Trapani – di Rino Giacalone – L’attuale capo del Dipartimento per il Personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enrico Maria Pujia, capo Dipartimento al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Enrico Seta, componente del gabinetto del ministro Lupi (Trasporti) nel 2014, sono stati i testi sentiti oggi in Tribunale nell’ambito del processo per corruzione scaturito dall’indagine denominata “Mare Monstrum”.
I dirigenti ministeriali sono stati citati dagli avvocati Sanseverino e Mangano, difensori dell’ex sottosegretario ed ex senatrice Simona Vicari. E’ quest’ultima imputata di corruzione. Secondo l’accusa nel 2016, durante le fasi parlamentari dell’approvazione della Finanziaria 2017, si sarebbe fatta promotrice di un emendamento a favore della Ustica Lines, l’introduzione di un’aliquota Iva, al 5 per cento, sul trasporto cosiddetto a corto raggio. Ricevendo in regalo da Ettore Morace, patron della Ustica Lines, un orologio di valore. I rapporti tra i due, si legge nelle carte dell’accusa, sono stati nel tempo parecchio stretti, tanto che in precedenza la Vicari aveva ricevuto dal Morace un altro regalo, dello stesso genere.
Durante la sua deposizione la Vicari ha sostenuto di non essere stata lei l’artefice dell’emendamento e spiegò il contenuto del colloquio tra lei e Morace, intercettato a pochissimo tempo dall’approvazione dell’emendamento, dicendo che per vanteria politica aveva detto una bugia, e che lei semmai, nel corso dell’iter aveva proposto l’applicazione dell’Iva con aliquota al 10 per cento.
L’ex collaboratore del ministro Lupi, Enrico Seta, ha solo delineato lo scenario nel quale maturò nel 2016 la proposta dell’applicazione dell’Iva per i trasporti a corto raggio, dicendo che nel 2014 era scattata una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, in quanto l’Iva veniva applicata solo ai trasporti a lungo raggio.
La dottoressa Grande, all’epoca nel 2016 capo dell’Ufficio Legislativo del Mit, ministero Infrastrutture e Trasporti, ha tolto, a favore della Vicari, le castagne dal fuoco a differenza dell’attuale capo dipartimento Pujia, che con difficoltà è riuscito a ricostruire i passaggi che lo avevano anche visto protagonista di alcune comunicazioni interne ed esterne al ministero, tra il Mit e il ministero dell’Economia e Finanze, proprio a proposito dell’approvazione del provvedimento, incertezze giustificate con un presunto difetto di memoria, considerato il lasso di tempo trascorso. Pujia ha fatto cenno allo svantaggio che si creò per i trasporti passeggeri/auto, per i quali si sarebbe applicata Iva al 10 per cento. Cosa che spiegherebbe perché nelle intercettazioni dei colloqui tra Morace e la Vicari, i due fanno riferimento all’armatore Franza (titolare dell’armamento delle navi traghetto) che alla notizia, secondo loro, non sarebbe stato entusiasta.
La dott. Grande ha comunque fornito alla difesa della Vicari gli assist utili, nel descrivere minuziosamente i passaggi, ha intestato all’ex sottosegretario l’iniziativa dell’applicazione dell’Iva al 10 per cento, rimandando semmai al Mef la proposta del 5 per cento, e questo dopo una nota del consulente Terraciano (che doveva essere sentito anche lui in udienza, ma ha giustificato l’assenza). La Grande ha messo in evidenza come l’allora sottosegretario Vicari aveva messo mano alla problematica, per via delle contestazioni pendenti con la Ue, e che sul tema c’erano state interlocuzioni con i sindacati di categoria degli armatori. Tra l’altro la stessa teste ha svelato che ha potuto ricostruire i passaggi grazie ai documenti da lei conservati, “ho chiesto gli atti al Mit, ma nessuno li ha trovati”.
I tre testi sono stati sentiti dal Tribunale in riferimento anche alla memoria che all’ultima udienza è stata consegnata dall’ex sottosegretario, con un copioso numero di allegati.
Durante l’udienza c’è stato un veloce scambio di battute tra difesa e pm. L’avv. Sanseverino con un inciso, interloquendo in aula, ha affermato che alla luce delle testimonianze “il nome dell’imputata è rimasto sconosciuto”, quando si è sentito dire dell’introduzione dell’Iva al 5 per cento nei trasporti a corto raggio “nessuno dei testi ha fatto il nome della Vicari”. Di rimando il pm Antonella Trainito ha risposto, “nessun dubbio sull’autore della norma”.
