Cronaca
Marsala – “Non ci stiamo e con corresponsabilità rispediamo al mittente ennesimo atto vandalico che ha colpito il Centro Sappusi, un presidio di legalità, un centro culturale e di integrazione. Come Libera saremo vicini concretamente agli operatori e ai volontari del centro perché chiudere questo spazio significa spezzare relazioni, interrompere percorsi, lasciare un vuoto dove invece, ogni giorno, si costruiva comunità. Come Libera abbiamo promosso una raccolta fondi (www.libera.it) perché in tempi brevi quelle saracinesche, quelle porte devono essere riaperte per restituire ai genitori e ai tanti bambini un luogo dove continuare le attività con l’entusiasmo di sempre e la gioia di stare insieme. Libera in una nota sugli atti di vandalismo che ha compito nei giorni scorsi il centro di nel quartiere popolare di Sappusi a Marsala dove operano un gruppo di volontari di diverse associazioni, Libera, Archè onlus, Amici del Terzo Mondo, che occupano di coinvolgere soprattutto i giovanissimi, sottraendoli all’emarginazione e ad ogni forma di sfruttamento”.
Cronaca
Trapani – Visita istituzionale quella di oggi dell’on. Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno nel trapanese. Prima l’incontro con il prefetto di Trapani Daniela Lupo, presente anche il Direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata il Comandante del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
A seguire il Sottosegretario ha visitato il centro di primissima accoglienza di Trapani, realizzato all’interno di un immobile confiscato, assegnato al Dipartimento Regionale di Protezione Civile e in uso alla Prefettura.
Successivamente, le autorità hanno visitato la struttura “Al Ciliegio” bene confiscato alla criminalità organizzata, acquisito al patrimonio indisponibile del comune di Salemi ed assegnato alla Fondazione San Vito Onlus, dove hanno incontrato il Vescovo di Mazara del Vallo e i vertici della magistratura di Trapani e Marsala.
Alle ore 15,30 presso la Sala Consiliare del Comune di Mazara del Vallo ha avuto inizio la cerimonia di consegna, da parte dell’Agenzia del Demanio al Comando dei Vigili del Fuoco di Trapani, di un terreno confiscato alla criminalità organizzata, sito in c.da Santa Maria, per la realizzazione della nuova caserma del distaccamento dei Vigili del Fuoco di Mazara del Vallo.
L’area, individuata d’intesa tra il Comune di Mazara del Vallo e il locale Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, fa parte di un più ampio compendio confiscato già assegnato al Comune, che ha voluto concorrere con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco alla realizzazione di un progetto integrato.
Il progetto complessivo di riqualificazione, frutto di una sinergia istituzionale tra il Comune di Mazara del Vallo, l’Agenzia del Demanio e il Comando dei Vigili del Fuoco di Trapani riuniti in Prefettura, prevede la realizzazione della nuova Caserma dei Vigili del Fuoco, infrastruttura indispensabile per il potenziamento della sicurezza territoriale, un Centro di Protezione Civile, punto di riferimento per la prevenzione e la gestione delle emergenze, nonché un Parco Urbano aperto alla cittadinanza, che restituirà decoro, verde e spazi di socialità all’intera città, nell’integrazione di funzioni di utilità pubblica e presidio di sicurezza e legalità.
L’Agenzia del Demanio ha manifestato la disponibilità ad assumere il ruolo di Stazione Appaltante dell’intero progetto, garantendo il supporto tecnico-amministrativo necessario per la gestione delle procedure di gara e per l’attuazione dell’intervento, al fine di promuovere progetti di rigenerazione urbana che valorizzino le iniziative istituzionali sul territorio e tengano conto delle esigenze e delle aspettative della comunità.
Alla cerimonia hanno partecipato il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, On. Wanda Ferro, il Prefetto di Trapani, il Vescovo di Mazara del Vallo, il Sindaco di Mazara del Vallo e Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, il Direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il Comandante del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il Direttore Regionale dell’Agenzia del Demanio, il Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco, i Sindaci del territorio e le autorità civili e militari della provincia.
