• Trapani
    Trapani, 5 novembre 1976: l’alluvione che travolse la città
    Quando l’acqua travolse Trapani: la tragedia del 1976 che cambiò per sempre la città
    Redazione5 Novembre 2025 - Cronaca
  • Trapani alluvione 1976 Credit TrapaniNostra Cronaca

    Trapani – All’alba del 5 novembre 1976 Trapani si svegliò sotto un cielo nero e una pioggia che non voleva smettere. In poche ore cadde la quantità d’acqua di un mese intero. Le strade si trasformarono in fiumi, le piazze in laghi, i sottopassi in trappole. L’acqua ruppe gli argini e travolse tutto: case, negozi, automobili. Sedici persone persero la vita, decine rimasero ferite, centinaia furono costrette a lasciare le proprie abitazioni. La città rimase isolata, mentre i soccorsi lavoravano senza sosta per giorni.

    Quell’autunno era stato tra i più piovosi del secolo. I canali di scolo, vecchi e mai puliti a dovere, non riuscirono a contenere la piena. Le zone più colpite furono quelle tra via Fardella, piazza Martiri d’Ungheria, via Orti e l’area dell’ex lago Cepeo. Trapani scoprì allora la propria fragilità: una città costruita su terreni di antichi canali, dove la pioggia trova ancora oggi la memoria dei corsi d’acqua perduti.

    Chi c’era ricorda il silenzio dopo la tempesta, il rumore dei secchi, le mani sporche di fango. Gli studenti, le scuole furono chiuse, aiutarono a liberare le strade. In quelle giornate la città seppe reagire unita, mostrando un senso di comunità che resta un tratto profondo dell’identità trapanese. Negli archivi fotografici del web, e in particolare in quelli di TrapaniNostra, le immagini dell’alluvione testimoniano ancora oggi la forza e la dignità di una città che seppe rialzarsi.

    Da quella tragedia nacquero nuovi piani di sicurezza, opere di drenaggio, monitoraggi meteo e sistemi d’allerta. A quasi cinquant’anni di distanza, il 5 novembre 1976 resta una data scolpita nella memoria collettiva: il giorno in cui Trapani imparò a difendersi dall’acqua e a non dimenticare.





  • Trapani
    Oggi a Trapani si sono svegliati tutti artisti, scultori, urbanisti, RUP
    𝐋𝐞 𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐮 𝐮𝐧’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐨𝐯𝐯𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐞 e non esiste una posizione giusta o sbagliata. Ma 𝐢𝐧 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐨 𝐚 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐬𝐞𝐠𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐭𝐚𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
    Redazione3 Novembre 2025 - Cronaca
  • auto palermo2 Cronaca

    Trapani – di Paolo Petralia – Alcuni anni fa, con l’associazione Drepanensis di cui ero presidente, avevamo immaginato il recupero della macchina della scorta del magistrato Carlo Palermo e, per farla breve, avevamo pensato proprio ad una collocazione centrale e dirompente. Perché potró sembrare ripetitivo, ma le nuove generazioni vanno pian piano dimenticando cosa è stata la violenza e la volgarità mafiosa in questa terra.

    auto palermo

     

    Ci sono voluti anni per la realizzazione e la messa a terra, e ritengo non scontato l’impegno dell’amministrazione comunale in questo senso.
    In altre parole, 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐨𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, perché è un pugno dritto in faccia per ricordare e per fare memoria che – lo rammento – per noi siciliani non dovrebbe mai essere data per scontata.
    Per il resto, ho poco da dire. Divertitevi a sbraitare sui social, ma a volte – prima di urlare – fermatevi un attimo e provate a capire il senso delle cose.





  • Trapani
    Trapani Oggi festeggia vent’anni di informazione online
    Dal 2004 Trapani Oggi racconta la città con passione e continuità, restando punto di riferimento per l’informazione trapanese.
    Redazione1 Novembre 2025 -
  • EVIDENZA MIX

    Trapani – “Abbiamo tagliato un traguardo di una corsa che continua”. Una informazione dal taglio regionale, e che apre finestre in campo nazionale. C’è una data che dice molto più di quanto sembri: 1° novembre 2004. È da quel giorno che Trapani Oggi è presente sul web, raccontando ogni giorno la vita ieri di una città, oggi di un territorio, quello siciliano, i valori sociali e culturali, la storia assieme alle emozioni suscitate dalle parole dei cittadini, le lotte sociali ed economiche. Valorizzando il ruolo proprio di ogni organo di informazione, libero, “innamorato” dell’Articolo 21 della Costituzione, quello che sancisce per ogni cittadino la libertà di espressione e di parola, e il divieto assoluto ad ogni tipo di censura.

