Politica
Trapani – di Rino Giacalone – Quella di ieri pomeriggio è stata una riunione consiliare da raccontare. Purtroppo certi eventi sono stati così tumultuosi che non siamo riusciti a documentarli con video e foto. Siamo stati presi dall’incredulità.
L’apertura dei lavori d’aula è toccata al ricordo del 4 Novembre, Giornata dedicata all’Unità nazionale e alle Forze Armate. Una interessante lezione di storia: la grande guerra del 15/18, la costruzione del monumento ai caduti, collocato nella piazzetta Vittorio Veneto, tra la Questura e la Prefettura, la nascita del “ceppo” oggi ben visibile, l’autore, Antonio Ugo, la posa della prima pietra nel 1921 da parte del Re, Vittorio Emanuele III, l’inaugurazione nel 1924 da parte del Duce, cavaliere Benito Mussolini, la decisione presa per volontà popolare, sostenuta dai familiari dei militari morti in quella guerra, il bronzo raccolto e fuso in una fonderia di Napoli, la sacralità e la memoria del luogo, e tanto altro, per chiudere con la lettura di stralci delle lettere scritte da uno dei 990 militari trapanesi che hanno perso la vita per la Patria, l’ufficiale Alessandro De Santis.
Non c’è dubbio un momento alto e solenne, concorde con l’autorevolezza istituzionale del luogo, Palazzo Cavarretta, una volta Palazzo Senatorio oggi sede del Consiglio comunale.
Ma come in un turbine meteorologico, di quelli che fanno cambiare il meteo nello spazio di pochi minuti, l’aria si è fatta subito pesante, inquieta e tempestosa. Tanto che durante una sospensione dei lavori decisa dal presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, quando si è staccata la diretta streaming della seduta, forse per l’eccessivo coinvolgimento provocato dalla rievocazione storica della grande guerra, così si scrive ancora oggi del primo conflitto mondiale, un consigliere comunale come se si fosse trovato sopra una trincea nemica, e come se fosse armato di baionetta, si è quasi catapultato addosso ad un altro consigliere, quasi per uno scontro fisico.
Non è un film ne una fiction, è la realtà.
Protagonista, quanto della storia, quanto dell’attacco all’arma bianca, a mani nude, è stato lo stesso consigliere comunale. Maurizio Miceli, avvocato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia. Dall’intervento fatto con toni posati, seri, ad arrivare quasi faccia a faccia con la consigliera del Pd Marzia Patti, stravolto in viso, le carotidi
gonfie di rabbia, come se ci fossimo trovati in una piazza, lo storico che prendeva la forma di un picchiatore. Eppure qualche seduta prima si era parlato di come le donne in politica vengono talvolta maltrattate e come questo va condannato senza se e senza ma. E invece, Miceli ad un certo punto in preda all’ira, ha anche invitato la collega Patti a….meglio a questo punto l’autocensura.
Nemmeno la lezione di storia è stata davvero per intero un momento aulico. Le citazioni, la rievocazione offerta, sono servite a dissacrare quello che ieri mattina è stato fatto in piazza Vittorio Veneto, ossia la collocazione e la inaugurazione del monumento “Flowers 132”, dell’artista Massimiliano Errera, dedicato alle vittime della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 Aprile 1985. 
L’auto blindata del magistrato che doveva essere vittima di quell’attentato, il pm Carlo Palermo, collocata al centro del recinto di una aiuola, con tre alti gigli che si alzano verso l’alto e che rappresentano le vittime di quella strage Barbara Rizzo ed i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta, di appena 6 anni. Dilaniati dal terribile e potente tritolo mafioso, i segni di quell’esplosione possono oggi cogliersi solo dai resti della blindata, tirata fuori dai depositi comunali dove c’era finita circa 30 anni addietro, dopo essere stata dissequestrata dall’autorità giudiziaria.
A Miceli e ad altri consiglieri dell’opposizione, poi pare ad altre non meglio indicate associazioni, la collocazione di quel monumento non è piaciuta. Per quel monumento bisognava cercare altri luoghi. Bene, dissentire è possibile, ma c’è modo e modo di farlo. Ma non mancando mai rispetto.
