Cronaca
Milano – La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito tre decreti di prevenzione emessi dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, per oltre 1,5 milioni di euro au un imprenditore orginario di Messina, già condannato per 416-bis, ed ha sottoposto ad amministrazione giudiziaria due SpA: avrebbero consentito all’imprenditore di eseguire lavori per 4,5 milioni di euro nonostante la pendenza di una interdittiva antimafia.
Il primo provvedimento riguarda un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 1,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore di origini messinesi, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e, più recentemente, indagato dal Centro Operativo D.I.A. di Milano su delega della D.D.A. in relazione a presunte ipotesi di trasferimento fraudolento di beni, aggravate dal metodo mafioso.
Alla luce di questi precedenti giudiziari e tenuto conto degli esiti di mirate indagini economico- patrimoniali eseguite dal Centro Operativo DIA di Milano, il Tribunale ha ritenuto sussistenti i requisiti previsti dal Codice Antimafia per l’adozione, in via cautelare, della misura ablativa rilevando, in particolare, come il patrimonio del soggetto proposto (costituto da una società operante nel settore dell’edilizia nonché da altri beni immobili e conti correnti) sia da ritenere di presumibile provenienza illecita, in quanto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e alle attività economiche svolte frutto o reimpiego di proventi delittuosi.
Gli altri decreti dispongono, invece, la misura dell’amministrazione giudiziaria (per la durata di 1 un anno ma con il mantenimento degli attuali organi di amministrazione) nei confronti di due S.p.A. affidatarie di lavori finalizzati alla realizzazione sull’intero territorio nazionale di un’infrastruttura pubblica di telecomunicazioni – finanziata anche con fondi PNRR – da implementare mediante una rete in banda ultra larga.
Gli approfondimenti documentali ed economico-finanziari sull’operatività dell’azienda edile riconducibile all’imprenditore — destinataria di interdittiva antimafia emessa nel 2022 dalla Prefettura di Milano — hanno consentito di ricostruire rapporti contrattuali con le predette società inerenti all’esecuzione, a vario titolo, di lavori presso alcuni cantieri lombardi per oltre 4,5 milioni di euro a partire dal 2022 e tuttora in corso.
Il quadro così ricostruito ha fatto emergere profili riferibili alla cosiddetta “colpa di organizzazione”: pur in presenza, almeno sul piano formale, di procedure e modelli organizzativi, i presìdi di controllo non avrebbero impedito — né intercettato tempestivamente — l’instaurarsi e il protrarsi di rapporti operativi con un’impresa destinataria di interdittiva antimafia, tanto più in un ambito operativo di livello medio-alto e riferito ad appalti pubblici con rilevanti profili
di sicurezza e di interesse strategico.
Cronaca
Milano – Una rapina che va oltre il semplice furto e che racconta la violenza gratuita e il disprezzo di due adolescenti provenienti dalla Milano bene. La vicenda è raccontata da Il Giorno.
I due protagonisti hanno 16 anni e provengono da famiglie agiate, uno figlio di imprenditori con fatturati milionari, l’altro figlio di un avvocato. Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 dicembre, dopo aver fatto tappa in un fast food, hanno aggredito un senzatetto e gli hanno sottratto la tracolla. I due ragazzi sono stati arrestati con l’accusa di rapina aggravata.
Erano da poco passate le 4 del mattino quando un uomo di 57 anni, senzatetto originario della provincia di Trapani, ha chiesto aiuto a degli agenti di passaggio, raccontando di essere stato brutalmente aggredito. I giovani lo avevano strattonato con violenza e gli avevano rubato la borsa. In un gesto ancora più inquietante, avevano tentato di spegnergli una sigaretta sull’occhio, tentativo che fortunatamente non è riuscito. La vittima ha indicato ai poliziotti la direzione presa dai due aggressori, che sono stati rintracciati poco dopo. Avevano ancora il bottino: cinque euro e cinquanta centesimi. La borsa era stata abbandonata vicino a una saracinesca. Uno dei due ragazzi aveva già precedenti per danneggiamento, furto aggravato e pericolose accensioni ed esplosioni.
