• Trapani
    Trapani. Ferì il gestore di un circolo ricreativo, ieri prima udienza in tribunale
    Ascoltato dal tribunale la vittima dell'aggressione
    Laura Spanò7 Novembre 2025 -
  • Tribunale

    Trapani – Si è aperto ieri davanti al tribunale di Trapani, presidente giudice Cristina Carraro, a latere giudici Fabio Marroccoli e Benedetto Giordano, pubblico ministero Giulia Sbocchia, il processo nei confronti di Giovanni Tarantino 23 anni (difeso dall’avvocato Giuseppe Ferro) accusato di tentato omicidio, nei confronti di Antonio Guaiana 60 anni, difeso dall’avvocato Giacomo Esposito.

    In prima battuta Tarantino venne accusato di lesioni gravi; successivamente il gip su richiesta del pm riqualificò il reato in quello più grave di tentato omicidio.

    La testimonianza della vittima dell’aggressione

    Guaiana davanti al tribunale ha sostanzialmente confermato e ripercoso quanto accadde la sera del 22 novembre del 2024 all’interno di un circolo ricreativo sportivo di Trapani. Spiegando come nacque la discussione con Tarantino poi sfociata nella coltellata. Il giovane si trovava all’interno del circolo con lui anche altri avventori ed era al biliardo. Ad un certo punto della serata Tarantino – smettendo di giocare – si rivolgeva a Guaiana, socio del club, dicendogli “ragazzo stacca ho finito”. Sentito ciò Guaiana rispondeva a Tarantino che non apprezzava l’essere chiamato “ragazzo” visto che era più grande d’età. A seguito di ciò Tarantino aggrediva Guaiana, con un pugno, una pedata, prendendolo per il collo e facendolo cadere per terra: venendo divisi da altri avventori. I momenti successivi accadono in pochi secondi. Guaiana racconta di essersi rialzato di aver visto Tarantino con il coltello, di essere andato dietro il bancone a prendere una stecca spezzata di biliardo per difendersi ed a quel punto è arrivata la coltellata, che l’uomo non è però riuscito ad evitare. Il fendente infatti lo colpisce all’altezza del collo, e gli causa un profondo sfregio dall’angolo destro della bocca sino a dietro la nuca.

    Il processo è stato aggiornato alla prossima settimana per l’esame di altri due testimoni del Pm.

    Le indagini su questa vicenda sono state condotte dalla squadra mobile chiamata da qualcuno degli avventori del circolo che nel frattempo avevano anche allertato il 118 che trasportò Guaiana al pronto soccorso del Sant’Antonio Abate.





  • Trapani
    Quel video “nascosto” nel cellulare
    Processo per violenza sessuale: a Trapani nel luglio 2022 vittima fu una turista finlandese. Gli imputati chiamano come teste un esperto informatico pratico di cybersecurity
    Rino Giacalone20 Ottobre 2025 -
  • Toga tribunale TpOggi 2

    Trapani – di Rino Giacalone – La denunciata violenza sessuale risale all’estate del 2022. A denunciarla ai Carabinieri fu una turista finlandese. Raccontò che trascorrendo la serata con altre sue tre amiche, tutte finlandesi, in vacanza a Trapani, dapprima in un ristorante poi in un locale sulla spiaggia, fece la conoscenza di altri ragazzi, anche loro in vacanza a Trapani, e dopo aver deciso di accogliere l’invito di uno di loro per seguirlo nella stanza di un vicino b&b, si ritrovò ad essere oggetto di una violenza sessuale di gruppo.

    Il processo

    Il processo è in corso a Trapani. Davanti al Tribunale presieduto dal giudice Franco Messina. Tra i quattro imputati c’è il pluriolimpionico Nino Pizzolato, atleta delle Fiamme Oro e originario di Salaparuta, e con lui gli agrigentini Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. Tutti si sono difesi dicendo che la donna ha gestito l’evolversi di quella serata, dalla discoteca sino alla stanza di un b&b. La finlandese, costituitasi parte civile nel processo, sentita in aula con le sue amiche, ha riferito ben altre circostanze, e di essersi fatta accompagnare nel suo albergo quando ripresi i sensi si ritrovò nel bel mezzo di quella che era una violenza di gruppo.

