Cronaca
Trapani – Il processo è quello dove l’ex senatore alcamese Antonio Papania è imputato di voto di scambio politico mafioso. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo, e condotta dalla mobile di Trapani nel settembre 2024 riguarda un presunto sistema di scambio elettorale tra politica e mafia in occasione delle regionali del 2022. Secondo gli inquirenti, l’ex senatore del Pd, con l’intermediazione di Pasquale Perricone, ex vicesindaco di Alcamo, pure lui imputato in questo processo, si sarebbe accordato col capomafia Giosuè Di Gregorio, per procurare voti ad Angelo Rocca in lista per un seggio all’Ars con il partito “VIA” di Papania. Ieri per la prima volta, Papania ha reso dichiarazioni spontanee davanti al tribunale, presidente Franco Messina, pm Pierangelo Padova. Sostanzialmente Papania ha escluso “di avere concordato con Perricone di dare dei soldi a Di Gregorio”. Il riferimento è a quell’incontro tra Perricone e Di Gregorio e dei soldi, “duemila euro”, dati “dal senatore Papania” per sostenere Rocca. L’ex senatore, assistito dai legali Vito Di Graziano e Saro Lauria, ha sottolineato anzi di “non conoscere Di Gregorio di essere estraneo a quella vicenda” e che aveva fatto tutto Perricone, essendo quest’ultimo un collettore di voti di Rocca (che non è indagato). Di fatto l’ex senatore alcamese ha confermato quanto aveva dichiarato nell’udienza del luglio 2025 lo stesso Di Gregorio sentito dal tribunale in videoconferenza. “Non conosco Papania e non gli ho mai stretto la mano – aveva detto Di Gregorio – volevo partecipare a quella campagna elettorale come semplice cittadino, pensando di poter mettere in tasca almeno 10 euro…Perricone l’ho conosciuto in carcere, gli voglio bene”. Secondo l’accusa, invece Papania e Perricone avrebbero garantito sostegno elettorale in cambio di favori, coinvolgendo esponenti del clan mafioso locale.