Cronaca
Marsala – Annullando con “rinvio” ad altra sezione della corte d’appello di Palermo la sentenza di secondo grado soltanto per due imputati, e limitatamente ad uno dei capi d’imputazione (per turbativa d’asta per il presunto boss mafioso marsalese Francesco Giuseppe Raia e per rideterminazione pena al mazarese Vincenzo Romano in relazione ad altra accusa), la Cassazione ha confermato, nel resto, la sentenza con cui, nell’aprile 2025, la terza sezione della corte d’appello di Palermo (presidente Sergio Gulotta), assolvendo soltanto uno degli imputati condannati in primo grado (il mazarese Paolo Bonanno) e rideterminando le pene ad altri tre, confermò quasi integralmente la sentenza emessa, il 14 dicembre 2023, dal gup Ermelinda Marfia nel processo abbreviato a 27 persone coinvolte nell’operazione antimafia dei carabinieri “Hesperia”.
Nell’abbreviato, il gup Marfia aveva inflitto a 27 imputati condanne per quasi 230 anni di carcere, e circa 140 mila euro di multe. Le pene più severe (20 anni di carcere) furono per Luppino e per il marsalese Francesco Giuseppe Raia, di 58 anni. Per quest’ultimo, i giudici di secondo grado rideterminarono la pena complessiva in 28 anni e 6 mesi di carcere in continuazione con un’altra condanna definitiva dal 2014.
L’indagine dei carabinieri risale al 6 settembre 2022, e scompaginò le famiglie mafiose di Marsala, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara. Complessivamente furono coinvolti 35 tra presunti mafiosi e fiancheggiatori di Cosa Nostra (otto sono stati processati con rito ordinario davanti il Tribunale di Marsala). In quella occasione ritornò in cella uno dei fedelissimi dell’allora boss latitante Matteo Messina Denaro, il capomafia di Campobello di Mazara Francesco Luppino.
Nell’abbreviato, il gup Marfia aveva inflitto a 27 imputati condanne per quasi 230 anni di carcere, e circa 140 mila euro di multe. Le pene più severe (20 anni di carcere) furono per Luppino e per il marsalese Francesco Giuseppe Raia, di 58 anni. Per quest’ultimo, i giudici di secondo grado rideterminarono la pena complessiva in 28 anni e 6 mesi di carcere in continuazione con un’altra condanna definitiva dal 2014.
La Corte d’appello, inoltre, ridusse la pena a 3 anni e 4 mesi a Rosario Stallone, di Campobello di Mazara, e a 3 anni e 8 mesi a Jonathan Lucchese, di Palermo. Confermate tutte le altre condanne emesse dal gup Marfia, che oltre ai 20 anni inflitti a Luppino e Raia, aveva sentenziato 18 anni per Antonino Cuttone e Vincenzo Spezia, 16 anni per Piero Di Natale, 12 anni per Antonino Ernesto Raia (fratello di Francesco Giuseppe), 11 anni e 4 mesi per Marco Buffa, 9 anni per Vito Gaiazzo, 8 anni e 8 mesi per Antonino Pace e Tiziana Rallo. Pene tra 6 anni e 8 mesi e 4 anni per gli altri. L’indagine «Hesperia» sfociò nell’arresto di 33 persone: 21 in carcere e 12 ai domiciliari.
Secondo l’accusa, Francesco Luppino, dopo avere scontato una lunga condanna per mafia, ritenuto uno dei principali portavoce del boss, scarcerato era tornato a tessere la sua rete di relazioni. In poco tempo aveva ricostruito un nuovo gruppo di fedelissimi attorno all’allora primula rossa di Cosa nostra per ricostituire la rete di relazioni di Cosa nostra tra Campobello di Mazara, Mazara, Castelvetrano e Marsala.
Palermo – Il procuratore generale della Corte d’appello di Palermo ha chiesto la conferma di cinque delle sette condanne emesse il 23 luglio 2024 dal Tribunale di Marsala nel processo con rito ordinario scaturito dall’operazione antimafia dei carabinieri «Hesperia», che il 6 settembre 2022 vide finire in carcere o ai domiciliari presunti affiliati e fiancheggiatori di Cosa nostra a Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Paceco.
Pur riqualificando alcune imputazioni in reati meno gravi e in qualche caso escludendo l’aggravante del metodo mafioso, lo scorso anno il tribunale ha inflitto sette anni di carcere al marsalese Stefano Putaggio 52 anni, agente immobiliare, ex attivista del M5S, processato per estorsione a un imprenditore che si era aggiudicato, per circa 400 mila euro, un immobile a un’asta giudiziaria.
Il pm della Dda di Palermo Pierangelo Padova aveva invocato 10 anni.
In aula la presunta vittima di estorsione, l’agente di commercio Giuseppe Sturiano, ha negato, però, di aver subito pressioni.
Vito De Vita, di 47 anni, condannato a sei anni ma nel frattempo è tornato in libertà, accusato della cessione di una partita di droga per 1.300 euro; a cinque anni ciascuno Riccardo Di Girolamo, di 46, e Filippo Aiello, di 77; a tre anni e mezzo Lorenzo Catarinicchia, di 44, anche loro tutti di Marsala. Infine, a un anno e tre mesi ciascuno, con pena sospesa, Nicolò e Bartolomeo Macaddino, di 64 e 60 anni, di Mazara del Vallo, imprenditori del settore ittico, per i quali l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso è stata derubricata in quella meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, confermando però l’aggravante.
Per questo i difensori Giuseppe De Luca e Giuseppe Tumbiolo hanno fatto ricorso, sostenendo l’assenza del metodo mafioso.
E il Pg della Corte d’appello ha accolto questa tesi, chiedendo l’assoluzione dei due Macaddino per assenza di querela delle presunte vittime.
