• Trapani
    Tre anni fa l’arresto di Matteo Messina Denaro, ma il lavoro di Procura e investigatori non si è fermato
    Due i filoni di indagine, trovare i favoreggiatori e scoprire il tesoro del boss
    Laura Spanò16 Gennaio 2026 - Cronaca
  • Matteo Messina Denaro arrestoRosfirma Cronaca

    Trapani – Tre anni fa l’arresto di Matteo Messina Denaro. Da quel giorno ad oggi Procura ed investigatori non si sono mai fermati di indagare. Diciotto sono state le persone tratte in arresto, processati e molti condannati. In parte parliamo di interi nuclei familiari come quelli legati alla famiglia dei Bonanno di Campobello di Mazara, città dove il boss allora latitante visse per anni, su altri si sta indagando. Ma ci sono anche i cosiddetti “colletti bianchi”.

    La mattina del 16 gennaio 2023 rimane certamente una data che nessuno potrà mai dimenticare.I boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, latitante da 30 anni, l’uomo che sembrava imprendibile, la primula rossa ricercata ovunque, veniva catturato fuori dalla clinica La Maddalena a Palermo dai carabinieri, coordinati dalla Procura di Maurizio De Lucia.

    Messina Denaro era nella struttura medica, sotto il nome di Andrea Bonafede, per curare un tumore al colon che ne causerà la morte il 25 settembre dello stesso anno.

    Le indagini erano scattate il 6 dicembre del 2022. Nel corso di un’ispezione nella casa della sorella di Messina Denaro, Rosalia – nella gamba di una sedia i carabinieri trovarono un pizzino scritto dalla donna. Una sorta di promemoria fatto di numeri e indicazioni che si scoprirono poi essere gli appunti su recenti visite mediche del fratello. Fu così che si scoprì che il boss era malato e che, sotto falso nome, si curava da qualche parte. Da questo pizzino iniziava l’operazione “Tramonto” conclusa il 16 gennaio con l’arresto del boss.

    Come spesso continuano a ripetere i magistrati le indagini non si sono mai fermate. Due i filoni su cui in questi tre anni si sono concentrate le indagini: l’individuazione di chi lo ha aiutato. In parte si è visto erano familiari diretti o indiretti e in parte colletti bianchi, come Alfonso Tumbarello il medico che lo ha curato e che recentemente è stato condannato dal Tribunale di Marsala a 15 anni di carcere per concorso esterno alla mafia. L’altro filone: individuare le ricchezze che hanno permesso a Matteo Messina Denaro anche di mantenersi in questi anni di latitanza.

    Un tesoro immenso e che ha permesso al boss di mantenersi nel corso della latitanza. Indagini che hanno in qualche caso travalicato i confini dell’Italia.
    Con la morte di Messina Denaro comunque la mafia non è morta ha solo cambiato pelle e sicuramente sta tornando a fare affari, a cominciare dal traffico di droga che rimane una delle fonti di ricchezza di tutte le organizzazioni mafiose. La presenza di un così alto numero di droga che gira in provincia di Trapani è la prova.





  • Palermo
    Inchiesta appalti truccati. Riesame annulla il sequestro di 39 mila euro trovati a casa di Totò a Cuffaro
    I giudici hanno accolto la richiesta dei legali dell'ex governatore
    Redazione29 Novembre 2025 -
  • cuffaro

    Palermo – Il Tribunale del riesame di Palermo ha annullato il provvedimento con il quale la Procura aveva disposto il sequestro del denaro rinvenuto nell’abitazione dell’ex governatore Salvatore Cuffaro nel corso della perquisizione. Si tratta della somma di 39 mila euro in contanti.

    I Giudici – accogliendo la richiesta degli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano che hanno, peraltro, fornito elementi dimostrativi della legittimità del possesso delle banconote – hanno evidenziato la mancanza di presupposti a sostegno del sequestro e disposto la restituzione delle somme.

    Durante la perquisizione nelle abitazioni di Cuffaro, a Palermo e Caltagirone erano stati sequestrati 80 mila euro in contanti. Il Tribunale ha annullato il sequestro da 39 mila euro, trovati nell’abitazione a Palermo.





  • Palermo
    Scandalo Sanità. Miceli (Progetto Civico Italia): “Centrodestra danneggia immagine della Sicilia. Schifani rassegni dimissioni”
    L’inchiesta è della procura di Palermo per la quale pende la richiesta di arresto per l’ex presidente della regione Cuffaro e altri 16 indagati
    Redazione4 Novembre 2025 - Cronaca
  • Miceli Carmelo Cronaca

    Palermo – Sull’ultimo ennesimo scandalo che investe la sanità siciliana, interviene Carmelo Miceli, coordinatore regionale di Progetto Civico Italia. L’inchiesta è della procura di Palermo per la quale pende la richiesta di arresto per l’ex presidente della regione Cuffaro e altri 16 indagati.

    “Non c’è giorno che passi senza che i partiti che sostengono il presidente Schifani perdano l’occasione di dare all’Italia intera una immagine della Sicilia come terra del malaffare e clientelismo.
    Il tema non sono le singole indagini, ma la questione morale che inequivocabilmente investe il centrodestra isolano e il suo modello di gestione della cosa pubblica opaco, clientelare e criminogeno.
    Un modello incompatibile e dannoso per quella Sicilia onesta che, ogni giorno, tenta di affrancarsi dall’immagine terribile che la mafia le ha dato nel mondo”.

    “L’accertamento dei fatti è compito della magistratura ma dinanzi all’ennesimo caso che riguarda la Regione, Schifani non può nascondersi dietro a una formale manifestazione di fiducia nei confronti dei giudici. Il presidente della Regione prenda atto che questo sistema opaco di gestione del potere convive con la sua azione di governo e, per il bene della Sicilia, rassegni immediatamente le dimissioni”.





  • Pubblicità

  • Ricerca articoli

    Stai cercando un articolo passato?

    Puoi filtrare per data, autore o titolo.

    Cerca articoli →

  • Altre Notizie di Cronaca
    Laura Spanò
    Redazione
    Laura Spanò
    Redazione
    Redazione
    aeroporto Trapani-Birgi a Misiliscemi Tp
    Redazione
    carabinieri alcamo
    Redazione
    Laura Spanò
    Redazione
    Redazione
    Redazione
    Laura Spanò