Cronaca
Trapani – Ha lascito il porto di Trapani alla volta dell’isola di Lampedusa la nave “Mediterranea”, della Ong Mediterranea Saving Humans, per la sua seconda missione di salvataggio.
“Ripartiamo in mare – dice il presidente di Mediterranea Saving Humans, Laura Marmorale – grazie alla decisione del Tribunale di Trapani che ha sospeso la detenzione amministrativa della nave in applicazione del decreto Piantedosi, riconoscendo invece la piena legittimità delle nostre scelte, quando abbiamo rifiutato il porto lontano di Genova e fatto rotta su quello di Trapani. Abbiamo agito così per garantire cure adeguate alle persone soccorse, che erano state gettate in mare come sacchi di spazzatura dai trafficanti libici”.
Il capo missione a bordo la palermitana Sheila Melosu, “sentiamo la necessità di intervenire in una situazione drammatica nel Mediterraneo centrale – dice – solo nelle ultime due settimane si è avuta notizia di quattro naufragi con conseguenze tragiche, due nei pressi di Lampedusa, uno al largo delle coste tunisine di Madhia e uno sulle spiagge libiche di Sabratha, con decine di vite perdute in mare. I dati pubblicati ieri dalle agenzie delle Nazioni Unite – conclude Melosu – confermano oltre 1.400 vittime da inizio anno. Senza contare le persone che vengono catturate in mare e riportate nei campi di prigionia o abbandonate a morire nel deserto”.
Cronaca
Trapani -Per nave “Mediterranea” della ong Mediterranea Saving Humans è tempo diripartire per ricominciare una nuova missione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Tutto questo è possibile dopo che il Tribunale di Trapani ha riconosciuto l’illegittimità del fermo amministrativo di 60 giorni imposto in base al decreto Piantedosi.
Come si ricorderà il provvedimento era scattato in seguito alla decisione dell’equipaggio di disobbedire all’ordine di dirigersi verso il porto di Genova, scelto dalle autorità italiane per lo sbarco di dieci giovanissimi migranti soccorsi al largo della Libia.
A inizio settembre la nave era stata posta sotto fermo amministrativo per due mesi dal ministero dell’Interno perché a fine agosto aveva disobbedito agli ordini del ministero e aveva fatto sbarcare 10 persone migranti soccorse in mare a Trapani, in Sicilia, anziché a Genova, come le era stato indicato. L’ONG era stata inoltre multata per 10mila euro.
La decisione del tribunale di Trapani è notevole perché va contro le regole per il soccorso in mare dei migranti, che l’attuale governo aveva modificato pochi mesi dopo essere entrato in carica.
Cronaca
Trapani – Dopo una settimana la prefettura di Trapani ha notificato al comandante e all’armatore della nave Mediterranea, della omonima ong, che si trova ormeggiata nella banchina del porto, sessanta giorni di fermo e una multa per 10 mila euro.
«Uno dei più pesanti provvedimenti in applicazione del decreto Piantedosi – fanno sapere dalla ong – che in questi tre anni abbiano colpito le imbarcazioni della flotta civile di soccorso: cioè la nave in catene per due mesi». La nave era sbarcata a Trapani la sera del 23 agosto scorso ed aveva sbarcato 10 migranti, soccorsi nel canale di Sicilia, disobbedendo all’ordine di raggiungere Genova, dopo reiterate inutili richieste di riassegnazione del porto. «Ma le onde erano altre quasi tre metri e la Liguria non era raggiungibile», spiegano dalla Mediterranea. Due giorni dopo Mediterranea era stata fermata. Ora a distanza di una settimana dalla Prefettura è arrivata la comunicazione con i dettagli sul periodo di fermo e i motivi dello stop. E non è escluso che possa essere preludio prima della confisca. Quella effettuata da nave Mediterranea era la prima missione. “Quello che non si tiene assolutamente in considerazione è la non lesività della condotta di nave ed equipaggio e che le persone portate a Trapani fossero vittime del reato”, spiega l’avvocato della Ong Cristina Cecchini. La motivazione del provvedimento, osserva, è quanto meno lacunosa. “Sostanzialmente si contesta solo di non aver seguito gli ordini”.