Cronaca
Marsala – Eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani un decreto di sequestro – ai fini della eventuale confisca – di beni immobili (un terreno e due fabbricati per un valore complessivo di 200 mila euro) nei confronti di due coniugi marsalesi. Si tratta di Leonardo Casano e Giuseppa Prinzivalli.
La misura di prevenzione patrimoniale è stata emessa dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo in virtù degli accertamenti svolti dai militari sulla sperequazione economica del nucleo familiare e sulla pericolosità sociale del 52enne Casano, che, attualmente detenuto, era stato raggiunto nel settembre del 2022 da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Hesperia”.
Operazione con la quale i Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani avevano tratto in arresto 35 persone (23 in carcere e 12 ai domiciliari) appartenenti ai mandamenti mafiosi di Mazara del Vallo, Trapani e Castelvetrano.
Nel contesto dell’attività, nei confronti della coniuge 51enne Giuseppa Prinzivalli è stata inoltre data esecuzione all’ordine di espiazione della pena di 1 anno e 9 mesi di detenzione domiciliare a seguito della condanna per il reato di riciclaggio, per aver fatto confluire sul proprio conto corrente i proventi dell’attività di spaccio di stupefacenti.
Petrosino – La seconda sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto dall’accusa di voto di scambio politico-mafioso alle ultime elezioni comunali di Petrosino (Trapani), il presunto mafioso Marco Buffa e l’ex consigliere comunale Michele Buffa.
I due, il 21 febbraio 2024, erano stati condannati a 15 anni di carcere dal Tribunale di Marsala. Una sentenza ora ribaltata in secondo grado. Marco Buffa rimane, comunque, in carcere nell’ambito di un altro procedimento penale. Marco Buffa è difeso da Luisa Calamia, Michele Buffa dal penalista Nicola Clemenza.
L’indagine fu condotta dai carabinieri. Dopo l’arresto, Michele Buffa si era dimesso da consigliere comunale.
Per l’accusa, Marco Buffa, presunto «capo decina» all’interno di Cosa nostra, già condannato per aver favorito in passato la latitanza dei vertici del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, poi arrestato nell’operazione «Hesperia» (con condanna, in primo e secondo grado, a 11 anni e 4 mesi), avrebbe «procurato voti in favore del candidato Michele Buffa, consentendogli di essere eletto a consigliere comunale di Petrosino. Questo in cambio dell’erogazione di denaro e di altre utilità, nonché della disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa».
Cronaca
Palermo – La terza sezione della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Sergio Gulotta, ha confermato la sentenza emessa, il 14 dicembre 2023, dal gup Ermelinda Marfia nel processo abbreviato a 27 persone coinvolte nell’operazione antimafia dei carabinieri «Hesperia». Assolto solo uno degli imputati condannati in primo grado, Paolo Bonanno, 50 anni, di Mazara del Vallo, ed ha rideterminando le pene ad altri tre.
L’operazione dei carabinieri risale al 6 settembre 2022, e disarticolò le famiglie mafiose di Marsala, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara. Nell’indagine furono coinvolti 35 presunti mafiosi e fiancheggiatori di Cosa Nostra (otto sono stati processati con rito ordinario davanti il Tribunale di Marsala) riportando in cella fedelissimi del boss Matteo Messina Denaro, come il 69enne capomafia campobellese Francesco Luppino, zio della professoressa di matematica Floriana Calcagno arrestata stamane (14 aprile 2025) considerata non solo una delle amanti del boss (oggi deceduto) è accusata infatti di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena. Avrebbe aiutato il latitante a sottrarsi alla cattura e di conseguenza ad esercitare il suo potere.
Queste le condanne: Francesco Luppino 20 anni; Marco Buffa, Mazara del Vallo 11 anni e 4 mersi; Leonardo Casano, Marsala, 6 anni; Antonino Cuttone, Mazara del Vallo, 18 anni; Piero Di Natale, Castelvetrano, 16 anni, Vito Gaiazzo, Mazara del Vallo, 9 anni e 4 mesi; Girolamo Li Causi, Marsala, 4 anni e 4 mesi; Jonathan Lucchese, Palermo, 3 anni e 8 mesi; Marco Manzo, Campobello di Mazara, 4 anni e 4 mesi; Antonino Nastasi, Campobello di Mazara, 5 anni e 4 mesi; Vincenzo Pisciotta, Mazara del Vallo, 6 anni e 4 mesi; Giuseppa Prinzivalli, Marsala, 5 anni.
Ed ancora: Francesco Pulizzi, Marsala, 5 anni; Antonino Ernesto Raia, Marsala, 12 anni; Francesco Raia, 28 anni e sei mesi (in continuazione con una sentenza del 2013); Tiziana Rallo Marsala, 8 anni e 8 mesi; Vito Rallo, 4 anni e 4 mesi; Vincenzo Romano, Mazara del Vallo, 6 anni; Carmelo Salerno, Paceco, 6 anni e 8 mesi; Giuseppe Speciale, Partinico, 5 anni e 4 mesi; Francesco Stallone, Campobello di Mazara, 4 anni e 4 mesi; Rosario Stallone, 3 anni e 4 mesi; Michele Vitale, Partinico, 6 anni.
Nell’abbreviato, il gup Marfia aveva inflitto a 27 imputati condanne per quasi 230 anni di carcere, e circa 140 mila euro di multe. Le pene più severe (20 anni di carcere) per Luppino e per il marsalese Francesco Giuseppe Raia, di 57. Per quest’ultimo, i giudici di secondo grado hanno rideterminato la pena in 28 anni e 6 mesi di carcere in continuazione con un’altra condanna definitiva dal 2014.