Cronaca
Trapani – Il giudice Nodari ha assolto il sindaco Giacomo Tranchida dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’allora deputata regionale Eleonora Lo Curto.
Il giudice ha riconosciuto che le affermazioni rivolte nel 2021 da Tranchida alla parlamentare Udc sono da ritenersi appartenenti alla sfera del legittimo diritto di critica politica. Difeso dall’avvocato Peppe Rando, Tranchida è stato assolto con la formula del fatto che non costituisce reato.
Lo scontro tra i due si era acceso attorno alle vidende che toccavano l’Ente Luglio Musicale e la gestione dei contributi regionali.
Uno scontro dopo che un finanziamento regionale di colpo era stato cancellato e Tranchida alla Lo Curto, che aveva sostenuto la ragione della Regione, contro l’ente artistico, aveva risposto parlando di “politica della putia”, dando alla deputata della buguiarda.
Da qui la querela della parlamentare marsalese, che però non ha trovato il sostegno nella sentenza di oggi. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni.
Politica
Trapani – di Rino Giacalone – La notizia è di qualche giorno addietro. Relativa alla condanna per diffamazione del sindaco Giacomo Tranchida. Un procedimento giunto al secondo grado di giudizio, la Corte di Appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Trapani.
Tranchida è stato condannato a proposito di un fatto risalente al 2018, quando durante una conferenza stampa, a ridosso dello scandalo “parcheggi” scoppiato ad Erice e dissoltosi come una bolla di sapone, diede del “fallito” all’imprenditore Riccardo Agliano, quello che con la sua denuncia aveva indotto la magistratura ad aprire un fascicolo, finito però in archivio, dopo una misura cautelare che colpì, ingiustamente dissero presto i giudici, la sindaca di Erice Daniela Toscano.
Tranchida prese la parola quando a qualcuno sembrò giusto, per i boatos che per giorni si susseguirono, allargare i confini di quello scandalo che tale, ripetiamo, non era. Agliano querelò, e per due volte ha avuto ragione dai giudici, Tranchida, dicono le sentenze, lo ha diffamato, per questo il sindaco è stato condannato a pagare una multa da 500 euro e le spese legali.
In tempi in cui in Italia alla buonanima, ma pur sempre pregiudicato, del cavaliere Silvio Berlusconi si dedicano aeroporti e ponti che hanno ancora da venire (Messina), e negli Usa il condannato Trump è alla guida del Paese più democratico al Mondo, ma l’elenco, dei condannati alla guida di qualcosa, potrebbe essere ancora più lungo, ma ci fermiamo qui per non mettere la notizia alla fine di questo articolo, a Trapani avere il sindaco condannato per diffamazione è cosa seria e che incrina (sic) il governo democratico della Città.
Da qualche giorno su questa vicenda è questo quello che si sostiene. Ai veri scandali passati e attuali, si preferisce parlare di questa sentenza.
Da settimane rispetto al can can armato sui social, a cominciare da quelli firmati dall’imprenditore Valerio Antonini, il sindaco Giacomo Tranchida ha scelto la via del silenzio. Nessuna replica. Dinanzi però al fatto di essere stato “spacciato” come pregiudicato ha deciso di rispondere.
“Ho le spalle larghe e nel tempo ho sempre, mantenuto la schiena dritta: il tempo è galantuomo ..” esordisce e aggiunge: “Le sentenze non si commentano, se non se ne condivide il percorso logico – motivazionale, si impugnano nelle competenti sedi giudiziarie. Nel merito della vicenda, conoscendo bene i fatti ericini (e gli antefatti politici) confermo il mio negativo giudizio sull’imprenditore che si è sentito offeso per averlo definito “fallito”.
In città di personaggi che possono essere definiti con tale aggettivo se ne sono succeduti diversi, in ogni tempo, compreso quello che stiamo vivendo, e sono certo che il futuro prossimo ce ne lascerà altri in “dono”… Per quanto da tempo ho deciso di far correre le deliranti esternazioni dell’imprenditore Antonini – riservandomi, come ogni cittadino, il diritto di notiziare le autorità competenti, registro che lo stesso, per l’ennesima volta, ha perso l’occasione di tacere per non vestirsi di ridicolo”. Non sono pregiudicato. “Rispetto a quanto affermato dal Sig. Antonino (errore di battuta, o altro? ndr) mi corre l’obbligo di notiziare la comunità cittadina, che mi onoro di rappresentare, che il sottoscritto non e’ affatto un pregiudicato. Anche il meno capace e preparato degli studenti di giurisprudenza conosce bene che la qualifica di pregiudicato si acquisisce solo quando la sentenza di condanna diventa definitiva, fino ad allora vige il principio della presunzione di innocenza”.
Sulla querela Agliano quindi Tranchida farà ricorso in Cassazione.