    Le verifiche tecniche ufficiali, condotte su Registro.it, Internet Archive e DNSlytics, lo confermano: Trapani Oggi è la testata giornalistica online più antica e longeva della provincia di Trapani, una delle prime della Sicilia occidentale, e l’unica rimasta online in modo stabile per oltre vent’anni.

    Una presenza che non si è mai spenta, grazie alla società editoriale, al corpo redazionale, a chi ha avuto il ruolo di Direttore Responsabile, ed oggi non possiamo non ricordare Salvatore Morselli, il cui testimone è stato raccolto oggi da Rino Giacalone.

    Il dominio trapanioggi.it, oggi gestito da Team Italia Srl, risulta registrato dal 2008. Ma la storia comincia prima: l’Internet Archive conserva oltre 400 copie storiche del sito, che documentano un percorso editoriale senza interruzioni. Vent’anni di informazione vissuta giorno dopo giorno, in un tempo in cui il giornalismo online era ancora una scommessa.
    Eppure Trapani Oggi c’era già, con la stessa passione e la stessa voglia di esserci, raccontando fatti e persone, trasformando il territorio in notizia e la notizia in memoria.

    Le origini di un percorso

    Nel 2004 il web era diverso, quasi sperimentale. Non c’erano i social, le connessioni erano lente, ma la volontà di fare informazione locale in modo nuovo era già forte. Trapani Oggi nacque così: con l’idea che anche una testata digitale potesse parlare del territorio, in termini di prossimità, dei quartieri, dei problemi e delle bellezze, con lo stesso rispetto e la stessa cura di un giornale di carta.

    Una storia di fiducia e appartenenza

    Non vogliamo celebrare noi stessi ma ricordare un cammino fatto insieme a chi ci legge ogni giorno. Vent’anni sono un tempo lungo, fatto di sacrifici, ma anche di orgoglio. Ogni articolo, ogni foto, ogni aggiornamento è parte di una storia collettiva che continua grazie alla fiducia dei nostri lettori.

    Una memoria viva che guarda avanti

    Oggi Trapani Oggi è un punto di riferimento per chi vuole informarsi sul territorio, con serietà, trasparenza e passione. Ma questa storia non si ferma qui: è il punto di partenza per continuare a raccontare Trapani e la Sicilia, con la stessa voce di sempre e lo stesso cuore di vent’anni fa. Siamo pronti a nuove sfide, lo faremo con voi lettori, via aspettiamo con le vostre segnalazioni e contributi. Desideriamo anche cercare di offrirvi finestre di lettura in ambito nazionale. Parlare di un territorio tralasciando tutto il resto non è per noi fare buona informazione. Potrà risultare sufficiente, buona, o anche no secondo i vostri giudizi che saranno sempre graditi e pronti da ospitare, ma non dire tutto quello che ci accade attorno significherebbe azionare un silenziatore. Non è quello che vogliamo, a noi i silenziatori e i bavagli ci suscitano allergia. Proveremo quindi ad offrirvi un ventaglio di notizie, ogni giorno, quanto più ampio.
    La nostra energia la prendiamo dalle sfide.





  • Almanacco Trapani
    Almanacco 24 ottobre 2025, santi eventi e curiosità [MeteoVideo]
    Storia fede cultura e memoria quotidiana a cura di TrapaniOggi
    Trapani Oggi24 Ottobre 2025 - Almanacco
  • Almanacco 24 10 2025 Almanacco

    Almanacco del giorno – Venerdì 24 Ottobre 2025

    297º giorno dell’anno – Mancano 68 giorni alla fine del 2025

    Il sole e la luna

    Sorge il sole: 07:26 • Tramonta il sole: 18:24 • Durata del giorno: 10h 58m
    Fase lunare: luna calante

    Il Santo del giorno

    Sant’Antonio Maria Claret (1807–1870)
    Vescovo spagnolo, fondatore dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria (Clarettiani); instancabile predicatore e promotore dell’apostolato della stampa.

    Accadde oggi

    • 1648 – Pace di Westfalia: si conclude la Guerra dei Trent’anni.
    • 1857 – Nasce lo Sheffield F.C., considerato il primo club calcistico della storia.
    • 1901 – Annie Edson Taylor supera in botte le Cascate del Niagara, sopravvivendo.
    • 1929 – “Giovedì nero” a Wall Street: crollo borsistico e inizio della Grande Depressione.
    • 1945 – Entra in vigore la Carta delle Nazioni Unite: nasce l’ONU (Giornata delle Nazioni Unite).
    • 2003 – Ultimo volo commerciale del Concorde.

