indicare una possibilità di riscatto: tendere una mano a chi sente la propria vita segnata da crepe, a chi cerca un appiglio per ricominciare, a chi ha bisogno di essere visto e ascoltato senza giudizio.
Il valore di “CREPE” si è manifestato già nella giornata inaugurale di venerdì 23 ottobre, quando il Museo ha accolto gli studenti delle quinte classi dell’I.S.I.S. “S. Calvino – G.B. Amico”, degli indirizzi Grafica e Comunicazione e Servizi per la Cultura e lo Spettacolo, per una mattinata dedicata alla formazione e al confronto.
Dalle 8.30 alle 13, il laboratorio didattico ha intrecciato testimonianze, ascolto e creatività. Il circle-time, guidato dalla psicoterapeuta sistemico-relazionale Margherita Ippolito, ha offerto uno spazio di dialogo e riflessione, mentre Pina Lupo, presidente dell’associazione Lotta delle famiglie per l’indipendenza dalla dipendenza e autrice del libro La Gabbia delle dipendenze, ha portato la propria testimonianza e il proprio impegno accanto alle famiglie coinvolte nel dramma della dipendenza.
Gli studenti sono stati inoltre protagonisti di un laboratorio creativo, realizzando elaborati visivi destinati a entrare nel percorso espositivo. Un’occasione per trasformare l’esperienza in consapevolezza e comprendere come anche l’arte possa diventare uno strumento di denuncia, partecipazione e cambiamento.
Con “CREPE”, la fotografia esce dai confini della semplice documentazione e diventa uno spazio di incontro tra chi racconta e chi guarda. Le immagini invitano a fermarsi, a superare i pregiudizi e a interrogarsi su una ferita sociale che riguarda l’intera comunità.
Perché nessuno dovrebbe essere definito soltanto dalla propria caduta. E perché, anche quando le crepe sembrano profonde e insanabili, riconoscerle può essere il primo passo per cominciare a ricostruire.
La mostra è aperta al pubblico al Museo d’Arte Contemporanea San Rocco di Trapani fino al 9 gennaio 2027. L’apertura inaugurale del 23 ottobre si è svolta dalle 16 alle 20.
Un invito a guardare più da vicino, a non voltarsi dall’altra parte e a ricordare che dietro ogni storia di dipendenza c’è una vita che merita ascolto, rispetto e una possibilità di rinascita.