Tradizioni
Tradizione – Li vedi stesi così, come fossero in attesa. Mezzi pomodori, rossi di vita e silenzio, con la pelle che si arriccia piano sotto il sole, giorno dopo giorno. In Sicilia non si dice che l’estate finisce. Si conserva.
C’è chi li sistema su tavole di legno, chi su reti, chi sui balconi. Ognuno ha il suo modo, ma il gesto è lo stesso: aprirli, salarli, aspettare. E mentre il sole li bacia per l’ultima volta, noi li guardiamo e pensiamo che sì, sta arrivando settembre. Ma non è un addio. È un arrivederci.
Ogni pomodoro secco racconta una storia: di nonne coi grembiuli annodati in vita, di bambini che rubano uno spicchio di pane e pomodoro, di pomeriggi lenti tra il canto delle cicale e l’odore dell’origano che si sparge nell’aria calda.
E poi un giorno d’inverno, quando il vento batte contro i vetri e il mare è troppo scuro per uscire, apri quel vasetto. E lì dentro, come un segreto custodito bene, trovi l’estate. Ancora viva, ancora tua.
Un sole piccolo piccolo, ma abbastanza per scaldarti il cuore.
Cibo
Tradizioni – C’è un piatto che profuma di valigie chiuse in fretta, di treni diretti verso un futuro incerto, di dialetti che si mescolano tra le fabbriche del Nord. Lo chiamano Pasta a Milanisa. Un nome quasi ironico, visto che di milanese non ha nulla. È un piatto siciliano fino al midollo, nato però lontano dalla Sicilia.
La storia comincia negli anni dei grandi flussi migratori, quando tanti siciliani lasciarono la loro isola per inseguire un lavoro, una speranza, una vita. Partivano con poche cose: qualche abito, una foto della famiglia e i sapori impressi nella memoria. E quando il bisogno di “casa” si faceva troppo forte, lo cercavano nella cucina.
Ma al Nord certe cose semplicemente non c’erano. Le sarde fresche, ad esempio, scarseggiavano. E allora si improvvisava, si sostituiva, si ricreava. Così nacque la Pasta a Milanisa: una variante “di necessità” della celebre Pasta con le sarde, adattata agli ingredienti disponibili, ma senza tradire lo spirito originario.
Il finocchietto selvatico, se si trovava, era un colpo di fortuna. Altrimenti si usava quello coltivato o si andava per analogie. Le acciughe salate diventavano l’anima del piatto: intense, saporite, capaci di evocare il mare anche a chilometri di distanza. E poi lei, la muddica atturrata – il pangrattato tostato in padella con un filo d’olio – che sostituiva il formaggio con un tocco di ingegno e sapore.
Il tutto abbracciato da una pasta che sapesse reggere il confronto: i bucatini, spessi, corposi, perfetti per raccogliere ogni briciola e ogni goccia di condimento.
Non si parla solo di cibo. La Pasta a Milanisa è una testimonianza, una dichiarazione d’amore per la propria terra. È quello che succede quando una comunità non vuole dimenticare, ma nemmeno rinunciare ad andare avanti. È la prova che si può trasformare la mancanza in creazione, l’assenza in memoria commestibile.
A tavola, la nostalgia si faceva più dolce, il ricordo più vivido. Bastava un piatto fumante e il profumo del finocchietto per sentirsi di nuovo, almeno per un momento, nel cortile assolato di casa.
Attualità
San vito lo Capo – C’è un vento caldo che oggi soffia con un pizzico d’orgoglio in più tra le vie di San Vito Lo Capo. Non è lo scirocco, ma un entusiasmo autentico che nasce dal cuore della comunità. A guidare la nazionale italiana al Campionato del Mondo di Cous Cous 2025 sarà Angela Anna Abrignani, cuoca storica del paese, donna di talento e memoria, ambasciatrice dei sapori che hanno reso questo angolo di Sicilia una capitale del gusto.