    Il racconto della vittima

    «Mi sono addormentata sul divano e quando mi sono svegliata erano sopra di me. Ho cercato di divincolarmi, ma mi tenevano la testa e non sono riuscita a muovermi. A un certo punto ho avuto paura che potessero farmi del male, mi sentivo soffocata e mi sono paralizzata. Poi sono riuscita a spingerne via uno e mi sono rannicchiata, a quel punto hanno smesso».

    Le difese degli imputati

    Le difese degli imputati in una precedente udienza hanno prodotto un video, estratto dal cellulare di uno degli imputati, Davide Lupo, che però offrirebbe una scena diversa, ossia, secondo le difese, la consapevole partecipazione della donna ai rapporti sessuali. Cosa che ha innescato un giallo. La vittima della violenza nella sua testimonianza ha detto che quando ebbe consapevolezza di quello che le stava succedendo, vide uno dei giovani presenti nella stanza tenere un cellulare e di avergli chiesto di cancellare le foto. Quel cellulare finì poi nelle mani dei Carabinieri che attraverso una consulenza hanno detto di non aver trovato ne foto ne video di quella serata. Il telefonino una volta restituito a Lupo sarebbe finito nel possesso di un “esperto informatico”, ma a Dubai, e questi è riuscito a tirare fuori le immagini, prodotte dunque al Tribunale.

    Il teste sentito dal tribunale

    Questo esperto è stato sentito oggi dai giudici, teste della difesa di Lupo. E’ stato sentito in videoconferenza, collegato da Dubai dove risiede e lavora. Si tratta di Kevin Bistrò, che si è presentato quale tecnico dipendente da una impresa statunitense di cybersecurity. Ha detto che da nove anni vive a Dubai e di conoscere da tempo Lupo, che a lui si è rivolto proprio per cercare quel video sul suo iphone. Senza scendere molto negli aspetti tecnici, ma indicando i passaggi sufficienti, rispondendo alle domande delle difese, Bistrò ha spiegato di aver trovato quel video, “nascosto” nel mondo segreto del'”icloud”, dove pare finisca tutto quello che c’è nei nostri apparati informatici, anche quando noi pensiamo di averli rimossi.
    Il processo adesso si avvia verso la discussione con altre udienze fissate per la fine di novembre





  • Trapani
    Vicari: una corruzione a sua insaputa
    Trapani: l'ex sottosegretario e senatrice è stata sentita nel processo dove è imputata. Troncone dell'indagine sulla "tangentopoli del mare" Mare Monstrum. "Ho millantato ma la mia azione politica mai fuori dal perimetro della legalità. Il Rolex regalatomi da Morace per me era un dono natalizio"
    Rino Giacalone3 Ottobre 2025 -
  • Tribunale

    Trapani – di Rino Giacalone – L’ex senatrice ed ex sottosegretario di Stato Simona Vicari, imputata di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, è comparsa ieri dinanzi ai giudici del Tribunale di Trapani, collegio presieduto dalla giudice Carrara. Si tratta di uno dei processi per corruzione scaturiti dalla maxi indagine dei Carabinieri denominata “Mare Monstrum”, l’inchiesta sulla cosiddetta tangentopoli del mare . Una corruzione a sua insaputa viene da chiosare dopo averla sentita nel processo. Assoluta estraneità ad ogni accusa. Una difesa decisa, anche con un intervento a gamba tesa, per smarcarsi dall’accusa, suo avversario in campo: nel segreto della sua attività politica non c’è alcun patto corruttivo, e ha così svelato di aver millantato “un successo politico che non le era proprio”.

    L’inchiesta ha riguardato una serie di favori e concessioni rilasciate ai Morace e alla loro compagnia di navigazione, la Liberty Lines. In particolare i contributi regionali garantiti, senza tanti controlli, per i collegamenti veloci tra la Sicilia e le isole Minori. I Morace sono emersi come veri e propri deus ex machina del trasporto marittimo , nelle loro mani un monopolio che li avrebbe trasformati in detentori di un forte centro di potere.

