Cronaca
Partinico (Palermo) – La Guardia di Finanza ha arrestato un imprenditore per sfruttamento del lavoro ed estorsione nei confronti di circa venti dipendenti.
Il provvedimento, disposto dal gip su richiesta della procura, vede indagati, a seguito delle indagini della Compagnia di Partinico, il datore di lavoro nonche’ rappresentante legale della societa’ coinvolta, e un suo stretto collaboratore.
L’indagato principale amministra una societa’ attiva nel settore della lavorazione e confezionamento di prodotti ortofrutticoli, poi commercializzati nelle principali catene della grande distribuzione della provincia.
Le indagini, dirette dal secondo dipartimento Tutela vittime vulnerabili della procura di Palermo, hanno fatto luce su un sistema di abusi, pratiche e prassi aziendali contrarie alle norme sui rapporti di lavoro subordinato, sfociato in alcuni casi, in condizioni di vero e proprio sfruttamento.
Le fiamme gialle nel corso delle investigazioni, avrebbero individuato: violazioni relative alla concessione di ferie e riposi settimanale oltreche’ in materia di retribuzione, con la corresponsione di stipendi non in linea con i contratti collettivi nazionali, talvolta inferiori del 50per cento. In molti casi, inoltre, i lavoratori sarebbero stati costretti a prelevare in contanti parte del loro gia’ esiguo stipendio per restituirlo al datore di lavoro.
Un quadro che avrebbe evidenziato un modello organizzativo dell’attivita’ imprenditoriale nel quale il datore di lavoro riusciva a trarre vantaggio dalla condizione di vulnerabilita’ economica e sociale dei propri dipendenti, i quali versavano in uno stato di bisogno e pertanto costretti ad accettare le inique condizioni di lavoro.
Cronaca
Trapani – Prosegue senza sosta il piano di intervento del Comando Provinciale di Trapani in materia di contrasto alla contraffazione e controllo della sicurezza dei prodotti, finalizzato a tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori in occasione della festa di Carnevale 2026.
I militari del Gruppo di Trapani e delle Compagnie di Marsala, Alcamo e Castelvetrano hanno eseguito molteplici controlli individuando e sequestrando circa 9.200 capi di vestiario contraffatti di noti marchi quali “Nike”, “Kappa”, “Nasa” con etichette e qualità dei materiali difformi da quelle ufficiali, oltre ad una serie di giocattoli raffiguranti personaggi di famosi cartoni animati, quali “Pokemon”, “Hello Kitty” e “Topolino”, con le medesime difformità.
Nel corso dei controlli i finanzieri hanno anche sequestrato oltre 4.200 articoli di carnevale non sicuri (giocattoli, indumenti carnevaleschi, parrucche, maschere, trucchi per il viso e cosmetici) sprovvisti della necessaria marcatura “CE” (che garantisce al consumatore la conformità della merce agli standard di sicurezza e ai requisiti previsti dall’UE in materia di salute e tutela dell’ambiente) e delle indicazioni in lingua italiana.
I prodotti contraffatti sono stati sequestrati e la titolare dell’attività è stata denunciata per i reati di detenzione ai fini di vendita di prodotti contraffatti e ricettazione.
Con riguardo agli articoli non sicuri, oltre al sequestro amministrativo della merce, i rivenditori sono stati segnalati alla Camera di Commercio per l’irrogazione delle previste sanzioni amministrative fino ad un massimo di 10.000 euro, secondo le disposizioni in materia di “Sicurezza dei giocattoli”.
L’operazione costituisce ulteriore testimonianza del quotidiano impegno della Guardia di finanza a contrasto della vendita di prodotti contraffatti o non conformi ai requisiti di sicurezza, con il duplice obiettivo di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori e garantire agli operatori economici che rispettano le regole un mercato contraddistinto da condizioni di concorrenza equa e leale.
L’attività si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.
Cronaca
Roma – Si sono svolte, rispettivamente, dal 6 al 26 ottobre 2025 e dal 17 al 30 novembre 2025 le due fasi operative della
JCO DEMETER, Operazione doganale congiunta finalizzata alla repressione dei traffici transfrontalieri illegali di rifiuti ai sensi della Convenzione di Basilea e del commercio illegale di sostanze che riducono lo strato di ozono (ODS) e F-GAS controllate nell’ambito del Protocollo di Montreal.
