• Trapani
    Un emendamento tecnico
    Processo all’ex senatrice Vicari: l’ex ministro Delrio attribuisce al Mef l’emendamento pro Morace
    Rino Giacalone12 Febbraio 2026 - Cronaca
  • tribunale trapani Cronaca

    Trapani  di Rino Giacalone – Adesso si va verso la sentenza. I giudici a fine aprile dopo requisitoria e arringhe metteranno con la sentenza la parola fine al processo dove sono imputate di corruzione l’ex dirigente dell’assessorato alle Infrastrutture Salvatrice Severino e l’ex sottosegretario e senatrice Simona Vicari. Un dibattimento scaturito dall’indagine “Mare Monstrum”, la cosiddetta “tangentopoli del mare”. L’inchiesta che colpì la Liberty Lines e gli armatori Morace, per via degli inciuci commessi nella gestione dei contributi regionali per le tratte navali onorate di esercizio pubblico, e quindi ricompensate.

    Quello in corso contro Severino e Vicari non è che l’ultimo di una serie di processi, celebrati tra Palermo e Trapani. Nell’indgine ha patteggiato, per due volte, per corruzione l’ex patron della compagnia navale, Ettore Morace, tra i condannati l’ex sindaco Fazio, il cui processo attende la definizione del giudizio di appello. A Trapani le ultime udienze riguardanti Severino e Vicari, hanno visto sfilare davanti al collegio (presidente giudice Carrara) i testi citati dalla difesa dell’ex parlamentare.

    Contro di lei l’accusa di aver favorito l’armatore Ettore Morace. Nel novembre 2016, durante la formazione della finanziaria nazionale del 2017, la Vicari che sedeva da sottosegretario al ministero dei Trasporti, si intestò l’approvazione di un emendamento che applicò da allora l’Iva al 5 per cento per i trasporti a corto raggio. Cosa favorevole agli interessi anche delle compagnie di navigazione, ma il vero premiato sarebbe stato l’armatore Ettore Morace, della trapanese Liberty Lines.

    Le intercettazioni dei Carabinieri hanno infatti tradito il rapporto stretto tra i due. Un “patto”, suggellato per l’accusa, in distinti momenti, dal regalo di due preziosi orologi, ora confiscati. Quando fu sentita, la Vicari ha detto che non si occupò dell’emendamento e di esserselo intestato come “millanteria politica”. Escludendo in maniera categorica che l’emendamento non fu mai partorito da una sua iniziativa. Gli orologi ricevuti? “Per me erano un dono” ha ripetuto la Vicari.

    Nell’ultima udienza di martedì a dar ragione all’ex senatrice è stato il deputato Graziano Delrio, che all’epoca sedeva da ministro al dicastero delle Infrastrutture. La Vicari era uno dei suoi sottosegretari. “L’emendamento – ha detto Delrio – arrivò dal Mef, il ministero delle Finanze”. L’ex ministro ha poi ribadito che l’introduzione dell’Iva in questo ambito venne decisa “per via di una procedura di infrazione sollevata dall’Unione Europea”. Nella precedente udienza erano stati sentiti due ex sottosegretari, Del Basso De Caro e Baretta, nella sostanza quell’emendamento non avrebbe avuto sostenitori politici, ma frutto dei tecnici del Mef. Un emendamento che oggi è impossibile rintracciare nella sua origine.
    Nel processo, da dove è uscito per prescrizione Giuseppe Montalto ex segretario dell’assessore Pistorio, parte civile è la Regione: Schifani e la Vicari opposti in Tribunale, ma stretti alleati a Palermo, essendo l’ex senatrice tra i collaboratori più ascoltati a Palazzo d’Orleans





  • Palermo
    De Luca (M5S Ars): “Incredibile, sarà Simona Vicari a coordinare la cabina di regia per i disastri del ciclone Harry.
    Qualcuno ricordi a Schifani che è sotto processo per corruzione”
    Redazione27 Gennaio 2026 - Politica
  • Politica

    Palermo –  “Incredibile, sarà Simona Vicari a coordinare la cabina di regia per i disastri del ciclone Harry. Qualcuno ricordi a Schifani che è sotto processo per corruzione”. Lo scrive il deputato del M5S all’Ars, Antonio De Luca, dopo l’ultimo incarico affidato dal governatore Schifani a Simona Vicari, ex senatrice ed ex sottosegretario ai Trasporti.