Ma a dimostrazione che non è un pregiudicato promette una cosa. Mostrare il certificato penale. “Magari – dice – potremmo pubblicare i rispettivi certificati penali, qualora servisse. Mi sovviene una riflessione: che io abbia conseguito il diploma di Ragioniere è noto, come è noto che sono abbastanza bravo in matematica: in politica e in tutte le democrazie bisogna quotidianamente fare i conti, contarsi e con le persone vicine anche tirare le somme. Sono “belli” i numeri, non mentono mai. Il Signor Antonini (stavolta il cognome è scritto correttamente ndr) che definendomi pregiudicato ci ha elargito questo ennesimo strafalcione di diritto, dice di avere ottime conoscenze giuridiche e di essere circondato da esperti di diritto …!? Beh, forse i conti con il diritto a lui non tornano”.
In fine un post scriptum: “Ps ..non sono mai stato a libro paga di alcuno, ancor meno dell’Antonini di turno”. Trapani e i boatos. Una, brutta, abitudine che purtroppo spesso rinverdisce.
Cronaca
Catania – La Corte di Appello di Catania ha riformato la sentenza di primo grado che aveva assolto Angelo Di Natale, direttore responsabile della testata online LaPrimaTv.it, dal reato di diffamazione nei confronti di Libera e di don Luigi Ciotti.
Di Natale è stato condannato per aver offeso e diffamato con affermazioni che hanno scientemente travisato la realtà, con l’intento di delegittimare in maniera squalificante Libera e il suo Presidente.
In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, come Libera ribadiamo di aver sempre rispettato il diritto a un’informazione libera e alla libertà di critica. Benvengano analisi e critiche, ma a patto che siano serie, documentate e disinteressate.
Quando queste prerogative etiche mancano, la denuncia si trasforma in diffamazione e offesa. (https://www.libera.it/)
Cronaca
Roma – Annullata senza rinvio dalla Corte di Cassazione la sentenza pronunciata dal Tribunale di Marsala, nei confronti dell’ex magistrato Maria Angioni, imputata di diffamazione ai danni dell’Ispettore di polizia giudiziaria Vincenzo Tumbiolo.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto dall’avvocato Stefano Giordano e ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza, territorialmente competente.
L’ex Pm era stata condannata a 4 mesi di reclusione nell’ambito di una vicenda legata all’inchiesta sulla scomparsa (avvenuta il primo settembre 2004) di Denise Pipitone, la bambina di Mazara mai più ritrovata.
Il processo per diffamazione traeva origine dalle dichiarazioni rese dall’Angioni nel maggio 2021 nel corso di un intervento televisivo, in cui aveva lanciato accuse sul lavoro investigativo condotto durante le prime fasi della scomparsa della bimba di 4 anni, di cui era stata titolare del fascicolo.
La Angioni aveva accusato Tumbiolo e altri colleghi di aver commesso errori e omissioni, citando come esempio una perquisizione nell’abitazione di Anna Corona che sarebbe stata effettuata in un indirizzo sbagliato. Tumbiolo, però, non aveva partecipato a quella perquisizione perchè quel giorno era sospeso dal servizio.
L’ex pm aveva chiesto scusa ma era stata processata e condannata.
«La Corte di Cassazione, dimostrando piena indipendenza e serenità di giudizio – commenta l’avvocato Giordano – ha confermato la sussistenza delle violazioni di legge che abbiamo dedotto nel corso di tutto il processo e per avere ritualmente denunciato le quali il sottoscritto è stato fatto oggetto di segnalazione disciplinare da parte del procuratore della Repubblica di Marsala».
Il legale parla anche di «tentativo degli uffici giudiziari di Marsala di trattenere a ogni costo e illegittimamente il processo avanti a sè. E la libertà di espressione nel nostro Paese è salva».
Cronaca
Trapani – Il gup del Tribunale di Trapani ha archiviato definitivamente la querela per diffamazione dell’ex senatore e sottosegretario dell’Interno Antonio D‘Alì contro il giornalista Rino Giacalone.
Non c’è diffamazione, ha stabilito il giudice – Il giornalista aveva scritto articoli sui rapporti per cui poi è stato condannato.
D’Alì non aveva gradito gli articoli pubblicati nel 2021 sul mensile ‘S’ e sul quotidiano online ‘Alqamah.it’, sulla vicenda giudiziaria per cui è stato indagato e poi condannato a 6 anni, per concorso esterno in associazione mafiosa, anche per i suoi rapporti con i boss Francesco e Matteo Messina Denaro. Il giornalista è stato difeso dagli avvocati Donatella Buscaino e Giulio Vasaturo.