– Il suo viaggio verso un futuro migliore si è fermato in mare, in quello stesso mare che dovrebbe unire i popoli e invece li continua a dividere e che è diventato un grande cimitero, il Mediterraneo. Lui al momento non ha un nome, ma è l’ultima vittima di un esodo senza fine. Il barcone sul quale viaggiava assieme ad altri 51 compagni è stato soccorso dai militari della guardia costiera. La vittima potrebbe essere morta per le inalazioni di idrocarburi respirati nel corso della traversata a bordo del natante di 10 metri e poi caduta in mare, il suo corpo è stato recuperato dai militari. Era bengalese così come alcuni dei migranti soccorsi, gli altri sono egiziani, eritrei, etiopi, siriani e sudanesi, con loro 2 donne e un minore.
Sono stati sbarcati sul molo Favarolo a Lampedusa che come ha avuto modo di dire giusto qualche giorno fa, l’arcivescovo di Agrigento, Monsignor Alessandro Damiano, in occasione del sit in per la Mediterranea ferma a Trapani. “Quel molo Favaloro che tutti conoscono – disse l’arcivescovo Damiano – che immaginano enorme, ma che in realtà è solo una striscia di cemento precaria, però porto di salvezza”.
I migranti soccorso a largo di Lampedusa si trovano ora all’hotspot di contrada Imbriacola, mentre la salma nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana dove verrà sottoposta ad ispezione cadaverica. Ma oltre a questo con 51 migranti, sono stati quattro gli sbarchi a Lampedusa. Nell’hotspot dell’isola al momento ci sono 730 ospiti. A partire dalla mezzanotte di lunedì sono stati quattro gli sbarchi e 219 i migranti arrivati. Sugli ultimi 4 barconi c’erano gruppi di persone originarie del Sudan, Bangladesh, Egitto, Eritrea, Etiopia e Somalia. Nella tarda mattina di ieri 74 ospiti sono stati trasferiti con il traghetto di linea sulla terraferma.
Cronaca
Trapani – Il prefetto di Trapani, per conto del ministero dell’Interno, ha notificato al comandante e all’armatore della nave Mediterranea, della omonima ong, 60 giorni di fermo e una multa per 10 mila euro.
«Uno dei più pesanti provvedimenti in applicazione del decreto Piantedosi – dice la ong – che in questi tre anni abbiano colpito le imbarcazioni della flotta civile di soccorso: cioè la nave in catene per due mesi».
La nave è stata fermata per aver fatto sbarcare a Trapani, lo scorso 23 agosto, 10 naufraghi a cui era stato assegnato invece il Pos a Genova.
«Ma le onde erano altre quasi tre metri e la Liguria non era raggiungibile», spiegano dalla Mediterranea Saving Humans.
Cronaca
Trapani – di Debora Camarda – Un’ondata di solidarietà e affetto ha abbracciato ieri l’equipaggio della nave Mediterranea, attraccata a Trapani sabato 23 agosto dopo aver rifiutato il porto di Genova, assegnato dal Ministero dell’Interno attraverso l’MRCC (Maritime Rescue Coordination Centre) di Roma.
Mediterranea, nave gestita dall’associazione Mediterranea Saving Humans, ha effettuato un soccorso in acque internazionali la notte del 21 agosto, nella zona SAR (Search And Rescue) di competenza libica.
È stato una notte particolarmente complicato: le 10 persone soccorse, tre minori e gli altri poco più che ventenni, sono state gettate in mare da una cosiddetta “runaway boat”, in questo caso di tipo militare. I ragazzi sono stati buttati in acqua dai miliziani presenti sull’imbarcazione e i soccorritori li hanno dovuti letteralmente issare sul loro gommone per salvarli da morte certa. I miliziani si sono immediatamente dileguati nel buio della notte.
Una volta saliti a bordo di Mediterranea, i naufraghi hanno raccontato le violenze subite in Libia e di come erano stati costretti a salire su quell’imbarcazione che non ha esitato a buttarli in acqua alla vista dei soccorritori.
Sono curdi provenienti da Iran e Iraq, siriani ed egiziani, quindi provenienti da contesti di persecuzione, di guerra civile e di repressione politica.
Altri 4 giovani erano invece stati buttati in acqua all’inizio del loro viaggio, probabilmente per alleggerire il carico della piccola imbarcazione. Di loro non si hanno notizie.
