Cronaca
Palermo – La procura generale di Palermo ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni e 8 mesi e un anno di libertà vigilata inflitta in primo grado a Martina Gentile, figlia dell’insegnante Laura Bonafede, storica compagna di Matteo Messina Denaro.
Martina Gentile ritenuta una pedina fondamentale della rete di assistenza al latitante è stata condannata a marzo 2025. La donna era accusata di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena. La donna, 32 anni, supplente in una scuola a Pantalleria, era il tramite tra la madre e il padrino. Si sarebbe interfacciata con Lorena Lanceri, la vivandiera di Messina Denaro, moglie di Emanuele Bonafede.
Nel corso di dichiarazioni spontanee Gentile, in primo grado, davanti al gup, disse di aver ignorato la relazione tra il capomafia e sua madre, sposata con un altro mafioso che sconta l’ergastolo per omicidio. «Ad oggi, per quello che ho saputo leggendo anche la lettera diario di mia madre – ha spiegato -capisco che quell’uomo non meritava il mio affetto. Mia madre ha sbagliato tantissimo, per questo sono arrabbiata con lei, però purtroppo è andata così e io ho voluto bene ad una persona a cui non dovevo».
Messina Denaro considerava la giovane come una figlia. “Ho cresciuto una figlia che non è mia figlia biologica, ma per me è una figlia e mi ha dato l’amore di una figlia”, così scriveva il padrino. “Ha molto di me perché l’ho insegnata io, se vedessi il suo comportamento ti sembrerei io al femminile”, aggiungeva l’ex superlatitante in un pizzino inviato a una delle sorelle.
Cronaca
Palermo – Una donna di 56 anni, Maria Luigia Tricarico, è stata ferita nel pomeriggio di oggi 12 febbraio con un coltello mentre si trovava in via Libertà. L’aggressore sarebbe arrivato alle spalle della donna che era appena uscita da una parrucchieria e stava andando a recuperare l’auto parcheggiata vicina, ferendola al dorso in prossimità del cuore in circostanze ancora da chiarire, poi è fuggito a piedi.
La donna, pur ferita gravemente, è riuscita a rifugiarsi in un negozio vicino, da dove è stato lanciato l’allarme. Ai soccorritori ha raccontato di aver sentito improvvisamente il colpo mentre camminava. Trasportata all’ospedale Villa Sofia, si trova in gravi condizioni.
In pochi istanti sono arrivate diverse pattuglie di polizia che hanno avviato le ricerche dell’aggressore.
Attualità
Palermo – Creare un ponte concreto tra il mondo penitenziario e il mercato del lavoro, trasformando la pena in un’occasione di riscatto sociale e sviluppo economico. È l’obiettivo del seminario tecnico “Carcere e Lavoro: un’azione di sistema per il reinserimento dei detenuti” che si è svolto a Palermo, nell’auditorium dell’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente.
Al termine dell’evento è stato siglato un protocollo d’intesa tra i rappresentanti del dipartimento regionale del Lavoro, di quello della Famiglia, del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Sicilia, dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (Uiepe) per la Sicilia, del Centro per la giustizia minorile per la Sicilia e il Garante per la tutela dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale della Regione Siciliana.
Attraverso questo documento, le parti si impegnano a collaborare per la costituzione di una rete specialistica che definisca ruoli e azioni per facilitare l’ingresso dei detenuti nel tessuto produttivo siciliano.
L’evento, promosso dal dipartimento regionale del Lavoro e da Sviluppo Italia, segna l’avvio operativo del progetto “Reti specialistiche e misure per l’inserimento lavorativo delle persone detenute”. L’iniziativa fa parte del programma nazionale “Donne, Giovani e Lavoro 2021-27”, coordinato dal ministero del Lavoro in collaborazione con il ministero della Giustizia.
La Sicilia è tra le regioni protagoniste della sperimentazione nazionale, insieme a Lombardia, Lazio e Veneto.
Il fulcro del progetto è l’attivazione dello “Sportello Lavoro” all’interno degli istituti penitenziari, per garantire orientamento e accompagnamento personalizzato ai detenuti. Il servizio è già operativo nella Casa circondariale Pagliarelli di Palermo, dove lo scorso 19 gennaio sono stati avviati i primi colloqui, e sarà esteso alla Casa circondariale Piazza Lanza di Catania, all’Ipm Bicocca di Catania e all’Ipm Malaspina di Palermo.
