Trapani – di Rino Giacalone – “Nessun elemento è emerso durante il processo in grado di provare l’esistenza di un consenso”. Quella subita nell’estate 2022 a Trapani, da una turista finlandese, fu, per la pubblica accusa, un’accertata violenza sessuale di gruppo. Nessuna scappatoia è stata riconosciuta agli imputati anche per sfuggire all’aggravante.
Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Messina, a latere Nodari e Badalucco, i pm Andrea Tarondo e Giulia Sbocchia hanno chiesto la condanna degli imputati, quattro in tutto, dieci anni per ognuno. Richiesta pesante anche per l’applicata contestazione aggravante della violenza compiute da più persone, per il pm “apposta organizzata” nella stanza di un b&b sulla litoranea trapanese. Tra gli imputati un nome famoso dello sport olimpico italiano, il pluripremiato Nino Pizzolato, bronzo anche alle ultime Olimpiadi, Tokyo e Parigi, atleta delle Fiamme Oro.
A Trapani in quell’estate si trovava con alcuni suoi amici, tutti agrigentini, lui è originario del Belìce, di Salaparuta. Condanna a 10 anni ciascuno quindi oltre che per Pizzolato, anche per Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. Davanti ai giudici si sono presentati come “quattro bravi ragazzi”.
La denunciata violenza sessuale risale all’estate del 2022. A denunciarla ai Carabinieri fu una turista straniera. Raccontò che trascorrendo la serata con altre sue due amiche, tutte finlandesi, in vacanza a Trapani, dapprima in un ristorante poi in un locale sulla spiaggia, fece la conoscenza di altri ragazzi, anche loro in vacanza a Trapani, e dopo aver deciso di accogliere l’invito di uno di loro per seguirlo nella stanza di un vicino b&b, si ritrovò nuda con addosso tutti i presenti nella stanza.
Le ragazze, scappate via da Trapani dopo quello che era accaduto, sono tornate apposta per testimoniare contro gli imputati. Non hanno offerto ai giudici un riassunto di quella serata, ma semmai quelle ore dopo la cena scandite minuto per minuto. La festa in un locale sulla spiaggia di Trapani, la simpatia che una di loro, Clara (nome di fantasia della vittima) non nasconde per Nino, le tre ragazze che vengono invitate a bere alcolici, la musica frenetica. Le libertà di comportamento che quelle tre turiste finlandesi dimostrano, vengono subito scambiate per qualcos’altro dal resto della compagnia, le tre ragazze diventano così le prede. Due di loro però a fine serata riescono a svincolarsi, se ne tornano nel loro b&b, Clara no, resta con loro, anzi dice di voler continuare la serata con Nino, i due si piacciono reciprocamente. Clara lo segue oltre il cancello di un residence che non è nemmeno lontano da dove hanno trascorso la serata, ma dentro l’appartamento si ritrova anche il resto degli amici di Nino. Da quel momento in poi è stato come piombare in una sorta di incubo.
«Pensavo – ha detto la vittima della violenza – di poter stare con Nino, che gli altri sarebbero andati via, mi sono seduta sul divano e mi sono appisolata, per risvegliarmi con uno di loro addosso, erano in tre a profittare di me, ho pensato a non reagire a subire passivamente spaventata che potesse succedermi qualcosa di brutto, loro ridevano e scherzavano, non capivo quello che dicevano perché non comprendo l’italiano, appena ho potuto mi sono svincolata da loro e mi sono rannicchiata in un angolo del divano, a quel punto forse loro si sono resi conto di quello che avevano fatto, due di loro mi hanno accompagnato in auto dove alloggiavo con le mie amiche».
Un racconto dettagliato, fondato per i pm che hanno invece definito inventato quello degli imputati che nel corso del procedimento si sono sottoposti all’esame delle parti.
Le difese degli imputati hanno prodotto un video, estratto dal cellulare di uno degli imputati, Davide Lupo, a loro dire la prova della consapevole partecipazione della donna ai rapporti sessuali. Ma i pubblici ministeri Tarondo e Sbocchia nella loro requisitoria di ieri ha sostenuto l’opposto, che in quelle immagini si vede altro, nessuna consapevole partecipazione. Le abitudini disinibite, ma mai volgari, della donna, confuse come disponibilità al rapporto sessuale. La ragazza ha raccontato che si era lei divisa dal ritorno in albergo con le sue amiche, perché era con Pizzolato che voleva restare. Ma, come ha evidenziato l’avv. Nicola Pellegrino, difensore di parte civile (le ragazze finlandesi si sono costituite parte offese) sono prevalsi in quella serata patriarcato e supremazia dell’uomo sulla donna.
Quattro bravi ragazzi, così si sono presentati davanti ai giudici, e hanno sostenuto di essere finiti, loro, “ingannati” da quella turista.
L’olimpico Pizzolato ha difeso strenuamente la sua immagine, di poliziotto e di atleta , “eravamo tutti euforici ma consapevoli e lucidi”. Le ragazze altrettanto, “disponibili e felici”, “mi sono trovato ad essere imbarazzato, un po’ perplesso e stupito per quello che accadeva, non essendo abituato a rapporti sessuali con più partecipanti…era la ragazza a gestire quella serata”, tutto in “un’assoluta “normalità”. Ma tutto questo d’improvviso ebbe una fine. “Quando la ragazza si rese conto che Lupo stava facendo col telefonino un video. Lei si è allontanata, era sdraiata sul divano e si è messa seduta, si è rivestita ed ha chiesto a Lupo di cancellare il video, poi ha chiesto di essere riaccompagnata in albergo, cosa che abbiamo fatto”. “Per tutti noi quella serata era finita così, non eravamo preoccupati di nulla, non ce ne era motivo, ognuno di noi è tornato nelle sue case, io a Salaparuta, altri due miei amici a Ribera, Lupo è rimasto a Trapani perché l”indomani doveva andare in aeroporto. La mattina successiva ho letto sul web di una turista finlandese che a Trapani aveva denunciato si essere stata oggetto di violenza”.
In una delle ultime udienze il Tribunale ha deciso di acquisire presso la Fipe (federazione pesistica italiana) il fascicolo di una precedente vicenda della quale Pizzolato è stato protagonista nel 2018. Quando venne sospeso per dieci mesi dall’attività agonistica per aver fatto vedere un filmino porno ad alcuni giovanissimi atleti: “Anche allora – ha detto Pizzolato – sono stato io la vittima”.