A dare l’annuncio, con la fierezza di chi conosce bene il valore delle sue radici, è stato il sindaco Francesco La Sala, in un post carico di emozione e stima:
“Tanti auguri da parte dell’Amministrazione Comunale alla nostra Angela Anna Abrignani, che rappresenterà l’Italia al Campionato del Mondo di Cous Cous 2025.”
Chi conosce Angela sa che non è una chef qualunque. La sua cucina racconta storie antiche, tramandate da generazioni di donne sanvitesi che hanno fatto della semplicità una forma d’arte. Dietro ogni piatto c’è un ricordo, un volto, un profumo che si sprigiona tra i vicoli del paese quando il sole comincia a calare e il cous cous borbotta piano nella couscoussiera.
Il suo non è solo un talento, ma una missione: preservare l’identità culinaria di San Vito Lo Capo, farne un vanto da portare nel mondo. E ora sarà proprio lei, con il grembiule e il cuore cuciti addosso, a guidare la squadra italiana nella più importante sfida gastronomica dedicata al cous cous.
Il Campionato del Mondo di Cous Cous non è solo una gara. È un rito collettivo, un evento capace di riunire cuochi di ogni continente intorno a un piatto che parla la lingua del Mediterraneo. Ogni anno, a settembre, San Vito si trasforma in un teatro a cielo aperto dove si mescolano lingue, spezie e culture. E Angela sarà là, al centro della scena, a rappresentare non solo l’Italia, ma anche l’anima della sua terra.
C’è già chi parla di “vittoria annunciata”, ma per la comunità sanvitese il traguardo è già questo: vedere una di casa salire su quel palcoscenico mondiale, con la sua dignità, il suo sorriso e le sue mani esperte. Un trionfo di identità, più che di medaglie.
Il sindaco La Sala lo ha detto senza giri di parole:
“Porterà il calore e il sapere della sua terra.”
E in quelle parole c’è tutto. L’orgoglio, la gratitudine, la speranza che da un piatto possano nascere nuovi ponti tra popoli.
Altre Notizie
Paceco – L’aglio rosso di Nubia è una delle eccellenze gastronomiche più preziose della Sicilia. Con il suo aroma inconfondibile e le straordinarie proprietà benefiche, rappresenta una scelta di qualità sia in cucina che per la salute. Ma perché è così speciale rispetto agli altri tipi di aglio? Scopriamolo insieme.
L’aglio rosso di Nubia prende il nome dall’omonima frazione del comune di Paceco, in provincia di Trapani. Coltivato nei terreni salmastri della Riserva Naturale Integrale delle Saline di Trapani e Paceco, beneficia di un microclima unico che ne esalta sapore e caratteristiche.
La tunica esterna di colore rosso intenso è il primo segno distintivo. Ma è il profumo, intenso e persistente, a renderlo riconoscibile tra mille. In cucina, sprigiona un sapore deciso che non sovrasta gli altri ingredienti.
Una delle peculiarità dell’aglio rosso di Nubia è la sua capacità di conservarsi a lungo, anche fino a un anno, senza perdere aroma o proprietà.
Ricco di allicina, un principio attivo naturale, l’aglio rosso ha effetti positivi su pressione sanguigna, sistema immunitario e infiammazioni.
Contiene composti solforati e flavonoidi che aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare e riducono il rischio di malattie croniche.
Dalla pasta con le sarde al pesto trapanese, l’aglio rosso di Nubia è protagonista della cucina siciliana. Ma trova spazio anche in ricette moderne e creative, come oli aromatizzati e chutney.
Per preservarne le qualità, meglio usarlo crudo o aggiungerlo a fine cottura. Può essere conservato intero, in trecce, oppure sott’olio.
Grazie alla sua importanza storica e qualità organolettiche, l’aglio rosso di Nubia è oggi Presidio Slow Food. Una garanzia di autenticità e sostenibilità.
Acquistarlo significa sostenere le comunità rurali siciliane e preservare un’agricoltura rispettosa dell’ambiente.