L’Operazione, coordinata dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD), in collaborazione con l’Amministrazione doganale cinese e con l’Ufficio di collegamento di intelligence regionale dell’OMD per l’Asia/Pacifico (RILO AP), giunta alla sua undicesima edizione, ha visto la partecipazione di un numero record di 120 Paesi. Le attività di controllo doganale operate sul territorio nazionale, con il coordinamento della Direzione Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del Comando Generale della Guardia di Finanza, hanno consentito di constatare presso gli Uffici doganali violazioni per circa 1.037.137 kg di rifiuti, di cui la quota prevalente — pari a 905.237 kg — costituita da rifiuti tessili.
L’edizione appena conclusa dell’Operazione congiunta ha fatto emergere la crescita esponenziale nel commercio
illegale di merce dichiarata di seconda mano, invece di essere classificata come rifiuto tessile, evidenziando una situazione di forte criticità legata principalmente alla cd. “fast fashion” e alle sfide dell’economia circolare. Traffici illeciti che, per loro natura, incidono prevalentemente sui Paesi in via di sviluppo, in particolare sulle nazioni del Sud-Est asiatico — tra cui la Thailandia — nonché su altre aree di destinazione come il Pakistan e la Tunisia. I controlli hanno interessato anche i rifiuti derivanti da veicoli e loro componenti, oltre a cascami di acciaio, mettendo in risalto, anche in ambito JCO, un incremento significativo in termini di sequestri rispetto alle precedenti edizioni dell’Operazione. Le violazioni sono state rilevate dagli Uffici dell’Agenzia e dai Reparti territoriali della Guardia di Finanza di Livorno, Genova, Venezia, Prato e Milano.
Complessivamente, a livello globale, la collaborazione tra le amministrazioni dei 120 Paesi coinvolti ha consentito il sequestro di: – 15.509 tonnellate di rifiuti sequestrati e 220.716 pezzi di rifiuti non pesati; – 168 tonnellate di ODS e HFC; – 13 tonnellate e oltre 5.700 apparecchiature contenenti sostanze controllate nell’ambito del Protocollo di Montreal; – 8 tonnellate e più di 30.000 pezzi di altre sostanze chimiche pericolose, tra cui pesticidi e mercurio.
Risultati eccellenti che costituiscono una testimonianza diretta dell’efficace collaborazione tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza, una sinergia ulteriormente consolidata alla luce della stipula del protocollo d’intesa siglato tra le due Istituzioni nel maggio 2025
Cronaca
Termini Imerese (Palermo) – Sequestrati dalla Guardia di Finanza di Termini Imerese circa 250 mila articoli non conformi alle norme sulla sicurezza dei prodotti, destinati in gran parte ai bambini.
I controlli hanno interessato due esercizi commerciali, uno a Termini Imerese e l’altro a Campofelice di Roccella. Nel corso delle verifiche, i finanzieri hanno riscontrato diffuse irregolarità legate all’assenza delle informazioni obbligatorie previste dal Codice del consumo.
Gli articoli mancavano dell’indicazione del luogo di origine, i dati del produttore o dell’importatore, oltre alle istruzioni, alle avvertenze e alle precauzioni d’uso. In diversi casi è stata rilevata anche l’assenza del marchio CE, requisito fondamentale per attestare la conformità agli standard di sicurezza fissati dall’Unione Europea.
Sono finiti sotto sequestro amministrativo: giocattoli, maschere e costumi di Carnevale, articoli richiesti in questo periodo e destinati ai minori. La merce è stata ritirata dalla vendita perché potenzialmente pericolosa per la salute.
Nei confronti del rappresentante legale della società, un cittadino cinese, sono state contestate sanzioni amministrative per oltre 70 mila euro. Le violazioni sono state inoltre segnalate alle Autorità competenti per gli ulteriori adempimenti previsti dalla normativa.
