• Palermo
    La Sicilia e il ddl sui mandati: priorità incomprensibile tra emergenze e ombre giudiziarie
    Parlamento regionale, si continua con le norme ad personam
    Rino Giacalone13 Gennaio 2026 - Politica
  • regione siciliana Aula ARS Politica

    Palermo – di Rino Giacalone – Mentre la Sicilia arranca sotto il peso di problemi strutturali — dalla sanità che fatica a garantire prestazioni essenziali, alla crisi economica che non concede respiro alle famiglie e alle imprese, fino all’isolamento infrastrutturale di molte aree interne — l’Assemblea Regionale Siciliana da oggi ha in agenda la calendarizzazione del ddl sugli Enti locali. Il provvedimento, che mira ad aprire la porta al terzo mandato per i sindaci nei Comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti, viene presentato dalla maggioranza come un passo verso la modernizzazione dell’ordinamento locale.

    Ma per tanti cittadini e osservatori è una scelta politica difficile da comprendere se confrontata con l’urgenza dei problemi reali dell’Isola.

    Questo ddl non è un testo qualunque: introduce limiti ai mandati che avranno impatto diretto sui futuri profili elettorali di sindaci radicati nei loro territori. Proprio nei Comuni di media dimensione — quelli in cui per anni la governance locale è stata spesso l’unico punto di riferimento istituzionale per i cittadini — i sindaci in carica potrebbero beneficiare di norme che dilatano la loro permanenza nelle stanze del potere.

    Il caso di Raffadali

    È il caso di Raffadali (Agrigento), dove l’attuale sindaco è alla sua seconda legislatura. Questo Comune rientra nella fascia demografica interessata dal ddl, e la discussione normativa è stata rapidamente associata alla figura del primo cittadino proprio perché, se la legge dovesse essere approvata così com’è, potrebbe consentire a chi è già in carica di puntare a un terzo mandato consecutivo.

    Il caso Campobello di Mazara

    Un altro caso emblematico è Campobello di Mazara (Trapani), dove Giuseppe Castiglione è sindaco da due mandati. Il Comune ha una storia particolare: è stato nel passato teatro di uno dei capitoli più complessi della lotta allo Stato e alla mafia in Italia, essendo stato per anni luogo di latitanza — fino alla cattura — del boss mafioso Matteo Messina Denaro, evento che ha segnato l’immagine e la memoria collettiva della comunità. In questo contesto, la prospettiva di un ulteriore allungamento dei mandati amministrativi suscita reazioni nette tra una parte dell’opinione pubblica, che denuncia un cortocircuito tra tutela dell’interesse collettivo e cementificazione di élite locali.

    Un altro caso è nel catanese, a Trecastagni, dove il sindaco al secondo mandato è Giuseppe Messina.

    Il dibattito politico

    Il dibattito politico è poi caricato da un ulteriore elemento: i riflettori della giustizia penale sono tornati negli ultimi mesi puntati su una delle famiglie politiche più note dell’Isola. **Salvatore “Totò” Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia e storico protagonista della politica isolana, è stato sottoposto a arresti domiciliari nel dicembre 2025 nell’ambito di un’indagine della Procura di Palermo su associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione con al centro appalti e procedure nella sanità pubblica.

    Nei fascicoli dell’inchiesta emergono conversazioni e contatti tra il commercialista al centro dell’indagine e figure vicine alla famiglia Cuffaro, tra cui l’ex dirigente regionale Silvio Cuffaro, fratello di Totò, citato dagli inquirenti per la sua potenziale funzione di riferimento nei rapporti istituzionali legati agli appalti sanitari.

    Proprio a Raffadali — dove un Cuffaro è sindaco — queste connessioni hanno acceso un dibattito aspro sull’opportunità di una norma che potrebbe legittimare ulteriormente la permanenza delle stesse classi dirigenti al vertice dei piccoli centri urbani. Al di là delle responsabilità personali che saranno accertate nei processi — come avviene in uno Stato di diritto — resta la sensazione, in parte dell’opinione pubblica siciliana, che la politica abbia scelto di mettere una riforma dall’impatto controverso davanti a urgenti esigenze di assistenza sanitaria, sviluppo economico e coesione sociale.

