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Erice – di Rino Giacalone – Nato a Trapani, allontanatosi presto dalla Sicilia, per i suoi studi già dquando era un giovane laureato in Fisica, Erice è stata ciò che per il professore Antonino Zichichi ha rappresentato un indissolubile legame con la sua terra, qui negli anni ’60 fonda il centro di cultura scientifica “Ettore Majorana” che è diventato e lo è rimasto uno dei cenacoli più importanti della scienza mondiale. Nel 1974 al prof. Zichichi venne conferita la cittadinanza onoraria, per lui non fu solo un titolo onorifico, ma viva testimonianza di un impegno diuturno per l’antico borgo, dove è riuscito a far arrivare Capi di Stato, ministri, premi Nobel, accademici, nel 1993 la visita di Papa Giovanni Paolo II, entrato in un’aula, quella più importante dedicata a Paul Dirac, colma di scienziati e studiosi da tutti il mondo, a sugellare il patto tra scienza e fede.
“Oggi (ieri ndr) Erice si è svegliata così. Il professore Antonino Zichichi non c’è più. E dirlo pesa – dice la sindaca Daniela Toscano – perché per noi non è mai stato soltanto uno scienziato di fama mondiale. È stato un uomo che ha scelto Erice come luogo del pensiero, prima ancora che come città. L’uomo che ha visto in questo spazio una possibilità, quando per molti era solo distanza, e lo ha trasformato in un punto di incontro senza mai tradirne l’anima”.
Qual’è il ricordo che più di altri conserva?
“Il Professore Zichichi – risponde la prima cittadina di Erice – aveva una qualità rara: sapeva unire rigore e visione. La conoscenza, per lui, non era accumulo né esibizione, ma responsabilità, valore. Condivideva il sapere come si condividono le cose essenziali, pretendendo attenzione, profondità, coraggio. Era esigente, a volte spiazzante, sempre libero. Non cercava consenso, soltanto verità. Promuoveva la pace, credeva fortemente nei valori giusti che tutti noi dovremmo promuovere. Con lui ho condiviso conversazioni intense, visioni, anche silenzi che insegnavano più di molte parole. Parlare con Zichichi significava misurarsi, uscire dalla comodità, essere chiamati a pensare davvero”.
Comune e fondazione Ettore Majorana spesso sono stati un’unica cosa.
“Nel tempo abbiamo organizzato insieme numerose iniziative culturali e scientifiche, e la Fondazione Ettore Majorana ha spesso messo a disposizione la sala Dirac come spazio aperto alla città, alla promozione della conoscenza e al dialogo. Particolarmente commovente resta il lavoro svolto in occasione del sessantesimo anniversario della Fondazione, quando venne presentato un addendum al Manifesto per la Pace, testimonianza di una visione della scienza sempre attuale, responsabile e profondamente civile”.
Cittadino onorario di Erice dal 1974. Adesso senza di ui c’è una eredità importante da mantenere viva.
“Il Professore Zichichi ha dimostrato un attaccamento autentico a Erice e un amore profondo per questa terra. L’ha resa un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale, dimostrando che la conoscenza può essere universale anche partendo da un luogo piccolo, se guidata da visione, rigore e coraggio. Non era un risultato scontato. Ci lascia un’eredità importante, della quale andiamo fieri, e che sentiamo il dovere di continuare a custodire e promuovere nel tempo, con gratitudine e responsabilità”.
Lei ha scritto che Erice, la comunità, i residenti dell’antico borgo, oggi sono orfani, quasi che Zichichi sia stato un genitore.
“Erice perde una voce e uno sguardo capace di tenere insieme futuro e memoria. Ma ciò che il Professore ha dato a Erice non si misura con le parole del commiato. Ha trasformato un luogo in un’idea, una città in un punto di riferimento, il silenzio in ascolto, l’altitudine in apertura. Ha dimostrato che la conoscenza può essere universale con visione, rigore e coraggio. Erice non è stata solo il suo rifugio, ma la sua scelta. E continuerà a portarne il segno, nel tempo, come accade alle cose che contano davvero. Anche io, nel mio piccolo, continuerò a farlo. La mia personale vicinanza va alla famiglia, ai collaboratori, all’intera comunità scientifica internazionale”.
Quali parole usare per ricordarlo, se oggi dovesse parlare agli studenti, ai giovani.
“In tempi in cui il confronto politico e istituzionale, o anche il dialogo nelle comunità, sono sguaiati, consegnerei a chi ascolta un ricordo di un uomo gentile, disponibile, profondamente rispettoso delle istituzioni e del confronto sincero. Anche quando non ero ancora sindaca, ma vice sindaca, i nostri incontri erano sempre improntati alla semplicità e all’ascolto. Non si dava mai delle arie, pur avendo un’autorevolezza riconosciuta in tutto il mondo. Con lui ho condiviso conversazioni intense, visioni, e anche silenzi che insegnavano più di molte parole. Parlare con Zichichi significava misurarsi, uscire dalla comodità, essere chiamati a pensare davvero”.
Erice vuole subito marcare la presenza del prof. Zichichi, cosa volete fare?
“Alla luce della normativa che consente, in deroga ai termini ordinari, l’intitolazione di luoghi pubblici a personalità di eccezionale rilievo che abbiano dato lustro al Paese, ritengo che il Professore Zichichi vi rientri pienamente. In sinergia con la Giunta, gli uffici e il Consiglio comunale, ritengo significativo avviare un ragionamento condiviso finalizzato all’intitolazione di Piazza della Loggia, luogo centrale e simbolico della nostra città, alla sua memoria”