«La consegna al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco di questo terreno confiscato, dove nascerà la nuova caserma di Mazara del Vallo, rappresenta un risultato di grande valore: un bene sottratto alla mafia diventa un presidio stabile di sicurezza, tutela del territorio e risposta alle emergenze. È il frutto di una collaborazione istituzionale concreta e virtuosa tra Ministero dell’Interno, Agenzia nazionale per i beni confiscati, Agenzia del Demanio, Vigili del Fuoco e amministrazioni locali». È quanto ha affermato il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, On. Wanda Ferro, che ha proseguito: «In Sicilia nell’ultimo triennio gli immobili destinati sono cresciuti di oltre il 56 per cento rispetto al triennio precedente, mentre in provincia di Trapani l’incremento supera il 50 per cento. Complessivamente, oggi in Sicilia sono stati destinati 10.991 beni immobili, di cui 1.196 nella sola provincia di Trapani: numeri che testimoniano la determinazione del governo Meloni nell’imprimere un cambio di passo deciso nel riutilizzo dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata. Restituire questi beni alla collettività significa trasformare simboli del potere mafioso in luoghi di legalità, di sicurezza e di sostegno alle fasce più deboli rendendo visibile e permanente la presenza dello Stato sui territori».
Cronaca
Trapani – Chi si ferma davanti a ciò che rimane dopo 40 anni della blindata del giudice Carlo Palermo ha l’impressione di ricevere un pugno nello stomaco. Immaginare che su quell’auto quella mattina del 2 aprile 1985 viaggiavano delle persone, diventa davvero difficile, come difficile è pensare che tre innocenti sono morti disintegrati da quell’esplosione che per intensità è paragonabile alle bombe fatte esplodere in atti di terrorismo.
Non dimenticando i superstiti che in questi anni hanno lottato con quelle terribili immagini.
Da ieri mattina la Fiat 132 utilizzata dal giudice Carlo Palermo assieme alla scorta, per spostarsi dalla sua abitazione al palazzo di giustizia in via XXX Gennaio, ha finalmente una collocazione più dignitosa. Per anni infatti è stata abbandonata negli spazi prima nella zona dell’autoparco comunale tra cumuli di rifiuti e poi negli spazi del Tribunale di Trapani.
L’intento dichiarato è ricordare Barbara Rizzo e i suoi figli gemelli Giuseppe e Salvatore Asta, vittime innocenti di un attentato mafioso che voleva colpire il magistrato che su quell’auto viaggiava assieme ai suoi uomini della scorta. Ma non solo.
Oggi quell’auto è stata trasformata in una installazione artistica curata da Massimiliano Errera dal titolo “Flowers 132” – al suo interno tre gigli che svettano nel cielo a simboleggiare la rinascita, la speranza e quanto può nascere dalla memoria condivisa. “Flowers 132” è un’opera che parla con un linguaggio artistico volutamente duro, per ricordare che la violenza può essere sconfitta solo attraverso la memoria. Un messaggio di speranza civile, capace di scuotere le coscienze e stimolare il dibattito.
Tutto intorno, la ditta “Arte Vivente” di Davide De Martino, ha realizzato un’aiuola con i “non ti scordar di me”.
“Questa macchina – ha sottolineato commossa Margherita Asta – rappresenta la bruttezza di quello che accadde quel giorno. Ma da quella bruttezza, da quel dolore, nascono i fiori della speranza, il guardare sempre oltre. Trapani ha conosciuto il malaffare, ma deve continuare a credere nella giustizia e nella verità. Io, anche se vivo lontano, sono e sarò sempre trapanese: quei fiori parlano per tutti noi, ci chiedono di andare avanti insieme, per il bene di questa terra”.
Il sindaco Giacomo Tranchida ha ricordato la storia che sta dietro l’opera la cui idea è nata nel 2019 dal desiderio di restituire dignità a quella carcassa dimenticata da tutti come dimenticata da tutti o quasi tutti è stata la stessa strage: “Abbiamo voluto che diventasse un simbolo consegnato ai giovani, un segno di memoria e di futuro. Questi fiori rappresentano la bellezza. È un omaggio ai tuoi cari, Margherita, ma anche una consegna alle nuove generazioni, perché custodiscano il valore della legalità e della speranza”.
Il prefetto Daniela Lupo, ha invitato i cittadini a leggere il monumento “non come un oggetto da osservare, ma come un luogo dell’anima. Questa macchina non deve suscitare curiosità, ma riflessione. Bisogna scegliere da che parte stare, e oggi Trapani dimostra di voler stare dalla parte della legalità. Quei fiori che emergono dal metallo contorto sono un segno di rinascita, una testimonianza che dal dolore può germogliare la speranza. Riflettete quando passerete di qui non è una balaustra da cui guardare, ma un punto di raccoglimento e di memoria”.
