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    Il tesoro di Matteo Messina Denaro, gestito da un insospettabile negoziante di vestiti, dall’ex moglie e dal figlio
    Un patrimonio sequestrato da 200 milioni di euro
    Redazione28 Maggio 2026 - Cronaca
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    Palermo – Sarebbe stata alimentata dal business del traffico della droga la cassaforte del boss Matteo Messina Denaro. Sono finiti in carcere Giacomo Tamburello, 66 anni (fermato a Campobello di Mazara, dove si trovava ai domiciliari), il figlio Luca, 42 anni, e l’ex moglie Maria Antonia Bruno, di 62 (questi ultimi fermati a Malaga) .

    Tamburello è entrato nel business del traffico della droga che aveva poco più di 20 anni. Un insospettabile negoziante di vestiti di Campobello di Mazara, il paese dell’ultimo covo di Matteo Messina Denaro, riuscito a diventare un narcos di prima grandezza. Entrato e uscito più volte dalle carceri italiane e spagnole, non ha mai rinunciato ai vecchi
    affari con gli stupefacenti: fino ad oggi, quando i finanzieri, su ordine della Dda di Palermo, si sono presentati a casa della
    madre dove sconta i domiciliari per notificargli l’ordine di arresto. L’ennesimo per Giacomo Tamburello, 66 anni. Stessa
    misura è stata disposta per l’ex moglie Maria Antonina Bruno e per il figlio Luca, tutti coinvolti nel business di famiglia gestito sotto il controllo del clan di Matteo Messina Denaro. L’inchiesta, che ha portato la Finanza nelle banche di mezza Europa e di diversi paradisi fiscali e ha portato al sequestro di beni per 200 milioni, è nata dalla segnalazione di un istituto di credito di Andorra che nei conti milionari della Bruno ha voluto vedere chiaro.

    Da lì la Dda di Palermo, coordinata da Maurizio de Lucia, è partita per ricostruire le incredibili ricchezze dei Tamburello.

    Le sue attività illegali – si legge nel provvedimento del gip – “sono sempre state caratterizzata da un consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa nostra, con particolare riferimento alla famiglia di Campobello di Mazara e, più in
    generale, al mandamento di Castelvetrano, a cui è risultato collegato attraverso esponenti di spicco”: il gotha della mafia
    trapanese rappresentato da boss come Nunzio Spezia, Antonio Messina, Leonardo Bonafede che del padre di Matteo MessinaDenaro, Francesco, era solido alleato. L’ultimo e unico reddito lecito di Tamburello risale al 1985, quando gestiva un negozio di abbigliamento. Da allora ai funzionari delle banche in cui depositava fiumi di denaro prima di investirli in azioni, titoli, attività commerciali e immobili, diceva di aver ereditato grosse somme o di aver guadagnato col mattone. Idem l’ex moglie. Il figlio Luca, pure coinvolto nei traffici, si è laureato in discipline bancarie e finanziarie internazionali e ha lavorato in istituti di credito come Morgan Stanley a Londra, esperienze che gli hanno consentito di stringere i rapporti con la finanza che conta. Gli enormi flussi di denaro incassati con la droga dalla fine degli anni ’80 Tamburello e Bruno li hanno investiti grazie a società paravento e prestanomi. Il figlio, secondo i pm, “acquisite le necessarie competenze tecniche ha nel tempo affiancato il padre nella gestione dei patrimoni illeciti».

    Il patrimonio sequestrato

    Nel merito, sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale. Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti. È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 Kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol. Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del richiamato narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere).

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