    In aula, a Palazzo dei Normanni, si voterà non solo su una norma tecnica, ma sul segno che la politica regionale vuole dare alla Sicilia. Una scelta che, nei circoli della democrazia locale, viene osservata come un indicatore di priorità — forse non allineate con i bisogni più acuti della società siciliana





  • Palermo
    Miceli (Progetto Civico Italia): “Grave che il sindaco diserti l’Aula e si nasconda dietro ad una lettera”
    Scandalo appalto sanità
    Redazione10 Novembre 2025 - Politica
  • Miceli Carmelo Politica

    Palermo – La bufera politica scaturita dall’indagine sui presunti appalti truccati in Sicilia non esime il Comune di Palermo. Per il consigliere Miceli di Progetto Civico, il sindaco Lagalla sarebbe dovuto venire in consiglio comunale.

    “Ritengo sia un fatto molto grave il fatto che il sindaco Lagalla, davanti a questa situazione, decida di non confrontarsi con l’Aula e di nascondersi dietro a una lettera. D’altra parte prendere le distanze dai fatti della Regione ma aspettare gli interrogatori di garanzia è una contraddizione in termini. Il sindaco non avrebbe dovuto avere remore a venire in Consiglio comunale ma è bastata la mia richiesta di avere un contraddittorio a farlo recedere dalla scelta di confrontarsi. Tra l’altro le nostre domande non sono legate all’inchiesta in sé ma piuttosto al sistema di potere che l’ha generata e che riguarda anche Palermo”.

    Lo dice Carmelo Miceli, consigliere comunale e coordinatore regionale di Progetto Civico Italia.





  • Palermo
    “Servo Suo”… di Claudio Fava
    Fava: "Questo governo dovrebbe dimettersi, certo. Ma non perché glielo chiede codesta opposizione"
    Trapani Oggi9 Novembre 2025 - Politica
  • claudio fava Politica

    Catania – In un post su Facebook intitolato “Servo suo” l’ex presidente della Commissione Antimafia regionale critica aspramente l’area politica che lo candidò solo pochi anni fa a Palazzo D’Orleans: «Ha partecipato al banchetto dell’ultima finanziaria spartendosi (con poche, lodevolissime eccezioni) cento milioni di euro per regalie ad amici & devoti»

    Servo Suo – di Claudio Fava

    Quali titoli morali ha in Sicilia questo centrosinistra per chiedere le dimissioni del governo Schifani? Ha partecipato al banchetto dell’ultima finanziaria spartendosi (con poche, lodevolissime eccezioni) cento milioni di euro per regalie ad amici & devoti, senza passare attraverso un solo bando di gara. Ha frequentato per anni assiduamente i cenacoli del consociativismo, ha partecipato alla distribuzione dei posti di sottogoverno – da parenti poveri, certo, dovendosi accontentare delle minuzzaglie – senza mai la decenza di indicare, per nome e cognome, i direttori e i dirigenti imposti da certa politica (tanto, poi a fare i nomi ci pensa la Procura).È stato questo centrosinistra a inaugurare il cursus honorum dell’assessore Sammartino, candidato di punta del PD prima di transumare nei partiti del centrodestra.

    In questo partito militavano (e militano) i dirigenti politici che frequentavano le terrazze romane e nissene del gran capo dell’antimafia Antonello Montante. È stato Il PD a pretendere come candidata alla presidenza della Regione un ex assessore di Lombardo che se n’è coerentemente andata col centrodestra un quarto d’ora dopo essere stata sconfitta (e nessuno del gruppo dirigente, che mi risulti, ne ha pagato pegno). Dopo anni di opposizione di cartapesta, il centrosinistra adesso grida allo scandalo e chiede che il governatore vada a casa: ripeto, con quale legittimità morale?

