Turismo
Misiliscemi (Tp) – C’è stato un tempo in cui non servivano trattini né spiegazioni. Per tutti era semplicemente Birgi.
Dicevi “vado a Birgi” e nessuno ti chiedeva altro. Si imboccava la provinciale con il vento che arrivava dalla laguna, le saline sulla destra, quell’odore salmastro che ti accompagnava fino alla sbarra d’ingresso. Non era solo un aeroporto. Era un pezzo di paesaggio.
Il nome ufficiale era dedicato a Vincenzo Florio, ma nel linguaggio quotidiano restava Birgi. Un terminal piccolo, le sedie di plastica un po’ rigide, il tabellone delle partenze che ogni tanto si bloccava costringendo qualcuno ad avvicinarsi al banco informazioni: “Scusi, ma è confermato?”. Il bar prima dei controlli, i caffè bevuti in piedi, le attese sotto il sole quando l’area esterna era meno organizzata di oggi.
Negli anni Novanta lo scalo sembrava quasi sospeso. Silenzioso d’inverno, con più militari che turisti. Poi arrivò la prima vera svolta.
Fu nel 2005, con gli Act della America’s Cup disputati a Trapani, che il traffico conobbe una crescita evidente. Per mesi lo scalo registrò un aumento significativo dei movimenti legati all’evento: team internazionali, tecnici, giornalisti, visitatori. Birgi diventò improvvisamente una porta d’ingresso strategica. Non più solo aeroporto di provincia, ma infrastruttura centrale per un evento globale.
Dopo quell’esperienza, complice l’espansione delle compagnie low-cost negli anni successivi, le rotte aumentarono e il traffico si consolidò. Le file si allungarono, i trolley si moltiplicarono, le partenze per il Nord Italia e per l’estero diventarono una consuetudine. Lo scalo smise di essere percepito come marginale.
Nel 2022 il nome si è allungato: “Trapani-Marsala”.
Una scelta motivata con una logica precisa: lo scalo serve anche Marsala e una parte dell’area aeroportuale ricade nel suo territorio comunale. Marketing territoriale, visibilità turistica, rappresentazione più ampia del bacino servito. Il dibattito iniziale si è poi affievolito, lasciando spazio all’abitudine.
Ma nel frattempo era intervenuto un altro cambiamento, di natura amministrativa.
Nel 2021 è nato ufficialmente il Comune di Misiliscemi, istituito con legge regionale. Il nuovo ente ha inglobato diverse contrade e frazioni che prima appartenevano al Comune di Trapani, tra cui l’area di Birgi.
Oggi, consultando l’indirizzo ufficiale riportato dalla società di gestione, si legge: Contrada Birgi, 91031 – Misiliscemi (TP).
Si tratta di un dato formale. L’infrastruttura aeroportuale ricade in larga parte nel territorio del Comune di Misiliscemi, mentre una porzione insiste nel territorio di Marsala. Il codice IATA resta invece TPS, legato storicamente a Trapani.
Ne deriva una situazione singolare: indirizzo civile in un comune, nome commerciale che richiama un altro, codice internazionale associato a un terzo. Una tripla identità che racconta l’evoluzione del territorio più che una contraddizione.
Chi lo frequenta da anni ricorda l’entusiasmo dei giorni dell’America’s Cup, quando atterravano charter e voli aggiuntivi, e l’aeroporto sembrava improvvisamente proiettato al centro del Mediterraneo. Ricorda anche le fasi successive, tra rilanci e difficoltà, in cui lo scalo ha cercato di consolidare il proprio ruolo nella Sicilia occidentale.
La questione del nome, allora, diventa quasi simbolica.
Deve prevalere la precisione amministrativa? La forza del brand territoriale? O la continuità storica di un toponimo – Birgi – che non esclude nessuno e che, nel linguaggio quotidiano, continua a essere il riferimento più spontaneo?
I confini possono cambiare, le denominazioni aggiornarsi, le strategie adattarsi.
Ma quando l’aereo tocca terra e si intravede la laguna, la prima cosa che molti scrivono resta la stessa:
“Sono atterrato. A Birgi.”
Cronaca
Trapani – Due trapanesi sono stati assolti, dal Tribunale monocratico del capoluogo, con la formula “perchè il fatto non sussiste”. Si tratta di A.E. e C.V. (difesi dagli avvocati Natale Pietrafitta e Marcella Buttitta). I due la sera dell’1 novembre 2022 erano stati sorpresi dai carabinieri mentre erano a bordo della loro vettura, nella loro disponibilità fu rinvenuto un palanchino in ferro, un coltello a serramanico ed una frusta in nervo di bue.
