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Genova – La cappa di caldo umido che ormai da due mesi incombe sull’Italia ha reso l’aria condizionata un compagno irrinunciabile sia sul lavoro che a casa, o in auto, per gran parte degli italiani. Ma siamo pronti a pagare il conto? Non ci riferiamo alle bollette elettriche quanto ai disturbi fisici, alle patologie e ai danni permanenti che il flusso diretto di aria fredda provocano.
Secondo un’analisi svolta da Smilevolution, l’Associazione fra medici specialisti che sta applicando un metodo innovativo per l’analisi trasversale dei danni derivanti da posture “forzate” e conseguenza di un uso intensivo dell’aria condizionata. Analisi che parte da un interrogativo: cosa succede quando al mantenimento della stessa posizione per molte ore si aggiungono freddo e correnti d’aria dirette continuamente verso collo, spalle o schiena?
La letteratura scientifica non dimostra che l’aria condizionata, da sola, possa provocare una modificazione permanente della postura. Esistono però dati significativi che associano esposizione professionale al freddo, postura mantenuta e disturbi muscoloscheletrici, in particolare cervicalgia, dolore alle spalle e lombalgia. Una persona su tre impegnata in ufficio o in lunghi viaggi in auto è colpita da dolori frutto dell’effetto congiunto di posture non corrette e flusso di aria fredda.
Un approfondimento su uno studio pubblicato sull’European Spine Journal, condotto su 512 impiegati, ha rilevato una prevalenza di dolore cervicale nei 12 mesi precedenti pari al 45,5%.
Restare frequentemente seduti per periodi prolungati risultava associato a circa il doppio delle possibilità che il fenomeno accada, di dolore cervicale così come mantenere frequentemente il collo flesso in avanti per lungo tempo.
“Nel 2022 la rivista Ergonomics aveva pubblicato – ricorda Enrica Poggio, Presidente dell’Associazione Smilevolution – una ricerca che ha coinvolto 12.627 uomini e donne del nord della Svezia; nell’analisi della popolazione lavorativa, un’elevata esposizione professionale ad ambienti freddi risultava significativamente associata a: dolore cervicale, lombalgia, radicolopatia lombare”.
In altri termini, dopo aver corretto statisticamente i risultati per età, sesso, indice di massa corporea, carico fisico lavorativo, fumo e stress, l’elevata esposizione professionale al freddo rimaneva associata a probabilità superiori del 36% per cervicalgia e del 38% per lombalgia.
Nel 2023 è stato pubblicato uno studio prospettico sulla stessa area geografica, questa volta seguendo 3.843 lavoratori dal 2015 al 2021 e i numeri sono risultati ancora più impressionanti.
Ma ancora più indicativo risulta un ulteriore studio, pubblicato su BMJ Open e condotto su 417 lavoratori che utilizzavano abitualmente il computer, ha analizzato contemporaneamente ergonomia della postazione, postura e condizioni ambientali.
La posizione non frontale del monitor risultava associata a maggiori possibilità statistiche di dolore cervicale; nello stesso studio anche la percezione di una temperatura fredda dell’ufficio risultava significativamente associata alla lombalgia.
“È l’effetto congiunto sulla postura – prosegue Enrica Poggio – a configurare le premesse per un vero e proprio male sociale, causato da una postura non equilibrata nelle postazioni computer e dei flussi di aria gelata che tendono a cristallizzare reazioni anomale del corpo per attenuare la soglia del dolore”.
“E non è un caso – conclude la Presidente del Centro Smilevolution – che oggi anche sui social si concentri l’attenzione sulle cause remote del dolore derivanti da una postura forzatamente adattata a stress esterni all’origine di contrazioni muscolari, ma nel tempo di danni ben maggiori; attenzione rivolta a metodologie talora empiriche per migliorare la postura del corpo e tentare di ovviare a fenomeni che richiedono (come nel metodo MIO lanciato da Smilevolution) un approccio coordinato e sinergico di più specialisti medici. Da qui discende l’esigenza di un intervento preventivo per evitare che questi danni si cronicizzino”.