Attualità
New York – (Stati Uniti)- “Ogni volta che incontro i cittadini di Castellammare del Golfo che vivono in America, percepisco lo stesso sentimento di appartenenza e di amore per la nostra città che viviamo anche da qui. Un legame che non si è mai indebolito, anzi si è rafforzato in 53 anni di storia del social club di Brooklyn”.
Lo afferma il sindaco di Castellammare del Golfo, Giuseppe Fausto, in partenza per una visita istituzionale a Brooklyn, dove il social Club dei castellammaresi celebra i 53 anni di attività.
Il primo cittadino è stato invitato a presenziare come ospite d’onore alle celebrazioni che prevedono più riconoscimenti per cittadini di Castellammare del Golfo residenti in America.
Tra gli ospiti del Club sarà presente anche l’associazione di promozione culturale “Kernos” di Castellammare del Golfo, presieduta da Rosaria Vitale, da anni impegnata nella valorizzazione e diffusione della cultura e delle tradizioni del territorio.
“Raggiungo anche quest’anno, seppur con un viaggio velocissimo, il nostro Club che rappresenta un baluardo di amore, di sicilianità e di appartenenza. Promuovendo la nostra cultura, le tradizioni, la fede e la gastronomia, i nostri concittadini hanno mantenuto viva l’anima di Castellammare del Golfo oltre oceano –dice il sindaco Giuseppe Fausto-. Le distanze si azzerano quando esiste una comunità così solida e unita da 53 anni”.
E poi prosegue: “Grazie al legame e alla vicinanza dei nostri concittadini oltreoceano è stato possibile organizzare più attività come una recente commemorazione dedicata a Padre Pio, grazie ad un concittadino che, pur risiedendo in America, continua con dedizione a prendersi cura dell’area e dunque della nostra città, come fanno con affetto e costanza moltissimi altri castellammaresi residenti in America”.
“Porto il mio saluto e quello dell’amministrazione comunale con l’abbraccio di tutta la nostra città, grata a chi, da lontano -conclude il sindaco Fausto- continua a diffondere il nome e le tradizioni di Castellammare del Golfo”.
Altre Notizie
Il 4 aprile 1949 segna una data storica: con la firma del Trattato di Washington nasce la NATO, l’Alleanza Atlantica. In un mondo diviso dalla Guerra Fredda, dodici Paesi si uniscono per garantire la sicurezza collettiva. Questo accordo segna un punto di svolta nella geopolitica mondiale e nella storia delle relazioni internazionali, ponendo le basi di un’alleanza militare destinata a durare nel tempo.
La NATO (North Atlantic Treaty Organization) è un’alleanza politico-militare creata per difendere la pace e la sicurezza dei Paesi membri. Nata in pieno clima di tensione post-bellica, il suo scopo era contrastare l’espansione sovietica e garantire una difesa collettiva, come sancito dall’articolo 5: un attacco contro uno è considerato un attacco contro tutti.
Il trattato fu firmato il 4 aprile 1949 nella capitale degli Stati Uniti da 12 nazioni: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda e Portogallo. L’accordo prevedeva cooperazione militare, consultazioni politiche e il mantenimento della pace e della sicurezza nella regione euro-atlantica.
Nel secondo dopoguerra, le tensioni tra il blocco occidentale e quello sovietico crebbero rapidamente. L’Unione Sovietica estendeva la sua influenza nell’Europa orientale, mentre l’Occidente cercava di consolidare la democrazia e il libero mercato. In questo clima nacque la necessità di un’alleanza difensiva transatlantica.
Dai 12 membri originari, l’Alleanza si è ampliata fino a contare oggi 31 Paesi (con l’ingresso della Finlandia e, più recentemente, della Svezia). La NATO ha assunto un ruolo centrale anche in missioni internazionali di pace, gestione delle crisi e lotta al terrorismo, adattandosi alle nuove minacce globali.
Oggi la NATO rappresenta un pilastro della sicurezza internazionale. Conflitti regionali, cyber-attacchi e sfide globali rendono ancora attuale la sua missione. L’Alleanza continua a essere un punto di riferimento per la cooperazione tra Europa e Stati Uniti.
Economia
Attualità Mondo : L’Ucraina è da tempo al centro di un braccio di ferro geopolitico che va ben oltre la guerra e le alleanze militari. Tra le risorse strategiche più ambite ci sono le terre rare, un gruppo di 17 elementi fondamentali per le tecnologie avanzate, dalla difesa alle rinnovabili. Gli Stati Uniti hanno mostrato un crescente interesse per i giacimenti ucraini, ma l’accesso a queste risorse è tutt’altro che semplice. Quali sono le terre rare, perché sono così importanti e in che modo la competizione tra le potenze globali sta influenzando il loro mercato?