    La nota del deputato De Luca

    “Se non ci fosse Simona Vicari, evidentemente il governo sentirebbe il bisogno di inventarla, visto che affida a lei un incarico dopo l’altro. Apprendiamo che Schifani l’ha appena nominata coordinatrice della cabina di regia per la gestione dell’emergenza causata dal ciclone Harry, incarico che arriva dopo quelli relativi a infrastrutture ed energia e al più recente relativo alla crisi idrica. A parte che non ci sembra che i risultati finora da lei ottenuti con gli incarichi precedenti siano di assoluto rilievo, ci pare del tutto inopportuno affidare ora un compito così delicato a chi ha pendenza giudiziarie, ma evidentemente l’ex parlamentare ha competenze così grandi e difficilmente rintracciabili a questi latitudini per cui è impossibile per il governo farne a meno” – così conclude il deputato.





  • Trapani
    Cercasi chi ha scritto l’emendamento pro Morace
    Trapani, processo "Mare Monstrum": la difesa dell'ex sottosegretario Simona Vicari cita i grandi dirigenti ministeriali
    Rino Giacalone7 Novembre 2025 -
  • Tribunale

    Trapani – di Rino Giacalone – L’attuale capo del Dipartimento per il Personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enrico Maria Pujia, capo Dipartimento al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Enrico Seta, componente del gabinetto del ministro Lupi (Trasporti) nel 2014, sono stati i testi sentiti oggi in Tribunale nell’ambito del processo per corruzione scaturito dall’indagine denominata “Mare Monstrum”.

    I dirigenti ministeriali sono stati citati dagli avvocati Sanseverino e Mangano, difensori dell’ex sottosegretario ed ex senatrice Simona Vicari. E’ quest’ultima imputata di corruzione. Secondo l’accusa nel 2016, durante le fasi parlamentari dell’approvazione della Finanziaria 2017, si sarebbe fatta promotrice di un emendamento a favore della Ustica Lines, l’introduzione di un’aliquota Iva, al 5 per cento, sul trasporto cosiddetto a corto raggio. Ricevendo in regalo da Ettore Morace, patron della Ustica Lines, un orologio di valore. I rapporti tra i due, si legge nelle carte dell’accusa, sono stati nel tempo parecchio stretti, tanto che in precedenza la Vicari aveva ricevuto dal Morace un altro regalo, dello stesso genere.

    Durante la sua deposizione la Vicari ha sostenuto di non essere stata lei l’artefice dell’emendamento e spiegò il contenuto del colloquio tra lei e Morace, intercettato a pochissimo tempo dall’approvazione dell’emendamento, dicendo che per vanteria politica aveva detto una bugia, e che lei semmai, nel corso dell’iter aveva proposto l’applicazione dell’Iva con aliquota al 10 per cento.

    L’ex collaboratore del ministro Lupi, Enrico Seta, ha solo delineato lo scenario nel quale maturò nel 2016 la proposta dell’applicazione dell’Iva per i trasporti a corto raggio, dicendo che nel 2014 era scattata una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, in quanto l’Iva veniva applicata solo ai trasporti a lungo raggio.

    La dottoressa Grande, all’epoca nel 2016 capo dell’Ufficio Legislativo del Mit, ministero Infrastrutture e Trasporti, ha tolto, a favore della Vicari, le castagne dal fuoco a differenza dell’attuale capo dipartimento Pujia, che con difficoltà è riuscito a ricostruire i passaggi che lo avevano anche visto protagonista di alcune comunicazioni interne ed esterne al ministero, tra il Mit e il ministero dell’Economia e Finanze, proprio a proposito dell’approvazione del provvedimento, incertezze giustificate con un presunto difetto di memoria, considerato il lasso di tempo trascorso. Pujia ha fatto cenno allo svantaggio che si creò per i trasporti passeggeri/auto, per i quali si sarebbe applicata Iva al 10 per cento. Cosa che spiegherebbe perché nelle intercettazioni dei colloqui tra Morace e la Vicari, i due fanno riferimento all’armatore Franza (titolare dell’armamento delle navi traghetto) che alla notizia, secondo loro, non sarebbe stato entusiasta.