I due uomini mentre venivano fermati per un controllo da parte dei militari dell’arma, erano apparsi particolarmente nervosi tanto da avere sollecitato un fondato sospetto che potessero celare qualcosa.
All’esito della perquisizione, furono rinvenuti in possesso di questi arnesi.
Ieri, 18 febbraio dopo una lunga istruttoria che ha accertato e giustificato il porto di quegli strumenti, il Giudice Francesco Giarrusso ha assolto i due imputati (tra di loro cognati), con la formula “perchè il fatto non sussiste”, accogliendo integralmente le doglianze difensive.
Cronaca
Trapani – La lunga lista di corpi restituiti dal mare in queste due ultime settimane conferma, semmai ve ne fosse bisogno, che non saranno gli ultimi. Il mare, questo mare che una volta univa i Popoli della “Sponda Sud” con quella del “Nord” – del Nord Africa, o dell’Asia o del Medio Oriente all’Europa, oggi è purtroppo diventato solo un grande cimitero. Tantissime sono infatti le vittime sparite negli abbissi, per tanti altri, quelli che riemergono è difficile la loro identificazione a causa della lunga permanenza in acqua.
Il mare in questi anni non ha fatto distinzione: uomini, donne, bambini, grandi, piccoli, neonati. Tutti se li è presi senza alcuna pietà.
Una cosa però possiamo certamente dire: “Per ogni migrante disperso, c’è una famiglia che vive nel limbo del ‘lutto impossibile’, senza un corpo su cui piangere”. Si stima che siano decine di migliaia le famiglie nel mondo colpite da queste perdite. Un dolore immane che nessuno di noi riuscirà mai a capire.
Con il riemergere dei corpi lungo le coste del trapanese e delle isole, il pensiero allora vola alle madri, ai padri, alle sorelle e ai fratelli, alle moglie e ai figli, alle fidanzate o agli amici, di queste persone, perchè “sono e rimangono persone” che non hanno potuto coronare il sogno di una vita migliore. Il pensiero vola a queste persone che non hanno più notizie dei loro cari.
Cronaca
Trapani – Prosegue senza sosta il piano di intervento del Comando Provinciale di Trapani in materia di contrasto alla contraffazione e controllo della sicurezza dei prodotti, finalizzato a tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori in occasione della festa di Carnevale 2026.
I militari del Gruppo di Trapani e delle Compagnie di Marsala, Alcamo e Castelvetrano hanno eseguito molteplici controlli individuando e sequestrando circa 9.200 capi di vestiario contraffatti di noti marchi quali “Nike”, “Kappa”, “Nasa” con etichette e qualità dei materiali difformi da quelle ufficiali, oltre ad una serie di giocattoli raffiguranti personaggi di famosi cartoni animati, quali “Pokemon”, “Hello Kitty” e “Topolino”, con le medesime difformità.
Nel corso dei controlli i finanzieri hanno anche sequestrato oltre 4.200 articoli di carnevale non sicuri (giocattoli, indumenti carnevaleschi, parrucche, maschere, trucchi per il viso e cosmetici) sprovvisti della necessaria marcatura “CE” (che garantisce al consumatore la conformità della merce agli standard di sicurezza e ai requisiti previsti dall’UE in materia di salute e tutela dell’ambiente) e delle indicazioni in lingua italiana.
I prodotti contraffatti sono stati sequestrati e la titolare dell’attività è stata denunciata per i reati di detenzione ai fini di vendita di prodotti contraffatti e ricettazione.
Con riguardo agli articoli non sicuri, oltre al sequestro amministrativo della merce, i rivenditori sono stati segnalati alla Camera di Commercio per l’irrogazione delle previste sanzioni amministrative fino ad un massimo di 10.000 euro, secondo le disposizioni in materia di “Sicurezza dei giocattoli”.
L’operazione costituisce ulteriore testimonianza del quotidiano impegno della Guardia di finanza a contrasto della vendita di prodotti contraffatti o non conformi ai requisiti di sicurezza, con il duplice obiettivo di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori e garantire agli operatori economici che rispettano le regole un mercato contraddistinto da condizioni di concorrenza equa e leale.
L’attività si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.
Politica
Trapani – di Rino Giacalone – La delicatezza nell’affrontare l’argomento è d’obbligo, perchè su tutto si può agire, esercitando la strumentalizzazione propria di un qualsiasi dibattito politico, ma tranne quando di mezzo ci sono le difficoltà serie di una famiglia e di un giovane afflitto da grave disabilità.
