E' di ieri sera la pronuncia. Concorso esterno deve tornare in carcere l'ex deputato Ruggirello
Trapani – di Rino Giacalone – Trapani torna a fare i conti con i rapporti tra Cosa nostra e la politica. Non per una misura cautelare, ma per una sentenza diventata definitiva. Ieri sera la Cassazione ha chiuso il capitolo processuale legato all’operazione dei Carabinieri denominata “Scrigno”, confermando nella quasi totalità la sentenza di appello che risale al gennaio scorso.
Condanna definitiva a 12 anni per l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello. Contro di lui l’accusa di concorso esterno in associazione e mafiosa. Ruggirello torna in carcere dopo che la misura cautelare, da ultimo aveva avuto applicarti gli arresti domiciliari, era venuta meno per decorrenza dei termini.
Mafia e politica, la ricerca del consenso con l’appoggio di Cosa nostra. Questo venne fuori con gli arresti compiuti nel 2019 dai Carabinieri del Reparto Operativo provinciale di Trapani. Tradotto, a Trapani tra il 2017 e il 2018 c’è stato un “patto sinallagmatico” tra mafia e politica, da una parte le prestazioni dall’altra i corrispettivi. Il biennio 2017/2018 fu il culmine del “patto” che toccò anche prima altre elezioni, come quelle svolte a Campobello di Mazara, in quella tornata elettorale amministrativa che vide eletto per la prima volta a sindaco, l’attuale primo cittadino, confermato anche nelle successive elezioni, Giuseppe Castiglione. Ancora una volta Campobello di Mazara dove si scoprirà nel 2023 regnava la mafia potente, quella che si è scoperto avere avuto un ruolo nel curare la latitanza di Matteo Messina Denaro: all’interno di quella enclave mafiosa gli affari politici erano una costante. Mediati dal ruolo di una certa massoneria.
Ruggirello è rimasto incastrato dalle indagini che hanno centelljnato i suoi rapporti con i boss e con i gregari più vicini ai capi mafia. Non ha rispettato la dovuta distanza di sicurezza dai mafiosi, anzi a caccia di voti e consenso per se e per altri, li incontrava direttamente. Voci finite anche intercettate. La Procura di Palermo non ha ottenuto ciò che voleva, la condanna per associazione mafiosa, per i giudici va bene il concorso esterno.
La carriera di Ruggirello
Una carriera fulminante quella dell’on. Paolo Ruggirello, enfant prodige della politica locale, erede di Giuseppe Ruggirello uno dei banchieri più facoltosi a Trapani tra gli anni ’70 e ’80. Guidò la Banca Industriale, prima di venderla ad Mps, nel frattempo andò a investire nel Lazio prima di tornare a Trapani più ricco di prima, per morire improvvisamente per un male nei primi anni ’90 mentre si preparava a candidarsi al Senato. Paolo Ruggirello entrò all’Assemblea Regionale Siciliana eletto nel centro destra, dopo essere stato per anni fidata lunga manus dell’onorevole. Bartolo Pellegrino. Dal sostegno al centrodestra e al governatore Nello Musumeci, a diventare esponente accreditato nel PD di Matteo Renzi. Questa la parabola politica di Paolo Ruggirello, che nel 2018 tentò anche il salto al Senato.
Mentre faceva campagna elettorale è stato intercettato a parlare con mafiosi di spicco, come il pacecoto, suo conterraneo Carmelo Salerno, e ancora con l’allora boss campobellese, di recente deceduto, Filippo “Fifì” Sammartano, soggetto quest’ultimo a meno di un passo dal boss latitante Messjna Denaro.
Altri legami hanno incastrato Ruggirello, quella con i fratelli Virga, Pietro e Franco, e ancora con Franco Orlando, il gotha mafioso della città di Trapani. Un crescendo di intrecci e collusioni, che pare ricalcare l’assunto della Cassazione che in altre sentenze su mafia e politica ha definito “il paradosso della democrazia”, ossia “il metodo di scelta dei rappresentanti della cosa pubblica che diventa lo strumento di rafforzamento della sopraffazione e della tirannia dei poteri mafiosi”.