    La dott. Grande ha comunque fornito alla difesa della Vicari gli assist utili, nel descrivere minuziosamente i passaggi, ha intestato all’ex sottosegretario l’iniziativa dell’applicazione dell’Iva al 10 per cento, rimandando semmai al Mef la proposta del 5 per cento, e questo dopo una nota del consulente Terraciano (che doveva essere sentito anche lui in udienza, ma ha giustificato l’assenza). La Grande ha messo in evidenza come l’allora sottosegretario Vicari aveva messo mano alla problematica, per via delle contestazioni pendenti con la Ue, e che sul tema c’erano state interlocuzioni con i sindacati di categoria degli armatori. Tra l’altro la stessa teste ha svelato che ha potuto ricostruire i passaggi grazie ai documenti da lei conservati, “ho chiesto gli atti al Mit, ma nessuno li ha trovati”.

    I tre testi sono stati sentiti dal Tribunale in riferimento anche alla memoria che all’ultima udienza è stata consegnata dall’ex sottosegretario, con un copioso numero di allegati.
    Durante l’udienza c’è stato un veloce scambio di battute tra difesa e pm. L’avv. Sanseverino con un inciso, interloquendo in aula, ha affermato che alla luce delle testimonianze “il nome dell’imputata è rimasto sconosciuto”, quando si è sentito dire dell’introduzione dell’Iva al 5 per cento nei trasporti a corto raggio “nessuno dei testi ha fatto il nome della Vicari”. Di rimando il pm Antonella Trainito ha risposto, “nessun dubbio sull’autore della norma”.

    Il processo continuerà a dicembre, mentre a gennaio è previsto che venga sentito anche l’allora ministro di Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio.





  • Trapani
    E gli orologi della corruzione finiscono confiscati
    Mare Monstrum: provvedimento del Tribunale di Trapani. Un Rolex e un Bulgari, consegnati da Morace alla senatrice Vicari.
    Rino Giacalone8 Ottobre 2025 -
  • Simona Vicari TpOggi

    Trapani – di Rino Giacalone – Mentre nell’aula del Tribunale di Trapani l’ex sottosegretario ed ex senatrice Simona Vicari si difendeva, rispondendo alle domande della difesa e del collegio giudicante, dall’accusa di corruzione , negli stessi istanti un altro collegio dello stesso Tribunale decideva la confisca di due preziosi orologi che per i pm sono la prova del reato. Un Rolex e un Bulgari, valore all’incirca superiore ai 10 mila euro, che l’armatore Ettore Morace in due diverse circostanze consegnò alla senatrice Vicari quando sedeva nella poltrona di sottosegretario alle Infrastrutture. Ministro era all’epoca Graziano Delrio, presidente del Consiglio era Paolo Gentiloni.

    Politico “corrotto ma a sua insaputa”

    Nella deposizione come imputata nel processo, la Vicari si è palesata ai giudici come politico “corrotto ma a sua insaputa”. Nel processo in corso la Regione Siciliana è costituita come parte offesa, ma c’è un paradosso: la Vicari è tra i collaboratori più vicini al Presidente della Regione Renato Schifani (sua controparte nel dibattimento giudiziario), è stata anche in predicato di diventare assessore alla Sanità, oggi è una sorta di super consulente sui temi dell’energia, delle infrastrutture e adesso anche di crisi idrica. Nomina sulla quale attaccano le opposizioni in Parlamento regionale.

    I due orologi

    I due orologi dopo la notifica dell’avviso di garanzia, vennero in due momenti diversi consegnati dalla senatrice Vicari alla Procura di Palermo che all’epoca era titolare dell’inchiesta denominata “Mare Monstrum”, poi passata per competenza alla Procura e al Tribunale di Trapani. Orologi che vennero così sequestrati. Si tratta dell’indagine condotta dai Carabinieri di Trapani, più comunemente conosciuta come la “tangentopoli del mare” . Un giro di mazzette, favori e di…regali, che per anni ha visto la politica trapanese e regionale, dirigenti e funzionari della Regione, ruotare attorno agli armatori Vittorio ed Ettore Morace, padre e figlio. Favoriti, secondo la ricostruzione delle indagini, e adesso anche da un paio di sentenze, nella gestione dei fondi pubblici destinati a finanziare i collegamenti navali veloci. Al centro dell’inchiesta con i Morace la loro compagnia navale specializzata nel trasporto veloce, Liberty Lines (ex Ustica Lines), tra la Sicilia e le isole minori. La Liberty Lines dopo i primi sequestri, è stata scagionata da ogni filone investigativo.

