Cronaca
Palermo – La procura generale di Palermo ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni e 8 mesi e un anno di libertà vigilata inflitta in primo grado a Martina Gentile, figlia dell’insegnante Laura Bonafede, storica compagna di Matteo Messina Denaro.
Martina Gentile ritenuta una pedina fondamentale della rete di assistenza al latitante è stata condannata a marzo 2025. La donna era accusata di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena. La donna, 32 anni, supplente in una scuola a Pantalleria, era il tramite tra la madre e il padrino. Si sarebbe interfacciata con Lorena Lanceri, la vivandiera di Messina Denaro, moglie di Emanuele Bonafede.
Nel corso di dichiarazioni spontanee Gentile, in primo grado, davanti al gup, disse di aver ignorato la relazione tra il capomafia e sua madre, sposata con un altro mafioso che sconta l’ergastolo per omicidio. «Ad oggi, per quello che ho saputo leggendo anche la lettera diario di mia madre – ha spiegato -capisco che quell’uomo non meritava il mio affetto. Mia madre ha sbagliato tantissimo, per questo sono arrabbiata con lei, però purtroppo è andata così e io ho voluto bene ad una persona a cui non dovevo».
Messina Denaro considerava la giovane come una figlia. “Ho cresciuto una figlia che non è mia figlia biologica, ma per me è una figlia e mi ha dato l’amore di una figlia”, così scriveva il padrino. “Ha molto di me perché l’ho insegnata io, se vedessi il suo comportamento ti sembrerei io al femminile”, aggiungeva l’ex superlatitante in un pizzino inviato a una delle sorelle.
Cronaca
Palermo – L’avvocato 80enne Antonio Messina, finito in carcere ad aprile scorso con l’accusa di associazione mafiosa è stato rinviato a giudizio dal gip di Palermo. Il processo a suo carico avrà inizio il 25 marzo.
Per i pm sarebbe lui “Solimano» di cui, parlavano nei pizzini, il boss allora latitante Matteo Messina Denaro e l’amante Laura Bonafede.
L’ex avvocato Messina, con una sfilza di precedenti per mafia e narcotraffico a suo carico, avrebbe gestito i soldi della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, garantendo a Matteo Messina Denaro il sostentamento economico durante la latitanza.
Nei loro biglietti il boss e la donna non risparmiavano critiche a «Solimano» a cui si rimproverava di essere venuto meno ai patti.
«Ci ha distrutto», scriveva la Bonafede in un pizzino fatto avere al boss, lanciando nemmeno tanto velate minacce nei confronti di Messina, massone in sonno che per un ventennio aveva fatto affari con tutta la mafia trapanese.
Messina, per i Pm, sarebbe stato formalmente affiliato a Cosa nostra, come da lui stesso ammesso in un’intercettazione, su proposta del boss Leoluca Bagarella e avrebbe frequentato e fatto affari con gli esponenti mafiosi più importanti del trapanese dell’ultimo ventennio come Domenico Scimonelli, Giovanni Vassallo, Franco Luppino, Jonn Calogero Luppino.
Legami tutti finalizzati ad acquisire attività economiche da utilizzare anche per garantire a Matteo Messina Denaro il denaro necessario alla sua clandestinità. Ma a un certo punto l’idillio con il capomafia di Castelvetrano era venuto meno.
«Che Solimano tenesse tanto al denaro l’ho sempre capito, gli piace spendere e fare soldi facili ma mai avrei potuto pensare che arrivasse a tanto. Quando dici tu gliela farai pagare», scriveva Bonafede in un pizzino trovato dopo l’arresto del padrino. Ed è stata proprio la donna a svelare agli investigatori, nel corso di singolari dichiarazioni spontanee rese al suo processo, che dietro al nomignolo si celava l’avvocato.
Cronaca
Palermo – La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio dell’avvocato 80enne Antonio Messina, finito in carcere ad aprile scorso con l’accusa di associazione mafiosa. Secondo i pm sarebbe lui il «Solimano» di cui, con uno pseudonimo, il boss allora latitante Matteo Messina Denaro e l’amante Laura Bonafede parlavano nei pizzini. Messina, una sfilza di precedenti per mafia e narcotraffico, avrebbe gestito i soldi della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, garantendo a Matteo Messina Denaro il sostentamento economico durante la latitanza.