    Le notizie di ieri su TrapaniOggi.it

    (Compendio degli articoli pubblicati il 23 ottobre 2025)

    Nati oggi

    • 1632 – Antonie van Leeuwenhoek, scienziato olandese, pioniere della microscopia.
    • 1804 – Wilhelm Eduard Weber, fisico tedesco, fondamentale per l’elettromagnetismo.
    • 1925 – Luciano Berio, compositore italiano, tra i maggiori del Novecento.
    • 1939 – F. Murray Abraham, attore statunitense (Oscar per “Amadeus”).
    • 1947 – Kevin Kline, attore statunitense (Oscar 1989).

    Morti oggi

    • 1601 – Tycho Brahe, astronomo danese, pioniere dell’osservazione sistematica.
    • 1944 – Louis Renault, imprenditore, fondatore dell’omonima casa automobilistica.
    • 2005 – Rosa Parks, simbolo della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.

    Il proverbio del giorno

    “Dove il vento si placa, la calma insegna più del rumore.”

    Il pensiero del giorno

    “La storia non è polvere del tempo, ma seme di memoria.”

    Almanacco a cura di TrapaniOggi.it
    Ogni giorno un viaggio tra storia, fede, cultura e memoria.





  • Erice
    Intitolato al dott. Luigi Nacci l’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale
    Il sindaco Toscano: "Non è solo un gesto simbolico, ma un modo concreto per tenere viva la sua eredità morale e istituzionale"
    Redazione20 Ottobre 2025 - Attualità
  • tutti erice nacci 2 Attualità

    Erice – Un gesto di riconoscenza per ricordare l’impegno e l’eredità morale del dott. Luigi Nacci, già presidente del Consiglio comunale di Erice.

    Si è svolta questa mattina (20 ottobre 2025), presso la sede di Rigaletta – Comune di Erice, la cerimonia di scopertura della targa dedicata al dott. Luigi Nacci, già presidente del Consiglio comunale, scomparso nel mese di marzo dello scorso anno. In suo onore, l’ufficio di Presidenza del Consiglio comunale porterà da oggi il suo nome, come segno di riconoscenza e memoria per l’impegno civile, umano e istituzionale che ha sempre contraddistinto la sua attività pubblica.

    Alla cerimonia erano presenti i familiari, il sindaco di Erice, assessori, consiglieri e funzionari del Comune. Tutti hanno voluto rendere omaggio alla figura del dott. Nacci, ricordato per la competenza e il senso delle istituzioni che lo hanno accompagnato lungo tutto il suo percorso.

    Presenti, tra gli altri, l’assessore regionale Girolamo Turano, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, il già presidente del Consiglio comunale di Erice, avv. Giovanna Millocca.

     

    La scopertura della targa è avvenuta in un clima di commozione e partecipazione. I presenti hanno voluto testimoniare con un applauso l’affetto e la stima verso una persona che ha lasciato un segno importante nella vita politica e civile della città di Erice.

    Daniela Toscano, sindaco di Erice

    «Come ho già avuto modo di affermare in altre circostanze, Luigi è stato innanzitutto un uomo per bene. È stato al servizio delle istituzioni nel senso più alto del termine, prendendosene cura come ha fatto, nella sua vita lavorativa, coi propri pazienti. La sua attività politica è stata contraddistinta dalla passione e dall’impegno, anche nei momenti più difficili dell’ultima battaglia che ha combattuto. Le nostre strade si sono incrociate nell’ultima parte della sua vita e posso dire di aver avuto al mio fianco un alleato leale, un punto di riferimento, un amico capace di dispensare consigli preziosi. Ci manca, ci mancherà, lo dico sinceramente e col cuore. Abbiamo subìto sposato la proposta del Consiglio comunale di intitolargli l’ufficio di Presidenza, è davvero il minimo che avremmo potuto fare. Non è solo un gesto simbolico, ma un modo concreto per tenere viva la sua eredità morale e istituzionale».





  • Trapani
    Rostagno, e quel pensiero vero di libertà
    Mauro e quella Trapani degli anni '80 incollata alla Tv in attesa del Telegiornale di RTC
    Rino Giacalone26 Settembre 2025 - Attualità
  • Mauro Rostagno 690x362 1 Attualità

    Trapani – di Rino Giacalone – “A cui’ apparteni chisto? A Trapani questo interrogativo è ricorrente, soprattutto quando davanti c’è chi mostra di poter avere un certo credito, una determinata presa, capace di attirare attenzione. Per forza deve avere un’appartenenza, una etichetta: appunto (tradotto), “a chi appartiene”.