Entrambi sono stati arrestati e messi a disposizione della giustizia minorile.
Cronaca
Palermo – La mente della banda era un francese. L’esperto tecnologico un palermitano, già indagato in passato. Assieme ad insospettabili realizzavano chiavi per decodificare i sistemi di sicurezza delle auto di lusso e rubarle e tra gli insospettabili anche un alcamese residente a Milano.
I carabinieri del comando provinciale di Palermo assieme ai colleghi di Milano e di Alcamo hanno eseguito 5 decreti di perquisizione e 3 decreti di sequestro preventivo d’urgenza di altrettanti conti correnti nei confronti di 3 indagati, padre e figlio palermitani di 58 e 27 anni e un alcamese di 27 anni, residente a Milano, accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, alla ricettazione e alla detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, codici o altri mezzi atti all’accesso a sistemi informatici o telematici.
Nel corso delle operazioni, nell’abitazione palermitana degli indagati è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio dotato della più avanzata strumentazione utile alla progettazione e realizzazione dei dispositivi oggetto d’indagine. Perquisizione anche ad Alcamo.
L’operazione riguarda la scoperta in Europa di una banda che rubava vetture di lusso attraverso sofisticate apparecchiature elettroniche che riuscivano ad aprire le auto con chiavi non codificate.
L’inchiesta è stata condotta sotto il coordinamento dell’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale “Eurojust”, e riguarda anche Francia e Regno Unito.
L’indagine è partita dagli inquirenti francesi che avrebbero accertato l’esistenza del gruppo criminale che realizzava e rivendeva i dispositivi per l’avviamento di autovetture attraverso chiavi non codificate, bypassando i sistemi di sicurezza e facilitando “la commissione di furti di veicoli di svariate case automobilistiche”. I componenti della banda si sarebbero avvalsi di insospettabili complici, come nel caso del titolare di un’officina ufficiale di un marchio automobilistico, che avrebbe fornito chiavi originali, poi inviate in Cina per essere analizzate e decodificate.
Attualità
Milano – E’ morto lo stilista Giorgio Armani. Aveva 91 anni. Lo ha annunciato il gruppo Armani. ‘Con infinito cordoglio, il gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani. Il Signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Infaticabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni, ai diversi e sempre nuovi progetti in essere e in divenire”, si legge nel comunicato firmato ‘I dipendenti e la sua famiglia’.
“Negli anni, Giorgio Armani ha creato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto del vivere, anticipando i tempi con straordinaria lucidità e concretezza. Lo ha guidato un’inesauribile curiosità, l’attenzione per il presente e le persone. In questo percorso ha creato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la capacità di comunicare con tutti. Sempre attento alle esigenze della comunità, si è impegnato su molti fronti, soprattutto verso la sua amata Milano.
“La Giorgio Armani – prosegue la nota del Gruppo – è una azienda con cinquant’anni di storia, cresciuta con emozione e con pazienza. Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza, di pensiero e azione, il proprio segno distintivo. L’azienda è il riflesso, oggi e sempre, di questo sentire. La famiglia e i dipendenti porteranno avanti il Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori. “In questa azienda ci siamo sempre sentiti parte di una famiglia. Oggi, con profonda commozione, sentiamo il vuoto che lascia chi questa famiglia l’ha fondata e fatta crescere con visione, passione e dedizione. Ma è proprio nel suo spirito che insieme, noi dipendenti e i familiari che sempre hanno lavorato al fianco del signor Armani, ci impegniamo a proteggere ciò che ha costruito e a portare avanti la sua azienda nella sua memoria, con rispetto, responsabilità e amore.”
La camera ardente sarà allestita a partire da sabato 6 settembre e sarà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro. Per espressa volontà di Armani, i funerali si svolgeranno in forma privata.
A Vouge lo stilista aveva raccontato come lui e Pantelleria si erano scelti, ecco uno stralcio di quella lunga intervista.