    La vicenda processuale

    La vicenda processuale ha visto l’armatore Ettore Morace patteggiare le accuse di corruzione in tutti i filoni dell’indagine finita per competenza dinanzi al Tribunale di Trapani. Ettore Morace è stato assolto nell’unico processo svoltosi a Palermo, e dove è stato tra gli altri assolto anche l’ex Governatore Rosario Crocetta. E’ rimasto fuori dai processi il patron della Liberty Lines, Vittorio Morace, dapprima gli sono state riconosciute condizioni di salute che lo rendevano incompatibile a potere seguire il dibattimento, la stessa grave malattia che poi ha provocato il suo decesso mentre già si trovava lontano dall’Italia. In primo grado è stato condannato per corruzione l’ ex sindaco di Trapani ed ex deputato regionale Girolamo Fazio, reato prescritto (traffico di influenze illecito) invece per Giuseppe Montalto, ex segretario particolare dell’assessore regionale Pistorio.
    In primo grado l’unico processo in corso, dinanzi al Tribunale di Trapani, presidente giudice Carrara, è quello che vede come imputate di corruzione l’ex dirigente regionale dell’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità, Salvatrice Severino e l’ex senatrice Simona Vicari. Proprio nei confronti della senatrice Vicari su richiesta dell’accusa, il Tribunale qualche mese addietro ha modificato il capo di imputazione: da corruzione impropria a corruzione propria. Per i pubblici ministeri la Vicari, all’epoca sottosegretario di Stato al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, nel favorire l’armatore Morace avrebbe compiuto un atto contrario ai propri doveri d’ufficio.

    Legge finanziaria 2017 e l’emendamento per l’applicazione dell’Iva al 5%

    Nello specifico si trattò di inserire nel corso dell’iter parlamentare del dicembre 2016, nella legge Finanziaria 2017, un emendamento per l’applicazione dell’Iva al 5 per cento nei trasporti veloci a corto raggio. Emendamento che per la Procura fu pilotato dalla Vicari, ma lei in udienza ha detto che nessun atto reca la sua firma, ha detto di non essere stata promotrice, anzi la sua proposta iniziale era quella di porre l’Iva al 10 per cent, cosa che avrebbe comportato un maggiore gettito per le casse dello Stato e una spesa rilevante per la compagnia di navigazione. La Vicari ha poi aggiunto che il provvedimento ha riguardato non una ma ben 19 compagnie di navigazione, nessun favore esclusivo per i Morace. La modifica del capo di imputazione è stata decisa dai giudici dopo che i difensori dell’ex parlamentare, avvocati Enrico Sanseverino e Roberto Mangano, avevano chiesto al Tribunale la dichiarazione di prescrizione del reato (all’epoca corruzione impropria, art. 318 del codice penale) e anche la restituzione degli orologi in sequestro.
    Ed invece la situazione si è processualmente capovolta. A parte la contestazione, più grave rispetto all’originaria, di corruzione propria )articolo 319 codice penale), i due preziosi orologi adesso confiscati, altro che restituzione restano chiusi nella cassaforte del Tribunale di Trapani.

    Il provvedimento di confisca

    Il provvedimento di confisca è stato contestato ad Ettore Morace, i due orologi, Rolex e Bulgari, sono stati ricondotti dai giudici alla proprietà dell’armatore, considerato anche che la Vicari li aveva anche spontaneamente consegnati ai Carabinieri, adducendo, come ha fatto in udienza nei giorni scorsi, che per lei si trattava di normali regali, nulla di più, altro che corruzione, avuti, il Bulgari dopo aver fatto da madrina al varo di un aliscafo, ed il Rolex come dono natalizio a ridosso dell’approvazione della Finanziaria 2017.