All’udienza, che si terrà davanti al gip il 10 febbraio, però, i legali dell’imputato sarebbero pronti a chiedere una perizia che accerti la capacità di stare in giudizio dell’avvocato che, a dire dei difensori, avrebbe gravissimi problemi di salute.
Nei loro biglietti Messina Denaro e la donna non risparmiavano critiche a «Solimano» a cui si rimproverava di essere venuto meno ai patti. «Ci ha distrutto», scriveva la Bonafede in un pizzino fatto avere al boss, lanciando nemmeno tanto velate minacce nei confronti di Messina, massone in sonno che per un ventennio aveva fatto affari con tutta la mafia trapanese.
Per i pm Messina sarebbe stato formalmente affiliato a Cosa nostra, come da lui stesso ammesso in un’intercettazione, su proposta del boss Leoluca Bagarella e avrebbe frequentato e fatto affari con gli esponenti mafiosi più importanti del trapanese dell’ultimo ventennio come Domenico Scimonelli, Giovanni Vassallo, Franco Luppino, Jonn Calogero Luppino.
Legami tutti finalizzati ad acquisire attività economiche da utilizzare anche per garantire a Matteo Messina Denaro il denaro necessario alla sua clandestinità. Ma a un certo punto l’idillio con il capomafia di Castelvetrano era venuto meno.
«Che Solimano tenesse tanto al denaro l’ho sempre capito, gli piace spendere e fare soldi facili ma mai avrei potuto pensare che arrivasse a tanto. Quando dici tu gliela farai pagare», scriveva Bonafede in un pizzino trovato dopo l’arresto del padrino. Ed è stata proprio la donna a svelare agli investigatori, nel corso di singolari dichiarazioni spontanee rese al suo processo, che dietro al nomignolo si celava l’avvocato.
Palermo – «Non appare credibile che Martina Gentile abbia appreso della relazione esistente tra la madre e Messina Denaro solo dopo l’arresto della Bonafede, posto che la stessa Bonafede, nelle sue spontanee dichiarazioni, ha riferito che, di fatto, lei e la figlia avevano costituito con il latitante Messina Denaro una famiglia, seppure anomala per non esserci mai stata una convivenza tra loro; e la stessa Gentile, d’altra parte, nella lettera scritta a Messina Denaro si rammaricava del fatto che i rapporti non potessero essere più quelli di un tempo».
È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con cui il gip di Palermo ha condannato Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, storica amante del boss Matteo Messia Denaro, a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati.
Il provvedimento è stato depositato nei giorni scorsi.
Martina Gentile aveva negato di essere a conoscenza della storia d’amore tra la madre, moglie di un mafioso ergastolano, e l’allora latitante e si era detta pentita di aver provato affetto per il capomafia ricercato.
Affermazioni a cui il gip, che riporta brani delle lettere che Gentile scriveva al boss, non ha creduto.
«Non sapevo cosa fare, cosa dirti prima ti avrei voluto dire di darmi un passaggio e ti fermavi a mangiare a casa … utopia! Incredibile come ci hanno tolto tutto», si legge in uno dei pizzini che Gentile mandava a Messina Denaro riportato nella sentenza.
Cronaca
Campobello di Mazara – Come riporta il sito LiveSicilia.it – Martina Gentile sarebbe stata estranea alla rete di corrispondenza di Matteo Messina Denaro. Mancherebbe la prova che abbia fatto da intermediaria fra il padrino e la madre, Laura Bonafede. Così sostiene la difesa della donna dell’insegnante supplente condannata a 4 anni e 8 mesi di carcere più un anno di libertà vigilata.
I legali della donna gli avvocati Raffaele Bonsignore e Salvino Mondello hanno presentato ricorso in appello contro la sentenza di condanna per favoreggiamento aggravato.