    Questo governo dovrebbe dimettersi, certo. Ma non perché glielo chiede codesta opposizione. Hanno titolo per chiederglielo quel 34 per cento di famiglie stabilmente sull’orlo della soglia di povertà, le centinaia di malati siciliani costretti a cercare cure e rimedi a mille chilometri da qui, le settemila piccole e medie aziende agricole assetate da una eterna carenza idrica nella regione con più dighe per abitante di tutto il creato. Dovrebbero chiederne le dimissioni i pendolari ostaggi di una viabilità da terzo mondo e di una rete di trasporti pubblici con tempi di percorrenza d’anteguerra, dovrebbero farsi sentire gli esuberi sociali delle 28 mila aziende chiuse in cinque anni. Loro, solo loro, hanno diritto ad alzare la voce.

    Negli anni è stata praticata un’idea servile dell’opposizione, una postura mentale da partito degli eletti che vantavano una solo pretesa: essere invitati al gran ballo del maxiemendamento ad ogni capodanno. È agli atti che ogni denuncia politica si è alzata un istante dopo (mai un istante prima) che le magagne venissero smascherate dalla Procura di turno. E adesso, con millimetrica puntualità, il nome di Totò Cuffaro torma ad essere il lenzuolo lercio con cui l’opposizione cerca di nascondere le proprie miserie.
    Certo, Cuffaro è un nome utile e rumoroso, evoca antiche malefatte e assolve d’incanto il centrosinistra dalla propria ignavia. Non a caso questa opposizione, la più silente nella storia siciliana, si è trasformata in pochi giorni in un carnevale di sdegnate dichiarazioni, ultimatum, furenti anatemi. L’antifascismo comodo di piazzale Loreto…
    Questa vicenda giudiziaria ci consegna un’altra verità, forse perfino più grave dei fatti che vengono contestati: non è più il denaro il motore malato di questa politica. Non sono le mazzette trasmesse di mano in mano. È il potere in sé. Meglio: l’esercizio del potere che da solo si fa premio e ricompensa senza bisogno di tangenti, il potere di governare le carriere, decidere assetti pubblici e privati. Il potere di governare nell’ombra, che di tutte le forme di governo è quella più antica e meno nobile.
    Ci viene quasi da rimpiangere i tempi in cui un politico milanese si disfaceva a Milano della mazzetta ricevuta buttandola nel cesso. Adesso il potere s’è fatto immateriale, si sublima nelle cartelline d’archivio dedicate ai propri protetti, nel gioco dell’oca delle nomine e delle carriere. E si gioca con fiches di plastica, non servono più denari veri.

    Diceva qualche giorno fa l’ex ministro Provenzano che c’è bisogno di uno scatto d’orgoglio, di una svolta. Orgoglio, svolta: magari parliamo di questo invece di pensare che il rimedio siano le dimissioni di Schifani.





  • Palermo
    Caso Cuffaro, la presidente della Dc: «Rivendico il diritto all’ingenuità»
    Lo scrive su Repubblica l'avvocato Laura Abbadessa, presidente della Dc e moglie del magistrato Massimo Russo
    Trapani Oggi9 Novembre 2025 - Cronaca
  • cuffaro Cronaca

    Palermo – di Laura Abbadessa: «Il percorso di Cuffaro era garanzia per non sbagliare» «Ho scelto di fare parte della Democrazia cristiana perché provengo da una tradizione familiare democristiana. Mi è stato chiesto, e io stessa a dire il vero mi sono domandata: ma proprio nel partito di Totò Cuffaro? Non lo conoscevo personalmente ma, come tutti, conoscevo le gravi vicende che lo hanno riguardato. Ho creduto che i trascorsi di un politico come lui, che ha patito la sofferenza del carcere e ha conosciuto l’errore e la caduta, costituissero la migliore garanzia per non tornare a sbagliare».

    Lo scrive in un intervento su Repubblica-Palermo l’avvocata Laura Abbadessa, presidente della Dc e moglie del magistrato Massimo Russo, ex assessore regionale alla Sanità nell’allora governo di Raffaele Lombardo.

