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Calatafimi Segesta – Sono tornate a suonare alla mezzanotte tra il 5 e 6 gennaio, come da tradizione secolare le campane della chiesa del Santissimo Crocifisso di Calatafimi Segesta, annunciando che la festa che la città dedica al patrono, torna a Maggio. Nella piazza antistante il sagrato della chiesa che custodisce il simulacro del Crocifisso nero, gremita di fedeli, l’annuncio e la conferma: l’1-2 e 3 Maggio, ci sarà la festa. Applausi e commozione hanno accompagnato lo scampanio dei sacri bronzi. La festa trae origine dai miracoli attribuiti a un crocifisso ligneo tra il 23-25 giugno 1657. L’ultima festa risale al 2012.
“La novità dei social ha permesso di far partecipare anche gli emigrati che vivono oltre oceano e che desiderano ritornare a vederla – dice don Vincenzo Basiricò arciprete di Calatafimi. La festa rappresenta almeno tre cose importanti: casa, chiesa, collaborazione. La casa perché richiama le radici, la storia, le tradizioni di famiglia e di un popolo. La chiesa perché è fortissima la devozione al SS. Crocifisso e la festa da un lato ne è figlia di questa devozione e dall’altro la genera. Collaborazione perché, sebbene i Ceti con la Chiesa, il Comune e l’APS “SS. Crocifisso”, siano il motore di tutta la festa, si tratta di un evento così complesso che ha bisogno del supporto di tutte le istituzioni sul territorio dei parrocchiani”. E poi conclude: “Ciò che mi ha sorpreso piacevolmente è stata la numerosa partecipazione di giovani attratti da questa manifestazione di fede che hanno finora vissuto solo nel racconto di genitori e nonni. Significa che la festa unisce anche le generazioni. Adesso buon lavoro a tutti noi con l’aiuto del Signore”.
Già genitori e nonni quegli stessi che fino all’ultimo hanno sperato in un suo ritorno ma non ce l’hanno fatta. Penso a mio padre Gaspare che per anni ha fatto parte della Deputazione del Ceto dei Borgesi e rivedo i suoi occhi raccontare l’emozione provata la notte di un 4 maggio di tantissimi anni fa quando trascorsa la mezzanotte gli otto deputati del Ceto bussarono alla porta di casa e entrati nella camera da letto appoggiarono sul talamo l’immagine di Gesù Crocifisso seguito dall’annuncio ufficiale: “Gesù Crucifissu ti voli dubbitatu di lu nostru Cetu”. Un invito al quale nessuno può rifiutare perché chi viene arriva in nome di Gesù Cristo. Penso anche a Francesco Bruccoleri, per anni presidente del Ceto dei Massari raccontare la storia del Ceto, dei preparativi che riunivano intere famiglie, delle due pariglie di buoi che trainavano il grande carro. Uomini, fedeli e protagonisti di una grande devozione, che ora si rinnova e si perpetua con le nuove generazioni. Dei vecchi protagonisti delle Feste passate pochi sono rimasti a cominciare da Rosario Ragona
Due i momenti in cui si potranno vedere i Ceti (così è divisa la popolazione). Da una parte il momento religioso, dall’altro quello profano con le stradine della cittadina che ritorneranno ad accogliere una variegata moltitudine di turisti e visitatori, pronti a immergersi tra carri allegorici, parate, sfilate di cavalli, muli e buoi tutti bardati. Il tutto condito dall’entusiasmante gettito di confetti, noccioline e cucciddati, il caratteristico pane preparato dai Ceti.
La festa dedicata al SS. Crocifisso è sicuramente una fra le più bella feste popolari della Sicilia. Una manifestazione sacro-profana, che si ripete ininterrottamente da oltre tre secoli. È l’omaggio del popolo al SS. Crocifisso per l’abbondanza e il benessere concesso attraverso il lavoro dell’uomo, ma è anche l’omaggio di un popolo al “Padre”, quel Crocifisso di legno molto antico e tarlato posto nella sacrestia della Chiesa di S. Caterina, che nei giorni 23, 24 e 25 giugno 1657 si racconta operò miracoli. Foto Crocifisso …
Il primo avviene in maniera molto strana: il Priore della Confraternita di S. Caterina, trova il Crocifisso per terra malgrado lo abbia più volte sistemato al suo posto e legato con una fascetta, chiamata “zagarella”. Poi un uomo paralitico da 10 anni viene portato al cospetto del Crocifisso e miracolosamente salta giù dalla sedia e inizia a camminare sulle sue gambe. Il popolo allora costruisce un altare, poi una cappella ingrandisce la Chiesa e ne costruisce una più grande inglobandovi la precedente.
Il 19 dicembre 1657 i Giurati, massima autorità comunale, chiedono al Vescovo il permesso di condurre in processione il SS. Crocifisso e deporlo nella nuova Cappella.
Da allora Calatafimi ha sempre reso omaggio al suo Patrono. Una manifestazione questa che non si può fare a meno di vedere almeno una volta nella vita se si vuole conoscere la Sicilia e l’animo dei siciliani. Una festa con riti propri. Di sicuro è tra le più belle feste di Sicilia.
Essendo una festa molto complessa tutte le fasi saranno gestite dal Consiglio di Amministrazione del SS. Crocifisso il cui presidente è don Vincenzo Basiricò e vicepresidente Salvatore Lanza e dall’Associazione “SS. Crocifisso di Calatafimi” che svolgerà le funzioni di Comitato festa che è presieduta dall’Avv. Vito Mancuso.
I veri protagonisti di questa festa sono i Ceti -dai Borgesi del SS Crocifisso, ai Cavallari, ai Massari, Mugnai, Caprai, Pecorai, Borgesi di San Giuseppe e Ortolani.
Ad aprire le sfilate l’1 e il 2 Maggio il Ceto della Real Maestranza, gli “Angeli in nero” armati di fucile e alabarda, nell’austera eleganza della divisa, abito e cappello nero, gilet e guanti banchi. Seguono Ortolani, Caprai, Pecorai, Mugnai e Borgesi di San Giuseppe: le loro sfilate non si limitano a mettere in risalto i loro Emblemi ma a raccontare e far rivivere il passato, al loro passaggio “miliddi” e fiori. Poi ecco i “Cavallari”, con i loro sfarzosi carretti e i maestosi cavalli. Durante il loro corteo quintali di noccioline e confetti confezionati in sacchetti vengono distribuiti al popolo festante. Intanto un altro Ceto sta già riversandosi per quelle stradine, i “Borgesi” in sella a muli e cavalli bardati con trine e nastri colorati. Le “sacchine” sono stracolme di sacchetti di confetti e noccioline che verranno lanciati al popolo, ripetendo l’antico gesto della semina. Mentre l’euforia è incontenibile arrivano i Massari, con la carrozza e i buoi aggiogati e parati per la sfilata. La parte più caratteristica di questa sfilata oltre al lancio del caratteristico “cucciddato” è la salita dell’antica via “Autuori”, molto ripida che vede impegnata tutta la forza dei buoi.