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    Crocetta e Morace, “assoluzioni da cancellare”
    Mare Monstrum, la Dda di Palermo presenta appello
    Redazione11 Luglio 2025 - Cronaca
  • rosario crocetta Cronaca

    Palermo – Nel novembre dell’anno scorso, il collegio della terza sezione del tribunale di Palermo aveva assolto l’ex governatore Rosario Crocetta, ritenendo che non avesse esercitato pressioni su alcuni dirigenti regionali per aumentare le corse dei traghetti delle Isole Minori, gestiti dalla Liberty Lines. Era stato assolto anche l’armatore Ettore Morace, a cui la procura di Palermo contestava di aver dato un contributo elettorale al movimento “Riparte Sicilia” in cambio dei favori ricevuti.

    Adesso, il pubblico ministero Giacomo Brandini presenta appello contro le assoluzioni. E chiede alla Corte d’appello di emettere delle condanne.

    Per il tribunale, le sollecitazioni di Crocetta per aumentare le cose erano «un obiettivo politico da parte di un’alta figura istituzionale», per la procura ci furono invece delle vere e proprie pressioni, documentate dalle intercettazioni. E proprio per quelle pressioni arrivò in cambio un lauto contributo elettorale. La procura prova a ribaltare la tesi dei giudici di primo grado secondo cui le «pressioni rientrarono nella sfera politica, non sostituendosi Crocetta – ha scritto il tribunale – ai rappresentanti della dirigenza amministrativa e non entrando nel merito e nel dettaglio delle scelte tecnico-finanziarie». Tesi non condivisa dalla procura, che parla di «indebite pressioni».

    Scrive il pm Giacomo Brandini: «A Crocetta è contestato di aver fatto pesare il suo alto ruolo istituzionale non tanto per costringere o indurre i dirigenti Bellomo e Piazza a impiegare l’incremento di bilancio in corso di approvazione all’Ars ad appannaggio della compagnia di navigazione del Morace, ma per assumere una posizione di influenza, qualificata dal suo importante ruolo, per fare appunto “pressioni”». In cambio, l’ex governatore avrebbe ricevuto delle somme «dapprima promesse e poi erogate da Morace al movimento politico del presidente della Regione come corrispettivo del suo intervento».

    Per la procura, «che Crocetta fosse consapevole dell’intenzione di Morace di corrispondere un contributo doppio a “Riparte Sicilia”, è oggetto delle considerazioni svolte con il superiore motivo di impugnazione». (fonte Repubblica.it)





  • Palermo
    Le motivazioni della sentenza Mare Monstrum che a novembre aveva scagionato Crocetta
    «Crocetta non fu corrotto». A novembre il Tribunale di Palermo scagionò anche l’armatore Ettore Morace e l’ex collaboratore del governatore siciliano, Massimo Finocchiaro.
    Redazione31 Maggio 2025 -
  • rosario crocetta

    Palermo – Sia nel 2016 che a marzo 2017, il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta aveva agito «nell’ottica politica di promuovere il turismo e di venire incontro alle istanze delle amministrazioni, della popolazione delle isole minori, di albergatori e operatori commerciali: in tal senso mancherebbe il nesso di corrispettività e la vendita della funzione».

    Lo scrive la terza sezione del Tribunale di Palermo, nelle motivazioni della sentenza che il 26 novembre scorso aveva scagionato lo stesso Crocetta, l’armatore Ettore Morace e l’ex collaboratore del governatore siciliano, Massimo Finocchiaro.

    A Crocetta veniva contestata la corruzione

    L’ipotesi era di corruzione perchè in cambio di «utilità», Crocetta avrebbe prima «cucito» un bando su misura in favore della compagnia Ustica Lines, successivamente diventata Liberty Lines; consentendole di mantenere il monopolio nei collegamenti marittimi con le isole minori; poi i tre imputati avrebbero concordato e fatto partire una proroga del servizio, nel 2017, in cambio di un contributo elettorale di 5 mila euro con cui Morace finanziò il movimento politico ‘Riparte Sicilià, fondato da Crocetta.

    Nel dibattimento, di fronte al collegio presieduto da Fabrizio La Cascia, le imputazioni non sono state confortate dai necessari riscontri. Come dimostrato dagli avvocati Vincenzo Lo Re, Giovanni Di Benedetto, Marcello Montalbano e Nunzio Rosso, «l’interesse di Crocetta nell’estate 2016 sarebbe stato spontaneo e non indotto». Il presidente avrebbe manifestato sensibilità «verso talune problematiche proprie dell’isola di Lipari, tra cui quella relativa alla necessità di completare la costruzione di un molo nell’area portuale». I giudici argomentano sostenendo che, «per quanto i fatti si siano svolti mentre erano in corso approfondite indagini e intercettazioni, non fu raccolta alcuna prova nè fu registrata alcuna conversazione sul punto.

    Quel 19 marzo 2017

    Il 19 maggio 2017, quando ricevette l’avviso di garanzia, Crocetta chiamò l’allora assessore regionale alle Attività produttive, Mariella Lo Bello», che si era occupata anche del movimento politico che aveva sostenuto Crocetta alle elezioni del 2012, «il Megafono». Il presidente le chiese «se le risultasse che Ettore Morace, indagato come corruttore (e arrestato il giorno prima, ndr) avesse fatto un bonifico di 5000 euro in favore del movimento. La Lo Bello, ignara delle indagini, si confrontò con il commercialista e contabile, dottor Pedalino, e richiamò quindi Crocetta, informandolo a sua volta che dalle carte contabili risultavano due finanziamenti, uno della Liberty Lines (Ustica Lines) e l’altro della Caronte».

    Le parole della Lo Bello

    Nella sentenza vengono parafrasate le parole della Lo Bello che, sentita come testimone, sottolineò il fatto che «il presidente, appresa la notizia, rimase quasi spiazzato e ammutolito». Un altro teste, il funzionario regionale Bellomo, aveva detto di non avere vissuto la vicenda riguardante i collegamenti con le Egadi (Trapani), «perchè non ci fu nessuna cosa; quella delle Eolie (Messina) ci fu un pò più di insistenza da parte del presidente per incrementare questi servizi, anche se poi alla fine la cosa si risolse in un incremento mi pare di 5 giorni, se non ricordo male, e senza che la Regione pagasse un euro in più».

    Le pressioni dei sindaci

    Il tribunale ricorda le pressioni dei sindaci, in particolare in una riunione riguardante anche Favignana (Trapani), in cui prese la parola il sindaco dell’epoca (rieletto domenica scorsa), Giuseppe Pagoto. Citando ancora Bellomo, i giudici ricordano come Pagoto avesse chiesto «di incrementare o mantenere i servizi come erano stati fatti nell’anno precedente (2016, ndr). Era lui che voleva incrementarli. La questione fu introdotta da Pagoto e poi Crocetta disse: dobbiamo accontentare i sindaci» (Agi)





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