I finanzieri del Comando Provinciale di Enna hanno sequestrato oltre 43 mila articoli non conformi ai requisiti previsti dalla normativa ai fini della vendita al pubblico. La merce era esposta in empori ed esercizi commerciali della provincia, nei comuni di Catenanuova, Piazza Armerina e Nicosia.
All’atto dell’accesso nei locali, i militari del Gruppo di Enna e delle Tenenze di Nicosia e Piazza Armerina, hanno immediatamente riscontrato numerose tipologie di prodotti di carnevale, giocattoli ed articoli da regalo privi delle indicazioni minime previste dal Codice del Consumo, ovvero le informazioni sul luogo d’origine, il produttore/importatore, nonché le istruzioni, le precauzioni e la destinazione d’uso.
Tutta la merce così rinvenuta è stata sottoposta a sequestro amministrativo e i rappresentanti legali delle imprese
sono stati segnalati alla locale Camera di Commercio per l’applicazione delle sanzioni amministrative previste
per tali violazioni.
Controlli che si intensificano ogni anno in prossimità delle festività, quando aumenta la vendita di articoli stagionali a basso costo. L’obiettivo resta quello di tutelare i consumatori e gli operatori economici che rispettano le regole
Cronaca
Erice – I finanzieri del Comando Provinciale di Trapani hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di applicazione di misura cautelare reale emessa dal Gip del Tribunale di Trapani, che ha disposto il sequestro preventivo “per equivalente” di risorse finanziarie, beni immobili e mobili nella disponibilità dell’ex direttrice dell’ufficio di Poste Italiane di Erice, di un commerciante e di altri soggetti, indagati a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, truffa, peculato, riciclaggio e autoriciclaggio.
Durante le indagini, la direttrice è stata licenziata per giusta causa da Poste Italiane, che ha attivato i propri organi ispettivi interni collaborando con gli inquirenti e provveduto a restituire integralmente ai risparmiatori truffati le somme di denaro illecitamente sottratte, per complessivi 800.000 euro.
Il provvedimento giunge alla fine di complesse e articolate indagini di polizia giudiziaria, sviluppate, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Trapani, dagli investigatori specializzati del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria dopo la denuncia presentata da un anziano risparmiatore che aveva rilevato un ammanco sul proprio libretto postale.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito in una prima fase di rilevare consistenti anomali prelievi di contante dai rapporti postali di cui l’anziano era titolare presso la citata filiale, tutti avvenuti in correlazione temporale con operazioni di disinvestimento di titoli e di reinvestimento effettuate presso l’ufficio.
Successivamente sono stati acquisiti analoghi, ripetuti e consistenti prelievi di contanti anche sui conti correnti o libretti di deposito di altri ignari risparmiatori, per lo più persone anziane o in stato di difficoltà, poco avvezzi a controllare i propri conti, i quali avevano smobilizzato per contanti buoni fruttiferi postali, anche di cifre significative, convinti dalla direttrice postale a sottoscriverne di nuovi a tassi di interesse più vantaggiosi e ricevendo dalla stessa degli ingannevoli moduli di richiesta di emissione di buoni postali fruttiferi, debitamente compilati e sottoscritti ma in realtà non rappresentativi dei titoli in cui ritenevano di avere investito o reinvestito i propri risparmi.
Le investigazioni hanno individuato nell’allora direttrice l’artefice di tutte le sottrazioni fraudolente di denaro e hanno consentito anche di ricostruire l’esatto percorso poi seguito dal denaro illecitamente sottratto. Nelle date in cui si erano registrati i citati prelevamenti di contanti conseguenti allo smobilizzo degli investimenti in buoni fruttiferi postali, l’ex direttrice e altri soggetti indagati a lei molto vicini risultavano infatti avere pressoché sistematicamente effettuato sui propri conti operazioni di versamento in contanti di somme rilevanti di denaro. L’analisi dei flussi finanziari ha consentito altresì di accertare, sempre a livello indiziario, come tali somme fossero state reimpiegate in gran parte per spese voluttuarie, ma anche per finanziare un’attività economica, gestita sempre dalla ex direttrice, e financo per pagare a mezzo bonifico fatture concernenti interventi edilizi di manutenzione straordinaria eseguiti su alcuni immobili di proprietà di alcuni dei sodali e in relazione ai quali avevano fruito del “bonus facciate” e del cosiddetto “superbonus 110%”.