Martina Gentile è figlia della maestra di Castelvetrano, Laura Bonafede già condannata, che ha avuto una lunga relazione sentimentale con il capomafia di Castelvetrano. Il padre è Salvatore Gentile in carcere all’ergastolo.
Gentile, per la quale la Procura in primo grado aveva chiesto una condanna a otto anni, si firmava “Tan” nelle lettere con il padrino. Il contenuto delle missive è stato incrociato con i simboli segnati su un calendario, alcuni sms e le immagini delle telecamere che la polizia aveva piazzato davanti a casa Bonafede e analizzate dai carabinieri del Ros dopo l’arresto del latitante.
La donna, 32 anni, che al momento dell’arresto lavorava in una scuola a Pantelleria, secondo l’accusa, sarebbe stata il tramite tra la madre e il padrino, interfacciandosi anche con Lorena Lanceri, la vivandiera di Messina Denaro, moglie di Emanuele Bonafede.
Nel covo dove Messina Denaro ha trascorso l’ultima parte della latitanza, a Campobello di Mazara, i carabinieri del Ros trovarono anche un calendario. In corrispondenza di alcuni giorni il capomafia aggiungeva un pallino o la scritta “Tan” o “Tany”. Si trattava delle date in cui sarebbe avvenuto lo scambio di pizzini fra le due donne che lavoravano entrambe in uno studio di architettura. Sul calendario la scritta “Tan” compariva accanto alla data 21 febbraio 2021. In un appunto il latitante scriveva: “15 febbraio 2021 fatto cambio per notizie”. Il 31 gennaio 2022 c’era l’indicazione “INVIO TANY”. Secondo la difesa, però, non ci sarebbe la prova che nelle date segnate sul calendario sia avvenuto uno scambio di pizzini con il coinvolgimento dell’imputata che oggi si trova agli arresti domiciliari. “Ho sbagliato a volere bene a questa persona (riferendosi a Matteo Messina Denaro)”, disse Martina Gentile chiedendo di fare dichiarazioni spontanee.
Cronaca
Campobello di Mazara – E’ stato un legame quasi viscerale quello che per decenni ha unito Matteo Messina Denaro a quella cerchia di uomini e donne che lo hanno a lungo protetto, curato, coccolato, aiutato. Coloro che hanno vegliato sulla sua trentennale latitanza, senza mai tradirlo. Un legame che neanche la sua cattura e poi la morte ha scalfito. Matteo Messina Denaro ha potuto contare oltre che sulla sua famiglia d’origine, anche su un intero nucleo familiare, da sempre devoto ai Messina Denaro dai tempi del patriarca don Ciccio, vale a dire i Bonafede, a cominciare dal vecchio boss Nardo Bonafede. Morto lui a proteggere il latitante sono arrivati figli e nipoti ed ancora una cerchia di amici “fidatissimi”.
Chi sono fino ad ora i fiancheggiatori o meglio “indicarli “ i “protettori” di Matteo Messia Denaro. Parliamo di coloro i quali hanno tenuto fede a quel “patto scellerato” di “Adorare come un Dio Matteo Messina Denaro” stragista e mafioso. Il primo è stato Giovanni Luppino.
Giovanni Luppino. Imprenditore agricolo di Campobello di Mazara, è arrestato a Palermo il16 gennaio 2023. Aveva appena accompagna Matteo Messina Denaro per la seduta di chemioterapia programma presso la clinica La Maddalena, dove poi verrà catturato dal Ros. Luppino era il suo autista. Viene condannato per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravati, a nove anni e due mesi.
Andrea Bonafede. Geometra di 63 anni, viene arrestato il 23 gennaio è colui che ha ceduto al boss: carta d’identità, tessera sanitaria e codice fiscale. Il geometra è condannato a 14 anni per associazione mafiosa e complicità in truffa.
Alfonso Tumbarello. Il medico di base in pensione di Campobello, è arrestato il 7 febbraio 2023. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e falso in atto pubblico, ha firmato 95 ricette per farmaci e 42 per analisi ed esami diagnostici, tutti prescritti al prestanome, Andrea Bonafede. Tumbarello è sottoprocesso davanti al tribunale di Marsala.