Per cui mettersi mani al fianco, quasi si fosse ad un comizio, alzare la voce, gridare sdegno, su un caso del genere, può essere pure legittimo, il caso merita ragione e il torto sta dalla parte di chi dovrebbe garantire il servizio, quindi l’amministrazione comunale, ma agitare le folle è fuori luogo. Le cose possono essere dette in altro modo, con fermezza, per non far trascendere il clima, che in Consiglio comunale a Trapani, abbiamo visto non ci vuole molto per surriscaldare ogni oltre limite consentito.
Il problema, serio, comunque c’è. Ci mancherebbe. E’ stato posto dai banchi di Fratelli d’Italia dai consiglieri Miceli e Grazia Spada.
Con una interrogazione. Da settimane una famiglia trapanese non sa più come far fronte alla mancanza d’acqua, perchè quella che arriva dalla pubblica condotta è inquinata, e in quella abitazione vive un giovane affetto da disabilità, che quotidianamente ha bisogno dell’acqua per potersi lavare. L’acqua potrebbe giungere con l’autobotte comunale adibita al trasporto di acqua potabile, ma pare non è agevole fare arrivare la tubatura fin dentro la cisterna del palazzo.
Per comprendere la causa dell’inquinamento è necessario fare dei prelievi, ma gli esiti dei controlli, se sono stati fatti, ancora non ci sono. Il Comune si è rivolto ad un laboratorio privato.
L’assessore Giuseppe Pellegrino ieri intervenendo in aula ha assicurato che già questa mattina verificherà con gli uffici quello che è stato fatto e che il caso merita tutta la possibile attenzione. Pellegrino è persona seria e non c’è ragione di dubitare. Ma anche noi da oggi aspettiamo una risposta, dinanzi alla disabilità di un cittadino se fare strumentalizzazioni è sbagliato ancora di più si sbaglia nel non risolvere il problema, nel non dare risposte.
L’unica voce che conta è quella di un genitore disperato, e noi abbiamo ascoltato le sue parole, non in grado di dare aiuto al figlio. Non è pietismo, non c’è da esprimere pietà, c’è solo da sbracciarsi, ognuno per la sua parte, e dare aiuto. Non oggi, ma già da ieri.
Attualità
Trapani -Si è concluso con un bilancio estremamente positivo l’incontro dibattito dal titolo “Referendum Giustizia: le ragioni del SI e del NO a confronto”, tenutosi presso la sede dell’Unione Maestranze di Trapani in Piazza Scarlatti. L’evento, accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Trapani, ha visto un’ampia partecipazione di pubblico, professionisti e cittadini, confermando la centralità dell’Unione non solo come custode delle tradizioni, ma come motore di dibattito civile.
Moderati dall’avvocato Natale Pietrafitta, i relatori hanno offerto un’analisi approfondita e tecnica dei quesiti referendari. Per le ragioni del “Sì” sono intervenuti gli avvocati Agatino Scaringi e Marco Siragusa, mentre le tesi del “No” sono state sostenute dall’avvocato Salvo Battaglia e dal magistrato Samuele Corso.
Al di là del merito tecnico dei temi trattati, l’evento ha evidenziato la fondamentale vocazione sociale dell’Unione Maestranze. In un’epoca di crescente distacco tra istituzioni e cittadini, l’Unione ha dimostrato di saper interpretare il proprio ruolo in chiave moderna, trasformando i locali che ospitano la secolare tradizione dei Misteri in un’agorà di confronto democratico.
L’impegno profuso dall’Unione nel promuovere un voto consapevole testimonia una volontà precisa: quella di essere una forza attiva nel tessuto sociale trapanese, capace di favorire la crescita critica e civile della comunità. L’incontro ha ribadito che la cultura e la tradizione non sono mondi isolati, ma strumenti vivi per interpretare e migliorare la società attuale.
Cronaca
Trapani – Il tribunale del Riesame di Palermo ha annullato l’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, emessa dal Gip di Trapani nei confronti di un operaio della forestale di 54 anni, accusato di incendio boschivo. Il Riesame ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Mauro Sammartano, legale del forestale, annullando totalmente l’ordinanza cautelare emessa lo scorso 6 febbraio. Il legale ha presentato memorie, documentazione e investigazioni difensive volte ad accertare l’estraneità del suo assistito in relazione all’incendio, di cui era accusato.
“Non conosciamo ancora la motivazione – precisa Sammartano – in quanto si sono presi 45 giorni per depositarle”. L’operaio era finito ai domiciliari tredici giorni fa, al termine di una indagine effettuata dai carabinieri.