    La Trapani nel 1988 che ci dicono, è vero, essere stata incollata agli schermi tv in attesa del telegiornale delle 14 della tv privata Radio Tele Cine, Rtc, per ascoltare gli interventi di Mauro Rostagno, nonostante l’attenzione, interessata, non lo ha esonerato da questa illogica domanda. Ovviamente mai posta direttamente, ma era facile ascoltare che in tanti ponevano questo interrogativo, lo sentivi in giro per la città, negli uffici, tra i politici, in quel Consiglio comunale (che a causa degli scandali appellava Palazzo D’Alì e dei 40 ladroni) per la strada o nei bar, o anche a scuola. La gente commentava e poi reciprocamente si chiedeva, “a cui’ apparteni chisto”, a chi appartiene questo. Svaniva di colpo l’autenticità e la sincerità del personaggio, Rostagno in questo caso, del giornalista Mauro Rostagno.

    Ecco la storia del suo omicidio

    Ecco la storia del suo omicidio dovrebbe partire da questo punto. Lui conosceva la domanda che si faceva sulla sua persona, ma non mollava la presa, diventando all’orecchio e agli occhi dei mafiosi (borghesi) una “camurria” da togliere di mezzo. E’ il suo delitto, un omicidio che continua a pesare sulla società trapanese. Pochi possono dire di non essere stato complici.

    Mauro Rostagno era diventato un capo popolo, di quel popolo però che dice “armati e parti”. La gente stava zitta ad ascoltarlo, aspettando lo scoop del giorno, e lui dalla tv all’ora di pranzo parlava, raccontava, infieriva sulle malefatte di politici e criminali, intervistava la mamma di Roberto Antiochia, il poliziotto ucciso a Palermo con il suo dirigente, Ninni Cassarà, oppure portava il microfono davanti a Paolo Borsellino o Leonardo Sciascia, o ancora faceva lunghe chiacchierate televisive con lo scrittore Michele Cimino o con l’avv. Salvatore Maria Cusenza.

    Raccontava la mafia borghese

    Raccontava della mafia borghese, quella senza coppole e lupare che però i killer li conosceva bene, quella mafia che partoriva i veri boss, che andava in banca a riciclare denaro. Lui portava tutto in tv, tanto che dalla gabbia degli imputati durante la pausa di un processo, il boss di Mazara del Vallo, Mariano Agate, gli mandò a dire di non scrivere…minchiate. La gente lo ascoltava…ma a causa della cultura predominante, “a megghio parola è chidda chi un si rice” (la miglior parola è quella che non si dice), non nascondeva di sapere come sarebbe andata a finire.

    Il 26 settembre a Lenzi e i depistaggi

    La sera del 26 settembre 1988 quando fu ammazzato nelle campagne valdericine di Lenzi, quell’interrogativo sull’appartenenza servì subito ad alimentare le false piste sul suo omicidio: subito, la prima, come sempre per i delitti di mafia, delitto d’onore, la vendetta di un marito tradito, o anche la vendetta di un gruppo di quei giovani che lui curava dentro la comunità Saman, depistaggi conditi con storie di dollari trovati nella sua borsa, di cassette sparite, o di piste che portavano al delitto del commissario Luigi Calabresi, addirittura per ultimo saltò fuori il delitto tra amici, maturato dentro la comunità; fu quello il momento degli arresti, a finire con altri a San Vittore a Milano fu la sua compagna, Chicca Roveri, accusata di favoreggiamento, una bestemmia della giustizia.

    “a chisso un ‘gghiorno o n’autro l’ammazzano”,

    A Trapani lo dicevano in giro e lo sapeva anche lui, “a chisso un ‘gghiorno o n’autro l’ammazzano”, u giorno o l’altro l’ammazzano, ma non sarebbe stata la mafia, perchè a Trapani, si sosteneva in città, la mafia non esisteva, pensate lo diceva anche il procuratore della Repubblica, Antonio Coci, “sul mio tavolo non c’è un rapporto dove si denuncia la mafia”.

    I rapporti investigativi invece c’erano, ed erano finiti negli armadi dell’archivio. Li avrebbe tirato fuori un gruppo di giovani magistrati, quelli che Cossiga chiamava giudici ragazzini,: c’era tra loro anche l’attuale procuratore, Gabriele Paci. Nel 1992 a Trapani noi cronisti abbiamo potuto seguire i processi contro conclamati mafiosi, politici corrotti, imprenditori collusi, gli stessi dei quali parlava nei suoi editoriali Rostagno, molti anni prima.

    Ma fuori dai contesti giudiziari la città continuava a farsi sempre le stesse domande, a chi appartenevano ora i magistrati e i giudici, o ancora i giornalisti che scrivevano, o ancora quelle vittime che denunciavano l’asservimento, pensate che un giorno a Margherita Asta, familiare delle vittime della strage di Pizzolungo del 1985, le venne detto che “strumentalizzava il suo dolore”.