Andrea Bonafede. Si tratta del cugino omonimo del geometra, operaio del comune di Campobello di Mazara, è arrestato il 7 febbraio accusato di aver fatto da “postino” tra il boss latitante e il medico Tumbarello nel periodo in cui il capomafia era in cura per il cancro al colon. È stato condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Rosalia Messina Denaro. Nome in codice “fragolone”, è arrestata il 3 marzo. È la primogenita del patriarca Francesco Messina Denaro, è indagata per associazione a delinquere di stampo mafioso anche se non ha avuto “una formale affiliazione” attraverso riti e cerimonie, anche perché “non sarebbe consentita dalle ‘regole’ del sodalizio” che “escludono le persone di sesso femminile”. È condannata a 14 anni.
Lorena Ninfa Lanceri. Arrestata il 16 marzo, oltre ad essere la vivandiera del boss, era il “tramite” (così la definiva Messina Denaro nei pizzini) tra lui e la presunta amante del boss, Laura Bonafede. Lorena Ninfa Lanceri pena ridotta in appello 5 anni e 8 mesi.
Emanuele Bonafede. Marito della Lanceri, anche lui è riconosciuto come vivandiere. Pena ridotta in appello a 4 anni e 4 mesi.L’uomo è cugino dei Bonafede.
Laura Bonafede. Maestra elementare, figlia del boss Leonardo Bonafede, cugina di Andrea e di Emanuele Bonafede è arrestata il 13 aprile. Nei pizzini compaiono nomi come Cugino, Amico, Venesia e Blu. Per la Procura la donna ha conosciuto il latitante nel 1997 instaurando con lui un rapporto stabile. Laura Bonafede è condannata a 11 anni e 4 mesi per associazione mafiosa.
Massimo Gentile. L’architetto, Gentile è arrestato il 27 marzo 2024 a Limbiate nel Milanese. La procura di Palermo gli contesta di avere fornito la sua carta d’identità al boss dal 2007 al 2017. Con quel documento, il boss acquistò una moto Bmw nel 2007 e una Fiat 500 nel 2014. E’ stato condannato a dieci anni per associazione mafiosa.
Cosimo Leone. Cognato di Gentile arrestato lo stesso giorno, il tecnico di radiologia dell’ospedale Abele Ajello, avrebbe avuto un ruolo nella trafila sanitaria di Messina Denaro, visitato all’ospedale di Mazara il 6 novembre e operato pochi giorni dopo. Leone è stato condannato ad otto anni il reato per concorso esterno.
Antonio Luppino. È accusato di favoreggiamento arrestato il 2 febbraio 2024, aveva uno dei numeri di cellullare “segreti” in uso al boss e si sarebbe occupato delle riparazioni della Giulietta, con la quale il boss si spostava.
Vincenzo Luppino. È il fratello di Antonio, arrestato lo stesso giorno stesso reato. Vincenzo sarebbe andato alla clinica La Maddalena, quando questi venne operato, per provvedere ai suoi bisogni. I due fratelli compariranno davanti al tribunale di Marsala il prossimo 9 aprile.
Antonio Messina. L’anziano avvocato massone radiato dall’albo viene definito dai pm di Palermo una “presenza costante in una delle più pericolose e sanguinarie stagioni criminali mafiose, quella riconducibile al gruppo dei corleonesi”. Era lui che si celava dietro la sigla “Solimano” trovata nelle lettere che si scambiavano Matteo Messina Denaro e l’amante e postina Laura Bonafede.
Floriana Calcagno. Professoressa di matematica, 50 anni, è stata arrestata dai carabinieri del Ros e dai poliziotti dello Sco, con l’accusa di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena. Avrebbe aiutato il latitante a sottrarsi alla cattura e di conseguenza ad esercitare il suo potere. E’ una delle amanti del padrino.
Francesco Bavetta. Gastroenterologo di Marsala, è lo specialista che il 5 novembre di 5 anni fa diagnosticò al capomafia il cancro al colon attraverso una colonscopia. Il paziente, si sarebbe presentato col nome di Andrea Bonafede. Bavetta ha ammesso di aver eseguito l’esame, ma ha sostenuto di aver saputo solo dopo la cattura che il paziente era Messina Denaro.