La memoria. Ha detto bene, prima di perdere il lume della ragione, il consigliere Miceli. Piazza Vittorio Veneto è un luogo sacro, qui si ricordano i caduti in guerra per la difesa e l’unità della Patria, in quella piazza ci sono i valori sinceri dell’essere italiani.
Vero, verissimo. Ed allora non si può definire di “cattivo gusto” la collocazione anche lì del monumento “Flowers 132”. Quei morti, le vittime della strage del 2 Aprile 1985, Barbara, Salvatore e Giuseppe, non rappresentano come è stato detto una “sofferenza diversa” dai caduti in guerra. E’ corretto dire che sono state vittime dell’antistato, rappresentato dalla mafia che con delitti e stragi ha minato lo Stato per il quale ci furono milioni di caduti in guerra, ma il sangue di Barbara, Salvatore e Giuseppe, si è unito al sangue di chi è caduto in quelle guerre. Barbara, Salvatore e Giuseppe, ma l’elenco è lungo, lunghissimo, con le oltre mille vittime innocenti delle mafie e dell’antistato, erano anche loro in guerra….e non lo sapevano.
La lezione di storia di piazza Vittorio Veneto si deve completare, aggiornare. Nel nostro Paese ci sono guerre infinite, che hanno mietuto vittime consapevoli di compiere una battaglia, e non sempre usando le armi, ma spesso, in tempi moderni e contemporanei, le armi rappresentate dall’applicazione della Costituzione e delle leggi, e vittime innocenti che da un giorno all’altro si sono trovate la mafia dentro casa, come purtroppo è successo alla famiglia Asta.
E poi, se qualcuno avesse avuto un giorno la voglia e il desiderio di visitare il luogo della strage, a Pizzolungo, dove è stato realizzato il Parco della Memoria e dell’Impegno Civile, il giardino del “Non ti scordar di me”, e un vecchio rudere è diventato luogo di incontri e riunioni, avrebbe fatto la scoperta che il sentimento per la Patria di Giuseppe Asta non era diverso da quello di un soldato in guerra per difendere il suolo nazionale. Guardate la riproduzione del diario di Giuseppe e leggete cosa scriveva a sei anni, in uno di quei pochi giorni di scuola che con suo fratello Salvatore ha potuto frequentare.
E allora, forse è il momento di chiedere scusa.
Per il resto. La seduta consiliare che di colpo si è infuocata si è interrotta. C’era da votare una delibera per trasferire nuove risorse al capitolo degli Asacom, 60 mila euro.
La maggioranza consiliare non aveva i numeri per reggere la validità della seduta, l’opposizione ha fatto tira e molla, alla fine c’è stato un tumultuoso abbandono dell’aula, sebbene sugli Asacom inizialmente c’era stato un consenso unitario a trovare una soluzione, a favore degli alunni diversamente abili bisognosi di assistenza scolastica. Con grande difetto di memoria, la delibera ieri è rimasta non trattata.
Ci si proverà stasera. Se non accadrà altro.
Cronaca
Trapani – Chi si ferma davanti a ciò che rimane dopo 40 anni della blindata del giudice Carlo Palermo ha l’impressione di ricevere un pugno nello stomaco. Immaginare che su quell’auto quella mattina del 2 aprile 1985 viaggiavano delle persone, diventa davvero difficile, come difficile è pensare che tre innocenti sono morti disintegrati da quell’esplosione che per intensità è paragonabile alle bombe fatte esplodere in atti di terrorismo.
Non dimenticando i superstiti che in questi anni hanno lottato con quelle terribili immagini.
Da ieri mattina la Fiat 132 utilizzata dal giudice Carlo Palermo assieme alla scorta, per spostarsi dalla sua abitazione al palazzo di giustizia in via XXX Gennaio, ha finalmente una collocazione più dignitosa. Per anni infatti è stata abbandonata negli spazi prima nella zona dell’autoparco comunale tra cumuli di rifiuti e poi negli spazi del Tribunale di Trapani.
L’intento dichiarato è ricordare Barbara Rizzo e i suoi figli gemelli Giuseppe e Salvatore Asta, vittime innocenti di un attentato mafioso che voleva colpire il magistrato che su quell’auto viaggiava assieme ai suoi uomini della scorta. Ma non solo.