    Una città ieri come oggi e speriamo di no nel futuro, con nessuna voglia di assumere consapevolezza. Oggi è ancora la consapevolezza ad essere assente in larga parte degli strati sociali. E’ vero il Consiglio comunale ha votato all’unanimità la cittadinanza onoraria (post mortem) a Mauro Rostagno, ma se fosse stato vivo, se la mafia non l’avesse ucciso, a Trapani a cominciare da certa politica (trasversale), ancora oggi si sentirebbe girare la domanda ” a cu’ appartieni chisso”.

    Altro che cittadino onorario, un giornalista che racconta continua a non avere meriti da reclamare. Non solo a Trapani, un po’ dappertutto. Le mafie non sparano più, per fortuna, ci pensa certa politica, con i bavagli, le leggi che impongono il silenzio, le querele temerarie. Non stiamo messi bene, ma non dobbiamo fermare le nostre penne, non dobbiamo smettere di far scorrere le mani sulle moderne tastiere di un pc, se il ricordo dei morti ammazzati non deve essere retorica.

    Tanti, tutti a Trapani sapevano a chi apparteneva Mauro Rostagno: apparteneva a se stesso, alla voglia di fare, come raccontò in aula davanti agli imputati, la figlia Maddalena, il terapeuta della città, il suo era il desiderio antico di riscattare la società dalla sottomissione mafiosa.

    Cosa nostra impedì a Rostagno di far nascere “L’Altra Trapani”.

    Cosa nostra c’era ed è ancora ben radicata, Trapani la terra della mafia economica, la città delle logge segrete della massoneria, impregnata dalla cultura grazie alla quale il sistema illegale divenne legale, e così sarebbe stato per tanti anni ancora. E forse in certi ambienti lo è ancora oggi. Oggi si sente dire che la mafia è stata sconfitta, grazie alla cattura del latitante Matteo Messina Denaro, è come ribadire il concetto della sua inesistenza.

    Mauro Rostagno sapeva

    Mauro Rostagno aveva ben chiaro questo scenario, non sapremo mai se sapesse, come Peppino Impastato che a Cinisi abitava a 100 passi dalla casa di don Tano Badalamenti, che lui a Rtc lavorava, senza saperlo, in una stanza a dieci passi da quella del suo editore che frattanto riceveva Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Totò Riina. Era il 1988 l’anno della trasformazione di Cosa nostra, che metteva piede nell’economia con i suoi uomini dentro le banche, o nell’imprenditoria con le sue imprese, non più con i prestanome.

    Una camurria

    Per Cosa nostra era diventato una “camurria”, parole del patriarca mafioso di Castelvetrano Ciccio Messina Denaro. Puccio Bulgarella, l’editore di Rtc, con un pizzico di coraggio, forse anche per mettere il bello in vetrina, nascondendo dietro i suoi affarucci, aveva messo la tv in mano a Rostagno, ma si racconta che Bulgarella era meno spavaldo dopo che parlava con Siino ed entrava in redazione a consigliare prudenza, ad abbassare i toni.

    Quell’editoriale di Rostagno

    Ricordi che però in alcuni testimoni si sono accesi fuori tempo massimo, quando oramai Bulgarella non c’era più Lui, Rostagno, però lasciò traccia di quegli inviti. Tra i suoi editoriali ce ne è uno emblematico, “qualche mio caro amico mi ha consigliato di abbassare i toni perchè questo lavoro rischia di fare male alla Sicilia e alla comunità, io continuo a pensare e a dire che la migliore pubblicità che si può fare alla Sicilia è quella di affermare che la mafia va abbattuta”.

    Monsignor Adragna e la Chiesa di Trapani

    Quando fu ucciso Rostagno ci furono sindaci che non ne volevano sapere di occuparsi dei funerali, la sera del 26 settembre 1988 il Consiglio comunale di Trapani era riunito e il delitto non fermò i lavori. Solo la Chiesa, con padre Adragna, fu coraggiosa: aprì la Cattedrale e pronunziò una omelia di fuoco contro i mafiosi e i soci dei boss. Ma morto Rostagno la città tornò ad essere serena, pacifica, niente domande e niente risposte.

    Trapani continuò ad essere la città dove la mafia economica primeggiava, arrivando a portare in Parlamento e al Governo uno dei suoi uomini più osannati, il banchiere Tonino D’Alì, il datore di lavoro dei mafiosi Messina Denaro. Venne annientata dalla seconda Repubblica la vecchia classe politica, ma il rinnovamento risultò essere cosa peggiore.