L’operazione odierna conferma il fondamentale ruolo di polizia economico-finanziaria svolto dalla Guardia di Finanza, impegnata in sinergia con l’Autorità Giudiziaria a tutela dei risparmiatori. L’attività si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.
Cronaca
Catania – Nel corso di una operazione antidroga internazionale tra Spagna e Italia i finanzieri del comando provinciale di Catania e dello Scico e gli agenti della Polizia spagnola con il coordinamento di Eurojust hanno arrestato 12 persone e sequestrato beni (tra cui una villa a Barcellona e 5 tra auto e moto), attività finanziarie e contanti per un valore di un milione di euro. E’ questo il bilancio della maxi operazione antidroga «Barcellona-Express/Farfalla».
Sei degli arresti (ai domiciliari) sono stati eseguiti in Italia, gli altri sei in Spagna (due in carcere): fra i reati contestati a vario titolo l’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, la detenzione di armi e il riciclaggio. Nel corso delle numerose perquisizioni effettuate nei due Paesi sono state sequestrate anche 1.670 piante di cannabis e materiali e strutture per 3 piantagioni indoor.
In una prima fase, il trasporto sarebbe avvenuto su “gomma”, nascondendo la droga all’interno di bancali di frutta e verdura su autocarri diretti a Catania dopo la tratta di mare Barcellona-Civitavecchia: successivamente, le partite di stupefacente sarebbero state occultate all’interno di grossi sacchi di mangime per animali domestici attraverso un complicato sistema di apertura e richiusura a caldo delle sacche, in modo da ostacolare i controlli di polizia.
Al vertice dell’organizzazione, quale promotore, organizzatore e finanziatore, ci sarebbe Alessandro Cammarata, 46 anni, catanese trasferitosi a Barcellona che, con l’aiuto di persone di fiducia, avrebbe gestito sia la produzione in proprio di marijuana all’interno di immobili nella sua disponibilità sia l’approvvigionamento dello stupefacente da fornitori locali, organizzando i canali di vendita all’ingrosso e al dettaglio per le piazze di spaccio della Sicilia orientale. Arrestato in Spagna per possesso di marijuana e destinatario della misura del divieto di espatrio, è stato individuato e arrestato a Catania dove si era recato clandestinamente qualche giorno prima.
Tra i complici: la compagna, R.C., 43 anni, anche lei di origini catanesi, che si sarebbe occupata delle fasi preparatorie della spedizione e lavorazione della sostanza stupefacente con mansioni di conta e valutazione dei quantitativi, di controllo dell’aspetto del prodotto e di gestione degli ambienti di coltivazione.
Altri tre catanesi – Dino Leocata, Giuseppe Leocata e Salvatore Storniolo, rispettivamente di 53, 52 e 47 anni, i primi due fratelli – avrebbero trasportato dall’Italia in territorio iberico i soldi ricavati dalla vendita dell’hashish nella provincia etnea: G.L. avrebbe curato inoltre la cessione dello stupefacente nella provincia di Catania preoccupandosi con il fratello di custodirlo in una casa di Belpasso. S.S. invece avrebbe contribuito a finanziare l’attività criminale del gruppo e a riscuotere i soldi gestendo assieme a A.D.B., 34 anni, la cassa comune.
Individuati anche alcuni “fiancheggiatori” per la gestione delle piantagioni, per la logistica e per il trasporto del narcotico: in particolare, 4 cittadini spagnoli sarebbero stati quotidianamente impiegati nelle coltivazioni indoor di canapa mentre il catanese C.N., 49 anni, pur non inserito organicamente nell’associazione, si sarebbe adoperato in talune occasioni per la gestione del trasporto di ingenti partite di droga attraverso una società a lui riconducibile, attiva nel commercio internazionale di generi alimentari.