Oggi quell’auto è stata trasformata in una installazione artistica curata da Massimiliano Errera dal titolo “Flowers 132” – al suo interno tre gigli che svettano nel cielo a simboleggiare la rinascita, la speranza e quanto può nascere dalla memoria condivisa. “Flowers 132” è un’opera che parla con un linguaggio artistico volutamente duro, per ricordare che la violenza può essere sconfitta solo attraverso la memoria. Un messaggio di speranza civile, capace di scuotere le coscienze e stimolare il dibattito.
Tutto intorno, la ditta “Arte Vivente” di Davide De Martino, ha realizzato un’aiuola con i “non ti scordar di me”.
“Questa macchina – ha sottolineato commossa Margherita Asta – rappresenta la bruttezza di quello che accadde quel giorno. Ma da quella bruttezza, da quel dolore, nascono i fiori della speranza, il guardare sempre oltre. Trapani ha conosciuto il malaffare, ma deve continuare a credere nella giustizia e nella verità. Io, anche se vivo lontano, sono e sarò sempre trapanese: quei fiori parlano per tutti noi, ci chiedono di andare avanti insieme, per il bene di questa terra”.
Il sindaco Giacomo Tranchida ha ricordato la storia che sta dietro l’opera la cui idea è nata nel 2019 dal desiderio di restituire dignità a quella carcassa dimenticata da tutti come dimenticata da tutti o quasi tutti è stata la stessa strage: “Abbiamo voluto che diventasse un simbolo consegnato ai giovani, un segno di memoria e di futuro. Questi fiori rappresentano la bellezza. È un omaggio ai tuoi cari, Margherita, ma anche una consegna alle nuove generazioni, perché custodiscano il valore della legalità e della speranza”.
Il prefetto Daniela Lupo, ha invitato i cittadini a leggere il monumento “non come un oggetto da osservare, ma come un luogo dell’anima. Questa macchina non deve suscitare curiosità, ma riflessione. Bisogna scegliere da che parte stare, e oggi Trapani dimostra di voler stare dalla parte della legalità. Quei fiori che emergono dal metallo contorto sono un segno di rinascita, una testimonianza che dal dolore può germogliare la speranza. Riflettete quando passerete di qui non è una balaustra da cui guardare, ma un punto di raccoglimento e di memoria”.
Per il presidente del Tribunale il giudice Alessandra Camassa: “E’ importante la restituzione di quello che possiamo considerare un simbolo di quell’evento devastante per la città, per ricordare a tutti quello che è accaduto in questa città, per rendersi conto del livello dello scontro che c’è stato con la criminalità organizzata. Sperando che anche questo segnale concreto sia di monito per non dimenticarci che la battaglia non è finita”.
Cronaca
Trapani – Il Presidente del Libero Consorzio sull’inaugurazione di oggi dell’opera “Flowers 132”
“Quando la storia incontra l’arte – dice il presidente del Libero Consorzio di Trapani Salvatore Quinci – è la cultura ad emergere con tutta la sua forza collettiva ed evocativa. La testimonianza si fa ricordo ma anche impegno. Le coscienze di ognuno di noi vengono chiamate ad esprimere un percorso solidale di rispetto delle regole contro le illegalità, di strenua difesa dei valori di libertà contro chi ha scelto la violenza e l’arbitrio. La mafia si affronta e si vince con lo Stato di diritto, con la prevenzione e la repressione, con il lavoro di Forze dell’Ordine e Magistratura.”
Quinci inoltre rispetto all’animato dibattito sui social sull’iniziativa artistica aggiunge in netto dissenso rispetto a chi contesta: “C’è da battere un avversario più subdolo, più insidioso, rappresentato dalla cultura mafiosa. Questa è una sfida di popolo, di ogni cittadino. E’ la sfida di una società che si libera dalle sue incertezze e dalle sue contraddizioni, che si unisce e che condivide lo stesso percorso, lasciando poco spazio alle polemiche. La storia non si cancella. Non è mai inopportuna e non va indebolita da fattori estetici o logistici. Deve invece essere conosciuta ai più. E se l’arte le dà una mano si può avviare un reale processo di cambiamento, che una nuova cultura sarà chiamata a custodire. Trapani sta dando il suo contributo”.
Cronaca
Trapani – di Rino Giacalone – Ci eravamo prefissati di non concedere un solo rigo ai leoni da tastiera che in questi giorni si sono sbizzarriti a scrivere sull’opera artistica firmata da Massimiliano Errera, collocata nella piazza Vittorio Veneto a Trapani.