    Le indagini della Squadra Mobile

    Quando finalmente le indagini grazie all’allora capo della Squadra Mobile di Trapani Giuseppe Linares furono indirizzate contro i vertici di Cosa nostra trapanese, proprio Linares sintetizzò quell’inchiesta nell’affermazione che poi la sentenza di condanna del boss Vincenzo Virga, confermerà: Rostagno era circondato dai lupi e i lupi lo hanno azzannato a morte. Oggi molti di quei lupi, o i loro figli o nipoti, sono in circolazione, sono diventati manager, dirigenti, professionisti, gestiscono la nuova Cosa nostra, quella che ha esportato i suoi modelli in Europa, fin dentro le city finanziarie, anche a Londra, dove ci sono strane società e tante scatole…cinesi e arabe che si riempiono o svuotano con un solo click.

    Gli anni trapanesi di Mauro

    Gli anni trapanesi per Mauro Rostagno furono successivi di un decennio dall’esperienza palermitana. A Palermo dirigeva Lotta Continua, portò i senza casa ad occupare la Cattedrale, riuniva il gruppo dirigente e sul tavolo portava gli atti della commissione parlamentare antimafia. E poi chiedeva a tutti di leggerle, scoprite, diceva loro, quale nome manca. Tutti rispondevano di non sapere e lui rispondeva, l’avvocato Vito Guarrasi, il consigliori e forse qualcosa di più di Cosa nostra.

    Mauro Rostagno e Mauro De Mauro

    Non si sbaglia quindi quando si lega il nome di Rostagno a quello di Mauro De Mauro. In tutti e due i racconti del loro impegno incontriamo la figura oscura dell’avvocato Guarrasi.
    Uno scenario presente in tanti delitti. La Giustizia che arriva in ritardo, distratta, è provato per Rostagno, dai depistaggi. Ci sono voluti 22 anni per vedere avviato in Corte di Assise a Trapani, il processo per l’omicidio del sociologo e giornalista (senza tessera) Mauro Rostagno.

    La sentenza in 4 mila pagine

    Ci sono voluti “anni” come cantava Paolo Conte per giungere alla verità, scritta in 4 mila pagine di una sentenza “monumentale”, scritta dai giudici Angelo Pellino e Samuele Corso, che dovrebbe essere pubblicamente letta. Lì si racconta della Trapani che fu e della Trapani che oggi è diventata, dove il marcio è dietro l’angolo e dove qualcuno vuol portare indietro gli orologi della storia.
    Mauro Rostagno non è morto, è vivo (una volta su di un muro dalle parti della sede di Rtc c’era questa scritta, poi cancellata e forse non solo dal passar del tempo), Rostagno resta vivo con chi vuole vedere la mafia sbattuta nelle galere e l’emarginazione sociale sconfitta, le povertà annientate, l’informazione libera e la democrazia e la libertà restare inviolate.

    Mauro 40 anni dopo

    Mauro Rostagno nel 2025, a quasi 40 dal suo omicidio: non è il protagonista di una storia ma dell’attualità: I lupi sono sempre in mezzo a noi, è vero un pezzo di società civile si è organizzata, ci sono le associazioni, i movimenti per la Giustizia, per la Pace, ma c’è tanta inquietudine sociale, quella della quale le mafie sanno approfittare.

    Cosa ci resta da fare.

    Sfuggire alle cerimonie, ricordarsi di Mauro Rostagno ogni giorno e non solo nel giorno del suo barbaro omicidio. Non smettere mai di fare i giornalisti, curiosare, di sporcarsi le mani tentando di potere scrivere una notizia, “la notizia”, essere e restare fedeli all’articolo 21 della Costituzione. Operare per poter vivere in una società non più complice ma nemica del malaffare, se non adesso magari domani. Sapendo soprattutto che nessuno potrà mai mettere sullo stesso piano Mauro Rostagno e Charlie Kirk, per il sol fatto che tutti e due sono stati vilmente uccisi. Rostagno raccontava la libertà, l’altro aveva un’idea del mondo decisamente opposta





  • Palermo
    Costante a Palermo: “Morte Mauro De Mauro, dopo 55 anni serve la verità al Paese e alla sua famiglia”
    Senza memoria, senza radici non si può andare nel futuro
    Redazione18 Settembre 2025 - Attualità
  • WhatsApp Image 2025 09 18 at 12.30.20 Attualità

    Palermo – “Senza memoria, senza radici non si può andare nel futuro. Il silenzio sulla scomparsa di Mauro De Mauro, lungo ormai 55 anni, penso che sia una delle ferite più gravi che si possano subire. Auspico che il prossimo anno ci si possa trovare ancora qui, con una notizia che le indagini sulla scomparsa siano state riaperte e si arrivi alla verità”.

    Così Alessandra Costante segretaria generale della Fnsi intervenendo durante la commemorazione di Mauro De Mauro in via Pietro D’Asaro davanti alla targa posta dall’VIII circoscrizione per ricordare il cronista de L’Ora nel luogo dove venne ritrovata la sua BMW prima di scomparire per sempre nel mistero più fitto.