Cronaca
Trapani di Rino Giacalone – Adesso si va verso la sentenza. I giudici a fine aprile dopo requisitoria e arringhe metteranno con la sentenza la parola fine al processo dove sono imputate di corruzione l’ex dirigente dell’assessorato alle Infrastrutture Salvatrice Severino e l’ex sottosegretario e senatrice Simona Vicari. Un dibattimento scaturito dall’indagine “Mare Monstrum”, la cosiddetta “tangentopoli del mare”. L’inchiesta che colpì la Liberty Lines e gli armatori Morace, per via degli inciuci commessi nella gestione dei contributi regionali per le tratte navali onorate di esercizio pubblico, e quindi ricompensate.
Quello in corso contro Severino e Vicari non è che l’ultimo di una serie di processi, celebrati tra Palermo e Trapani. Nell’indgine ha patteggiato, per due volte, per corruzione l’ex patron della compagnia navale, Ettore Morace, tra i condannati l’ex sindaco Fazio, il cui processo attende la definizione del giudizio di appello. A Trapani le ultime udienze riguardanti Severino e Vicari, hanno visto sfilare davanti al collegio (presidente giudice Carrara) i testi citati dalla difesa dell’ex parlamentare.
Contro di lei l’accusa di aver favorito l’armatore Ettore Morace. Nel novembre 2016, durante la formazione della finanziaria nazionale del 2017, la Vicari che sedeva da sottosegretario al ministero dei Trasporti, si intestò l’approvazione di un emendamento che applicò da allora l’Iva al 5 per cento per i trasporti a corto raggio. Cosa favorevole agli interessi anche delle compagnie di navigazione, ma il vero premiato sarebbe stato l’armatore Ettore Morace, della trapanese Liberty Lines.
Le intercettazioni dei Carabinieri hanno infatti tradito il rapporto stretto tra i due. Un “patto”, suggellato per l’accusa, in distinti momenti, dal regalo di due preziosi orologi, ora confiscati. Quando fu sentita, la Vicari ha detto che non si occupò dell’emendamento e di esserselo intestato come “millanteria politica”. Escludendo in maniera categorica che l’emendamento non fu mai partorito da una sua iniziativa. Gli orologi ricevuti? “Per me erano un dono” ha ripetuto la Vicari.
Nell’ultima udienza di martedì a dar ragione all’ex senatrice è stato il deputato Graziano Delrio, che all’epoca sedeva da ministro al dicastero delle Infrastrutture. La Vicari era uno dei suoi sottosegretari. “L’emendamento – ha detto Delrio – arrivò dal Mef, il ministero delle Finanze”. L’ex ministro ha poi ribadito che l’introduzione dell’Iva in questo ambito venne decisa “per via di una procedura di infrazione sollevata dall’Unione Europea”. Nella precedente udienza erano stati sentiti due ex sottosegretari, Del Basso De Caro e Baretta, nella sostanza quell’emendamento non avrebbe avuto sostenitori politici, ma frutto dei tecnici del Mef. Un emendamento che oggi è impossibile rintracciare nella sua origine.
Nel processo, da dove è uscito per prescrizione Giuseppe Montalto ex segretario dell’assessore Pistorio, parte civile è la Regione: Schifani e la Vicari opposti in Tribunale, ma stretti alleati a Palermo, essendo l’ex senatrice tra i collaboratori più ascoltati a Palazzo d’Orleans
Cronaca
Palermo – Agenti della sezione anticorruzione della squadra mobile di Palermo hanno eseguito un’ordinanza cautelare del gip nei confronti di tre dipendenti della camera mortuaria dell’ospedale Cervello finiti ai domiciliari accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e corruzione per esercizio della funzione.
L’indagine è scattata nei primi mesi del 2024, sotto il coordinamento della Procura, attorno ai decessi ospedalieri.
Partendo dalle indagini al Policlinico Paolo Giaccone, dove ci sono stati arresti e indagati, grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche è stata ricostruita un’associazione a delinquere, composta da tutti e tre i dipendenti della camera mortuaria e i titolari di imprese funebri locali. Si tratta di Vincenzo Romano, 67 anni, da pochi mesi in pensione, Onofrio Leonardo, 61 anni, è Giuseppe Suriano, 56 anni.
I dipendenti dietro compenso economico avrebbero indirizzato i familiari verso alcune imprese di pompe funebri. Sono stati filmati anche i passaggi di soldi come nel caso di un irlandese morto a Palermo, tra i dipendenti e i referenti delle pompe funebri. In quel caso sono stati dati 500 euro.