    «Ingenua? Forse. In ogni caso, rivendico il diritto all’ingenuità buona – aggiunge -. Rigetto con fermezza ogni utilizzo malizioso o strumentale della mia elezione a presidente della Dc, ricondotto interessatamente, nelle conversazioni intercettate, a mere e risibili congetture: la mia storia personale e familiare è distinta e non è disponibile per alcuna operazione di scudo o di convenienza. A Totò Cuffaro, al quale spetterà difendersi nelle sedi opportune, auguro di poter chiarire la propria posizione. Così come agli altri. L’attuale Democrazia cristiana non si incarna in singole persone, ma è una comunità di giovani, di donne e di uomini perbene. Per quello che mi riguarda intendo continuare a impegnarmi per contribuire ad attuare quel cambiamento sistemico della prassi e della classe politica».





  • Palermo
    Inchiesta sanità e appalti: Cuffaro si dimette da segretario della Dc
    Cuffato coinvolto nell'inchiesta ha fatto un passo indietro
    Redazione8 Novembre 2025 - Cronaca
  • cuffaro Cronaca

    Palermo – «Questa mattina ho rassegnato, nelle mani del presidente del partito, Renato Grassi, e del segretario organizzativo nazionale, Pippo Enea, le mie dimissioni da segretario nazionale della Democrazia cristiana».

    A scriverlo in una nota Totò Cuffaro, indagato dalla procura di Palermo che ne ha chiesto gli arresti domiciliari.

    «Ringrazio – aggiunge – coloro che hanno condiviso con me un percorso di impegno e di servizio al partito. Il presidente ha convocato per il 20 novembre il Consiglio nazionale che sarà chiamato a esaminare e accettare le mie dimissioni irrevocabili e a definire le successive decisioni».

    La decisione dell’ex presidente della Regione Siciliana è maturata dopo le accuse di essere il promotore di un’associazione a delinquere, di corruzione e turbata libertà degli incanti.

    Con lui coinvolti nell’inchiesta ci sono l’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano e altri 16 indagati.

    Le reazioni

    – Le dimissioni di Cuffaro da segretario nazionale della DC? Bene, ma cambia poco. Occorre smantellare il sistema clientelare che sta rubando il futuro alla Sicilia. Piuttosto attendiamo un altro passo indietro, quello di Schifani. Solo allora i siciliani potranno cominciare a sperare di intravedere un filo di luce in fondo al tunnel in cui questo disastroso governo li ha cacciati”.
    Lo affermano il coordinatore siciliano del M5S e vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola e il capogruppo regionale 5 Stelle Antonio De Luca.

    – «Cuffaro si dimette da segretario della Dc. Potremmo dire: era ora. La realtà è che c’era già qualcosa di profondamente malato e sbagliato nell’aver consentito (e in taluni casi corteggiato) uno che è stato in galera per favoreggiamento di mafiosi di ritornare in pompa magna al centro della politica siciliana. Chi era Cuffaro lo sapevamo tutti. Allora forse la verità è che molti cittadini siciliani per avere accesso ai servizi e ad una prospettiva di vita decente, devono ricorrere a questa gentaglia che li vincola elettoralmente. Commissariare la Sicilia ora. Unica soluzione per i siciliani». Lo scrive sui social il leader di Azione Carlo Calenda.





  • Palermo
    Carmelo Miceli è il nuovo coordinatore regionale della Sicilia di Progetto Civico Italia
    Stamane la conferenza stampa di presentazione
    Redazione29 Ottobre 2025 - Politica
  • Miceli Palermo Politica

    Palermo – Carmelo Miceli è il nuovo coordinatore regionale della Sicilia di Progetto Civico Italia. A ufficializzare, in una conferenza stampa a Palermo, il primo coordinamento regionale sono stati Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda e promotore del movimento nazionale, con Ismaele La Vardera, deputato regionale e fondatore di Controcorrente, tra i più attivi nel Paese per costruire questa nuova rete civica.
    Dopo l’appuntamento di Roma della scorsa settimana – con oltre 200 amministratori civici, da Bolzano a Caltanissetta, e più di 1500 persone – oggi a Palermo erano presenti circa 100 amministratori siciliani che hanno aderito al progetto.

