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Trapani – Nella nostra città non è in corso una semplice polemica tra un imprenditore e le istituzioni. Quello che sta emergendo, con sempre maggiore chiarezza, è un conflitto strutturale che riguarda due impianti pubblici, due enti diversi e un unico nodo centrale: la tenuta delle regole quando gli interessi diventano grandi e i rapporti si incrinano.
Da una parte c’è il palazzetto dello sport, il “Daidone”, dall’altra lo stadio Provinciale Giacomo Basciano. In mezzo, due società sportive riconducibili allo stesso gruppo imprenditoriale. Attorno, il Comune di Trapani e il Libero Consorzio comunale. Il resto – dichiarazioni, post, accuse reciproche – è contorno. Qui il cuore della questione è amministrativo, economico e politico insieme.
Sul fronte del palazzetto, il Comune ha avviato un procedimento formale che può portare alla revoca o alla decadenza della concessione. Non è un atto simbolico, né una minaccia a mezzo stampa. È un percorso amministrativo che si fonda su contestazioni precise: requisiti, obblighi contrattuali, rendicontazioni, utenze. Il messaggio dell’ente è chiaro: il rapporto, così come è stato gestito, non regge più.
In questo quadro, le bollette diventano solo la parte più visibile del problema. Il nodo vero è più profondo e riguarda la legittimità stessa del rapporto concessorio nel tempo. Quando un impianto pubblico viene affidato, non conta solo chi lo utilizza o quanto investe, ma con quale titolo, con quali obblighi e con quali limiti. Ed è proprio su questo terreno che il confronto si è fatto duro.
Un segnale evidente della rottura è arrivato quando il Comune ha negato alla società l’accesso a un parere legale richiamato negli atti del procedimento. È un passaggio tecnico, ma politicamente pesante: indica che non c’è più una relazione collaborativa, ma una contrapposizione in cui ognuno si muove con i propri strumenti.
Sul fronte dello stadio Provinciale Giacomo Basciano, il copione è diverso ma il senso è lo stesso. Qui il Libero Consorzio ha messo nero su bianco una richiesta di somme per utenze anticipate e non rimborsate, arrivando a conferire mandato ai legali per il recupero. Anche in questo caso, si parla di atti, non di opinioni. E anche qui la questione centrale non è “chi ha speso di più”, ma chi era tenuto a pagare e in base a quali accordi.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la rivendicazione, da parte del soggetto privato, di investimenti rilevanti effettuati sugli impianti, presentati come crediti nei confronti dell’ente. Una rivendicazione che apre una domanda inevitabile: su quale base giuridica quei lavori sarebbero rimborsabili? Perché una cosa è intervenire su una struttura pubblica, un’altra è farlo con un titolo che consenta un riconoscimento economico.
In parallelo, mentre il confronto con le istituzioni si irrigidisce, arrivano anche segnali di criticità sul piano sportivo. Non sono direttamente collegati ai rapporti con gli enti locali, ma ne amplificano gli effetti. In un contesto di tensione istituzionale, la solidità complessiva del soggetto privato diventa un fattore determinante. Ogni elemento di fragilità pesa più del dovuto.
Il rischio, per la città, è duplice. Da un lato, quello di vedere impianti strategici trasformarsi in luoghi di contenzioso, con ricadute dirette sulle attività sportive e sull’interesse pubblico. Dall’altro, quello di ridurre tutto a una contrapposizione personale, perdendo di vista il nodo strutturale.
Qui non è in gioco solo il destino di una squadra o di un imprenditore. È in gioco la capacità di una città di gestire rapporti complessi tra pubblico e privato senza affidarsi all’improvvisazione. Le concessioni di impianti strategici non possono reggersi sulla buona volontà o sul carisma dei protagonisti. Devono reggere quando il clima si fa ostile, quando i conti vengono chiesti, quando le carte vengono lette riga per riga.
La domanda vera, allora, non è chi vincerà questo braccio di ferro. La domanda è se Trapani saprà trarre una lezione da questa vicenda. Perché investimenti privati e interesse pubblico possono convivere solo se esiste una cornice solida, trasparente e verificabile. Quando quella cornice manca o si incrina, il conflitto diventa inevitabile. E a perdere, alla fine, non è solo una parte: è l’intero sistema. Intanto in queste ore che sanciscono l’esclusione dal campionato di Lba della Trapani Shark, è scattato l’allarme. Il Comune proprietario del Palazzetto dello Sport di piazzale Ilio ha chiesto aòlla Polizia Locale e alle forze dell’ordine, nonchè alla prefettura, di garantire la vigilanza della struttura ad evitare “assalti” di tifosi, atti vandalici. Come abbiamo scritto in una città dove parlare di regole è cosa assai difficile, qualcuno potrebbe inventarsi proprie regole, senza tenere conto del valore che ha la proprietà pubblica.