    Nel 2017 l’esecuzione delle misure cautelari da parte dei militari dell’Arma su ordine del gip del Tribunale di Palermo (inizialmente l’inchiesta fu incardinata nel capoluogo siciliano per poi essere trasferita, per gran parte, alla competenza di Procura e Tribunale di Trapani) sollevò uno scandalo per i personaggi coinvolti: con gli armatori Vittorio ed Ettore Morace (padre e figlio) anche l’ex sindaco e all’epoca deputato regionale Girolamo Fazio, ed ancora la dirigente dell’assessorato regionale all Mobilità Salvatrice Severino e Giuseppe Montalto, all’epoca segretario particolare dell’assessore regionale Pistorio. Venne stralciata la posizione di Vittorio Morace, poi scomparso, Ettore Morace ha patteggiato in tutti i tronconi dell’indagine trapanese, Fazio è stato condannato e a metà ottobre per lui ci sarà la pronuncia dei giudici di appello, e se confermata la condanna di primo grado il procedimento di interromperò in quanto scatterà per lui la prescrizione (la Procura ha fatto appello contestando la corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, cosa che se accolta non porterà alla dichiarazione di prescrizione del reato). La prescrizione è stata già pronunciata invece per Montalto. Un altro troncone dell’indagine è rimasto invece a Palermo, dove nei mesi scorsi sono stati assolti dall’accusa di corruzione l’ex governatore Rosario Crocetta, il suo segretario Massimo Finocchiaro e l’armatore Ettore Morace, nonché la compagnia navale Liberty Lines ( ex Ustica Lines).

    Il processo a Trapani. Nel dibattimento in corso l’ex senatrice Simona Vicari, oggi uno dei consiglieri più ascoltati dell’attuale presidente della Regione Renato Schifani, è accusata di corruzione per reato contrario ai doveri di ufficio. In occasione della Finanziaria 2017, quando sedeva da sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e Mobilità (premier era Paolo Gentiloni, ministro era Graziano Del Rio), venne introdotto, nel corso dell’iter parlamentare, un emendamento che assicurava per il collegamento navale veloce e a cosiddetto “corto raggio”, l’Iva al 5 per cento, assicurando un vantaggio anche alla Liberty Lines . L’approvazione secondo l’accusa pilotata dalla Vicari, vide Morace “compensare” l’esponente di governo con un Rolex dal valore superiore ai 5 mila euro. Per l’accusa quella la prova della corruzione. Ettore Morace ha patteggiato per essere stato il corruttore dell’allora sottosegretario. L’imputata si è difesa spiegando che per lei era un dono natalizio, ma ha ammesso di aver millantato, con Morace, a suo merito, l’approvazione della norma.

    Ieri la pm Antonella Trainito ha rinunciato all’esame dell’imputata chiedendo al collegio di acquisire i verbali dei due interrogatori resi dalla Vicari nel luglio e nel settembre 2020. L’ex senatrice ha risposto quindi solo alle domande dei suoi difensori, avvocati Roberto Mangano ed Enrico Sanseverino, che hanno anche depositato una memoria di dieci pagine accompagnate da numerosi allegati. A porre le domande è stata anche la presidente del collegio giudicante, giudice Carrara.

    Le risposte della Vicari nella sostanza hanno escluso l’esistenza di patti corruttivi con Ettore Morace.

    “Quell’orologio – ha detto – lo presi pensando ad un dono natalizio, avendolo ricevuto in prossimità delle feste di Natale. Non ho mai pensato che potesse rappresentare altro, all’epoca peraltro ero molto presa nei miei pensieri con i gravi problemi di salute di mia madre, che sarebbe scomparsa da lì a poco. Dovevo mettere più attenzione ma non l’ho fatto”. La ricostruzione dei fatti l’hanno palesata come protagonista di una vicenda maturata “a sua insaputa”. Apparendo come la classica difesa del politico accusato di reati corruttivi. Un favore reso e un orologio ricevuto tutto a sua insaputa? “Puttana Eva – ci ha detto fuori dall’aula durante un veloce scambio di domande e risposte – è accaduto proprio questo”.

    La memoria difensiva

    “Non mi sono mai resa responsabile di un volgare mercimonio della mia funzione pubblica”. “Desidero manifestare – ha scritto nella sua memoria difensiva – l’assoluta estraneità ai fatti contestati , fatti gravi e che mi ripugna vedermi attribuiti, in quanto nei lunghi anni in cui ho adempiuto ai doveri di deputato regionale, parlamentare nazionale e Sotto segretario di Stato, ho improntato la mia azione politica e la mia funzione alla massima trasparenza, alla massima correttezza e sempre nel rispetto della legge”. A dimostrazione di non essersi mai piegata a favori illeciti e di avere pieno rispetto nei doveri della magistratura, ha citato le sue dimissioni da sottosegretario a poche ore dall’esplodere dello scandalo. “Anche per potere meglio esercitare il mio diretto di difesa”.

