• Castellammare del Golfo
    Dalla fuga alla cittadinanza: la storia di Ahmad Sajjad, oggi italiano a Castellammare del Golfo
    Originario del Pakistan, è cuoco in un ristorante: da 13 anni lavora con la sua “seconda famiglia”
    Redazione24 Aprile 2026 - Attualità
  • Condividi Facebook X WhatsApp Messenger
  • Attualità

    Castellammare del Golfo – Ahmad Sajjad, originario di Gujranwala, in Pakistan, oggi è cittadino italiano: una storia attraversata da difficoltà enormi, che oggi trova il suo punto più alto nel riconoscimento della cittadinanza italiana.
    Nel giorno in cui diventa cittadino italiano, accanto ad Ahmad Sajjad, nel municipio di Castellammare del Golfo c’è quella che lui stesso definisce la sua “seconda famiglia”: Gaspare Stabile e Annmarie Navarra, insieme ai loro figli e ai collaboratori del ristorante dove oggi lavora come cuoco.

    A suggellare il riconoscimento della cittadinanza ad Ahmad è stato il sindaco Giuseppe Fausto, con parole che sottolineano il valore non solo personale ma anche collettivo di questo traguardo: «Con grande soddisfazione comunico che, su decreto del Presidente della Repubblica, è stata concessa la cittadinanza italiana a Ahmad. Un traguardo importante, che rappresenta non solo il riconoscimento di un percorso personale e di integrazione, ma anche un arricchimento per l’intera
    nostra comunità». «Diventare cittadini italiani significa condividere valori, diritti e doveri, contribuendo attivamente
    alla crescita sociale e civile del nostro territorio. Ad Ahmad Sajjad rivolgo il più sincero benvenuto tra i cittadini italiani -ha aggiunto il sindaco Fausto- con l’augurio di un futuro ricco di opportunità e soddisfazioni».

    Ahmad ascolta con gli occhi lucidi. Il pensiero corre inevitabilmente alla sua famiglia, rimasta in Pakistan: dieci persone, cinque sorelle e tre fratelli. Il padre lavora nei campi, nonostante la perdita di un piede, mentre la madre è paralizzata. È anche per loro che Ahmad ha deciso di partire.

    Il viaggio è stato drammatico. Partito da Gujranwala, ha raggiunto la Libia dopo giorni durissimi, senza cibo né acqua. La traversata a bordo di un barcone con circa 750 persone. «Quando ho visto quella barca non volevo più partire -racconta Ahmad – ma mi hanno costretto, picchiandomi. Avevo già pagato duemila dollari, frutto di anni di lavoro come muratore».

    In Libia è rimasto due anni. Poi finalmente l’arrivo in Italia e l’accoglienza in un centro. A Castellammare del Golfo ha iniziato a costruire, passo dopo passo, una nuova vita. All’inizio faceva turni di notte come guardiano di un locale, dormendo spesso per strada. Finché non ha incontrato quella che oggi chiama la sua seconda famiglia: Gaspare Stabile e
    Annmarie Navarra. Sono loro a dargli una prima opportunità, offrendogli un lavoro e, prima ancora, un posto dove
    dormire. Un sostegno che è andato oltre il semplice rapporto lavorativo, trasformandosi in un legame umano profondo. Da lì inizia un percorso di crescita fatto di impegno e fiducia reciproca: prima piccoli lavori, poi lavapiatti, fino a diventare oggi cuoco e figura centrale nel ristorante di famiglia.

    «Gaspare aiuta tutti -dice Ahmad- siamo una grande famiglia». Nel locale lavorano persone di diverse nazionalità: pakistani, bengalesi, tunisini e italiani. Da 13 anni Ahmad vive e lavora a Castellammare. Non ha mai voluto lasciare la Sicilia, a differenza di molti suoi connazionali partiti per altri Paesi europei.

    «Questa è la mia terra -dice con convinzione-. Da 13 anni lavoro con loro: la mia seconda famiglia è qui, mio padre Gaspare e mia sorella Anna», aggiunge, sintetizzando il legame costruito nel tempo. Negli ultimi anni ha anche creato una famiglia sua: è tornato in Pakistan per sposare la donna con cui era legato da tempo. Oggi ha un figlio di due anni e mezzo e sogna per lui un futuro fatto di studio e opportunità. Sua moglie, psicologa, lo ha raggiunto e insieme stanno costruendo una nuova vita. La comunità pakistana a Castellammare conta circa quaranta persone, ma Ahmad è il primo ad aver ottenuto la cittadinanza italiana. Un traguardo che porta con sé responsabilità e speranze. Il momento ufficiale è arrivato con il giuramento di fedeltà alla Repubblica, prestato davanti al sindaco Giuseppe Fausto a palazzo Crociferi.

    Oggi Ahmad guarda avanti, senza dimenticare il passato. Parla del barcone e del viaggio e la voce si incrina, gli occhi diventano lucidi come quelli di chi ha vissuto una storia simile:Djibril Ba, senegalese di 27 anni, arrivato sette anni fa anche lui su un barcone e accolto, come Ahmad, dalla stessa famiglia. E mentre stringe tra le mani il riconoscimento tanto atteso, Ahmad sa che questo risultato non è solo suo. È anche della famiglia che non lo ha mai lasciato solo, quella di Gaspare Stabile e Annmarie Navarra, che lo ha accolto quando non aveva nulla e lo ha aiutato a costruire tutto. È grazie a quel legame, fatto di fiducia e solidarietà, che il suo viaggio trova oggi un approdo: non solo una cittadinanza, ma un senso profondo di appartenenza.
    Mentre sua “sorella” Annmarie, cercando di non farsi sentire da Ahmad sussurra: «Stasera c’è una sorpresa per Ahmad, festeggiamo la sua cittadinanza con una torta tricolore»

    "® Riproduzione Riservata" - E’ vietata la copia anche parziale senza autorizzazione






  • Ricerca articoli

    Stai cercando un articolo passato?

    Puoi filtrare per data, autore o titolo.

    Cerca articoli →
  • Altre Notizie Attualità