Scegliere l’aglio rosso di Nubia vuol dire portare in tavola un ingrediente unico, sano e ricco di storia. Un piccolo gesto che valorizza il territorio e offre benefici reali al nostro organismo.
Turismo
Hai mai sentito parlare di Carrapipi? Se sei siciliano, sicuramente sì! Se invece non lo conosci, preparati a scoprire uno dei nomi più divertenti e iconici della nostra amata isola. Carrapipi, in realtà, è il soprannome di Valguarnera Caropepe, un piccolo borgo dell’entroterra siciliano che, oltre a suscitare sorrisi, ha una storia e una tradizione tutte da raccontare!
Diciamolo subito: il nome Carrapipi è diventato celebre non tanto per il suo significato, ma per la sua musicalità buffa che lo rende irresistibile! In realtà, il paese si chiama Valguarnera Caropepe, un nome che unisce il cognome della nobile famiglia Valguarnera, che dominò il borgo per secoli, e “Caropepe”, che secondo alcuni studiosi deriverebbe da un antico insediamento arabo.
Ma il popolo siciliano, che ama semplificare e scherzare, ha deciso che “Carrapipi” suonava meglio!
Nel XIX e XX secolo, Carrapipi divenne un centro importante per l’estrazione dello zolfo, che fece crescere il paese e diede lavoro a molti abitanti. Tuttavia, con il declino dell’industria mineraria, molti carrapipani furono costretti a emigrare, soprattutto negli Stati Uniti e nel Nord Italia. Oggi, il paese conserva un fascino autentico, con le sue viuzze acciottolate, il profumo di pane casereccio e il calore della sua gente.
Cosa si mangia in un posto dal nome così simpatico? Ovviamente, delizie siciliane che fanno felici stomaco e cuore!
Pane di casa appena sfornato, croccante e profumato.
Formaggi e salumi locali, perfetti per un antipasto rustico.
Pasta con finocchietto selvatico e salsiccia, un classico della cucina contadina.
Dolci tipici, come cannoli, paste di mandorla e il mitico buccellato.
E se capiti durante la festa di San Giuseppe, non perderti le famose tavolate di pane, un’antica tradizione in cui i carrapipani preparano banchetti giganteschi in onore del santo!
Anche chi è emigrato, non dimentica mai le sue radici. Carrapipi è più di un paese, è un simbolo di semplicità, autenticità e amore per la propria terra. E diciamocelo, è anche il nome perfetto per una battuta che fa sempre ridere i siciliani!
Quindi, la prossima volta che senti parlare di Carrapipi, ricordati che dietro quel nome buffo si nasconde un pezzetto di vera Sicilia!
E tu, sei mai stato a Carrapipi? Raccontami la tua esperienza!
Turismo
Immagina un borgo medievale che si specchia nel blu del Mediterraneo, con le sue stradine acciottolate che si intrecciano tra case in pietra e scorci da cartolina. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, lasciando intatta la magia di un passato glorioso. Questo angolo di Sicilia è una delle destinazioni più affascinanti dell’isola, un vero paradiso per chi cerca il perfetto connubio tra cultura, mare e tradizione.

Passeggiando tra le viuzze del borgo, si ha la sensazione di essere dentro una fiaba. Ogni angolo racconta una storia, ogni balcone fiorito e ogni vicolo stretto svela un pezzo di passato. Il cuore pulsante del borgo è la sua maestosa Cattedrale normanna, un capolavoro architettonico dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Le sue torri imponenti dominano il paesaggio, mentre al suo interno si possono ammirare spettacolari mosaici bizantini che rapiscono lo sguardo e il cuore.
A pochi passi dal centro storico si apre uno spettacolo naturale mozzafiato: un litorale dorato bagnato da acque trasparenti, perfetto per rilassarsi dopo una giornata di esplorazione. Qui il mare è una tavolozza di azzurri, ideale per una nuotata rigenerante o un’escursione in barca per ammirare la costa da un’altra prospettiva. Il lungomare regala tramonti indimenticabili, mentre i ristorantini di pesce offrono il meglio della cucina siciliana con vista sulle onde.