È lunga la mia storia con Pantelleria ed è cominciata, a dire il vero, tra dubbi e perplessità. Quando la visitai la prima volta, alla fine degli anni ’70, mi era sembrata solo brulla e scontrosa. Non aveva spiagge comodamente accessibili, non c’erano alberghi né ristoranti. Ho pensato: “che errore venire qui”. Eppure, dopo alcuni giorni, guardando il cielo limpido e il paesaggio intorno, mi accorsi che ovunque regnavano quiete e calma. Silenzio assoluto. È stato in quel momento che mi resi conto che qualcosa mi aveva stregato. Ammirando con calma il suo paesaggio incontaminato, mi innamorai del suo fascino selvaggio. Il colpo al cuore fu Cala Gadir con i suoi “dammusi”, le tipiche case locali in pietra lavica con il tetto bianco a cupola, veri e propri gioielli di architettura rurale. Li acquistai nel 1981 e così mi sono regalato questa casa, che nel tempo è diventata una tenuta con una vera e propria oasi di cui oggi vado molto fiero e che comprende cactus locali, piante profumate di tiarè, siepi di gelsomini, cespugli di rose, cipressi rari e persino alcune palme centenarie, salvate dall’abbattimento, provenienti da Villa Tasca, vicino a Palermo.
Negli anni l’hanno scoperta in molti. C’è più gente, più turismo, e per certi versi è diventata più accogliente. Per il resto, rimane un’isola meravigliosa, un luogo che va esplorato pian piano, e che richiede una vita per essere apprezzato in tutte le sue sfumature. Rimane immutato il suo carattere un po’ scontroso: all’inizio è ostica e aspra, poi sembra accoglierti, ma a volte subito si ritira. Non è un luogo per tutti, e questo ai miei occhi ne moltiplica il fascino.
«Esprimo il cordoglio a nome di tutta la comunità dell’isola per la morte di Giorgio Armani, persona di grande cuore e animo, sempre disponibile e attento alle esigenze della popolazione, dimostrando di amarla profondamente». Lo dice Fabrizio D’Ancona, sindaco di Pantelleria (Trapani), isola dove lo stilista trascorreva parte delle sue vacanze nella villa a cala Gadir. L’ultima donazione di Armani all’isola risale a qualche anno fa, quando ha versato al Comune 800mila euro per contribuire alla realizzazione del servizio idrico e fognario a cala Gadir, Tramontana e Levante. I lavori sono stati quasi ultimati. «Già negli anni passati Giorgio Armani ha donato una tac all’ospedale – aggiunge il sindaco – e non possiamo dimenticare la grande risonanza avuta da Pantelleria per la sua presenza nell’isola».
Attualità
Milano – Un nuovo attacco hacker di matrice filorussa ha preso di mira infrastrutture critiche italiane, colpendo aeroporti, porti e istituti bancari. Il gruppo NoName057(16), noto per azioni di cyber-attacco legate alla guerra in Ucraina, ha rivendicato l’attacco attraverso canali Telegram, menzionando esplicitamente il Presidente Sergio Mattarella, definito “russofobo”.
L’attacco ha avuto come bersagli gli aeroporti di Linate e Malpensa, l’Autorità dei trasporti, i porti di Taranto e Trieste e alcuni server di Intesa Sanpaolo. Negli ultimi mesi, azioni simili hanno colpito altre banche e infrastrutture portuali italiane.
Si tratta di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), che non comportano furti di dati ma generano un massiccio traffico informatico per rallentare o bloccare il funzionamento dei siti colpiti. Nonostante la gravità dell’evento, le difese informatiche hanno contenuto gli effetti, evitando danni ingenti.
Le autorità italiane sono già al lavoro per contrastare la minaccia: la Polizia Postale ha inviato un’informativa alla procura di Roma, mentre l’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza continua a monitorare e mitigare gli attacchi.
Questo episodio conferma l’escalation delle attività di cyberwarfare e il crescente rischio per le infrastrutture strategiche italiane.