L’operaione Scrigno
La mafia che mette in vendita i suoi voti, ma non sono stati i mafiosi a offrirsi ai politici, ma sono stati i politici ad andare a cercarli. In una città dove per anni si è sostenuto che la mafia non esiste e che nei tempi correnti si sostiene che sia stata sconfitta, la fotografia che è venuta fuori da questo processo è stata tutt’altra: la mafia esiste, mantiene il controllo del territorio, i mafiosi non sono persone sconosciute e senza volto, ma alcuni politici hanno dimostrato di conoscere nomi e cognomi, e i luoghi dove andarli a trovare, come ha bene raccontato il rapporto informativo dei Carabinieri del Reparto Operativo Provinciale di Trapani.
Ruggirello ben voluto dai mafiosi di Campobello di Mazara, come prova una intercettazione , nella quale i Carabinieri hanno sentito parlare Filippo Sammartano: il più serio politico che abbiamo nella provincia di Trapani … il Santo della provincia di Trapani… a me interessa di portare l'”Articolo 4″ (il gruppo politico creato da Ruggirello all’Ars dopo aver abbandonato il centrodestra e prossimo ad aderire al Pd ndr) stop! si ma a me interessa di portare l’Articolo 4, ti ho detto a me interessa di portare l’Articolo 4 perché io ti ho detto… mi interessa perché è legato a persone che conosco vicino a Noi per stare “amici” stop!..”.
La Cassazione mette la parola fine al processo Scrigno
La Cassazione ha quindi messo la parola fine al processo “Scrigno” e ancora una volta la città di Trapani deve fare i conti con oscuri retrobottega, che non hanno mai chiuso i loro battenti per sempre. I mafiosi sono sempre gli stessi, Buzzitta Virga, Orlando, nel tempo sono cambiati i politici, un girotondo di malaffare, e al solito una città incapace a riconoscere velenosita’. Anzi ci fu chi per sfregio in diretta tv commentando gli arresti getto’per terra le carte della misura cautelare.
I condannati in via definitiva
Tra i condannati in via definitiva c’è il più mafioso di tutti, Nino Buzzitta, mai la sua voce da mafioso era stata intercettata, ci riuscirono i carabinieri nel 2018. Lui davanti ai giudici ha sostenuto di essere mafioso “solo sulla carta” volendo fare riferimento alle precedenti sentenze di condanna subite per l’appartenenza a Cosa nostra. Ma nell’indagine Scrigno lo hanno sentito parlare da boss. Tra i condannati anche Vito D’Angelo, originario di Ravanusa, 75 anni, pena inflitta 16 anni, riconosciuto “fondatore” della famiglia mafiosa sull’isola di Favignana. Lui a Favignana si è ritrovato per essere stato detenuto a lungo tempo nel carcere dell’isola, dove è rimasto una volta tornato libero. Mafia e appalti da controllare il proprio compito, con una relazione continua con i fratelli Pietro e Franco Virga, i capi della mafia a Trapani. Tra le cose delle quali si è occupato anche l’acquisizione di attività imprenditoriali e ricettive sull’isola, sempre per conto della famiglia mafiosa trapanese.
Torna in appello invece il processo contro Vito Gucciardi, che aveva scansato la condanna per mafia, ed era stato ritenuto colpevole solo di favoreggiamento.
Confermati i risarcimenti per le parti civili
In Cassazione confermati i risarcimenti per le parti civili, all’associazione Caponnetto, il centro studi Pio La Torre, l’associazione antiracket di Trapani la presidenza della Regione, i Comuni di Trapani, Paceco Erice, Castelvetrano, Campobello di Mazara, Favignana e l’Associazione La verità vive Onlus.
Nell’operazione Scrigno furono coinvolti altri due politici, l’ex consigliere provinciale Vito Mannina e Alessandro Manuguerra, ma per loro, il processo si fermò in appello con le lievi condanne per corruzione elettorale, mentre la Procura aveva chiesto condanne per voto di scambio politico mafioso.
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