L’operaio era finito ai domiciliari, al termine di una indagine effettuata dai carabinieri del comando provinciale di Trapani. I fatti risalivano al 20 agosto 2025, quando un incendio devastò 83 ettari di terreno a Buseto Palizzolo, tra aree incolte e coltivate, in una zona a ridosso del Bosco Scorace. Quel giorno le fiamme distrussero colture, mettendo a rischio aree boscate e l’incolumità di molti animali da pascolo nella contrada Quasale. L’operaio – quel giorno a riposo dal servizio – sarebbe stato ripreso mentre appiccava le fiamme in più punti e poi andare via su un auto guidata da un’altra persona.
Attualità
Trapani – di Rino Giacalone – Mai ho avuto pretese di dar lezioni. Sono cresciuto, dapprima come persona poi nella professione, sapendo che ogni giorno c’è da imparare. Gli esami non finiscono mai diceva bene il principe De Curtis, in arte Totò. Uno che ridendo sapeva dare lezioni di stile, e sorridendo affermava grandi verità. In un periodo in cui nel nostro Paese le cose non andavano certo bene e la censura era sempre lì pronta a tagliare.
Nel tempo il cabarettismo artistico si è trasferito in politica. Talvolta con efficacia, altre volte facendo fare alle Istituzioni che si rappresentano brutte figure. Decadimento nel fango. Oggi in politica spesso e volentieri spunta fuori l’odio, sotto le vesti del peggiore cabaret. E ti si presentano dinanzi con un sorriso beffardo e ipocrita, con la battuta e lo sfottimento, c’è chi pensa di vincere. Bene, allora che lo si lasci credere. Di recente a Trapani questo modo di esporsi è diventata un’arma per insultare il/la giornalista, la libertà di stampa, il diritto di critica.
E’ successo tante volte anche a me, ma ho sempre scelto di farmi scivolare addosso ogni cosa.
Non tanto per me, destinatario di pesante offesa, da parte di un consigliere comunale, con frasi sibilline peraltro usate a chiamare in causa terze persone, propri familiari, ma perché pronunciate dentro un luogo istituzionale, Palazzo Cavarretta, sede del Consiglio comunale, l’antico e autorevole Palazzo Senatorio della città.
L’offeso non è il giornalista, ma la sede istituzionale, quel corridoio, arredato con i volti dei sindaci della città, non è un luogo dove tendere agguati , usando la parola, tipo far west. E’ qualcosa di davvero importante, che dovrebbe suscitare atti responsabili, non parole di odio.
Espressioni di odio che rappresentano che idea anima chi le esprime, magari l’intima ritrosia a conoscere tutta la sfera dei sentimenti umani, per poi sostenere di esserne lui il destinatario, “non sono io il violento è lui che mi ha provocato”, la frase più classica che è possibile ascoltare da parte di certuni, del tipo “non sono io razzista, è lui che è negro”.
Trapani non ha mai avuto un buon rapporto con l’informazione, bisogna riconoscere che talvolta, raramente, l’informazione ha dato ragione a questi comportamenti, ma lo scenario cittadino offre costantemente un panorama di facili e gratuiti attriti con la stampa. Tante volte se ne è parlato e discusso, ma siamo sempre fermi lì, sempre su questo punto.
Anche a Palazzo Cavarretta, presidente Mazzeo, dove in un’aula, da qualche parte dell’edificio istituzionale, è custodito un disegno dedicato a Mauro Rostagno, ammazzato dalla mafia, mentre in città si diceva che Cosa nostra non esisteva e si articolava odio rancoroso verso chi contestava questo assunto. Ecco l’odio che in qualche forma spunta sempre. Ha fatto spesso capolino anche dentro l’emiciclo dove il nome di Rostagno, va ricordato agli smemorati, compare nell’elenco delle vittime innocenti delle mafie alle quali è dedicata l’aula consiliare. Ma questo lo scrivo non per quello che è accaduto a me, ma per quello che è accaduto e accade ancora ogni giorno nei confronti di altre colleghe e colleghi. Quando sbagliamo l’unico diritto legittimo è quello della replica, ma forse non tutti sono capaci ad articolare quattro parole di senso compiuto…a loro viene più facile offendere, dipingere scenari a luci rosse, spalmare fango, pensando così di suscitare paure. Ma dall’altro lato nessuno e men che meno chi scrive si sente intimidito.
Attualità
Trapani – “Il ritrovato splendore” è il titolo del prossimo evento in programma, organizzato dall’Associazione La Separazione Ceto Orefici, il primo Gruppo Statuario che “apre” la Processione dei Misteri di Trapani.