    Nonostante però aver riconosciuto che dinanzi all’esplodere dell’indagine apparivano per lei davvero “scomodi” , “porca puttana ( ha esclamato durante poche battute scambiate dopo la sua audizione in Tribunale) a ripensarci”, tanto da metterli nelle mani degli inquirenti, dinanzi al profilarsi della prescrizione, non aveva esitato a chiederne la restituzione.

    Le intercettazioni

    Le intercettazioni trascritte e depositate nel processo mostrerebbero una realtà diversa da quella descritta ai giudici dell’ex sottosegretario Vicari. Fu lei a chiamare Morace e dirgli dell’approvazione dell’emendamento. Assumendo i meriti dell’approvazione. Lei ai giudici ha detto che ha millantato il successo politico dell’iniziativa, al telefono le parole trascritte e i toni appaiono altri.
    MORACE Pronto
    VICARI Ettore
    VICARI ma ti volevo dire in anteprima che in commissione l’ emendamento è stato approvato
    MORACE bello grande Simona
    VICARI non c’è storia per nessuno
    MORACE bello ma col cinque per cento
    VICARI yes
    MORACE grande Simona bellissimo
    MORACE non glielo dire non glielo dire ai cugini che si agitano (il trasporto a lungo raggio, riguardante quello dei traghetti, rimase assoggettato all’Iva al 10 per cento ndr)
    VICARI non glielo dico ai Franza
    MORACE si si
    VICARI senti dico non lo sa nessuno tu se sei il primo la fai circolare tu la notizia
    MORACE come vuoi tu come vuoi tu.





  • Trapani
    Vicari: una corruzione a sua insaputa
    Trapani: l'ex sottosegretario e senatrice è stata sentita nel processo dove è imputata. Troncone dell'indagine sulla "tangentopoli del mare" Mare Monstrum. "Ho millantato ma la mia azione politica mai fuori dal perimetro della legalità. Il Rolex regalatomi da Morace per me era un dono natalizio"
    Rino Giacalone3 Ottobre 2025 -
  • Tribunale

    Trapani – di Rino Giacalone – L’ex senatrice ed ex sottosegretario di Stato Simona Vicari, imputata di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, è comparsa ieri dinanzi ai giudici del Tribunale di Trapani, collegio presieduto dalla giudice Carrara. Si tratta di uno dei processi per corruzione scaturiti dalla maxi indagine dei Carabinieri denominata “Mare Monstrum”, l’inchiesta sulla cosiddetta tangentopoli del mare . Una corruzione a sua insaputa viene da chiosare dopo averla sentita nel processo. Assoluta estraneità ad ogni accusa. Una difesa decisa, anche con un intervento a gamba tesa, per smarcarsi dall’accusa, suo avversario in campo: nel segreto della sua attività politica non c’è alcun patto corruttivo, e ha così svelato di aver millantato “un successo politico che non le era proprio”.

    L’inchiesta ha riguardato una serie di favori e concessioni rilasciate ai Morace e alla loro compagnia di navigazione, la Liberty Lines. In particolare i contributi regionali garantiti, senza tanti controlli, per i collegamenti veloci tra la Sicilia e le isole Minori. I Morace sono emersi come veri e propri deus ex machina del trasporto marittimo , nelle loro mani un monopolio che li avrebbe trasformati in detentori di un forte centro di potere.

    Nel 2017 l’esecuzione delle misure cautelari da parte dei militari dell’Arma su ordine del gip del Tribunale di Palermo (inizialmente l’inchiesta fu incardinata nel capoluogo siciliano per poi essere trasferita, per gran parte, alla competenza di Procura e Tribunale di Trapani) sollevò uno scandalo per i personaggi coinvolti: con gli armatori Vittorio ed Ettore Morace (padre e figlio) anche l’ex sindaco e all’epoca deputato regionale Girolamo Fazio, ed ancora la dirigente dell’assessorato regionale all Mobilità Salvatrice Severino e Giuseppe Montalto, all’epoca segretario particolare dell’assessore regionale Pistorio. Venne stralciata la posizione di Vittorio Morace, poi scomparso, Ettore Morace ha patteggiato in tutti i tronconi dell’indagine trapanese, Fazio è stato condannato e a metà ottobre per lui ci sarà la pronuncia dei giudici di appello, e se confermata la condanna di primo grado il procedimento di interromperò in quanto scatterà per lui la prescrizione (la Procura ha fatto appello contestando la corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, cosa che se accolta non porterà alla dichiarazione di prescrizione del reato). La prescrizione è stata già pronunciata invece per Montalto. Un altro troncone dell’indagine è rimasto invece a Palermo, dove nei mesi scorsi sono stati assolti dall’accusa di corruzione l’ex governatore Rosario Crocetta, il suo segretario Massimo Finocchiaro e l’armatore Ettore Morace, nonché la compagnia navale Liberty Lines ( ex Ustica Lines).