Altre Notizie
Ecco le 5 notizie più lette in Italia, in Europa e nel mondo al 17 febbraio 2025:
1. “Sparatoria a Milano: un morto e un ferito grave in piazzale Gambara. Killer in fuga”
Un uomo è stato ucciso e un altro gravemente ferito durante una sparatoria in una panetteria a Milano; l’assalitore è attualmente ricercato dalle autorità.
2. “Papa Francesco ricoverato al Gemelli: quadro clinico complesso”
Il Pontefice è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma per un’infezione alle vie respiratorie; le sue condizioni sono considerate serie.
3. “Cyber-attacchi di hacker filorussi contro settori trasporti e banche”
Il gruppo NoName0 57 ha lanciato una serie di attacchi DDoS contro diverse istituzioni italiane, colpendo principalmente i settori dei trasporti e bancario.
4. “Btp Più: al via il collocamento del nuovo titolo di Stato”
Il Ministero dell’Economia ha avviato il collocamento del Btp Più, un nuovo titolo di Stato destinato agli investitori retail.
5. “Sinner patteggia con la Wada: squalificato 3 mesi, tornerà agli Internazionali di Roma”
Il tennista Jannik Sinner ha accettato una squalifica di tre mesi dopo un accordo con l’Agenzia Mondiale Antidoping; il suo ritorno è previsto per gli Internazionali di Roma.
1. “Attentato islamista a Monaco: morte una bambina di due anni e sua madre”
*Un attacco terroristico a Monaco di Baviera ha provocato la morte di una madre e della sua bambina; l’assalitore è stato arrestato.
2. “Austria: attacco con coltello a Villach, un morto e quattro feriti”
Un giovane afghano ha accoltellato diverse persone a Villach, causando un morto e quattro feriti; l’aggressore era noto per posizioni filoislamiste.
3. “Macron: ‘Da Trump un elettroshock all’Europa, la pace in Ucraina non deve essere una resa’”
Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che l’approccio di Trump ha scosso l’Europa e ha sottolineato l’importanza di una pace giusta in Ucraina.
4. “Von der Leyen: attiveremo clausola di salvaguardia per investimenti in Difesa”
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’intenzione di escludere le spese per la difesa dal calcolo del deficit.
5. “Royal Society sotto pressione: Elon Musk rischia l’espulsione per il suo comportamento controverso”
La prestigiosa istituzione scientifica britannica sta valutando l’espulsione di Elon Musk a causa di comportamenti ritenuti inappropriati.
1. “Al via la conferenza di Monaco, Trump annuncia colloqui sull’Ucraina”
Durante la conferenza di Monaco, il presidente Trump ha annunciato imminenti colloqui per discutere la situazione in Ucraina.
2. “Zelensky: ‘Drone russo sul sarcofago di Chernobyl’. Il Cremlino nega”
*Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato un’incursione di un drone russo sopra Chernobyl; la Russia smentisce l’accusa.
3. “Israele: arrivato nella notte un carico di bombe pesanti dagli USA”
Un nuovo carico di armamenti statunitensi è giunto in Israele, incrementando le capacità militari del paese.
4. “Ungheria: ‘Il vertice di Parigi ostacola gli sforzi di pace in Ucraina’”
Il governo ungherese critica l’iniziativa francese di un vertice a Parigi, sostenendo che possa interferire con i processi di pace in Ucraina.
Basket
TORINO, La prima giornata delle Final Eight di Coppa Italia di basket ha già emesso i suoi verdetti: saranno Brescia e Milano a contendersi la prima semifinale dell’edizione 2025, dopo aver superato rispettivamente Tortona e Virtus Bologna. L’appuntamento per il derby lombardo è fissato per sabato alle ore 18:00 alla Inalpi Arena.
Nella gara inaugurale della manifestazione, la Germani Brescia ha dovuto sudare più del previsto per avere la meglio sulla Bertram Tortona, imponendosi 86-79. Un match intenso, con continui ribaltamenti di fronte e protagonisti su entrambi i lati del campo. Per Brescia, decisivi i 20 punti a testa di Amedeo Della Valle e Nikola Ivanovic, mentre Tortona ha mandato sei uomini in doppia cifra, con Christian Vital autore di 17 punti.