    Tra i testi che la sua difesa è prossima a citare c’è anche l’allora ministro Graziano Delrio.

    La Vicari, che ha detto di avere conosciuto l’armatore Ettore Morace, “mi fu presentato dall’on. Marcello di Caterina”, ha ricostruito l’iter che ha portato all’approvazione dell’emendamento. E passaggio per passaggio ha indicato che in nessun atto parlamentare compare il proprio nome.

    “Io – ha detto – mi sono occupata di riunire nella fase preliminare alla legge di bilancio, le associazione di categoria armatoriali, per ripianare una situazione che aveva anche provocato un richiamo dell’Unione Europea, che aveva avviato nel 2006 una procedura di infrazione, per il calcolo dell’Iva nei trasporti marittimi, di corto e lungo raggio. Nel primo caso l’Iva era esclusa, nel secondo caso era al 10 per cento”. L’assenza del calcolo dell’Iva di fatto impediva ai titolari dei trasporti a corto raggio di detrarre l’imposta di valore aggiunto da qualsiasi acquisto per potenziare i servizi. Da qui la disparità di trattamento evidenziato dall’Ue. “Con me Morace non ha mai parlato di percentuali. Mi sono approcciata con il gabinetto del mio ministero con una relazione che applicava l’Iva al 10 per cento senza differenza tra corto e lungo raggio, ma il Consiglio dei ministri approvò quella proposta di legge senza recepire la mia relazione. Nella fase dell’iter parlamentare saltò fuori l’emendamento che applicava l’Iva al 5 per cento (favorendo più gli armatori che lo Stato ndr) ma l’iniziativa mai è stata mia”.

    La Vicari l’ha ricondotta ad altri esponenti del Governo e dell’allora maggioranza, ha fatto un lungo elenco di nomi. Quasi da far venire giù, a testimoniare, un intero Governo, quello guidato allora da Paolo Gentiloni.

    “Il mio ministero trasmise a quello dell’Economia circa 50 emendamenti alla Finanziaria, compreso anche quello dell’Iva per il trasporto marittimo. Nella fase dell’iter parlamentare venne fuori proprio dal Mef, attraverso il consulente del sottosegretario Baretta, dott. Terraciano, la proposta di emendare la Finanziaria introducendo l’Iva al 5 per cento, accolta dalla relatrice on. Guerra”. Favori solo per la Liberty Lines? “Assolutamente no – ha risposto l’ex senatrice – i trasporti non erano solo quelli marittimi ma anche quelli fluviali, lacuale e lagunari, da qui ho anche dedotto l’interesse del sottosegretario Baretta, di origine veneziane. Ho contato ben 19 compagnie armatoriali interessate”. La Vicari ha inoltre evidenziato che nella fase della discussione parlamentare per il suo ministero venne incaricato un altro sottosegretario a partecipare alle audizioni in commissione: “Io di questo e di altri emendamenti alla Finanziaria 2017 non me ne sono mai occupata”.

    Le intercettazioni

    “Sono le parole di Morace – ha evidenziato laVicari – ad escludere un mio coinvolgimento, quando seppe che la mia proposta dopo l’incontro con le associazioni armatoriali, era quella di porre l’Iva al 10 per cento, la commentò con una affermazione che elegantemente può essere tradotta come una grande fregatura”. C’è però un’altra intercettazione. Dopo l’approvazione della Finanziaria 2017, con l’emendamento dell’Iva al 5 per cento, la Vicari chiamò Morace per intestarsi l’obiettivo raggiunto. La sua risposta, in attesa del giudizio processuale, risulta quasi disarmante e disonorevole, ma lei non si è tirata indietro dal fornirla. “Fu un atto di millanteria politica- ha risposto così alla difesa e al collegio giudicante – l’attività politica induce spesso a intestarsi iniziative politiche quando hanno una particolare ricaduta sul territorio, anche se non sono proprie, politicamente si pensa a intestarsi qualcosa che possa avere un ritorno elettorale, ho millantato, la mia azione era utile a intestarsi quel successo e chiudere con una problematica che risaliva al 2006″.”Ma quando chiamai Morace – ha ancora detto – lui già sapeva tutto”, questo per dire che i collegamenti politici dell’armatore erano certamente più diretti con altri parlamentari.