Per il presidente del Tribunale il giudice Alessandra Camassa: “E’ importante la restituzione di quello che possiamo considerare un simbolo di quell’evento devastante per la città, per ricordare a tutti quello che è accaduto in questa città, per rendersi conto del livello dello scontro che c’è stato con la criminalità organizzata. Sperando che anche questo segnale concreto sia di monito per non dimenticarci che la battaglia non è finita”.
Cronaca
Trapani – di Paolo Petralia – Alcuni anni fa, con l’associazione Drepanensis di cui ero presidente, avevamo immaginato il recupero della macchina della scorta del magistrato Carlo Palermo e, per farla breve, avevamo pensato proprio ad una collocazione centrale e dirompente. Perché potró sembrare ripetitivo, ma le nuove generazioni vanno pian piano dimenticando cosa è stata la violenza e la volgarità mafiosa in questa terra.
Ci sono voluti anni per la realizzazione e la messa a terra, e ritengo non scontato l’impegno dell’amministrazione comunale in questo senso.
In altre parole, 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐨𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, perché è un pugno dritto in faccia per ricordare e per fare memoria che – lo rammento – per noi siciliani non dovrebbe mai essere data per scontata.
Per il resto, ho poco da dire. Divertitevi a sbraitare sui social, ma a volte – prima di urlare – fermatevi un attimo e provate a capire il senso delle cose.
Cronaca
Trapani – Il Presidente del Libero Consorzio sull’inaugurazione di oggi dell’opera “Flowers 132”
“Quando la storia incontra l’arte – dice il presidente del Libero Consorzio di Trapani Salvatore Quinci – è la cultura ad emergere con tutta la sua forza collettiva ed evocativa. La testimonianza si fa ricordo ma anche impegno. Le coscienze di ognuno di noi vengono chiamate ad esprimere un percorso solidale di rispetto delle regole contro le illegalità, di strenua difesa dei valori di libertà contro chi ha scelto la violenza e l’arbitrio. La mafia si affronta e si vince con lo Stato di diritto, con la prevenzione e la repressione, con il lavoro di Forze dell’Ordine e Magistratura.”
Quinci inoltre rispetto all’animato dibattito sui social sull’iniziativa artistica aggiunge in netto dissenso rispetto a chi contesta: “C’è da battere un avversario più subdolo, più insidioso, rappresentato dalla cultura mafiosa. Questa è una sfida di popolo, di ogni cittadino. E’ la sfida di una società che si libera dalle sue incertezze e dalle sue contraddizioni, che si unisce e che condivide lo stesso percorso, lasciando poco spazio alle polemiche. La storia non si cancella. Non è mai inopportuna e non va indebolita da fattori estetici o logistici. Deve invece essere conosciuta ai più. E se l’arte le dà una mano si può avviare un reale processo di cambiamento, che una nuova cultura sarà chiamata a custodire. Trapani sta dando il suo contributo”.
Cronaca
Alcamo – Il 27 ottobre 2025, presso l’Istituto Comprensivo Bagolino, è stata messa a dimora una gemma del Ficus che cresce nei pressi dell’abitazione del Giudice Giovanni Falcone ucciso dalla mafia nel 1992 e rientrante nel più ampio progetto “Un albero per il futuro”, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica e avviato dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità.
Il progetto, finalizzato a rafforzare la consapevolezza dell’importanza degli alberi per il contenimento dei cambiamenti climatici e la conservazione ambientale, prevede la donazione e messa a dimora nelle scuole italiane di circa 500.000 piantine e tutt’oggi sono quasi 900 gli istituti che hanno aderito all’iniziativa.

I Carabinieri del Centro Nazionale Carabinieri per la biodiversità forestale di Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo, infatti, sono riusciti a riprodurre il Ficus simbolo dell’impegno verso lo Stato e la lotta alle mafie per generare piccole piante da donare alle scuole che ne fanno richiesta.
Alla cerimonia, dopo i saluti del Dirigente scolastico, hanno partecipato anche il Capitano Chiara Petrone Comandante della Compagnia Carabinieri di Alcamo e i Ten. Col. Giuseppe Micalizzi Comandante del Reparto dei Carabinieri Biodiversità di Reggio Calabria che ha altresì esposto le finalità del progetto con particolare riferimento ai valori della salvaguardia ambientale e della tutela della legalità.