    “Carmelo è un avvocato, un professionista affermato. È nato da una reale voglia di cambiamento e amore per Palermo e per la Sicilia. Il suo impegno – spiega Onorato – sarà decisivo per la crescita di Progetto Civico Italia. Sono felice di vedere così tante persone che, da ogni parte della Regione, in poco più di una settimana hanno voluto aderire a Progetto Civico Italia. E’ un’onda che continua a crescere, riceviamo ogni giorno oltre 50 richieste da ogni parte del Paese. Siamo stati inondati da entusiasmo e voglia di cambiare davvero le cose. Nelle prossime settimane annunceremo i coordinamenti in tutte le altre regioni, oltre ai tantissimi comitati civici che stanno aprendo in ogni territorio, dal comune più grande a quello più piccolo”.

    “Sono felice di ospitare al Parlamento siciliano la prima uscita regionale di progetto Civico italia. Ringrazio Alessandro Onorato – commenta La Vardera – che mi ha coinvolto sin dalla nascita del progetto, e sono convinto che riusciremo a tessere una rete straordinaria in tutte le regioni d’Italia, arruolando amministratori liberi che hanno voglia di sana e buona politica. Faccio gli auguri al neo coordinatore regionale Carmelo Miceli sono convinto che farà un grande lavoro in Sicilia, c’è un grande bisogno di competenza accanto alla denuncia, e lui ne ha tanta, dal canto mio gli darò una mano perché Controcorrente sarà certamente al suo fianco per battaglie comuni importanti che ci aspettano”.

    “La Sicilia – dichiara Miceli – è da sempre un laboratorio politico e in questa Terra le amministrazioni di centrodestra sono state capaci di dare il peggio di se. In una regione che è roccaforte della destra, basta guardare lo stato delle strade, dei servizi, delle città: le emergenze quotidiane, dalla sicurezza al lavoro, sono la dimostrazione che chi governa non è all’altezza di farlo. Per questo abbiamo deciso di portare avanti con Alessandro Onorato e Ismaele Lavardera Progetto Civico Italia, un movimento che parte dal basso, dalle esigenze reali, che porta al suo interno le esperienze politiche e non soltanto, per passare dalla denuncia ai fatti. Ringrazio Alessandro Onorato per la fiducia. Adesso ci mettiamo subito al lavoro, perché un cambiamento è possibile”.





  • Palermo
    Messina, mi dimetto dal gruppo, lascio Fratelli d’Italia
    Deputato: 'Non aderirò ad altri partiti, né ora né in futuro'
    Redazione1 Agosto 2025 - Politica
  • WhatsApp Image 2025 08 01 at 08.17.27 Politica

    Palermo – “Comunico la mia decisione di lasciare il partito Fratelli d’Italia e di rassegnare le dimissioni dal gruppo parlamentare. Non aderirò ad altri partiti, né ora né in futuro.
    Nei prossimi giorni valuterò con senso di responsabilità se proseguire il mio mandato parlamentare, continuando a sostenere il Presidente Giorgia Meloni e il suo Governo, oppure se concludere anticipatamente questa esperienza, lasciando anche il ruolo da deputato.
    Un’esperienza intensa, che ha rappresentato la mia passione e il mio impegno più autentico verso la politica, a cui ho dedicato gran parte della mia vita.”

    Lo dichiara in una nota il deputato catanese ed ex assessore al Turismo della Regione Siciliana, Manlio Messina.  (fonte ANSA)





  • Catania
    Barbagallo: “Ecco la nuova segreteria regionale del Pd Sicilia”
    La presentazione nel corso della riunione della Direzione regionale
    Redazione14 Luglio 2025 - Politica
  • Chinnici Barbagallo Li Calzi Panepinto Cageggi Politica

    Catania – Presentata la nuova segreteria regionale del Pd Sicilia, dal segretario regionale Anthony Barbagallo, nel corso della riunione della Direzione regionale, convocata dalla presidente del Partito siciliano, Cleo Li Calzi.