Giacomo Urso. È il chirurgo che a soli 4 giorni dalla diagnosi di Bavetta, operò di cancro il capomafia all’ospedale di Mazara. Anche lui, interrogato, ha negato di essere stato a conoscenza della vera identità del malato.
Antonino Pioppo. Primario del Civico di Palermo, l’oculista è finito sott’inchiesta per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena. Per la Procura, avrebbe ricevuto nel suo studio privato il boss sapendo che si trattava di Messina Denaro. Lui ha smentito e respinto ogni accusa.
A questi poi bisogna aggiungere tutta una serie di persone su cui al momento è puntata l’attenzione delle forze dell’ordine che continuano ad indagare sulla trentennale latitanza del boss.
Lui è Andrea Bonafede (classe 1969), ex dipendente comunale di Campobello di Mazara, impuntato al momento nel processo d’appello per presunta appartenenza a Cosa nostra. Al termine della requisitoria il sostituto procuratore generale Carlo Marzella davanti la Corte d’Appello di Palermo ha chiesto 12 anni di carcere. La richiesta del Pg, vuole fare riconoscere l’appartenenza piena di Bonafede a Cosa nostra, alla luce del suo ruolo funzionale alla sopravvivenza del boss in clandestinità.
L’uomo, già condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi per favoreggiamento, è accusato di aver agevolato la latitanza di Matteo Messina Denaro occupandosi di ritirare dal medico Alfonso Tumbarello (in atto sotto processo al tribunale di Marsala) e trasmettere ricette mediche necessarie alle cure del boss, malato di tumore.
Bonafede ha sempre sostenuto di aver aiutato il cugino omonimo (il geometra che a Matteo Messina Denaro fornì la sua identità) ignaro che dietro a quella richiesta di “discrezione” ci fosse invece il boss, ed avrebbe agito per riservatezza. A Bonafede, difeso dall’avvocato Tommaso De Lisi, i pm fin dal suo arresto contestano il 416 bis, ma il gup Rosario Di Gioia, il 30 novembre del 2023, ritenne sussistente il reato meno grave di favoreggiamento. Così la Procura è ricorsa in appello e ha reiterato la richiesta. Per gli inquirenti Bonafede avrebbe avuto un ruolo ben più attivo e consapevole.
Prima della requisitoria accusa e difesa avevano presentato una corposa documentazione integrativa probatoria. Il prossimo 8 luglio ci sarà l’arringa dell’avvocato De Lisi e entro la fine del mese la sentenza.
Cronaca
Campobello di Mazara – Ancora arresti nell’ambito delle indagini sulla fitta rete di fiancheggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. L’ultimo riguarda un mafioso di rango l’avvocato di Campobello di Mazara Antonio Messina, così come lo ha definito nel corso delle sue dichiarazioni il collaboratore di giustizia Attilio Fogazza. Per gli inquirenti avrebbe gestito i soldi della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, garantendo a Matteo Messina Denaro il sostentamento economico durante la sua latitanza: sono le accuse che la Dda di Palermo contesta all’avvocato massone Antonio Messina, 79 anni, da oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione mafiosa. Nel linguaggio cifrato che il padrino e la sua amante, Laura Bonafede, usavano nei pizzini il professionista veniva indicato come “Solimano”.
Cronaca
Palermo – Ha risposto al Gip Floriana Calcagno, l’insegnante di matematica di Campobello di Mazara arrestata lo scorso 14 aprile per aver protetto la latitanza di Matteo Messina Denaro. La donna, accusata di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati, poco dopo la cattura del capomafia si era presentata dai pm per raccontare di aver avuto una breve relazione col boss ma di aver saputo solo dopo il suo arresto la sua vera identità.