Gli studenti delle classi 3B – 1A – 1C della scuola secondaria di primo grado e delle classi 4C-5C della scuola primaria, hanno partecipato attivamente all’iniziativa, condividendo dei momenti di riflessione e portando degli elaborati realizzati durante le attività didattiche.
Attualità
Palermo – In occasione del 32esimo anniversario dell’omicidio per mano mafiosa del beato Giuseppe “Pino” Puglisi, che ricorre il 15 settembre e che quest’anno coincide con l’avvio del nuovo anno scolastico in Sicilia, l’assessorato regionale dell’Istruzione e della formazione professionale ha deciso di inviare una circolare agli istituti scolastici di ogni ordine e grado, invitando tutte le scuole dell’Isola a dedicare un momento di riflessione alla memoria del sacerdote di frontiera ucciso nel 1993, nel quartiere Brancaccio di Palermo. Un gesto simbolico ma significativo, per rafforzare tra i più giovani la cultura della legalità, della responsabilità e dell’impegno civile.
«L’anno scolastico si aprirà quest’anno nel ricordo di don Pino Puglisi – afferma l’assessore Mimmo Turano – per onorarne l’impegno civile e trasmettere alle nuove generazioni l’eredità morale che ci ha lasciato. Da sacerdote di frontiera ed educatore, don Pino ha compiuto una scelta precisa, stando accanto ai ragazzi del quartiere Brancaccio a Palermo, per sottrarli alla strada grazie al Centro di accoglienza Padre Nostro, da lui fondato».
«Con il suo esempio luminoso – prosegue l’assessore regionale all’Istruzione – ha restituito speranza laddove regnava la rassegnazione, offrendo alternative alla violenza e insegnando che anche un piccolo gesto può fare la differenza. La sua testimonianza di fede, coraggio e dedizione rappresenta ancora oggi un potente modello pedagogico-educativo e uno strumento di cambiamento sociale e culturale da preservare, perché, come ci ha insegnato “se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto” per costruire una società più giusta, consapevole e, soprattutto, libera dal ricatto mafioso»
Attualità
Trapani – di Rino Giacalone – Luigi Ciotti? Non ho dubbi, dovrebbe avere consegnata la tessera di giornalista ad honorem causa. La sua suola delle scarpe è consumata, come quella che ogni giornalista dovrebbe avere. Con lui e grazie a lui sono centinaia i chilometri percorsi per le vie delle città, alla ricerca di quella verità che non è nascosta ma basta solo cercarla per trovarla.
I suoi ottanta anni rappresentano oggi per Noi tante cose, la prima di tutti aver saputo essere eretici, di scegliere la parte dove stare. Luigi Ciotti ha il merito di averci aperto gli occhi sulla difesa della legalità, oggi ci dice che un’altra lezione da imparare presto è quella del saperci indignare dinanzi alla legalità che è stata annacquata. Ci sono tanti pozzi che sono stati inquinati, per restituire alla collettività l’idea che tanto di tutto quello che è stato fatto è sbagliato. Certuni vogliono rimettere indietro gli orologi della storia, con il loro senso di legalità che è conseguenza piena delle peggiori illegalità.
L’anima trapanese di don Luigi Ciotti è in questa considerazione. Trapani dove Cosa nostra è diventata sentimento culturale, quello che serviva a portare alla negazione della sua esistenza, Trapani dove Cosa nostra ha trasformato l’illegalità in legalità, Trapani dove Cosa nostra ha sempre saputo sparare bene quando è stato ora di sparare e votare bene quando è stato ora di votare, portando a sedere sui banchi di Governo chi dava lavoro ai mafiosi, cacciava via prefetti, pretendeva che i poliziotti lasciassero perdere la ricerca dei latitanti e degli appalti truccati. Luigi Ciotti è stato il primo ad avere netta percezione di questo stato di cose, perché si è reso conto che da qui doveva cominciare come è cominciato, il cammino dell’Italia per sfuggire via alle peggiori trame criminali. Un cammino che non si è concluso. E che trova ostacolo in chi ogni giorno tira fuori le favole sulle mafie che a Trapani non ci sono e che l’antimafia è peggio della mafia.
Trapani il 21 marzo 2025 ha accolto i familiari delle vittime innocenti delle mafie, nella celebrazione della XXX giornata nazionale a loro dedicata. “Il vento della memoria semina la giustizia”. Scopriamo ogni giorno che il vento non è sufficiente, ne serve molto di più. Le mafie non sono più solo mafie, sono diventate altro, sono corruzione, depistaggi, il mascariare, sporcare, l’altro. E quel che è peggio che affianco ad ogni azione di questo genere c’è subito chi dipinge tutto di verità mettendo a fianco la parolina legalità.