    E poi quel Rolex datole in regalo

    “Oggi ne riconosco la leggerezza mostrata nel riceverlo, per me era un dono di Natale, pensando che era l’omaggio ad un politico che aveva preso a cuore la problematica, forse dovevo mettere più attenzione”





  • Trapani
    L’ex senatore Nino Papania lascia il carcere e va ai domiciliari
    Accolta dal Tribunale di Trapani l’istanza presentata dai legali Lauria e Di Graziano
    Laura Spanò14 Luglio 2025 - Cronaca
  • Nino Papania Cronaca

    Trapani – Il tribunale di Trapani accogliendo la richiesta avanzata dai legali del politico, gli avvocati Baldassare Lauria e Vito Di Graziano ha disposto la scarcerazione dell’ex senatore alcamese del PD Nino Papania.

    Papania che dal settembre 2024 si trovava rinchiuso nel carcere Pagliarelli d Palermo a seguito del suo coinvolgimento nell’operazione antimafia “Eirene” effettuata dalla Squadra Mobile di Trapani e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermopuò lasciare il carcere ma va ai domiciliari.
    L’ex senatore è finito in carcere per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni regionali del 2022. Per queste accuse è in corso un processo dinanzi al Tribunale di Trapani.

    L’istanza era stata presentata dopo il controesame  del commissario Mauro Baldo Riccitelli  dello SCO avvenuto nel corso dell’ultima udienza del processo che vede l’ex senatore imputato davanti al tribunale di Trapani. Controesame che aveva fatto emergere un quadro diverso da quello ipotizzato.

    “Siamo all’inizio del processo – sottolineano i due legali di Papania – e questo ci lascia molto sereni sulla bontà della nostra tesi difensiva (ricordiamo che Rocca Angelo il candidato per il quale si ipotizza il voto di scambio) si e’ accreditato
    il rapporto con di Gregorio escludendo ogni partecipazione del Papania informato solo successivamente”. Gli avvocati Lauria e Di Graziano si sono dichiarati “soddisfatti della decisione del Tribunale, che ha deciso per la sostituzione della misura cautelare nei confronti del loro assistito”.





  • Trapani
    La truffa del diamante del Mozambico
    Vendevano preziosi, ma raggiravano gli acquirenti: due condanne
    Rino Giacalone18 Giugno 2025 - Cronaca
  • Tribunale Cronaca

    Trapani – (di Rino Giacalone)  – Risparmiatori illusi di fare un grosso affare, rimasti in attesa di ricevere dal Mozambico il diamante grezzo per il quale era stato loro prospettato un lauto e facile guadagno. Anche la provincia di Trapani è finita nel raggiro nazionale della cosiddetta truffa del diamante. Ci sono incappati una decina di investitori, almeno quelli, tutti alcamesi, che hanno presentato una querela nel 2018. Il processo contro i “promoter” spregiudicati si è concluso dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Trapani . Due le condanne pronunciate.

    Il giudice Giarrusso ha inflitto condanne più basse rispetto a quelle chieste dal pm: nove mesi per il palermitano Andrea Viragh, 56 anni, e sei mesi per l’alcamese Laura Leone, 54 anni. Condannati per truffa. Nel processo i raggirati si sono costituiti parte civile, alcuni di loro assistiti dall’avvocato Vito Galbo.

    La denuncia risale al 2018

    La denuncia risale al 2018, quando già in Italia il raggiro era venuto alla luce. Ciò non di meno l’ottima presentazione dell’affare fatto dai due, che si presentavano come rappresentanti di un network marketing denominato “PayDiamond”, ha convinto sulla bontà dell’investimento. Si trattava di acquistare pacchetti di un progetto, per scavare in una non meglio indicata zona del Mozambico , in una miniera dalla quale estrarre diamanti. I pacchetti andavano dai tre mila ai dieci mila euro, qualcuno avrebbe partecipato acquistando anche più di una partecipazione. L’accordo era quello di ricevere in cambio, un diamante grezzo il cui valore sarebbe stato pari alla somma messa a disposizione. Trattandosi di preziosi era logico puntare sul fatto che una volta messi sul mercato, il prezzo di vendita sarebbe stato maggiore sella spesa sostenuta. Ma non solo: per risultare ancora più convincenti i due promoter assicurarono agli acquirenti che loro stessi, attraverso la rete, internet, avrebbero potuto seguire tutte le fasi di estrazione nella fantomatica miniera. Potevano monitorare ogni cosa, per vedere finalmente il diamante, dapprima sullo schermo del proprio pc, in attesa di riceverlo materialmente. Solo che si trattava di una colossale….fuffa. Anzi nemmeno tale la si può definire. La “fuffa” sarebbe stata tale se gli ignari acquirenti qualcosa in mano, anche di scarso valore, potevano trovarsela, ma nessuno di loro ha mai ricevuto nulla, nemmeno una pietra taroccata.