Circostanza che ha ripetuto al giudice in sede di interrogatorio di garanzia. L’insegnante, nel frattempo sospesa, dunque non ha cambiato la sua versione ripetendo di non aver avuto idea di chi fosse l’uomo che avrebbe frequentato solo tra maggio e novembre 2022 e che a lei Messina Denaro si era presentato come Francesco Salsi, anestesista in pensione. I due si sarebbero conosciuti al supermercato quando la Calcagno viveva un momento difficile col marito.
Ma i pm continuano a non credere alla professoressa che, anche come si evince da uno scritto inviato a Messina Denaro da un’altra amante, Laura Bonafede, avrebbe conosciuto il capomafia fin dal 2017. Numerosi i video finiti agli atti dell’indagine in cui il boss e la professoressa sono insieme in auto o in cui lei lo precede con la sua macchina per controllare che non ci fossero posti di blocco delle forze dell’ordine. Sotto l’occhio delle tante telecamere piazzate nel trapanese per la cattura del
capomafia sono finite anche le immagini della donna che arrivava con dei pacchi nel covo del latitante.
Messina Denaro segnava in rosso i giorni degli incontri con la Calcagno che aveva soprannominato Luce. La donna, come dimostrano le celle agganciate dal cellulare del boss, avrebbe ospitato il ricercato
nella sua casa di Tre Fontane per un’estate intera. Il suo ruolo nella latitanza del padrino, dunque, a cui avrebbe portato anche pacchi con cose importanti, sarebbe stato ben altro. L’indagata
non ha ancora fatto ricorso al riesame contro l’arresto.
Cronaca
Campobello di Mazara – Beni per 1,4 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo su disposizione del Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di Laura Bonafede e del geometra Andrea Bonafede, risultati tra i principali fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. I sequestri giungono all’esito di due procedimenti di prevenzione avviati in seguito alla cattura del latitante su delega della Procura della Repubblica – D.D.A.
Gli accertamenti, nello specifico, sono stati finalizzati a ricostruire il profilo patrimoniale delle due persone (condannate, all’esito del primo grado di giudizio celebrato con rito abbreviato, rispettivamente, alla pena di 11 anni e 9 mesi e a 14 anni di reclusione) e dei loro nuclei familiari, e a tracciare possibili flussi di denaro diretti a finanziare la latitanza del “boss” di Cosa nostra. In tale contesto si è delineata la concreta attività di sostegno assicurata al latitante da entrambi i soggetti, mettendo in luce il ruolo fondamentale dagli stessi esercitato per garantire al “boss” quella rete di protezione indispensabile per poter continuare ad agire in condizioni di clandestinità.
Il Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo le ricostruzioni dei finanzieri e della DdA di Palermo, nel ravvisare una situazione di evidente sperequazione tra fonti di reddito e impieghi, ha disposto il sequestro di: 8 immobili (appartamenti e terreni), localizzati a Campobello di Mazara, Castelvetrano e Palermo; 13 rapporti bancari; 1 veicolo, per un valore complessivo stimato in circa 1,4 milioni di euro.
I sequestri fanno seguito all’analoga misura eseguita nelle scorse settimane nei confronti di Giovanni Luppino, autista del boss, un altro favoreggiatore della latitanza di Matteo Messina Denaro, che aveva riguardato un patrimonio di oltre 3 milioni di euro.
Il servizio testimonia ancora una volta l’azione che la Guardia di Finanza svolge, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo, nel settore del contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata, per aggredirne le ricchezze illecitamente accumulate. I provvedimenti sono stati disposti in attesa del contraddittorio che avrà luogo nell’ambito dell’udienza fissata dinanzi al citato Tribunale.
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Sequestrati beni per 1,4 milioni a Campobello: colpita la rete che ha favorito Messina Denaro.
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📰 Sottotitolo:
Colpita la rete economica a sostegno di Messina Denaro: 8 immobili, conti correnti e un’auto sequestrati dalla Finanza.
Cronaca
Palermo – Il gup di Palermo ha condannato a 4 anni e 8 mesi e un anno di libertà vigilata Martina Gentile, figlia dell’insegnante Laura Bonafede, storica compagna di Matteo Messina Denaro. Gentile, ritenuta pedina fondamentale della rete di assistenza al latitante, era accusata di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena.
Notizia in aggiornamento