Ed allora il regalo di compleanno per Luigi è consegnargli la promessa che questa legalità non ci appartiene, non è nostra. Non è legalità permettere ai mafiosi di continuare a fare i mafiosi indossando l’abito dei manager, hanno dismesso coppole e lupare, non è legalità far morire in mare le persone che fuggono via da guerre e carestie, non è legalità girarsi dall’altra parte mentre gli echi delle guerra sono arrivati alle nostre spalle, non è legalità attaccare l’informazione ogni giorno, e non è legalità produrre una informazione che si è messa il bavaglio o che inventa di sana pianta notizie.
Gli 80 anni di Luigi Ciotti coincidono con una nuova Resistenza responsabile. Questo è per Luigi il nostro regalo.
Cronaca
Salerno – Il 16 settembre 2025 prenderà avvio a Salerno l’udienza preliminare del processo per l’omicidio di Angelo Vassallo, il «sindaco pescatore» di Pollica, ucciso nel 2010 per il suo instancabile impegno a favore della legalità, della trasparenza e della tutela del territorio. Nonostante i quindici anni trascorsi, gran parte delle indagini restano ancora coperte dal segreto istruttorio e si è lontani ancora dalla verità.
In questo momento cruciale, Asmel, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione
degli Enti Locali, che ne raggruppa 4.600 in tutt’Italia, ribadisce la decisione di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario. Questa scelta rappresenta un profondo atto di responsabilità e di devozione alla memoria di Angelo Vassallo, ma anche un impegno concreto verso la sua famiglia, le istituzioni e soprattutto i cittadini, affinché la ricerca della verità e della giustizia non venga mai abbandonata.
La decisione di Asmel, assunta all’unanimità nel corso dell’Assemblea di dicembre 2024, nasce
dalla convinzione che mantenere viva la figura di Angelo significhi non solo onorare un uomo che ha sacrificato la propria vita difendendo valori universali, ma anche riaffermare il dovere collettivo di tutelare la legalità e promuovere un’amministrazione trasparente. In un’epoca in cui il coraggio civile è sempre più merce rara, il suo ricordo diventa un faro per tutti i sindaci e amministratori locali che ogni giorno si confrontano con difficoltà e pressioni, e che devono agire con coerenza e responsabilità.
Il sacrificio del «sindaco pescatore» non può e non deve essere dimenticato. «Costituirci parte civile è un segnale forte – dice Francesco Pinto, Segretario generale Asmel -, che ribadisce la nostra ferma volontà di sostenere la ricerca della verità. Vogliamo che la sua battaglia sia da esempio per tutti, e che si trasformi in un’eredità concreta per la costruzione di istituzioni più giuste, trasparenti e coraggiose. Accanto all’impegno processuale, intendiamo tradurre i valori incarnati da Angelo Vassallo in iniziative concrete a sostegno degli amministratori locali, attraverso progetti di formazione sulla gestione trasparente del territorio, campagne di sensibilizzazione contro le infiltrazioni mafiose e il rafforzamento delle reti di collaborazione tra sindaci impegnati sul fronte della legalità e della tutela ambientale».
Dario Vassallo, fratello di Angelo, ha voluto esprimere il suo pensiero con una battuta che riflette la tensione e la speranza di questa fase processuale: «Apprezzo enormemente il gesto di Asmel, confido che ii suo esempio venga assunto anche dallo Stato e dall’Arma dei Carabinieri affinché si costituiscano parte civile nel processo, sottolineando come sia essenziale un impegno istituzionale forte e inequivocabile».
Cronaca
Palermo – «Nel giorno in cui ricordiamo il sacrificio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, la Sicilia si stringe attorno alla memoria di un uomo che resta un faro di legalità per le generazioni presenti e future. Dalla Chiesa è per noi motivo di commozione e di profonda gratitudine: in un contesto difficile come quello siciliano, lottò senza tregua contro la criminalità organizzata, pagando con la vita il suo altissimo senso di fedeltà allo Stato. A 43 anni dalla morte, la sua figura continua a costituire un esempio prezioso, capace di scuotere la coscienza civica di ogni cittadino e rappresentante delle istituzioni».