Il rottame dell’auto devastato il 2 aprile 1985 dall’attentato mafioso di Pizzolungo, diventato opera d’arte, “Flowers 132”, con i gigli che nascono dalla morte. Questa era l’automobile sulla quale si trovavano il Pm Carlo Palermo, bersaglio di quell’attentato, assieme all’autista Rosario Maggio e al capo scorta Totò La Porta. L’esplosione dell’autobomba piegò in due la blindata e annientò la vettura che fece loro da scudo, di questa utilitaria e di chi c’era a bordo non restò nulla, morirono Barbara Rizzo con i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta.
La blindata del magistrato era cosa da ferrovecchio, abbandonata in un angolo remoto di un deposito comunale, dopo essere stata per anni esposta ai piedi del Palazzo di Giustizia, chissà forse monito per i giudici ragazzini frattanto arrivati e che per fortuna non colsero mai segnali intimidatori da quell’auto, tanto poi da farla spostare altrove. L’auto è l’unico pezzo sopravvissuto alla strage, oggi da mostrare per far comprendere cosa è stata la mafia e cosa può tornare ad essere, terminata la sua immersione.
La mafia qui ha vissuto con l’autonegazione, la sera della strage il sindaco dell’epoca, il DC Erasmo Garuccio negò l’esistenza della mafia, oggi i suoi epigoni dicono va bene il ricordo ma facciamolo altrove, cambiamo piazza, via, luogo, magari un luogo meno visibile. Già, facciamo il ricordo delle vittime delle mafie che non sia palese, un pò nascosto, chi ha desiderio di ricordare deve pagare pegno e magari perdere un po’ del suo tempo per trovare l’angolo giusto per meditare.
C’è chi in questi giorni si è ricordato di Pizzolungo e del Parco della Memoria e dell’Impegno Civile, “Non ti scordar di me”, nato sul luogo della strage. Lì l’auto andava collocata, non in centro città. Bene, anzi no…Pizzolungo già: da quando esiste il Parco del “Non ti scordar di me”, sono stati oltre 10 mila gli studenti venuti a far visita, per voler conoscere, sapere, ma al 99 per cento sono stati studenti di tutte le Regioni d’Italia, tranne della Sicilia, pochissimi della Sicilia, ancora meno sono stati gli studenti trapanesi. Forse è su questo che dobbiamo farci tutti una domanda.
È vero siamo a Trapani, dove tutto diventa materia spesso da dibattito social, discussioni da bar, ma adesso ci siamo stancati. Vorremmo una città più attenta e meno capace di farsi condizionare da chi urla, sbraita, e lo fa sempre per tornaconti personali, pe4r difendere orti, orticelli e soprattutto piccioli e potere. Dando ragione alla mafia e a chi organizzò quell’attentato, che serviva a dare la sveglia a un pugno di magistrati che come Carlo Palermo avevano scoperto gli intrighi inconfessabili dentro le istituzioni.
L’opera poi come tutte le esternazioni artistiche può piacere o meno, ma bisogna saper distinguere le cose, un aspetto è il valore artistico, l’altro è il valore etico e morale. Stiamo ricordando una delle pagine più drammatiche del secolo scorso di questa città, quel 1985 che doveva dare la sveglia alla città, che infatti si svegliò subito e cominciò a mandare a sedere nelle istituzioni locali e nei parlamenti gli uomini preferiti da Cosa nostra, che seppe trovare il ventre molle per entrare dentro il Palazzo di Giustizia, la città che si riuniva nei salotti del circolo Scontrino e della loggia massonica segreta e deviata della Iside 2.
Ne vogliamo parlare? In Procura poi c’era un magistrato che tre anni dopo nel 1988 davanti all’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, ebbe a dire che sul suo tavolo non era mai arrivato un rapporto informativo sulla mafia.
Ne vogliamo parlare seriamente di quegli anni ’80 e di tutto quello che ci hanno lasciato in eredità, oppure la buttiamo in caciara così come da qualche tempo siamo un po’ abituati a fare in questa città?
Così tanto per chiedere…per conto di un amico, anzi tre amici, Barbara, Salvatore e Giuseppe che non ci sono più da quella mattina del 2 Aprile 1985