La cucina locale è un’esperienza da non perdere. Tra le specialità da assaporare ci sono la pasta con le sarde, la caponata e il pesce freschissimo, senza dimenticare il dolce simbolo della Sicilia: la cassata. Le piccole trattorie del borgo regalano un’esperienza culinaria autentica, dove il sapore del mare si mescola ai profumi degli agrumi e delle erbe aromatiche.
Raggiungere questa perla siciliana è semplice: si può arrivare in auto da Palermo in circa un’ora percorrendo l’autostrada A20. In alternativa, il treno offre un viaggio panoramico con vista sul mare, mentre per chi arriva da più lontano, l’aeroporto di Palermo è la soluzione più comoda con collegamenti diretti verso le principali città italiane ed europee.
Il borgo di Cefalù è uno di quei luoghi che restano nel cuore. La sua atmosfera medievale, il mare incandevole e il fascino della sua storia lo rendono una delle mete più suggestive della Sicilia. Un viaggio qui significa immergersi in un tempo antico, lasciandosi incantare dalla bellezza autentica di uno dei borghi più affascinanti d’Italia.
Tradizioni
Se c’è una cosa che a Trapani mette tutti d’accordo è che il pesto alla trapanese è un’istituzione. Pomodori freschi, basilico profumato, mandorle croccanti, aglio e olio extravergine d’oliva: pochi ingredienti per un’esplosione di sapore. Ma c’è un dettaglio che divide le famiglie, gli amici e persino le nonne: meglio il pecorino o il parmigiano?
Se chiedete a un trapanese doc, vi dirà senza esitazione: il vero pesto alla trapanese si fa con il pecorino! Questo formaggio dal sapore deciso e leggermente piccante esalta la dolcezza del pomodoro e la freschezza del basilico, dando al piatto un carattere forte e autentico. Dopotutto, siamo in Sicilia, terra di pecorino, e la tradizione non si discute!
Dall’altra parte, c’è chi preferisce il parmigiano: più delicato, meno invadente, ma comunque capace di dare cremosità al pesto. I puristi gridano allo scandalo, ma la verità è che molti chef e appassionati di cucina scelgono questa variante per un gusto più equilibrato e meno aggressivo.
Se siete indecisi, ecco qualche consiglio:
Pecorino o parmigiano, l’importante è che il pesto alla trapanese sia fatto con amore e con ingredienti di qualità. Perché alla fine, quello che conta è godersi un bel piatto di pasta, magari con un bicchiere di buon vino siciliano e una vista sul mare di Trapani.
Turismo
Trapani, città ricca di storia e cultura, è costellata di piazze e angoli suggestivi che raccontano il passato e il presente del territorio. Tra queste, Piazza Principessa Jolanda merita un’attenzione particolare, sia per la sua denominazione storica sia per il suo ruolo nella vita quotidiana dei trapanesi.
Piazza Principessa Jolanda prende il nome da Jolanda Margherita di Savoia, figlia maggiore del re Vittorio Emanuele III d’Italia e della regina Elena del Montenegro. Nata nel 1901, la principessa era conosciuta non solo per il suo lignaggio reale, ma anche per le sue passioni sportive: eccelleva infatti nel nuoto e nell’equitazione, discipline in cui ottenne numerosi riconoscimenti. La dedica della piazza alla principessa risale a un periodo in cui molte località italiane scelsero di omaggiare membri della famiglia reale nei loro toponimi, consolidando così un legame con la monarchia.
Piazza Jolanda non è tra le piazze più estese di Trapani, ma la sua posizione strategica e la vivacità che la caratterizza la rendono un punto di riferimento per cittadini e turisti. La piazza si distingue per l’atmosfera intima e raccolta, circondata da edifici di varia epoca e da attività commerciali che la rendono un luogo frequentato in diversi momenti della giornata.