La squadra piemontese è partita fortissimo, portandosi avanti 11-2 nei primi tre minuti di gioco, costringendo Brescia a una difficile rimonta. Il sorpasso arriva solo nel finale del primo quarto grazie alla terza tripla di Della Valle, che fissa il punteggio sul 24-21 per la Germani. Il secondo periodo vede Brescia allungare fino al +14 (37-23), prima che Tortona provi a rientrare in partita grazie a Baldasso e Leonardo Candi, riducendo il divario fino al 58-56. Nell’ultimo quarto l’equilibrio regna sovrano fino alle triple decisive di Burnell e Ivanovic, che chiudono definitivamente i giochi in favore della Germani.
Nel secondo quarto di finale, l’EA7 Milano si è imposta con autorità sulla Virtus Bologna con il punteggio di 91-77. Un successo meritato per gli uomini di Ettore Messina, che hanno preso il controllo della gara sin dal primo quarto, trascinati dai 19 punti di Shavon Shields.
La Virtus ha cercato di restare in partita nel primo quarto, portandosi avanti sul 5-3, ma Milano ha risposto con un parziale guidato da Dimitrijevic, che ha firmato il sorpasso sul 14-12. Da lì in poi, l’Olimpia ha allungato progressivamente, arrivando a un +15 all’intervallo grazie a una prestazione straordinaria nel tiro da tre punti (50% di realizzazione). Nonostante i 18 punti di Diouf, la Virtus non è mai riuscita a rientrare in partita, incassando una sconfitta netta nel derby d’Italia numero 215. Per i bolognesi sarà fondamentale riprendersi subito, con l’occasione di rifarsi già alla ripresa del campionato, domenica 2 marzo, proprio contro l’EA7.
Sabato andrà in scena un classico del basket italiano: Brescia e Milano si sfideranno per un posto nella finalissima di domenica
Giovedì 13 febbraio 2025
Ore 18:00 | Dolomiti Energia Trentino UNAHOTELS Reggio Emilia
DAZN, DMAX, Eurosport 1
Ore 20:45 | Trapani Shark Pallacanestro Trieste
DAZN, DMAX, Eurosport 1
SEMIFINALI
Sabato 15 febbraio 2025
Ore 18:00 | Vincente Brescia-Tortona Vincente Bologna-Milano
DAZN, DMAX, Eurosport 1
Ore 20:45 | Vincente Trento-Reggio Emilia Vincente Trapani-Trieste
DAZN, DMAX, Eurosport 1
FINALE
Domenica 16 febbraio 2025
Ore 17:15
DAZN, DMAX, NOVE, Eurosport 1
Cronaca
Magenta (Milano) – È stato arrestato Paolo Aurelio Errante Parrino. E’ stato preso davanti a un ospedale. La latitanza di «Zio Paolo» è durata lo spazio di tre giorni. I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano lo hanno fermato nel pomeriggio ieri all’ingresso dell’ospedale di Magenta nel Milanese. Errante Parrino 78 anni, presunto boss di Abbiategrasso parente da parte di moglie di Matteo Messina Denaro doveva essere arrestato lo scorso 25 gennaio, ma il boss si era reso irreperibile.
Gli investigatori, coordinati dal pm Alessandra Cerreti della Dda di Milano – oggetto di minacce negli ultimi tempi insieme al procuratore Marcello Viola -, hanno eseguito l’ordine di carcerazione diventato esecutivo dopo il rigetto del ricorso in Cassazione per l’inchiesta Hydra sull’alleanza mafiosa tra Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta.
Non è escluso che l’uomo venga ricoverato per questioni di salute. Il suo legale, Roberto Grittini, avrebbe già chiesto al Tribunale la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. Lo «Zio Paolo» è considerato dagli investigatori dell’antimafia il referente della mafia trapanese in Lombardia e avrebbe tenuto per anni anche rapporti con l’ex latitante di Castelvetrano.
