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    Un emendamento tecnico
    Processo all’ex senatrice Vicari: l’ex ministro Delrio attribuisce al Mef l’emendamento pro Morace
    Rino Giacalone12 Febbraio 2026 - Cronaca
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    Trapani  di Rino Giacalone – Adesso si va verso la sentenza. I giudici a fine aprile dopo requisitoria e arringhe metteranno con la sentenza la parola fine al processo dove sono imputate di corruzione l’ex dirigente dell’assessorato alle Infrastrutture Salvatrice Severino e l’ex sottosegretario e senatrice Simona Vicari. Un dibattimento scaturito dall’indagine “Mare Monstrum”, la cosiddetta “tangentopoli del mare”. L’inchiesta che colpì la Liberty Lines e gli armatori Morace, per via degli inciuci commessi nella gestione dei contributi regionali per le tratte navali onorate di esercizio pubblico, e quindi ricompensate.

    Quello in corso contro Severino e Vicari non è che l’ultimo di una serie di processi, celebrati tra Palermo e Trapani. Nell’indgine ha patteggiato, per due volte, per corruzione l’ex patron della compagnia navale, Ettore Morace, tra i condannati l’ex sindaco Fazio, il cui processo attende la definizione del giudizio di appello. A Trapani le ultime udienze riguardanti Severino e Vicari, hanno visto sfilare davanti al collegio (presidente giudice Carrara) i testi citati dalla difesa dell’ex parlamentare.

    Contro di lei l’accusa di aver favorito l’armatore Ettore Morace. Nel novembre 2016, durante la formazione della finanziaria nazionale del 2017, la Vicari che sedeva da sottosegretario al ministero dei Trasporti, si intestò l’approvazione di un emendamento che applicò da allora l’Iva al 5 per cento per i trasporti a corto raggio. Cosa favorevole agli interessi anche delle compagnie di navigazione, ma il vero premiato sarebbe stato l’armatore Ettore Morace, della trapanese Liberty Lines.

    Le intercettazioni dei Carabinieri hanno infatti tradito il rapporto stretto tra i due. Un “patto”, suggellato per l’accusa, in distinti momenti, dal regalo di due preziosi orologi, ora confiscati. Quando fu sentita, la Vicari ha detto che non si occupò dell’emendamento e di esserselo intestato come “millanteria politica”. Escludendo in maniera categorica che l’emendamento non fu mai partorito da una sua iniziativa. Gli orologi ricevuti? “Per me erano un dono” ha ripetuto la Vicari.

    Nell’ultima udienza di martedì a dar ragione all’ex senatrice è stato il deputato Graziano Delrio, che all’epoca sedeva da ministro al dicastero delle Infrastrutture. La Vicari era uno dei suoi sottosegretari. “L’emendamento – ha detto Delrio – arrivò dal Mef, il ministero delle Finanze”. L’ex ministro ha poi ribadito che l’introduzione dell’Iva in questo ambito venne decisa “per via di una procedura di infrazione sollevata dall’Unione Europea”. Nella precedente udienza erano stati sentiti due ex sottosegretari, Del Basso De Caro e Baretta, nella sostanza quell’emendamento non avrebbe avuto sostenitori politici, ma frutto dei tecnici del Mef. Un emendamento che oggi è impossibile rintracciare nella sua origine.
    Nel processo, da dove è uscito per prescrizione Giuseppe Montalto ex segretario dell’assessore Pistorio, parte civile è la Regione: Schifani e la Vicari opposti in Tribunale, ma stretti alleati a Palermo, essendo l’ex senatrice tra i collaboratori più ascoltati a Palazzo d’Orleans

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