    Il processo a Trapani. Nel dibattimento in corso l’ex senatrice Simona Vicari, oggi uno dei consiglieri più ascoltati dell’attuale presidente della Regione Renato Schifani, è accusata di corruzione per reato contrario ai doveri di ufficio. In occasione della Finanziaria 2017, quando sedeva da sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e Mobilità (premier era Paolo Gentiloni, ministro era Graziano Del Rio), venne introdotto, nel corso dell’iter parlamentare, un emendamento che assicurava per il collegamento navale veloce e a cosiddetto “corto raggio”, l’Iva al 5 per cento, assicurando un vantaggio anche alla Liberty Lines . L’approvazione secondo l’accusa pilotata dalla Vicari, vide Morace “compensare” l’esponente di governo con un Rolex dal valore superiore ai 5 mila euro. Per l’accusa quella la prova della corruzione. Ettore Morace ha patteggiato per essere stato il corruttore dell’allora sottosegretario. L’imputata si è difesa spiegando che per lei era un dono natalizio, ma ha ammesso di aver millantato, con Morace, a suo merito, l’approvazione della norma.

    Ieri la pm Antonella Trainito ha rinunciato all’esame dell’imputata chiedendo al collegio di acquisire i verbali dei due interrogatori resi dalla Vicari nel luglio e nel settembre 2020. L’ex senatrice ha risposto quindi solo alle domande dei suoi difensori, avvocati Roberto Mangano ed Enrico Sanseverino, che hanno anche depositato una memoria di dieci pagine accompagnate da numerosi allegati. A porre le domande è stata anche la presidente del collegio giudicante, giudice Carrara.

    Le risposte della Vicari nella sostanza hanno escluso l’esistenza di patti corruttivi con Ettore Morace.

    “Quell’orologio – ha detto – lo presi pensando ad un dono natalizio, avendolo ricevuto in prossimità delle feste di Natale. Non ho mai pensato che potesse rappresentare altro, all’epoca peraltro ero molto presa nei miei pensieri con i gravi problemi di salute di mia madre, che sarebbe scomparsa da lì a poco. Dovevo mettere più attenzione ma non l’ho fatto”. La ricostruzione dei fatti l’hanno palesata come protagonista di una vicenda maturata “a sua insaputa”. Apparendo come la classica difesa del politico accusato di reati corruttivi. Un favore reso e un orologio ricevuto tutto a sua insaputa? “Puttana Eva – ci ha detto fuori dall’aula durante un veloce scambio di domande e risposte – è accaduto proprio questo”.

    La memoria difensiva

    “Non mi sono mai resa responsabile di un volgare mercimonio della mia funzione pubblica”. “Desidero manifestare – ha scritto nella sua memoria difensiva – l’assoluta estraneità ai fatti contestati , fatti gravi e che mi ripugna vedermi attribuiti, in quanto nei lunghi anni in cui ho adempiuto ai doveri di deputato regionale, parlamentare nazionale e Sotto segretario di Stato, ho improntato la mia azione politica e la mia funzione alla massima trasparenza, alla massima correttezza e sempre nel rispetto della legge”. A dimostrazione di non essersi mai piegata a favori illeciti e di avere pieno rispetto nei doveri della magistratura, ha citato le sue dimissioni da sottosegretario a poche ore dall’esplodere dello scandalo. “Anche per potere meglio esercitare il mio diretto di difesa”.

    Tra i testi che la sua difesa è prossima a citare c’è anche l’allora ministro Graziano Delrio.

    La Vicari, che ha detto di avere conosciuto l’armatore Ettore Morace, “mi fu presentato dall’on. Marcello di Caterina”, ha ricostruito l’iter che ha portato all’approvazione dell’emendamento. E passaggio per passaggio ha indicato che in nessun atto parlamentare compare il proprio nome.