Si terrà il giorno 21 febbraio, alle 17.00, presso la Chiesa del Collegio, la conferenza di presentazione dei Lavori di Restauro eseguiti sul Gruppo Statuario dalla Ditta La Partenope Restauri di Elena Vetere.
Al tavolo dei relatori saranno presenti il Capo Console Bartolo Monteleone, Lina Novara, Elena Vetere e Don Alberto Genovese, vicario diocesano.
Alle 18.00, poi, risuoneranno le note delle marce funebri ad opera del Gruppo Bandistico “amici per la musica San Vito Lo Capo” diretto dal Maestro Vincenzo Buscemi.
“Sarà un momento di grande festa – dichiara il Capo Console Bartolo Monteleone – poiché segna il traguardo di un importantissimo risultato raggiunto con enorme sacrificio e sarà l’occasione giusta per ringraziare ulteriormente tutti coloro i quali vi hanno contribuito seriamente. Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare poiché sarà festa anche per tutti i Trapanesi ai quali è stato restituito lo splendore originario di una delle più importanti opere artistiche di natura sacra della nostra città”.
Cronaca
Erice – I finanzieri del Comando Provinciale di Trapani hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di applicazione di misura cautelare reale emessa dal Gip del Tribunale di Trapani, che ha disposto il sequestro preventivo “per equivalente” di risorse finanziarie, beni immobili e mobili nella disponibilità dell’ex direttrice dell’ufficio di Poste Italiane di Erice, di un commerciante e di altri soggetti, indagati a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, truffa, peculato, riciclaggio e autoriciclaggio.
Durante le indagini, la direttrice è stata licenziata per giusta causa da Poste Italiane, che ha attivato i propri organi ispettivi interni collaborando con gli inquirenti e provveduto a restituire integralmente ai risparmiatori truffati le somme di denaro illecitamente sottratte, per complessivi 800.000 euro.
Il provvedimento giunge alla fine di complesse e articolate indagini di polizia giudiziaria, sviluppate, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Trapani, dagli investigatori specializzati del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria dopo la denuncia presentata da un anziano risparmiatore che aveva rilevato un ammanco sul proprio libretto postale.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito in una prima fase di rilevare consistenti anomali prelievi di contante dai rapporti postali di cui l’anziano era titolare presso la citata filiale, tutti avvenuti in correlazione temporale con operazioni di disinvestimento di titoli e di reinvestimento effettuate presso l’ufficio.
Successivamente sono stati acquisiti analoghi, ripetuti e consistenti prelievi di contanti anche sui conti correnti o libretti di deposito di altri ignari risparmiatori, per lo più persone anziane o in stato di difficoltà, poco avvezzi a controllare i propri conti, i quali avevano smobilizzato per contanti buoni fruttiferi postali, anche di cifre significative, convinti dalla direttrice postale a sottoscriverne di nuovi a tassi di interesse più vantaggiosi e ricevendo dalla stessa degli ingannevoli moduli di richiesta di emissione di buoni postali fruttiferi, debitamente compilati e sottoscritti ma in realtà non rappresentativi dei titoli in cui ritenevano di avere investito o reinvestito i propri risparmi.
Le investigazioni hanno individuato nell’allora direttrice l’artefice di tutte le sottrazioni fraudolente di denaro e hanno consentito anche di ricostruire l’esatto percorso poi seguito dal denaro illecitamente sottratto. Nelle date in cui si erano registrati i citati prelevamenti di contanti conseguenti allo smobilizzo degli investimenti in buoni fruttiferi postali, l’ex direttrice e altri soggetti indagati a lei molto vicini risultavano infatti avere pressoché sistematicamente effettuato sui propri conti operazioni di versamento in contanti di somme rilevanti di denaro. L’analisi dei flussi finanziari ha consentito altresì di accertare, sempre a livello indiziario, come tali somme fossero state reimpiegate in gran parte per spese voluttuarie, ma anche per finanziare un’attività economica, gestita sempre dalla ex direttrice, e financo per pagare a mezzo bonifico fatture concernenti interventi edilizi di manutenzione straordinaria eseguiti su alcuni immobili di proprietà di alcuni dei sodali e in relazione ai quali avevano fruito del “bonus facciate” e del cosiddetto “superbonus 110%”.
L’operazione odierna conferma il fondamentale ruolo di polizia economico-finanziaria svolto dalla Guardia di Finanza, impegnata in sinergia con l’Autorità Giudiziaria a tutela dei risparmiatori. L’attività si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.