    I due avrebbero convinto gli acquirenti con una serie di specchietti per le allodole: hanno cominciato con una convention, che ci hanno raccontato essere stata parecchio affollata, poi in premio anche una prestigiosa Mercedes. In effetti una di queste auto venne sorteggiata tra i partecipanti e consegnata, solo che poco tempo dopo il fortunato vincitore si è trovato al cospetto del concessionario che veniva a riprendersela, dopo avere invano atteso il relativo pagamento.

    La truffa del diamante oggeto di procedimenti penali in diversi Tribunali

    La truffa del diamante da tempo è oggetto di procedimenti penali in diversi Tribunali d’Italia. Anche se il processo celebratosi a Trapani non ha evidenziato collegamenti con il caso nazionale. Quel raggiro incredibile che venne fatto scoprire nel 2016 dalla trasmissione di Rai Tre “Report”.

    Solo il Tribunale di Cremona ha depositato contro una serie di promoter, in totale 46 sentenze di condanna. Ma anche altri Tribunale del nord Italia sono stati interessati ad analoghi casi giudiziari. E anche questi processi si sono conclusi con sentenze di condanna. Basta cercare sulla rete e la cronaca giudiziari ci dice che sono stati numerosi i casi scoperti: in qualche procedimento sono finiti condannati anche istituti bancari risultati essere stati, a loro insaputa, ma ugualmente sono stati ritenuti colpevoli, degli intermediari.

    Le banche attraverso i loro consulenti invece di proporre ai migliori clienti investimenti in azioni, bot, cct e altro, prospettavano l’affare del diamante, che non avrebbe avuto le spese previste per altri investimenti. Un guadagno facile insomma. Le banche sono finite condannate perché intanto trattenevano sull’investimento la loro provvigione.

    A guadagnare molto di più è stato chi prometteva diamanti senza però nemmeno conoscere dove fosse questa favolosa miniera. Nel caso di Alcamo pare che il guadagno si stato notevole, ma soldi in possesso dei due condannati non ne sono stati trovati. Il denaro è finito inghiottito in un buco nero, introvabile come le stesse miniere del Mozambico





  • Trapani
    “Il nome dei Melodia è ancora potente” – di Rino Giacalone
    Mafia, operazione "Eirene": sentito in Tribunale investigatore dello Sco
    Rino Giacalone6 Giugno 2025 - Cronaca
  • Tribunale Cronaca

    Trapani – E’ cominciato con una diatriba tra pm e difese il processo scaturito dall’operazione antimafia “Eirene” che nell’autunno 2024 vide arrestate, con le accuse di mafia, diverse persone tra Alcamo, Calatafimi e Trapani. Una indagine della Polizia che vide in campo investigatori dello Sco, Sisco, Squadra Mobile di Trapani e Palermo e che fotografò la dinamicità di una organizzazione mafiosa del tutto non timorosa dell’incalzare dell’azione giudiziaria nel tempo condotta contro Cosa nostra.

    Gli imputati

    Tra i principali imputati ci sono due politici di rango, l’ex senatore Nino Papania e l’ex vice sindaco di Alcamo Pasquale Perricone. Con loro soggetti alcuni conclamati mafiosi tornati in auge dopo antiche condanne. Tra gli imputati tre in particolare: Francesco Coppola, indicato dalla Procura antimafia di Palermo quale nuovo capo della famiglia mafiosa di Alcamo, il commerciante di origini castellammaresi ma residente a Trapani, Giosuè Di Gregorio e Giuseppe Diego Pipitone, una sorta di “rais” nel rione popolare San Giuliano di Erice. Quasi tutti gli indagati sono ancora in carcere, compresi Papania e Perricone, e in udienza il pm Pierangelo Padova ha chiesto ai giudici (collegio presieduto dal giudice Enzo Agate) ha chiesto, in previsione di una lunga durata del dibattimento, la sospensione dei termini della misura cautelare, questo per evitare scarcerazioni con il processo in corso.