    “Io – ha detto – mi sono occupata di riunire nella fase preliminare alla legge di bilancio, le associazione di categoria armatoriali, per ripianare una situazione che aveva anche provocato un richiamo dell’Unione Europea, che aveva avviato nel 2006 una procedura di infrazione, per il calcolo dell’Iva nei trasporti marittimi, di corto e lungo raggio. Nel primo caso l’Iva era esclusa, nel secondo caso era al 10 per cento”. L’assenza del calcolo dell’Iva di fatto impediva ai titolari dei trasporti a corto raggio di detrarre l’imposta di valore aggiunto da qualsiasi acquisto per potenziare i servizi. Da qui la disparità di trattamento evidenziato dall’Ue. “Con me Morace non ha mai parlato di percentuali. Mi sono approcciata con il gabinetto del mio ministero con una relazione che applicava l’Iva al 10 per cento senza differenza tra corto e lungo raggio, ma il Consiglio dei ministri approvò quella proposta di legge senza recepire la mia relazione. Nella fase dell’iter parlamentare saltò fuori l’emendamento che applicava l’Iva al 5 per cento (favorendo più gli armatori che lo Stato ndr) ma l’iniziativa mai è stata mia”.

    La Vicari l’ha ricondotta ad altri esponenti del Governo e dell’allora maggioranza, ha fatto un lungo elenco di nomi. Quasi da far venire giù, a testimoniare, un intero Governo, quello guidato allora da Paolo Gentiloni.

    “Il mio ministero trasmise a quello dell’Economia circa 50 emendamenti alla Finanziaria, compreso anche quello dell’Iva per il trasporto marittimo. Nella fase dell’iter parlamentare venne fuori proprio dal Mef, attraverso il consulente del sottosegretario Baretta, dott. Terraciano, la proposta di emendare la Finanziaria introducendo l’Iva al 5 per cento, accolta dalla relatrice on. Guerra”. Favori solo per la Liberty Lines? “Assolutamente no – ha risposto l’ex senatrice – i trasporti non erano solo quelli marittimi ma anche quelli fluviali, lacuale e lagunari, da qui ho anche dedotto l’interesse del sottosegretario Baretta, di origine veneziane. Ho contato ben 19 compagnie armatoriali interessate”. La Vicari ha inoltre evidenziato che nella fase della discussione parlamentare per il suo ministero venne incaricato un altro sottosegretario a partecipare alle audizioni in commissione: “Io di questo e di altri emendamenti alla Finanziaria 2017 non me ne sono mai occupata”.

    Le intercettazioni

    “Sono le parole di Morace – ha evidenziato laVicari – ad escludere un mio coinvolgimento, quando seppe che la mia proposta dopo l’incontro con le associazioni armatoriali, era quella di porre l’Iva al 10 per cento, la commentò con una affermazione che elegantemente può essere tradotta come una grande fregatura”. C’è però un’altra intercettazione. Dopo l’approvazione della Finanziaria 2017, con l’emendamento dell’Iva al 5 per cento, la Vicari chiamò Morace per intestarsi l’obiettivo raggiunto. La sua risposta, in attesa del giudizio processuale, risulta quasi disarmante e disonorevole, ma lei non si è tirata indietro dal fornirla. “Fu un atto di millanteria politica- ha risposto così alla difesa e al collegio giudicante – l’attività politica induce spesso a intestarsi iniziative politiche quando hanno una particolare ricaduta sul territorio, anche se non sono proprie, politicamente si pensa a intestarsi qualcosa che possa avere un ritorno elettorale, ho millantato, la mia azione era utile a intestarsi quel successo e chiudere con una problematica che risaliva al 2006″.”Ma quando chiamai Morace – ha ancora detto – lui già sapeva tutto”, questo per dire che i collegamenti politici dell’armatore erano certamente più diretti con altri parlamentari.

    E poi quel Rolex datole in regalo

    “Oggi ne riconosco la leggerezza mostrata nel riceverlo, per me era un dono di Natale, pensando che era l’omaggio ad un politico che aveva preso a cuore la problematica, forse dovevo mettere più attenzione”





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