Nei due giorni precedenti al soccorso, Mediterranea era stata circondata da ben otto lance e gommoni delle milizie libiche: uomini a bordo in mimetica e armati, minacciavano la nave di procedere verso nord per farla allontanare da quell’area.
L’equipaggio decideva comunque di proseguire l’azione di ricerca, trovandosi in acque internazionali e sicuramente non soggetta agli ordini di quelle milizie paramilitari.
Dopo ore di minacce, si sono allontanate e poco dopo è arrivata una motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica che ha seguito Mediterranea per oltre 25 ore: una di quelle motovedette che l’Italia ha donato alla Libia in forza del Memorandum siglato nel 2017 dal Ministro dell’Interno Marco Minniti, governo Gentiloni. Da allora l’Italia, con il supporto dell’Europa, finanzia i centri di detenzione in Libia, fornisce mezzi come le motovedette dismesse della Guardia di Finanza e addestra i suoi uomini, in un contesto in cui forze dello stato si mischiano con le milizie locali e farne una distinzione diventa praticamente impossibile.
Alcuni membri dell’equipaggio presente su Mediterranea hanno già subito gli spari da una motovedetta libica nell’aprile 2024 durante un soccorso, per fortuna senza conseguenze né per loro né per le persone che stavano soccorrendo.
La notte del 21 agosto, dunque, a soccorso effettuato, da Roma arriva l’assegnazione del porto: Genova, a tre giorni di navigazione.
Il comandante Pavel Botica e il capomissione Beppe Caccia non hanno dubbi: non è possibile sottoporre le persone soccorse a tanta ulteriore e inutile fatica con il mare che s’ingrossa sempre più. E tra le onde alte due metri, il Comandante punta la prua verso Trapani. Poco prima dell’attracco, l’MRCC di Roma si accerta che fosse ben chiaro l’ordine del Viminale di dirigersi a Genova. “Sì. – rispondono da bordo – Facciamo comunque rotta verso Trapani”.
“Disobbediamo a un ordine ingiusto e inumano del Ministero dell’Interno. Ma così facendo obbediamo al diritto marittimo, alla Costituzione italiana e alle leggi dell’umanità”: sono le parole perentorie di Beppe Caccia, a capo della missione numero 22 di Mediterranea Saving Humans.
Tre ulteriori giorni di navigazione con a bordo naufraghi che portano tanti traumi fisici e psicologici, risultano tanti anche per il Centro per il radio soccorso medico, struttura istituzionale consultata dall’MRCC di Roma, che aveva confermato quanto attestato dai medici a bordo: la necessità di cure mediche e psicologiche immediate.
Tuttavia rimane l’ordine di dirigersi a Genova e nessuna ambulanza ad attendere sul molo Ronciglio di Trapani: bisogna chiamarne due appena i naufraghi toccano terra. Uno di loro perde i sensi e un altro ha problemi di salute che richiedono assistenza medica immediata.
La risposta dal Ministero arriva come da copione: applicazione dell’articolo 2bis del cosiddetto decreto Piantedosi: fino a 10.000 euro di multa e fino a 20 giorni di fermo per la nave Mediterranea. Il numero esatto di giorni sarà stabilito dal Prefetto di Trapani entro 5 giorni dall’emissione del provvedimento.
Intanto la città si stringe attorno alla nave e al suo equipaggio: diverse delegazioni di associazioni e partiti, in questi giorni, si sono recate a bordo per mostrare solidarietà e per ascoltare i racconti dei soccorritori su cosa accade nel mar Mediterraneo e in Libia, laddove apparati statali e parastatali torturano impunemente con la complicità dell’Italia. Della stessa Italia che riaccompagna a casa, con volo di Stato, Almasri, generale libico soggetto a mandato di cattura da parte della Corte penale internazionale e che, tra le altre cose, gestisce la prigione di Mitiga torturandone, anche personalmente, i prigionieri.
L’appello di Mediterranea
“Non lasciateci soli. Continuiamo a combattere e a disobbedire insieme.” dice Sheila Melosu, capomissione in alcune passate missioni e logista di Mediterranea. “Abbiamo soccorso dieci ragazzini che erano stati buttati in acqua e minacciati con le pistole e ci chiedono di portare questi ragazzi in un porto che si trova a diversi giorni di navigazione. Cosa avreste fatto se fossero stati i vostri figli? Abbiamo chiesto tante volte a Roma un porto vicino e si sono sempre rifiutati. Abbiamo deciso di attraccare a Trapani, qualunque siano le conseguenze.” sono le parole del comandante Pavel Botica.