Uno degli aspetti più noti di Piazza Jolanda è la presenza di numerosi caffè, ristoranti e pizzerie che la animano. Grazie a questi locali, la piazza è un luogo ideale per una sosta rilassante, un aperitivo con gli amici o una cena gustosa, immergendosi nei sapori autentici della cucina siciliana. Le pizzerie della zona, in particolare, offrono una varietà di specialità locali che richiamano clienti da tutta la città.
Pur non essendo una delle piazze monumentali di Trapani, Piazza Jolanda rappresenta un piccolo crocevia della socialità locale. Durante il giorno, è frequentata da residenti che si dedicano alle attività quotidiane, mentre la sera si trasforma in un punto d’incontro vivace, grazie alla presenza di giovani e famiglie che si godono il clima mite della città.
Negli ultimi anni, la piazza ha beneficiato di interventi di miglioramento urbano, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il suo potenziale aggregativo. L’amministrazione comunale ha puntato su una maggiore cura degli spazi pubblici, rendendola più accogliente per cittadini e visitatori.
Piazza Principessa Jolanda è uno di quei luoghi che, pur non essendo tra i più celebri di Trapani, custodisce una parte della storia della città e continua a essere un punto di ritrovo per la comunità. Il suo nome riecheggia un passato legato alla monarchia italiana, mentre la sua atmosfera odierna la rende un luogo di incontro, relax e convivialità. Se vi trovate a Trapani, vale la pena fare una passeggiata in questa piccola ma affascinante piazza, magari sorseggiando un buon caffè o assaporando una pizza in uno dei locali che la circondano.
Tradizioni
Trapani – Un giorno della scorsa estate, nel cuore del centro storico di Trapani, mi trovavo seduto a tavola in un ristorante che sa come far apprezzare la cucina siciliana. Tra le voci dei turisti e i profumi di pesce fresco, osservavo con interesse i piatti tipici che venivano serviti a clienti entusiasti. A un certo punto, la scena che stavo per assistere mi ha fatto sorridere e, allo stesso tempo, mi ha fatto riflettere su quanto le tradizioni culinarie possano sembrare misteriose per chi non le conosce bene.
Un turista, evidentemente curioso e desideroso di esplorare i sapori autentici della Sicilia, ha ordinato il famoso cous cous di pesce, un piatto che rappresenta la perfetta fusione tra mare e terra. Il cameriere gli ha servito una porzione generosa di cous cous arricchita con pesce freschissimo, pomodorini e un tocco delicato di zafferano, che sprigionava un profumo irresistibile. Ma il turista, non sapendo esattamente come “personalizzare” il piatto, ha guardato il tavolo e ha deciso di aggiungere un ingrediente che, nel suo immaginario, avrebbe reso il piatto ancora più gustoso.
Con grande convinzione, ha preso il parmigiano che era stato messo a disposizione (un classico in molte trattorie italiane) e ha iniziato a grattugiarlo abbondantemente sopra il cous cous di pesce, come se fosse la cosa più naturale del mondo. A quel punto, lo sguardo del cameriere è diventato incredulo, fermandosi in mezzo al passaggio con un’espressione di sorpresa. In cucina, lo chef ha smesso di mescolare la salsa di pesce, e nel ristorante si è diffuso un mormorio tra i commensali, molti dei quali, siciliani doc, hanno scambiato sguardi divertiti.
Il turista, ignaro della sacralità della cucina siciliana, non ha esitato a gustare il suo piatto con il formaggio grattugiato sopra, convinto di aver trovato il mix perfetto. Il cameriere, con un sorriso gentile e un tono educato, gli ha fatto notare che il parmigiano non è esattamente un ingrediente tradizionale per il cous cous di pesce. Il turista, con un’espressione di sorpresa, ha risposto: “Ah, davvero? Qui il pesce non si mangia con il formaggio?” A quel punto, lo chef è uscito dalla cucina, sorridendo e scuotendo la testa, mentre i clienti, in modo scherzoso, si divertivano con il buon umore che quel momento aveva generato.