    “Avevo già annunciato in fase congressuale – ha detto Barbagallo nel corso del suo intervento in Direzione – la presenza al mio fianco di Valentina Chinnici, come vicesegretaria, che ancora una volta ringrazio per avere accettato. Ma come detto il 21 giugno in assemblea regionale, nella prima direzione avrei anche annunciato la nuova squadra. Eccola qui”.

    La nuova segreteria: Valentina Chinnici, vice segretaria; Mary Albanese: welfare e contrasto disuguaglianze;  Pietro Bartolo: Mediterraneo e immigrazione; Peppe Calabrese: capo segreteria; Elisa Carbone: diritti e pari opportunità; Lillo Colaleo: Politiche green e transizione 5.0; Giacomo Darrigo: coordinatore; Peppe Di Cristina: Scuola, povertà educativa e Cultura; Rosalba Di Piazza: terzo settore; Massimo Ingiaimo: infrastrutture; Gandolfo Librizzi: aree interne; Sergio Lima: organizzazione e comunicazione; Antonella Russo: salute e sanità; Domenico Siracusano: lavoro; Fabio Termine: Enti Locali e amministratori; Daniela Toscano: partecipazione, formazione politica e riforme; Daniele Vella: contrasto alle mafie e governo del territorio; Vincenzo Fasone: coordinatore dipartimenti.





  • Castelvetrano
    Castelvetrano, l’ex sindaco grillino Enzo Alfano aderisce al movimento Controcorrente
    La Vardera: “Un faro di speranza in una città che merita di più”
    Redazione30 Maggio 2025 - Politica
  • Enzo alfano Castelvetrano 970x432 1695624789 Politica

    Castelvetrano – L’ex primo cittadino si unisce al partito fondato dal deputato regionale. Alfano: “Antimafia e sensibilità verso il prossimo sono gli obiettivi comuni”.

    Continua l’espansione del movimento Controcorrente nel trapanese che, dopo aver presentato due consiglieri comunali a Campobello di Mazara, adesso troverà tra le sue anche l’ex grillino Enzo Alfano.

    “Un ingresso di valore – dice il fondatore di Controcorrente, Ismaele La Vardera – il nostro movimento adesso ha bisogno di avere al suo interno gente di esperienza, pulita e che ama la propria comunità. Alfano ha amministrato una comunità complicata che cerca riscatto. Un sindaco che, nonostante tutto, non è stato mai messo in discussione e che ha preso il meglio della sua comunità valorizzandolo, giorno dopo giorno. Non posso che essere fiero di averlo all’interno di Controcorrente”.

    Una dichiarazione d’intenti che è arrivata anche da parte di Alfano che a breve metterà in piedi anche un faro territoriale di Controcorrente.

    “Sarò la voce di quei cittadini che non si sentono rappresentati – conclude Alfano – in una Sicilia che affonda in disservizi continui. Una terra dimenticata, anzi depredata dal governo nazionale, con il silenzio complice di chi rappresenta le istituzioni ed appartiene agli stessi partiti che governano il Paese. Ecco, davanti a questo scenario non potevo che sentirmi Controcorrente”.





  • Trapani
    Rimesso in libertà l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello
    Rimesso in libertà per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare
    Redazione18 Marzo 2025 - Cronaca
  • paolo ruggirello Cronaca

    Trapani – Rimesso in libertà per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare l’ex politico trapanese, Paolo Ruggirello. Era stato condannato a 12 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e si trovava agli arresti domiciliari in attesa del deposito delle motivazioni e della decisione della Cassazione. Stamattina è stato rimesso in libertà.

    A gennaio scorso  la Corte d’Appello di Palermo aveva confermato la condanna a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, respingendo il ricorso della difesa.

    I giudici d’Appello non avevano accolto neppure la richiesta del pg che per l’ex parlamentare regionale voleva una condanna più severa per associazione mafiosa.







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