Denny Castiglione, capomissione in alcune passate missioni e soccorritore volontario di Mediterranea: “Quello che subiamo è un chiaro attacco politico perchè non ci vogliono testimoni in mare. Non è possibile che organizzazioni che hanno solo dei salvagente rappresentino un problema per la sicurezza dell’Europa.” e conclude con una dichiarazione di solidarietà alla nave Ocean Viking di SOS Mediterranee che nei giorni scorsi è stata colpita da oltre cento spari dalla cosiddetta Guardia costiera libica e alla Trotamar III che sta subendo l’applicazione del fermo amministrativo dell’imbarcazione perchè non si è rivolta alle autorità libiche dopo aver effettuato il soccorso in zona SAR libica.
Presente anche l’europarlamentare di AVS Leoluca Orlando che conclude: “L’equipaggio ha dimostrato il coraggio del rispetto della legalità, che impone il salvataggio di vite umane e di portare nel porto sicuro più vicino le persone che vengono salvate in mare. È illegittimo e disumano il blocco di Mediterranea”.
Circa 300 persone presenti: applaudono, mostrano cartelloni con dichiarazioni di solidarietà, qualcuno si commuove. In tanti vogliono stringere la mano ai soccorritori di Mediterranea, per ringraziarli, per incitarli a proseguire la loro attività, dichiarando che non sono soli. E per dimostrarlo, il sit-in si conclude con un corteo che riaccompagna l’equipaggio verso la nave. Nel frattempo il sole è tramontato e la nave, ferma in porto, attende la fine dei giorni di fermo amministrativo. A bordo l’equipaggio pensa già alla prossima missione. Di fronte a sè, una città che non si è voltata dall’altra parte e che ha ben compreso la scelta di attraccare a Trapani.
Cronaca
Trapani – E’ stata fermata a Trapani dalle autorità italiane la nave Mediterranea della ong Mediterranea
Saving Humans. Il fermo amministrativo è avvenuto in applicazione del decreto Piantedosi. La nave, sabato scorso, dopo aver soccorso 10 persone ha disatteso le disposizioni delle autorità italiane sul porto di sbarco, che doveva essere quello di Genova e siccome si trovava nei pressi di Pantelleria ha puntato su Trapani dove sono state fatte sbarcare le persone.
«Le onde in mare erano alte più di due metri e mezzo», spiega la ong. Non si conosce ancora la
durata esatta del fermo perché questa, secondo quanto fa sapere la stessa ong, verrà decisa dal prefetto di Trapani. La nave è stata fermata con un provvedimento che porta la firme della polizia, della guardia di finanza e della guardia costiera.
“È un provvedimento osceno. Il governo blocca in porto una nave che sarebbe pronta a partire per continuare la sua attività di soccorso, attività necessaria visto il tragico bilancio dei naufragi delle scorse settimane a sud di Lampedusa. Si vendicano e ci colpiscono perché abbiamo salvato da morte certa dieci ragazzi e li abbiamo sbarcati nel più vicino luogo sicuro affinché fossero curati». Così Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, dopo il fermo amministrativo della nave della ong a Trapani.
Intanto nel canale di sicilia si stava consumando un’altra tragedia a bordo della Ocean Viking. È accaduto ieri. Dalla nave hanno denunciato di essere stati “deliberatamente e violentemente attaccati in acque internazionali” dalla Guardia Costiera libica, che “ha sparato centinaia di colpi contro l’ imbarcazione della ong”. L’episodio è avvenuto dopo il salvataggio di decine di migranti. “Gli 87 sopravvissuti e l’equipaggio stanno bene”, ha fatto sapere l’organizzazione. “Venti minuti consecutivi di spari contro di noi”, ha denunciato l’equipaggio.”Sebbene nessuno sia rimasto ferito fisicamente, tutti a bordo hanno temuto per la propria vita”, ha detto la Ong. L’Ong aveva soccorso un gommone al largo della Libia, salvando 47 persone tra cui nove minori non accompagnati. La nave è diretta verso Siracusa.