Diversi gli interventi, sia in Italia che in Spagna, che hanno portato all’arresto in flagranza di reato di 13 persone (10 in Italia e 3 in Spagna) per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e al sequestro di oltre 900 kg tra hashish e marijuana, di una piantagione di canapa indiana a Mascali (Catania) e di alcune armi (2 fucili e 2 pistole). Ricondotti alla consorteria criminale anche un ulteriore carico di 273 chili di marijuana e hashish sequestrato dal Gruppo di Civitavecchia della Guardia di finanza nel corso dei controlli periodici allo scalo portuale e una partita di 60 chili di hashish e marijuana ricevuta da alcuni membri del sodalizio nella provincia di Catania.
Cronaca
Agrigento – Arrestato dai militari della guardia di Finanza in flagranza di reato, un uomo già noto alle forze di polizia residente a Montallegro per detenzione di armi clandestine e sottoposto a sequestro due fucili alterati.
In particolare, i Finanzieri del Gruppo Agrigento hanno eseguito una perquisizione presso la sua abitazione individuando un vero e proprio laboratorio domestico al cui interno erano custoditi 2 fucili con caratteristiche strutturali-balistiche alterate e l’attrezzatura necessaria per la realizzazione di tali modifiche.
Le armi in questione erano originariamente fucili “ad aria compressa”, ed avrebbero dovuto avere “modesta capacità offensiva”, con una potenza limitata. Gli accertamenti hanno, invece, permesso di rilevare che le modifiche apportate, utilizzando anche macchinari dedicati, come un trapano a torre professionale, avevano maggiorato sensibilmente
il potenziale offensivo di 3 o 4 volte rispetto ai valori consentiti.
Ciò ha comportato la riqualificazione dei fucili – uno dei quali dotato di mirino ottico per il tiro di precisione – a vere e proprie armi clandestine, sottoposte a sequestro unitamente a quasi duemila pallini di varia grammatura, costituenti il munizionamento.
Alla luce di quanto emerso, l’uomo è stato tratto in arresto e condotto presso la Casa Circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento.
L’azione dei militari della Guardia di Finanza di Agrigento si inquadra nell’ambito del contrasto anche ai fenomeni illeciti che minacciano la sicurezza, evidenziando l’operato delle Fiamme Gialle a tutela della collettività attraverso il concorso al mantenimento dell’ordine pubblico, a tutela dei cittadini e della legalità.
L’attività si colloca nella fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.
Cronaca
Aja (Olanda) – Trenta paesi UE ed extra UE, insieme alle Agenzie EUROPOL, FRONTEX, CEPOL ed EUIPO, si sono riuniti il 2 e 3 febbraio scorso a l’Aja nei Paesi Bassi, per un’intensa due giorni operativa finalizzata a lanciare le azioni di
contrasto ai crimini in danno della proprietà intellettuale e alla contraffazione di beni e valuta, previste dal nuovo
programma europeo EMPACT 2026-2029 (European Multidisciplinary Platform Against Criminal Threats).
Il kick-off meeting in Olanda è stato organizzato e diretto dal Gruppo Anticontraffazione e Sicurezza Prodotti del
Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di finanza, che ha recentemente assunto, per l’intera Europa e per i
prossimi 4 anni, il ruolo di Driver del piano investigativo sulla priorità “Intellectual Property Crime, Counterfeiting of Goods and Currencies”, per garantire il massimo livello di cooperazione e coordinamento tra gli Stati membri nella lotta congiunta ai fenomeni illegali sempre più globalizzati e senza confini.
Decine saranno le azioni operative, già in fase di avvio, che verranno svolte in questo ambito per intensificare la presenza investigativa, a tutto campo, nei settori economici maggiormente colpiti dalla contraffazione, per la tutela della salute dei consumatori e delle imprese virtuose che rispettano le regole immettendo sul mercato prodotti originali, sicuri e di qualità.
Sotto i riflettori principalmente i prodotti agroalimentari e quelli per la cura della persona, i farmaci, i giocattoli,
gli apparati tecnologici e l’abbigliamento. Tutte le azioni saranno supportate da specifici percorsi formativi modulari, dedicati agli operatori di polizia impegnati sul campo, per garantire, in modo omogeneo nei diversi teatri operativi, interventi mirati ed efficaci basati sulla valorizzazione delle best practices e di standard ispettivi adeguati agli scenari in continua evoluzione.