Nel corso delle indagini sarebbe stata trovata individuata una cimice nei pressi della camera mortuaria.
Alla luce della scoperta i tre impiegati si sarebbero messi d’accordo nel caso in cui fossero stati convocati dalla polizia giudiziaria, adottando comportanti per deviare il corso delle indagini.
L’attività, originata da risultanze delle investigazioni condotte al Policlinico “P. Giaccone” di Palermo, si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche ed ha consentito di delineare l’esistenza di una associazione a delinquere, composta da tutti e tre i dipendenti della camera mortuaria e dedito alla stipula di accordi corruttivi con i referenti di numerose imprese funebri locali.
Adottando il medesimo modus operandi ed in cambio di denaro, gli indagati avrebbero infatti accelerato le pratiche inerenti alla cura ed il rilascio di salme di deceduti in ospedale, anche quando erano mancanti le previste autorizzazioni comunali.
In alcune occasioni i dipendenti dell’obitorio, sempre dietro compenso economico, avrebbero favorito alcune imprese funebri, indirizzando i familiari dei defunti a presceglierle per l’affidamento dei relativi servizi.
Nell’inchiesta sul Policlinico erano finiti ai domiciliari Marcello Gargano, 64 anni e Salvatore Lo Bianco, 58 anni. Mentre per altri 2 dipendenti, Antonio Di Donna di 62 anni e Giuseppe Anselmo, 66 anni, il gip aveva disposto la misura della presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e la sospensione dall’esercizio di pubblici uffici o servizi per un anno. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria anche per Marcello Spatola, Giacomo Marchese, Francesco Trinca, Nunzio Trinca, Davide Madonia.
Cronaca
Palermo – Era in sella ad una bici quando è stato investito da una motrice in via Francesco Crispi. La vittima Antonino Incorvaia, di 55 anni, è stato soccorso dai sanitari del 118 che hanno provato invano a rianimarlo ma invano. Le indagini sono condotte dalla polizia municipale.
Si allunga la lista di morti e feriti in città. Appena una settimana fa un giovane di 16 anni in sella a uno scooter si era scontrato con un’automobile, il 28 gennaio un cittadino ghanese è rimasto ferito dopo essere stato travolto da un’auto dei carabinieri mentre pedalava in via Libertà all’altezza di via Siracusa. Il 3 novembre un uomo di 77 anni, Giuseppe Gargano, è morto dopo essersi scontrato con uno scooter elettrico, guidato da un giovane, all’incrocio tra via Gaetano Daita e via Archimede.
Cronaca
Palermo – Gi avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, difensori del dott. Salvatore Cuffaro, rendono noto che il Tribunale del riesame, in accoglimento delle tesi ed eccezioni difensive, ha rigettato l’appello della Procura contro l’ordinanza del Gip che aveva rigettato la richiesta degli arresti domiciliari per la corruzione contestata oltre che a Cuffaro anche all’on. Carmelo Pace, all’imprenditore favarese Alessandro Vetro e al direttore del Consorzio di bonifica Giovanni Tomasino.
Lo stesso Tribunale ha pure rigettato la richiesta di sequestro preventivo di 25.000 euro e la riqualificazione della vicenda Dussmann in corruzione e dichiarato inammissibile l’appello per l’associazione a delinquere
Cronaca
Campofelice di Roccella (Palermo) – Proseguono le operazioni di spegnimento da parte del personale dei vigili del fuoco per l’incendio che da ieri sera martedì 3 febbraio interessa l’impianto di trattamento dei rifiuti plastici nel Comune di Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo. L’incendio è scoppiato attorno alle 22 circa di ieri sera, ed ha impegnato per tutta la notte diverse squadre di vigili del fuoco in contrada Pista vecchia (in prossimità dello svincolo autostradale di Buon Fornello). L’incendio ha coinvolto un impianto di trattamento di rifiuti di plastica.
Nel corso della giornata sono stati impiegati numerosi uomini e mezzi dei pompieri provenienti da tutta la provincia di Palermo. Per rendere più efficace l’azione di spegnimento sono intervenuti i mezzi del Gruppo Operativo Speciale con mezzi movimento terra, utilizzati per lo smassamento dei rifiuti, e un mezzo aeroportuale Auto Idro Schiuma Polvere (AISP), capace di erogare oltre 4.000 litri di acqua al minuto. Le fiamme hanno interessato delle rotoballe posizionate all’aperto su una superficie di diverse migliaia di metri quadri. Le squadre pompieri hanno operato tutta la notte per cercare di contenere il fuoco, proteggendo le strutture interne dell’impianto.
