Cronaca
Palermo – I pubblici ministeri Francesca Dessì e Antonio Carchietti hanno chiesto per l’ex poliziotto Filippo Piritore il giudizio immediato. La Procura ha ricostruito le indagini, nel gennaio 1980, Piritore scrisse in una relazione, e l’ha ribadito nei mesi scorsi, di avere affidato il guanto, trovato nella vettura usata dai killer del presidente della Regione Mattarella, a un poliziotto della Scientifica, tale Di Natale, perché lo consegnasse all’allora sostituto procuratore Piero Grasso. Ma sia Giuseppe Di Natale che il magistrato hanno detto di non avere mai avuto fra le mani quel reperto così importante. Accusa di depistaggio per Piritore che dal dopo delitto Mattarella ha fatto carriera, arrivando all’incarico di prefetto, che da qualche mese è ai domiciliari nella sua casa di Roma. Filippo Piritore, siciliano di Agrigento, aveva 30 anni in quel drammatico 1980, era un funzionario addetto alla squadra mobile di Palermo. Agli atti dell’indagine anche i suoi rapporti con Bruno Contrada, il superpoliziotto di Palermo al centro di tanti misteri.
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Palermo – Depistò indagini su delitto Mattarella: giudici, rischio di reiterazione del reato. Motivazioni del Riesame che ha rigettato la revoca dei domiciliari a ex prefetto Piritore. L’ex prefetto Filippo Piritore “ha mostrato una chiara e pervicace attitudine ad alterare il processo di formazione della prova.
La certa gravità del fatto e la speciale disinvoltura mostrata nel compimento della condotta delittuosa, fornendo false informazioni anche specifiche, perseverando nell’indicare una falsa pista da seguire nello svolgimento delle rinnovate indagini relative a una delle più drammatiche e oscure pagine della storia della nazione, risultano sintomatiche di una determinazione nel delitto che ne esclude la mera occasionalità , lasciando, al contempo trapelare il rischio della ripetizione del comportamento criminoso”.
Lo scrivono i giudici del tribunale del Riesame di Palermo nelle motivazioni del provvedimento con cui hanno rigettato la richiesta di revoca degli arresti domiciliari disposti nei confronti dell’ex prefetto accusato di aver depistato le indagini sull’omicidio del presidente della Regione Piersanti Mattarella, assassinato a Palermo 45 anni fa.
“D’altra parte si tratta di rischi che possono essere arginati soltanto con una misura detentiva, risultando necessario impedire a Piritore di usufruire di quel reticolo di contatti che lo stato di quiescenza non ha potuto cancellare istantaneamente e nei quali, dunque, deve ritenersi ancora inserito, al fine di poter compromettere la genuina acquisizione degli elementi probatori e di porre in essere attività finalizzate a depistare il corso delle indagini o a condizionare l’accertamento della verità processuale”, aggiungono.
Secondo gli inquirenti Piritore, attraverso una serie di false relazioni di servizio, avrebbe contribuito a far sparire il guanto lasciato dai killer nell’auto usata nella fuga, danneggiando irrimediabilmente le indagini. ANSA
Cronaca
Palermo – A 45 anni di distanza dall’omicidio del presidente della Regione Piersanti Mattarella stamane personale della Dia ha dato esecuzione ad un’ordinanza del Tribunale di Palermo — Sezione del Giudice per le indagini preliminari, con la quale è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari per depistaggio ad un poliziotto oggi in pensione, Filippo Piritore, 75 anni.
Secondo l’accusa avrebbe fatto scomparire il guanto di pelle dimenticato dai due killer.
Filippo Piritore, in quegli anni lavorava alla squadra mobile sotto la guida di Bruno Contrada. Piritore, è stato anche questore a Caltanissetta, L’Aquila e Genova, e prefetto di Isernia.
L’indagato in particolare — sentito, nel settembre del 2024, dai magistrati della Procura quale persona informata sui fatti, in ordine alla ricostruzione delle vicende concernenti il guato di pelle marrone di mano destra, ritrovato lo stesso giorno dell’omicidio a bordo della Fiat 127 utilizzata dagli assassini ma mai repertato né sequestrato da parte della Squadra Mobile — ha reso dichiarazioni rivelatesi del tutto prive di riscontro, con le quali ha contribuito a sviare le indagini in corso funzionali (anche) al rinvenimento del detto guanto (mai più ritrovato).
Le determinazioni del Tribunale di Palermo, assunte in conformità alla richiesta della Procura della Repubblica e all’esito dell’interrogatorio, si inseriscono nell’ambito della fase cautelare incidentale e del vaglio del Giudice avente ad oggetto la gravità indiziaria, nonché la sussistenza delle esigenze cautelari.
L’eventuale responsabilità penale dell’indagato, pertanto, potrà essere affermata soltanto all’esito del successivo processo.