Le terre rare comprendono elementi come il neodimio, il praseodimio e il disprosio, indispensabili per la produzione di magneti permanenti, fondamentali in dispositivi elettronici, turbine eoliche, veicoli elettrici e missili guidati. Sebbene non siano effettivamente “rare” in natura, la loro estrazione e raffinazione sono complesse, costose e spesso dannose per l’ambiente.
Secondo il United States Geological Survey, il mondo dispone di circa 90 milioni di tonnellate di riserve di terre rare. La Cina domina la produzione con 44 milioni di tonnellate, seguita da Brasile, India, Australia e Russia. Gli Stati Uniti, pur avendo 1,9 milioni di tonnellate di riserve, dipendono fortemente dall’importazione, in particolare proprio dalla Cina, che fornisce oltre il 70% del fabbisogno globale.
L’Ucraina possiede significative risorse minerarie, tra cui giacimenti di carbone, gas naturale e metalli preziosi. In particolare, si stima che il Paese detenga circa il 33% delle terre rare presenti in Europa. Ma c’è un problema: una parte di queste riserve si trova in territori attualmente sotto il controllo della Russia.
Secondo i dati della Bloomberg Intelligence, il valore complessivo delle risorse naturali dell’Ucraina ammonta a circa 12.400 miliardi di dollari, con un grande potenziale ancora inesplorato. Gli Stati Uniti hanno iniziato a investire nel settore per ridurre la dipendenza dalla Cina, ma il controllo effettivo delle miniere ucraine è ancora incerto e la produzione è minima.
L’ex presidente americano Donald Trump ha recentemente dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero ricevere terre rare dall’Ucraina in cambio degli aiuti militari forniti. Secondo lui, Washington dovrebbe ottenere risorse per un valore di almeno 500 miliardi di dollari. Tuttavia, i calcoli di esperti come Javier Blas di Bloomberg rivelano un’incongruenza: la produzione globale di terre rare ammonta a circa 15 miliardi di dollari all’anno, il che significa che, anche se l’Ucraina riuscisse a produrne il 20% del totale, ci vorrebbero oltre 150 anni per raggiungere la cifra ipotizzata da Trump.
Nonostante l’interesse americano, l’industria delle terre rare resta saldamente in mano alla Cina, che non solo controlla la maggior parte delle riserve, ma ha anche sviluppato un sistema industriale avanzato per la loro lavorazione e raffinazione. Gli Stati Uniti e l’Europa stanno cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento, investendo in nuove miniere e tecnologie per il riciclo dei materiali rari, ma il processo è lungo e complesso.
Il mercato delle terre rare, secondo il Corriere della Sera, è destinato a raggiungere un valore di 21,7 miliardi di dollari entro il 2031, con una crescita annua del 7,4%. Tuttavia, senza un’alternativa concreta alla leadership cinese, il controllo di queste risorse rimarrà una leva geopolitica cruciale nei prossimi decenni.
Il sogno americano di svincolarsi dalla dipendenza cinese attraverso le risorse ucraine appare difficile da realizzare. Tra difficoltà logistiche, controllo russo su una parte dei giacimenti e una produzione ancora lontana dai livelli necessari, gli Stati Uniti dovranno probabilmente esplorare altre strade per ridurre la loro vulnerabilità. Nel frattempo, il dominio della Cina nel settore delle terre rare resta una realtà con cui il mondo dovrà fare i conti ancora a lungo.
Cronaca
Roma – E’ morto stamattina a 94 anni Furio Colombo. Ne dà notizia la famiglia. Giornalista di primo piano, inviato Rai, editorialista de La Repubblica, direttore dell’Unità, fondatore del Fatto Quotidiano, parlamentare per tre legislature per i Ds, l’Ulivo, il Pd.
Era stato corrispondente per gli Stati Uniti della Stampa, per la quale nel 1975 firmò l’ultima intervista a Pier Paolo Pasolini. Sempre in quello stesso anno, intervistò per il primo numero di TuttoLibri Alberto Moravia.
«Nella mattinata di oggi è deceduto all’età di 94 anni Furio Colombo, assistito dalla moglie Alice e dalla figlia Daria», spiega una nota della famiglia che i funerali si svolgeranno al Cimitero Acattolico di Roma domani mercoledì 15 gennaio alle ore 15.00
«Intensissima la sua attività di giornalista – ricorda ancora la nota, che aggiunge: «Ha svolto un’intensa attività culturale come autore di testi letterari e cinematografici e diretto per tre anni l’Istituto di Cultura di New York, nonché titolare di cattedra alla Columbia University. Ha svolto anche incarichi aziendali prima alla Olivetti e poi come rappresentante Fiat negli Stati Uniti».