Anche in questo settore la Guardia di finanza continuerà a rivestire il primario ruolo di polizia economico-finanziaria per la lotta alla criminalità organizzata transnazionale, con il coordinamento dello S.C.I.P. – Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno – e in stretta collaborazione con le altre Forze dell’Ordine.
Alcamo – La Cassazione ha annullato la condanna nei confronti dell’imprenditore ed ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone. La sentenza è stata emessa nella tarda serata di martedì. I giudici della sesta sezione della cassazione hanno accolto il ricorso, senza rinvio ad altra Corte di Appello, perchè nel frattempo è intervenuta la prescrizione del reato.
Perricone era rimasto coinvolto nell’operazione della guardia di finanza di Trapani «Affari sporchi» del 2016. In primo grado l’ex vicesindaco Perricone era stato condannato a cinque anni, pena ridotta a 4 anni in appello. «Allo stato – sottolinea l’avvocato Giuseppe Beninati legale di Perricone – possiamo solo esprimere la nostra soddisfazione per l’esito, che pone finalmente la parola fine a una vicenda che si è andata via via sgonfiando.
Già in primo grado il tribunale di Trapani aveva assolto Perricone dai reati più gravi quali la bancarotta fraudolenta e i falsi. Il reato di corruzione era stato derubricato in quello meno afflittivo e di minore allarme sociale della induzione indebita.
Cronaca
Ancona -Scoperto dai finanzieri del Comando provinciale di Ancona, un istituto bancario parallelo, del tutto abusivo, capace di movimentare oltre 4 milioni di euro e di truffare più di 500 “clienti” – di età compresa tra i 20 e gli 85 anni – in tutta Italia.
L’attività rientra nell’ambito dell’operazione denominata «Golden Tree». Eseguite misure cautelari nei confronti di due persone, sequestrato 15 conti correnti in Italia e Polonia e oscurato la piattaforma online utilizzata per le attività illecite.
Gli investigatori coordinati dalla Procura dorica, hanno accertato che il sodalizio criminale avrebbe dato vita a una vera e propria banca priva di autorizzazioni, con ramificazioni anche in Polonia e Bulgaria, in grado di offrire tutti i servizi tipici del settore finanziario: apertura di conti correnti esteri, concessione di prestiti , proposte di investimento.
L’organizzazione operava dietro la facciata di una presunta «community» finalizzata al benessere dei propri affiliati. In realtà, dietro la struttura si celava un sistema fraudolento che proponeva investimenti ad alto rendimento, presentati come particolarmente vantaggiosi e remunerati tramite la causale «cashback», nel tentativo di eludere i controlli delle Fiamme gialle.
Determinante, per il successo del meccanismo, il rapporto di fiducia instaurato dai falsi promotori finanziari con le vittime, molte delle quali avrebbero investito risparmi personali, pensioni o, in alcuni casi, denaro ottenuto tramite prestiti. Le indagini hanno fatto emergere un vero e proprio “schema Ponzi”, diffuso in numerose province italiane, tra cui Ancona, Roma, Milano, Palermo, Napoli, Torino e Bari.
Il sistema si autoalimentava grazie al passaparola e ai social, trasformando gli stessi investitori in promotori, incentivati con compensi proporzionati al numero di nuovi clienti reclutati e alle somme versate. A rendere credibile l’operazione contribuivano strumenti apparentemente professionali, come una carta di debito fisica personalizzata e un’applicazione digitale che simulava un servizio di home banking.
Il meccanismo si sarebbe arrestato quando le richieste di rimborso hanno superato i nuovi versamenti: a quel punto, i promotori non avrebbero più restituito né interessi né capitale. Le somme confluite nella disponibilità del presunto dominus dell’organizzazione sarebbero state utilizzate, oltre che per spese personali, per l’organizzazione di eventi conviviali finalizzati ad attrarre nuovi investitori e per investimenti altamente speculativi, tra cui l’acquisto di oro e criptovalute.
Al termine dell’operazione, quattro persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria per i reati di abusivismo finanziario, attività bancaria abusiva, truffa e autoriciclaggio. Diverse le perquisizioni eseguite tra Marche, Abruzzo e Lombardia.