Il processo continuerà a dicembre, mentre a gennaio è previsto che venga sentito anche l’allora ministro di Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio.
Palermo – Sia nel 2016 che a marzo 2017, il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta aveva agito «nell’ottica politica di promuovere il turismo e di venire incontro alle istanze delle amministrazioni, della popolazione delle isole minori, di albergatori e operatori commerciali: in tal senso mancherebbe il nesso di corrispettività e la vendita della funzione».
Lo scrive la terza sezione del Tribunale di Palermo, nelle motivazioni della sentenza che il 26 novembre scorso aveva scagionato lo stesso Crocetta, l’armatore Ettore Morace e l’ex collaboratore del governatore siciliano, Massimo Finocchiaro.
L’ipotesi era di corruzione perchè in cambio di «utilità», Crocetta avrebbe prima «cucito» un bando su misura in favore della compagnia Ustica Lines, successivamente diventata Liberty Lines; consentendole di mantenere il monopolio nei collegamenti marittimi con le isole minori; poi i tre imputati avrebbero concordato e fatto partire una proroga del servizio, nel 2017, in cambio di un contributo elettorale di 5 mila euro con cui Morace finanziò il movimento politico ‘Riparte Sicilià, fondato da Crocetta.
Nel dibattimento, di fronte al collegio presieduto da Fabrizio La Cascia, le imputazioni non sono state confortate dai necessari riscontri. Come dimostrato dagli avvocati Vincenzo Lo Re, Giovanni Di Benedetto, Marcello Montalbano e Nunzio Rosso, «l’interesse di Crocetta nell’estate 2016 sarebbe stato spontaneo e non indotto». Il presidente avrebbe manifestato sensibilità «verso talune problematiche proprie dell’isola di Lipari, tra cui quella relativa alla necessità di completare la costruzione di un molo nell’area portuale». I giudici argomentano sostenendo che, «per quanto i fatti si siano svolti mentre erano in corso approfondite indagini e intercettazioni, non fu raccolta alcuna prova nè fu registrata alcuna conversazione sul punto.
Il 19 maggio 2017, quando ricevette l’avviso di garanzia, Crocetta chiamò l’allora assessore regionale alle Attività produttive, Mariella Lo Bello», che si era occupata anche del movimento politico che aveva sostenuto Crocetta alle elezioni del 2012, «il Megafono». Il presidente le chiese «se le risultasse che Ettore Morace, indagato come corruttore (e arrestato il giorno prima, ndr) avesse fatto un bonifico di 5000 euro in favore del movimento. La Lo Bello, ignara delle indagini, si confrontò con il commercialista e contabile, dottor Pedalino, e richiamò quindi Crocetta, informandolo a sua volta che dalle carte contabili risultavano due finanziamenti, uno della Liberty Lines (Ustica Lines) e l’altro della Caronte».
Nella sentenza vengono parafrasate le parole della Lo Bello che, sentita come testimone, sottolineò il fatto che «il presidente, appresa la notizia, rimase quasi spiazzato e ammutolito». Un altro teste, il funzionario regionale Bellomo, aveva detto di non avere vissuto la vicenda riguardante i collegamenti con le Egadi (Trapani), «perchè non ci fu nessuna cosa; quella delle Eolie (Messina) ci fu un pò più di insistenza da parte del presidente per incrementare questi servizi, anche se poi alla fine la cosa si risolse in un incremento mi pare di 5 giorni, se non ricordo male, e senza che la Regione pagasse un euro in più».
Il tribunale ricorda le pressioni dei sindaci, in particolare in una riunione riguardante anche Favignana (Trapani), in cui prese la parola il sindaco dell’epoca (rieletto domenica scorsa), Giuseppe Pagoto. Citando ancora Bellomo, i giudici ricordano come Pagoto avesse chiesto «di incrementare o mantenere i servizi come erano stati fatti nell’anno precedente (2016, ndr). Era lui che voleva incrementarli. La questione fu introdotta da Pagoto e poi Crocetta disse: dobbiamo accontentare i sindaci» (Agi)