    Le difese si sono opposte, portavoce l’avvocato Gallina che ha definito non tempestiva la richiesta del pm, quando ancora, ha sottolineato, si è all’esordio dell’istruttoria dibattimentale. Il Tribunale deciderà alla prossima udienza.

    I primi testi

    Intanto è cominciata la testimonianza di uno dei principali investigatori, il commissario dello Sco (Servizio Centrale Operativo) Mauro Riccitelli. E’ toccato a lui rispondere alle domande del pm Padova, un esame che non si è concluso e che proseguirà in una udienza già fissata per la fine del mese. Domande poste per evidenziare le “dinamiche” dell’associazione mafiosa che era dedita ad uno stretto controllo criminale del territorio. A Roma lo chiamavano il “mondo di mezzo”, dove la mafia si incontrava con la politica e i “colletti bianchi”, a Trapani alcune indagini su connessioni tra Cosa nostra e borghesia, indussero gli inquirenti che se ne occupavano a parlare di “terra di mezzo”, dove risiedeva e risiede ancora quell’area grigia fatta di soggetti pronti a dare manforte agli interessi mafiosi, l’indagine “Eirene” ha svelato una nuova identificazione letteraria della consorteria mafiosa, “mondo collaterale”. E’ questa la frase finita ascoltata durante le intercettazioni, e a pronunziarla sarebbe stato il personaggio maggiormente noto tra gli arrestati, l’ex senatore alcamese Nino Papania che nel processo con Pasquale Perricone è imputato di voto di scambio politico mafioso.

    L’indagine

    L’indagine è stata condotta per due anni tra il 2021 e il 2023. Durante questi mesi gli investigatori sono stati addosso agli indagati, seguiti anche in occasione di riunioni, come quella con uno degli uomini più potenti della mafia castellammarese, Mariano Asaro (citato nel processo ma non imputato), quando ci fu da rendere ragione al figlio di Pipitone, Diego, che aveva avuto una lite con l’alcamese Sebastiano Dara, mentre lavorava nella security di un locale a Trapani, a Villa Rosina. Un incontro organizzato, ha riferito il teste, da Giosuè Di Gregorio, intercettato a dire che “Asaro è uno importante, un boss”. Asaro, tornato libero da tempo, frattanto ha ottenuto anche la riabilitazione dal giudice di sorveglianza. La sua presenza alla riunione però fu d’aiuto a Pipitone, padre e figlio, “per via dei rapporti forti di Pipitone senior con la mafia castellammarese”. Su Giuseppe Diego Pipitone, l’investigatore dello Sco, ha ricordato, anche se genericamente, senza scendere nello specifico, “i rapporti con la politica trapanese”.

    Le controversie

    Pronto a dirimere controversie anche l’alcamese Coppola, Francesco detto Cicco. Una di queste in particolare avrebbe riguardato Ignazio Melodica, detto “u nico” o soprannominato “ragioniere”, soggetto che il commissario Riccitelli ha detto essere noto per sue precedenti sentenze di condanna. “Il nome dei Melodia è ancora adesso pesante” a proposito di mafia alcamese. Alla nutrita famiglia dei Melodia viene ricondotta per decenni la gestione di Cosa nostra e Coppola sarebbe stato uno dei “successori” dopo che gli esponenti più importanti di questa famiglia sono finiti in carcere o sono deceduti. Giosuè Di Gregorio in una intercettazione è stato ascoltato raccontare le proprie vicissitudini, e di avere scampato ogni pericolo dopo aver scelto “di vivere al fianco dei Melodia. Coppola si sarebbe occupato anche di indurre, tale Graziano Silaco, a lasciare la gestione di un maneggio dopo essere entrato in contrasto con il suo socio, Giuseppe Caruso, genero di Pasquale Perricone. Intervento che Coppola avrebbe condotto proprio su richiesta dell’ex vice sindaco di Alcamo. Tra gli episodi ancora indicati dall’investigatore dello Sco un copioso sequestro di armi e munizioni a casa di uno degli imputati, Antonino Minio.

    Ad apertura di udienza il Tribunale ha conferito a due periti l’incarico della trascrizione di numerose conversazioni indicate sia dal pm quanto dalle difese.





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