In mattinata ha effettuato un sopralluogo anche il Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Palermo, ing. Girolamo Bentivoglio Fiandra.
Contestualmente, l’ARPA ha eseguito campionamenti ambientali per la verifica di eventuali livelli di inquinamento; si resta in attesa dei risultati delle analisi.
Il tratto della SS 113 antistante l’impianto è stato chiuso al traffico ed è presidiato da personale ANAS e dalla Polizia Stradale.
A supporto delle squadre operative dei Vigili del Fuoco sono intervenute anche diverse autobotti della Protezione Civile della Città Metropolitana di Palermo.
Cronaca
Palermo – Agenti del Commissariato “Zisa – Borgonuovo”, su delega della Procura di Palermo, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari, emessa dal Gip presso il Tribunale, nei confronti di 5 persone (3 già ristretti per altra causa) ritenuti autori di più episodi di compravendita di sostanze stupefacenti.
Nello specifico un indagato è risultato destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, gli altri 4 degli arresti domiciliari.
L’attività di indagine, coordinata dalla Procura, è stata avviata da personale della Sezione Investigativa del Commissariato “Zisa-Borgonuovo”, nel novembre 2023 e si è conclusa nel luglio 2024.
Le investigazioni, svolte con l’ausilio di intercettazioni e videoriprese, hanno consentito di disvelare le autonome attività illecite dei destinatari di provvedimenti restrittivi ed anche di altri soggetti indagati in stato di libertà, impegnati a vario titolo in numerose cessioni al dettaglio di dosi di sostanza stupefacente: hashish e cocaina.
Nel corso delle indagini sono state ricostruite numerose cessioni di sostanze stupefacenti, in buona parte dedotte dalle conversazioni tra i soggetti intercettati, che utilizzavano un linguaggio criptico, ma il cui senso è stato possibile decifrare attraverso il loro modus operandi e le loro abitudini.
L’articolata attività d’indagine ha consentito, attraverso i riscontri e le risultanze investigative che man mano sono emerse, di pervenire a 5 arresti in flagranza di reato e al deferimento in stato di libertà di altri soggetti, tutti per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con relativo sequestro di droga nonché alla sanzione amministrativa dei relativi acquirenti.
Base operativa è risultata essere un sito ubicato nel quartiere Noce; qui, più persone, a vario titolo indagate, si riunivano per concordare acquisti, effettuare i pagamenti per le cessioni, pianificare strategie di vendita che consentissero di porli in una condizione di vantaggio rispetto ad altri concorrenti nel settore degli stupefacenti.
Nel contesto investigativo si ricostruivano in due circostanze anche distinte cessioni di ingenti quantitativi di cocaina ed una partita dal peso di circa 1 kg veniva sequestrata dal personale di Polizia nel luglio 2024.
Proprio in occasione del sequestro dell’ingente partita di droga si rinvenivano nella disponibilità di uno degli odierni destinatari della misura restrittiva diverse armi: nr 2 pistole ed una piccola pistola mitragliatrice, armi tutte comprese di relativo munizionamento e sulla cui natura sono in corso accertamenti.
“Giova precisare che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di eventuali sentenze passate in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza”.
Cronaca
Piana degli Albanesi (Palermo) – Un decreto di sequestro preventivo per 58 mila euro a carico di due coniugi di Piana degli Albanesi indagati per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, è stato eseguito dai militari del comando provinciale della guardia di finanza di Palermo, emesso dal gip di Termini Imerese, su richiesta della procura.
I due, secondo l’accusa avrebbero trasformato in impresa agricola un’altra ditta, già esistente ma non operativa, per percepire risorse finanziate dal fondo europeo agricolo di garanzia per sostenere l’innovazione e la crescita del settore.
I coniugi, sostiene l’accusa, in realtà, non sarebbero stati coltivatori, e avrebbero prodotto falsi contratti d’affitto di terreni nel circondario, intestati a terze persone, così da dimostrare all’agenzia per le erogazioni in agricoltura di essere idonei a percepire le risorse.
Nel 2022 e nel 2023, è la ricostruzione della Finanza, avrebbero percepito le somme sui propri conti correnti, che sono stati svuotati in pochi giorni con bonifici e prelievi.
La lotta all’illecita percezione di denaro pubblico appresenta il presupposto per un utilizzo trasparente ed efficiente dei finanziamenti nazionali ed europei, risorse pensate per categorie destinatarie di misure di sostegno, come quella degli agricoltori.