• Catania
    Catania. La droga veniva venuta tra frutta e verdura. Maxi operazione tra la Sicilia e la Spagna: 12 arresti
    Sei degli arresti (ai domiciliari) sono stati eseguiti in Italia, gli altri sei in Spagna (due in carcere)
    Redazione17 Febbraio 2026 - Cronaca
  • Cronaca

    Catania – Nel corso di una operazione antidroga internazionale tra Spagna e Italia i finanzieri del comando provinciale di Catania e dello Scico e gli agenti della Polizia spagnola con il coordinamento di Eurojust hanno arrestato 12 persone e sequestrato beni (tra cui una villa a Barcellona e 5 tra auto e moto), attività finanziarie e contanti per un valore di un milione di euro. E’ questo  il bilancio della maxi operazione antidroga «Barcellona-Express/Farfalla».

    Sei degli arresti (ai domiciliari) sono stati eseguiti in Italia, gli altri sei in Spagna (due in carcere): fra i reati contestati a vario titolo l’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, la detenzione di armi e il riciclaggio. Nel corso delle numerose perquisizioni effettuate nei due Paesi sono state sequestrate anche 1.670 piante di cannabis e materiali e strutture per 3 piantagioni indoor.

    I particolari dell’operazione

    In una prima fase, il trasporto sarebbe avvenuto su “gomma”, nascondendo la droga all’interno di bancali di frutta e verdura su autocarri diretti a Catania dopo la tratta di mare Barcellona-Civitavecchia: successivamente, le partite di stupefacente sarebbero state occultate all’interno di grossi sacchi di mangime per animali domestici attraverso un complicato sistema di apertura e richiusura a caldo delle sacche, in modo da ostacolare i controlli di polizia.

    Al vertice dell’organizzazione, quale promotore, organizzatore e finanziatore, ci sarebbe  Alessandro Cammarata, 46 anni, catanese trasferitosi a Barcellona che, con l’aiuto di persone di fiducia, avrebbe gestito sia la produzione in proprio di marijuana all’interno di immobili nella sua disponibilità sia l’approvvigionamento dello stupefacente da fornitori locali, organizzando i canali di vendita all’ingrosso e al dettaglio per le piazze di spaccio della Sicilia orientale. Arrestato in Spagna per possesso di marijuana e destinatario della misura del divieto di espatrio, è stato individuato e arrestato a Catania dove si era recato clandestinamente qualche giorno prima.

    Tra i complici: la compagna, R.C., 43 anni, anche lei di origini catanesi, che si sarebbe occupata delle fasi preparatorie della spedizione e lavorazione della sostanza stupefacente con mansioni di conta e valutazione dei quantitativi, di controllo dell’aspetto del prodotto e di gestione degli ambienti di coltivazione.

    Altri tre catanesi – Dino Leocata, Giuseppe Leocata e Salvatore Storniolo, rispettivamente di 53, 52 e 47 anni, i primi due fratelli – avrebbero trasportato dall’Italia in territorio iberico i soldi ricavati dalla vendita dell’hashish nella provincia etnea: G.L. avrebbe curato inoltre la cessione dello stupefacente nella provincia di Catania preoccupandosi con il fratello di custodirlo in una casa di Belpasso. S.S. invece avrebbe contribuito a finanziare l’attività criminale del gruppo e a riscuotere i soldi gestendo assieme a A.D.B., 34 anni, la cassa comune.

    I fiancheggiatori

    Individuati anche alcuni “fiancheggiatori” per la gestione delle piantagioni, per la logistica e per il trasporto del narcotico: in particolare, 4 cittadini spagnoli sarebbero stati quotidianamente impiegati nelle coltivazioni indoor di canapa mentre il catanese C.N., 49 anni, pur non inserito organicamente nell’associazione, si sarebbe adoperato in talune occasioni per la gestione del trasporto di ingenti partite di droga attraverso una società a lui riconducibile, attiva nel commercio internazionale di generi alimentari.

    Diversi gli interventi, sia in Italia che in Spagna, che hanno portato all’arresto in flagranza di reato di 13 persone (10 in Italia e 3 in Spagna) per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e al sequestro di oltre 900 kg tra hashish e marijuana, di una piantagione di canapa indiana a Mascali (Catania) e di alcune armi (2 fucili e 2 pistole). Ricondotti alla consorteria criminale anche un ulteriore carico di 273 chili di marijuana e hashish sequestrato dal Gruppo di Civitavecchia della Guardia di finanza nel corso dei controlli periodici allo scalo portuale e una partita di 60 chili di hashish e marijuana ricevuta da alcuni membri del sodalizio nella provincia di Catania.