Cronaca
Alcamo – I processi si fanno caso per caso. E sul delitto di Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, i due carabinieri uccisi il 27 gennaio 1976 all’interno della caserma di Alcamo Marina dove prestavano servizio, i processi ci sono stati, anche le condanne, ma si è scoperto essere stati giudizi, di colpevolezza, truccati. I condannati hanno ottenuto la revisione del giudicato processuale, furono costretti a confessare la loro colpevolezza, quando erano assolutamente innocenti, chi li ha accusati nel frattempo, e a ridosso di quel 1976, è morto suicida in carcere, e tutto è finito inghiottito in un grande buco nero.
A riaprire il caso in ultimo ci ha provato la commissione nazionale antimafia, quella della precedente legislatura, presieduta dal senatore Nicola Morra. Atti dell’inchiesta parlamentare sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Trapani. Ma come società civile abbiamo il dovere di interrogarci. Guardando al contesto. E quello che ci viene davanti agli occhi è quello trapanese, teatro di questi omicidi come di tanti altri. La terra dei “poteri forti”, intrecci tra mafia, politica, imprese, banche e…massoneria. Ci sono pagine e pagine di sentenze dove si fa riferimento a questa realtà, dove viene descritto il palcoscenico di quegli anni, dove apparati dello Stato facevano finta di attaccare la mafia, anche se ancora così molti non la chiamavano, anzi c’è di più, per tanti la mafia nemmeno esisteva, e invece con i mafiosi facevano accordi. Gladio arriva presto in Sicilia. Era già qui negli anni ’70 la struttura paramilitare creata in nome della guerra fredda, per organizzare un esercito di “patrioti” pronti a difenderci dal pericolo comunista. Ora immaginate questi gladiatori in Sicilia. A far che? Con il pericolo sovietico, l’est europeo è da tutt’altra parte. Gladio era qui per far altro. E quelli che erano patrioti forse erano tutto fuorché patrioti. La mafia, specialista negli inciuci, così faceva grandi favori. La Sicilia era una sorta di portaerei che guardava al Mediterraneo, ai paesi cosiddetti frontalieri. Nord Africa, Medio Oriente, il mare era pieno di un andirivieni di traffici…segreti. In terra di Sicilia però c’era da ottenere il lasciapassare di Cosa nostra. E così negli interscambi la mafia otteneva droga e armi. E incrementava i propri incassi. Denaro che puntualmente finiva nei grandi riciclaggi, dentro le banche siciliane innanzitutto.
Come due carabinieri che scoprono mezzi pesanti pieni di armi, un magistrato che si imbatte nei conti correnti di certi imprenditori, un altro ancora che scopre container in arrivo e in partenza dal porto di Trapani che portavano dentro cose del tutto diverse dalle merci dichiarate, un giornalista che intuisce la consistenza della mafia trapanese e non nasconde al pubblico che lo ascoltava le sue certe convinzioni, e potremmo andare avanti. Tutti fatti ufficialmente non collegati, ma che hanno lo stesso comune denominatore, delitti mafiosi con coperture eccellenti.
Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta non sappiamo da chi sono stati uccisi, ma certamente sono stati uccisi per aver fatto il loro dovere, in una terra dove all’epoca il dovere più forte esistente era quello di girarsi dall’altra parte. E questo avveniva però con il consenso di quella borghesia alla quale faceva comodo che qualcuno si sporcasse le mani, anche di sangue. Noi siamo soliti ricordare le vittime delle mafie nei giorni delle tristi ricorrenze. Può andare bene, possono essere apprezzati gesti, iniziative e cerimonie, ma nei giorni successivi abbiamo il dovere, ognuno di noi, di tirare fuori quella melma che ancora oggi copre questo territorio, questa provincia di Trapani. Perché quei tremendi inciuci di un tempo non sono stati cancellati, resistono, non possono esserci più i protagonisti di quel tempo, ma il sistema criminale esiste e resiste.