Quella serata, oltre a essere una celebrazione del cous cous di pesce trapanese, è stata anche un’occasione per ridere insieme e apprezzare la bellezza delle tradizioni siciliane. A volte, le innovazioni culinarie più sorprendenti arrivano da chi non conosce ancora i segreti di un piatto tradizionale, ma questa è proprio la magia della cucina: è un incontro tra il nuovo e l’antico, tra il curioso e il tradizionale.
Se mai vi troverete a Trapani, non dimenticate di assaporare il cous cous di pesce, magari senza parmigiano, e di godervi la cucina autentica che racconta la storia del mare e della terra siciliana.
Almanacco
Meteo a Trapani
Trapani, mercoledì 5 febbraio – Giornata all’insegna del bel tempo, con temperature comprese tra i 10°C del primo mattino e i 15°C nelle ore centrali. Nel dettaglio: cielo sereno al mattino, qualche velatura nel pomeriggio, poi di nuovo sereno in serata. La temperatura massima si raggiungerà intorno alle 14, mentre la minima sarà registrata alle 7.
Qualità dell’aria: Buona
Curiosità dalla Sicilia
La Sicilia è una terra ricca di miti e leggende che affondano le radici nella notte dei tempi. Una delle storie più affascinanti è quella delle “Teste di Moro”. Questi caratteristici vasi in ceramica, raffiguranti volti umani, sono diventati simboli dell’artigianato siciliano. La leggenda narra di una giovane palermitana che, innamoratasi di un moro, scoprì che egli l’avrebbe presto lasciata per tornare in Oriente dalla sua famiglia. Accecata dalla gelosia, lo uccise e ne utilizzò la testa come vaso per il basilico. Da allora, le “Teste di Moro” adornano molti balconi siciliani.
Personaggi Siciliani
La Sicilia ha dato i natali a numerose personalità illustri. Tra queste, Antonino Pepi, nato a Castronuovo di Sicilia nel 1746, è stato un rinomato scrittore. Le sue opere hanno contribuito a arricchire il panorama letterario dell’epoca.
Fatti Accaduti nel Mondo e in Sicilia
Il 5 febbraio è una data significativa per la Sicilia, poiché si celebra la festa di Sant’Agata, patrona di Catania. Le celebrazioni in onore della santa attirano ogni anno migliaia di fedeli e turisti, rendendola una delle festività religiose più partecipate dell’isola.
Pensiero del Giorno
“La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che la rende così bella è la sua storia.” – Guy de Maupassant
Oroscopo del Giorno
Accadde Oggi in Sicilia
Il 5 febbraio 251 d.C., Sant’Agata, giovane catanese, subì il martirio durante le persecuzioni dell’imperatore Decio. La sua devozione è ancora oggi profondamente radicata nella cultura siciliana, con celebrazioni che testimoniano la fede e la tradizione dell’isola.
Proverbio Siciliano del Giorno
“Cu nesci, arrinesci.”
Traduzione: “Chi esce, riesce.” Significa che chi si avventura e affronta nuove esperienze ha maggiori possibilità di successo.
Pensiero Notturno
La notte in Sicilia porta con sé un’atmosfera magica, dove le stelle sembrano raccontare storie antiche e il suono del mare culla i pensieri. È il momento ideale per riflettere sulle bellezze dell’isola e lasciarsi ispirare dalla sua eterna poesia.
Cosa Si Celebra in Sicilia
Oggi, 5 febbraio, si celebra la festa di Sant’Agata a Catania. Le strade si riempiono di processioni, canti e devozione, rendendo omaggio alla santa patrona con eventi che uniscono fede e tradizione.
Cosa Mangiamo Oggi di Siciliano a Colazione, Pranzo e Cena