  • Palermo
    Indagine europea su furti d’auto, indagati in Sicilia, perquisizioni anche ad Alcamo
    Tre gli indagati tra cui un alcamese residente a Milano
    Redazione10 Novembre 2025 - Cronaca
  • carabinieri Cronaca

    Palermo – La mente della banda era un francese. L’esperto tecnologico un palermitano, già indagato in passato. Assieme ad insospettabili realizzavano chiavi per decodificare i sistemi di sicurezza delle auto di lusso e rubarle e tra gli insospettabili anche un alcamese residente a Milano.

    I carabinieri del comando provinciale di Palermo assieme ai colleghi di Milano e di Alcamo hanno eseguito 5 decreti di perquisizione e 3 decreti di sequestro preventivo d’urgenza di altrettanti conti correnti nei confronti di 3 indagati, padre e figlio palermitani di 58 e 27 anni e un alcamese di 27 anni, residente a Milano, accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, alla ricettazione e alla detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, codici o altri mezzi atti all’accesso a sistemi informatici o telematici.

    Nel corso delle operazioni, nell’abitazione palermitana degli indagati è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio dotato della più avanzata strumentazione utile alla progettazione e realizzazione dei dispositivi oggetto d’indagine. Perquisizione anche ad Alcamo.

    L’operazione

    L’operazione riguarda la scoperta in Europa di una banda che rubava vetture di lusso attraverso sofisticate apparecchiature elettroniche che riuscivano ad aprire le auto con chiavi non codificate.
    L’inchiesta è stata condotta sotto il coordinamento dell’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale “Eurojust”, e riguarda anche Francia e Regno Unito.

    L’input

    L’indagine è partita dagli inquirenti francesi che avrebbero accertato l’esistenza del gruppo criminale che realizzava e rivendeva i dispositivi per l’avviamento di autovetture attraverso chiavi non codificate, bypassando i sistemi di sicurezza e facilitando “la commissione di furti di veicoli di svariate case automobilistiche”.  I componenti della banda si sarebbero avvalsi di insospettabili complici, come nel caso del titolare di un’officina ufficiale di un marchio automobilistico, che avrebbe fornito chiavi originali, poi inviate in Cina per essere analizzate e decodificate.





  • Messina
    “Schema Ponzi”. Scoperta a Messina maxi truffa da 3 mln, 39 risparmiatori raggirati
    La Guardia di Finanza individua il responsabile, si tratta di un calabrese
    Redazione29 Ottobre 2025 - Cronaca
  • schema Ponzi. Indagato un calabrese 1 Cronaca

    Messina – Scoperto dalla Guardia di Finanza di Messina una maxi truffa finanziaria da 3 milioni di euro che ha coinvolto 39 ignari investitori. Al centro dell’inchiesta un soggetto calabrese, indagato per abuso dell’attività finanziaria, truffa e autoriciclaggio.

    Il provvedimento di sequestro, emesso dal gip di Barcellona Pozzo di Gotto su richiesta della procura diretta da Giuseppe Verzera, ha consentito di bloccare beni mobili, disponibilità finanziarie e numerosi conti correnti esteri riconducibili all’indagato.

    Le indagini delle Fiamme Gialle, sono scattate dopo le denunce presentate da nove persone, che hanno permesso di ricostruire una rete di società estere fittizie, prive di reali strutture operative, utilizzate per occultare la provenienza illecita dei fondi e reinvestire i proventi delle truffe.

    Gli investitori, principalmente residenti nei comuni del litorale tirrenico messinese, sarebbero stati convinti della bontà delle operazioni finanziarie proposte da soggetti con esperienza nel settore della consulenza, senza però mai ottenere la restituzione del capitale né gli interessi promessi.

    Attraverso un complesso lavoro di tracciamento dei flussi di denaro e la cooperazione internazionale con Eurojust, i finanzieri hanno individuato 41 conti correnti, anche virtuali, attivi in undici Paesi europei – tra cui Francia, Germania, Lussemburgo, Malta e Regno Unito – sui quali sono stati emessi i relativi “Freezing Certificates”, equivalenti ai sequestri italiani, per un valore totale di 3.069.800 euro.

    L’operazione, sottolinea la Guardia di Finanza, testimonia la sinergia tra le autorità italiane e gli organismi europei nella tutela dei risparmiatori, spesso vittime di condotte fraudolente legate all’abusiva gestione del risparmio





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