Allora raccontiamo le cose come sono andate, che Carmine e Salvatore non sono stati uccisi da dei balordi, che Ciaccio Montalto non è stato ucciso per caso, che Carlo Palermo doveva morire perché aveva guardato dentro le casseforti di certi partiti, che Mauro Rostagno fu ammazzato perché voleva denunciare l’esistenza del tavolino per la spartizione dei grandi appalti. Un contesto nel quale c’era un sistema pronto e lesto poi nel trasformare quegli omicidi quasi come se fossero conseguenza di fatti privati. Non erano delitti per fatti privati! Ammazzati perché per loro esisteva come prima cose il dover fare fino in fondo il loro dovere. Quello di dare un futuro onesto a questa terra dove tanti erano e sono i disonesti. A Trapani il tempo passa, ma le cose sembrano non cambiare mai, una ragnatela in cui si impiglia chiunque cerchi giustizia.
Cronaca
Milano – Innalzate le misure di sicurezza per il procuratore di Milano Marcello Viola e per la pm Alessandra Cerreti, entrambi sono già sotto scorta. L’inchiesta Hydra punta sull’alleanza in Lombardia tra camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra. L’allerta sale anche dopo l’arresto, casuale, di uno degli indagati trovato con un revolver in piazza San Babila
Minacce ritenute molto serie e circostanziate, che hanno portato ad innalzare le misure di sicurezza nei confronti dei due magistrati, mentre la Procura di Brescia, competente sulle indagini che vedono vittima le toghe milanesi, ha aperto una inchiesta.Il timore è che le minacce – si legge sulle pagine locali di Corriere della Sera e Repubblica – siano collegate con l’inchiesta ‘Hydra’ sulla mafia a tre teste, ovvero l’alleanza in Lombardia tra Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta, entrata nel vivo con la conferma della suprema corte dell’impianto dell’accusa di mafia e l’esecutività degli arresti.
Tra questi Gioacchino Amico, poi scarcerato perché aveva già passato un anno in custodia cautelare per altri reati, e Giovanni Abilone, ritenuto dagli inquirenti uno degli esponenti mafiosi collegati al mandamento di Castelvetrano di Matteo Messina Denaro. Scoperto anche un arsenale di armi: mitra, fucili, pistole automatiche e munizioni. E’ invece ancora irreperibile Paolo Aurelio Errante Parrino, 77 anni, considerato il “punto di raccordo” tra il presunto “sistema mafioso” in Lombardia e il “capo dei capi” Matteo Messina Denaro.
Il procuratore Viola ha lavorato per anni tra Palermo e Trapani, in prima linea nella battaglia a Cosa nostra. Adesso però i livelli di attenzione sono massimi perché gli inquirenti temono un collegamento con l’inchiesta «Hydra» del Nucleo investigativo dei carabinieri e della Dda che proprio in questi giorni sta incassando la conferma degli arresti dalla Cassazione, dopo che il Riesame aveva accolto il ricorso della procura per 41 indagati in seguito alla bocciatura a ottobre ‘23 da parte del gip di 142 istanze di misura cautelare su 153.
L’inchiesta sulla «mafia a tre teste» con l’alleanza tra Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta è stata coordinata proprio dalla pm della Dda Alessandra Cerreti. E le minacce di morte risalirebbero a ottobre, periodo in cui il magistrato era in aula con il procuratore Viola per discutere i ricorsi al Riesame. Un segnale «inquietante» che confermerebbe la pericolosità del «sistema mafioso lombardo». Le indagini si muovono nel riserbo, ma mercoledì l’arresto del tutto casuale in piazza San Babila di uno degli indagati, Giovanni Abilone, con la scoperta di un arsenale nascosto di armi da guerra (mitra, fucili e pistole automatiche che ha detto di aver «trovato in montagna») ha allarmato ulteriormente questura e prefettura che già avevano «innalzato» le misure di sicurezza intorno ai due magistrati.