    Presenti oltre alla segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante e al direttore della Federazione Tommaso Daquanno, il vicesindaco Giampiero Cannella e per la VIII circoscrizione il presidente Marcello Longo, la consigliera Giusi Chinnici che ha seguito l’iter della nuova targa e altri cinque consiglieri.

    Per Assostampa Sicilia il segretario regionale Giuseppe Rizzuto ed il vicesegretario vicario Roberto Leone, la presidente del consiglio regionale Tiziana Tavella, per il Gruppo cronisti Mario Pintagro, per il Gruppo pensionati siciliani il segretario Gaetano Perricone, Filippo Mulè consigliere dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Sergio Buonadonna giornalista ed amico personale di De Mauro e Franca De Mauro figlia del cronista.

    Le attrici della Casa museo Alda Merini di Milano Donatella Massimilla e Gilberta Crispino hanno letto alcuni passi del libro “Sparire a Palermo” di Francesco Sala.





  • Trapani
    Domenica Trapani ricorderà il giudice Alberto Giacomelli
    La cerimonia nella piazzetta nei pressi del Tribunale alle 9,30
    Redazione12 Settembre 2025 - Cronaca
  • Alberto Giacomelli Cronaca

    Trapani – La città di Trapani si prepara a ricordare l’anniversario dell’omicidio del giudice Alberto Giacomelli. La cerimonia si terra nella piazzetta nei pressi del Tribunale alle 9,30.

    Il Sindaco Giacomo Tranchida

    “Attesa la giornata dominicale, avra’ luogo, d’intesa con i familiari, una sobria cerimonia con deposizione di corona d’alloro presso la piazzetta allo stesso dedicata, in area laterale rispetto al Palazzo di Giustizia. Sobria, ma doverosa alla figura di un uomo, di un servitore dello Stato, di un trapanese assassinato da Cosa Nostra. Con la riapertura dell’anno scolastico i familiari si sono dimostrati disponili a tenere incontri nelle scuole sui temi inerenti al contesto che ha visto il loro genitore ucciso dalla mafia.
    La mafia è stata una pianta velenosa difficile da estirpare, oggi la mafia esiste ma in altre forme, una mafia che si nasconde dietro vari business. Tocca a noi riconoscere e segnalare alle autorità competenti quei comportamenti inopportuni, quelle minacce velate, ma che in realtà sono evidenti a chi riesce ad interpretare. Abbiamo combattuto tanto, ma tanto ancora c’è da combattere affinché le tante battaglie portate avanti da persone come Giacomelli non vadano disperse nell’aria anche sospinte dall’oblio e dal vento che cancella la memoria”.

    Quel giudice perbene

    Il delitto è il primo di due omicidi che nel giro di 12 giorni, nel settembre del 1988, scuoteranno una Trapani sonnolenta. Il giudice (in pensione) Alberto Giacomelli venne ucciso a Locogrande, nella via Falconara, esattamente 37 anni fa, il 14 settembre del 1988. I mafiosi cercavano un giudice da ammazzare, così raccontò qualche pentito, un giudice da ammazzare.

    Quel giudice da uccidere fu Giacomelli. A dare l’ordine Totò Riina, che si ricordò di Giacomelli e di una confisca firmata dal giudice nel gennaio del 1985 (quando Giacomelli presiedeva la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani). Una confisca a danno di Gaetano Riina, fratello di Totò, al quale venne tolta una casa di Mazara del Vallo, dove i Riina si erano da tempo trasferiti, accolti da Mariano Agate, boss di Mazara e da dn Ciccio Messina Denaro, boss di Castelverrano e capo della commissione provinciale.

    Alberto Giacomelli quel 14 settembre del 1988 risultò per i sicari mafiosi un obiettivo agevole da colpire, era in pensione, di solito si muoveva da solo, e stava molto in campagna.

    Tra i primi ad arrivare sul luogo del delitto fu il procuratore di Marsala Paolo Borsellino, c’era una guerra di mafia in corso. Ma qualcuno portò le indagini altrove, su quel giudice Cosa nostra usò la strategia del mascariamento cosa che sa fare benissimo, ma in realtà la verità era a portata di mano.

    La strategia mafiosa

    La «strategia» mafiosa contro Giacomelli non si consumò solo col delitto,  partì pure la delegittimazione, che nei fatti di mafia secondo un preciso rituale è una costante, colpa di una società dove è facile fare attecchire le fandonie e che è attenta a ciò che è pruriginoso, e così si cominciarono a raccontare episodi, scoperte infondate, come la gestione di terreni e di soldi da parte del giudice, quasi che alla fine il colpevole della sua morte fosse stato lui stesso, e poi quando proprio non se ne potè fare a meno venne fatto saltare fuori un (falso) pentito che portò gli inquirenti a prendersela con una banda di balordi. Bugie solo bugie.

