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    Tensioni all’interno del carcere Pietro Cerulli. Esplode la protesta di 70 detenuti
    Laura Spanò30 Ottobre 2026 - Cronaca
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    Trapani – Tensione presso il carcere Pietro Cerulli di Trapani, dove sarebbe esplosa una protesta da parte di circa settanta detenuti del Reparto Mediterraneo, con conseguenze che avrebbero messo seriamente a rischio l’ordine e la sicurezza dell’intero istituto penitenziario.

    Secondo le prime informazioni la protesta sarebbe iniziata nel cortile passeggi destinato ai detenuti del reparto. Dopo avere appreso del diniego ad alcune loro richieste, i detenuti avrebbero deciso di forzare la porta di sbarramento, riuscendo a riversarsi all’esterno del cortile loro assegnato.

    La situazione sarebbe ulteriormente degenerata quando alcuni di loro sarebbero riusciti a scavalcare il muro di separazione, raggiungendo i cortili passeggi destinati ad altri reparti e, in alcuni casi, persino spazi esterni all’intercinta.

    Una circostanza estremamente preoccupante, che avrebbe messo seriamente in discussione il sistema di sicurezza dell’istituto, facendo emergere ancora una volta le criticità nella gestione di detenuti particolarmente facinorosi.

    Immediata la risposta della Polizia Penitenziaria. Numerosi appartenenti al Corpo, anche liberi dal servizio, avrebbero raggiunto spontaneamente l’istituto per fornire supporto ai colleghi impegnati nella gestione della situazione, dimostrando ancora una volta senso del dovere, spirito di appartenenza e grande attaccamento all’Amministrazione.

    Allertata la Prefettura, in queste ore, la Polizia Penitenziaria, unitamente alle altre Forze dell’Ordine, sta presidiando l’esterno dell’istituto per prevenire eventuali tentativi di evasione e garantire la sicurezza dell’area.

    Al momento non sono ancora noti i motivi precisi che avrebbero innescato la protesta, né si conoscono tutti i dettagli sull’evoluzione degli eventi.

    Quanto accaduto, tuttavia, riporta prepotentemente al centro dell’attenzione il grave problema della sicurezza nelle carceri italiane.

    Il sistema penitenziario sembra ormai attraversare una fase di profonda difficoltà, nella quale la gestione di soggetti particolarmente violenti e refrattari alle regole rischia di compromettere non soltanto la sicurezza degli operatori, ma anche quella degli altri detenuti e della collettività.

    Non è più rinviabile una riflessione seria sull’opportunità di istituire strutture penitenziarie dedicate alla gestione di detenuti con elevati profili di pericolosità, dotate di personale adeguatamente formato, strumenti operativi specifici e protocolli di sicurezza più rigorosi.

    La finalità rieducativa della pena, sancita dalla Costituzione, deve rimanere un principio imprescindibile, ma non può essere confusa con l’assenza di regole o con l’impossibilità di garantire il rispetto dell’ordine e della disciplina all’interno degli istituti.

    La Casa Circondariale di Trapani non può essere lasciata sola ad affrontare situazioni di tale gravità. Occorrono interventi immediati, risorse adeguate e strumenti concreti per consentire alla Polizia Penitenziaria di svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza e legalità.

    Non si può continuare a chiedere agli uomini e alle donne del Corpo di fronteggiare situazioni sempre più complesse facendo affidamento esclusivamente sul loro coraggio, sulla professionalità e sul sacrificio personale.

    La sicurezza penitenziaria non può essere affidata all’improvvisazione. È necessario intervenire prima che episodi di questo genere possano trasformarsi in conseguenze ancora più gravi.

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