L’ex senatore Antonio D’Alì si era costituito nel procedimento con l’avvocato Valerio Vartolo
La Procura di Trapani aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. D’Alì si era opposto lamentando che gli articoli fornivano una ricostruzione in chiave accusatoria dei fatti, affermando che era stata travalicata la continenza espressiva, e che la condanna definitiva nei suoi confronti era stata pronunciata in epoca successiva alla loro pubblicazione.
Il gup a ottobre 2023 ha accolto la tesi della procura perché “gli articoli costituiscono elaborazione fedele, coerente e accurata, degli atti giudiziari (…) il giornalista ha correttamente interpretato il tenore delle motivazioni giudiziarie, tant’è che molteplici passaggi degli atti sono stati correttamente richiamati al fine di non travisarne il significato e consentire al lettore di apprezzarne direttamente il contenuto” e nessun effetto distorsivo o allusivo può essere attribuito ai suoi scritti, rispettosi anche della continenza.
Calcio
Trapani – Botta, risposta e contro risposta, tra il presidente del club granata, Valerio Antonini e l’ormai ex tecnico Ezio Capuano. In principio era stato Antonini a raccontare del perchè aveva esonerato l’allenatore, raccontando che la scelta era arrivato su richiesta dei calciatori per presunti comportamenti offensivi nei loro confronti. Nello specifico, il club aveva dichiarato che l’esonero “è stato motivato da irriguardose condotte e gravi offese rivolte all’intera squadra, portando i giocatori, all’unanimità, a richiedere l’allontanamento del mister”. Sui propri account social, il presidente Valerio Antonini aveva rincarato la dose: “Poi parlerò e racconterò in che situazione mi ha messo questo signore a 14 giorni dalla sfida con il Rimini. Passeremo ovviamente il tutto attraverso il collegio arbitrale. Mai sentito in vita mia e in poche settimane quello che mi hanno raccontato in questi ultimi giorni giocatori e intero staff”.
Poi è intervenuto il legale di Ezio Capuano, l’avvocato Eduardo Chiacchio, che aveva dichiarato: “Si tratta di una situazione particolare e delicata. Capuano è limitato, come tutti gli allenatori, dai vincoli che derivano dalle disposizioni contrattuali e dalle direttive societarie. Quindi, nonostante l’attacco mediatico che sta subendo e sopportando, preferisce non intervenire e non contestare. Per il momento non ha avuto alcun licenziamento in tronco. Sono qui per chiarire: è stato esonerato, come tante volte succede nel calcio. Questa è la situazione, poi si capirà se ci saranno ulteriori azioni legali e saranno valutate nelle competenti sedi. Capuano è un tecnico di comprovata esperienza e non ha mai subito cause da alcuna società. Non è il Presidente a poter risolvere il contratto. Un contratto può essere risolto solo dal Collegio Arbitrale – ha aggiunto – nessuna parte può risolverlo unilateralmente. Questa vicenda può finire anche fuori dalle sedi sportive? Assolutamente no. Solo nel caso in cui ci siano delle dichiarazioni non vere, è logico che poi Capuano può denunciare dinanzi agli organi della giustizia penale ed in quel caso non è più necessario chiedere l’autorizzazione al Consiglio Federale”.
Ora arriva la controrisposta di Valerio Antonini. “Ne parleremo al Collegio Arbitrale e poi ci rivolgeremo anche al Tribunale Amministrativo per i danni clamorosi arrecati all’immagine del Club. Con le firme dei giocatori che spontaneamente si sono recati in sede a testimoniare situazioni al limite della calunnia e diffamazione, per essersi sentiti chiamare ladri, “mercenario con passamontagna a rubare soldi alla società” e altre cose che mi fanno rabbrividire. Non si può tollerare una gestione del genere che ha rischiato di far saltare in aria un intero spogliatoio dopo avergli rivoltato contro anche una parte della tifoseria. Sono veramente indignato e sconcertato come Uomo di Sport”.
Cronaca
Trapani – Il Sindaco Tranchida dovrà comparire avanti al Tribunale di Trapani, giudice dott. Roberta Nodari, all’udienza del 5 marzo 2025 per rispondere del reato di diffamazione aggravata in danno dell’imprenditore Andrea Bulgarella.
A chiedere il giudizio a conclusione delle indagini preliminari è stato il pm Matteo Delpini. Ieri l’udienza pre-dibattimentale affidata al giudice Franco Messina che ha disposto la prosecuzione del dibattimento il prossimo 5 marzo, davanti al giudice monocratico Roberta Nodari. Bulgarella e la sua omonima società imprenditoriale si sono costituiti parte civile con l’avv. Marco Siragusa.
Tranchida è difeso dall’avvocato Giuseppe Rando. La querela è legata ad un intervento fatto dal sindaco Tranchida su un quotidiano on line, a proposito di interventi edilizi condotti nel tempo che sarebbero stati causa di allagamenti in città.
Bulgarella e la sua società hanno chiesto un risarcimento complessivo per 450 mila euro.