    La morte di quel giudice perbene fu avvolta dall’oblio





  • Pantelleria
    Pantelleria propone titolazione aeroporto a Giorgio Armani
    Il Comune propone l’intitolazione dello scalo a Giorgio Armani come segno di riconoscenza e identità.
    Redazione11 Settembre 2025 - Attualità
  • aeroporto armani pantelleria Attualità

    Pantelleria – Giorgio Armani non era soltanto il re della moda. Per Pantelleria era un vicino di casa, un amico silenzioso e generoso, che aveva scelto quest’isola come rifugio del cuore. Oggi, a pochi giorni dalla sua scomparsa, l’Amministrazione comunale ha deciso di proporre l’intitolazione dell’aeroporto alla sua memoria.

    Un legame autentico

    Pantelleria non fu per Armani una parentesi, ma una presenza costante. Qui trovava pace, ispirazione e bellezza: “unica al mondo”, la definì, innamorandosi delle pietre scure, del vento impetuoso, dei tramonti che si specchiano nel mare. Un’isola che entrò nel suo immaginario creativo e nella sua vita quotidiana.

    I gesti concreti

    Il legame si tradusse anche in fatti. Lo stilista donò all’ospedale “B. Nagar” la prima TAC mai arrivata sull’isola e, più recentemente, un mammografo. Aiuti concreti, che hanno migliorato la vita e la salute dei panteschi. A ciò si aggiungono contributi discreti a iniziative locali e un costante senso di appartenenza, già riconosciuto nel 2006 con la cittadinanza onoraria.

    La scelta dell’Amministrazione

    Con la delibera n. 308 dell’11 settembre, la Giunta comunale ha espresso la volontà di intitolare lo scalo “Aeroporto di Pantelleria – Giorgio Armani”. “Non si tratta di un gesto formale – spiegano dal Comune – ma di un atto di riconoscenza che interpreta il sentimento della comunità”.

    Il valore di un nome

    Il nuovo nome non sarà soltanto un tributo, ma un segno identitario. Ogni arrivo e ogni partenza dall’isola richiameranno il legame profondo tra Armani e Pantelleria, trasformando l’aeroporto in un simbolo di memoria e appartenenza.

    Le prossime tappe

    La proposta sarà ora trasmessa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’Enac, alla Regione Siciliana, alla società di gestione GAP e alla Fondazione Giorgio Armani per i passaggi formali.





  • Trapani
    ANPI Trapani ricorda Ninni Cassarà, vittima della mafia
    Un momento per recuperare la memoria di un eroe
    Redazione7 Agosto 2025 - Cronaca
  • 4 Cronaca

    Trapani – L’ANPI Trapani ha ricordato Ninni Cassarà, vicequestore, di cui ieri ricorreva il quarantesimo della sua uccisione per mano mafiosa.

    Per Trapani rimane un eroe dimenticato, per molti, perché Cassarà nel periodo in cui diresse la squadra mobile seppe presto comprendere il groviglio di interessi; come ha scritto il giornalista Antonio Calabrò “di una città segnata dalle relazioni torbide tra famiglie mafiose e massoneria, bene inserita nel palazzo del potere locale”.

    Cassarà sfidò questo intreccio di potere con la  clamorosa irruzione in un famoso circolo che lo rappresentava.

    Durante il periodo trapanese conobbe il magistrato Giovanni Falcone, una notevole collaborazione che continuò con il loro trasferimento a Palermo, il più significativo dei quali è il maxi processo.

    Ieri è stata la locale associazione dell’ANPI a recuperare la memoria di questo eroe.

    Una manifestazione semplice, per pochi, nella via, una delle prime in Sicilia, a lui dedicata. Un ricordo di chi lo ha conosciuto, poi una corona di fiori sopra la targa che lo ricorda e l’impegno a recuperarne sempre la memoria.







  • Ricerca articoli

    Stai cercando un articolo passato?

    Puoi filtrare per data, autore o titolo.

    Cerca articoli →
  • Altre Notizie di Cronaca
    Redazione
    Redazione
    Redazione
    tribunale trapani
    Rino Giacalone
    Redazione
    Redazione
    Redazione
    Redazione
    Tribunale generico TpOggi 1
    Redazione
    Costa del trapanese , scenario dei recenti ritrovamenti di corpi di migranti nel Mediterraneo
    Laura Spanò
    Intervento dei Carabinieri a Mazara del Vallo per furto in chiesa con recupero della borsa rubata.
    Redazione
    Spiaggia di Torrazza a Petrosino dove è stato rinvenuto un cadavere in avanzato stato di decomposizione.
    Redazione