• Trapani
    Trapani. Ferì il gestore di un circolo ricreativo, ieri prima udienza in tribunale
    Ascoltato dal tribunale la vittima dell'aggressione
    Laura Spanò7 Novembre 2025 -
  • Tribunale

    Trapani – Si è aperto ieri davanti al tribunale di Trapani, presidente giudice Cristina Carraro, a latere giudici Fabio Marroccoli e Benedetto Giordano, pubblico ministero Giulia Sbocchia, il processo nei confronti di Giovanni Tarantino 23 anni (difeso dall’avvocato Giuseppe Ferro) accusato di tentato omicidio, nei confronti di Antonio Guaiana 60 anni, difeso dall’avvocato Giacomo Esposito.

    In prima battuta Tarantino venne accusato di lesioni gravi; successivamente il gip su richiesta del pm riqualificò il reato in quello più grave di tentato omicidio.

    La testimonianza della vittima dell’aggressione

    Guaiana davanti al tribunale ha sostanzialmente confermato e ripercoso quanto accadde la sera del 22 novembre del 2024 all’interno di un circolo ricreativo sportivo di Trapani. Spiegando come nacque la discussione con Tarantino poi sfociata nella coltellata. Il giovane si trovava all’interno del circolo con lui anche altri avventori ed era al biliardo. Ad un certo punto della serata Tarantino – smettendo di giocare – si rivolgeva a Guaiana, socio del club, dicendogli “ragazzo stacca ho finito”. Sentito ciò Guaiana rispondeva a Tarantino che non apprezzava l’essere chiamato “ragazzo” visto che era più grande d’età. A seguito di ciò Tarantino aggrediva Guaiana, con un pugno, una pedata, prendendolo per il collo e facendolo cadere per terra: venendo divisi da altri avventori. I momenti successivi accadono in pochi secondi. Guaiana racconta di essersi rialzato di aver visto Tarantino con il coltello, di essere andato dietro il bancone a prendere una stecca spezzata di biliardo per difendersi ed a quel punto è arrivata la coltellata, che l’uomo non è però riuscito ad evitare. Il fendente infatti lo colpisce all’altezza del collo, e gli causa un profondo sfregio dall’angolo destro della bocca sino a dietro la nuca.

    Il processo è stato aggiornato alla prossima settimana per l’esame di altri due testimoni del Pm.

    Le indagini su questa vicenda sono state condotte dalla squadra mobile chiamata da qualcuno degli avventori del circolo che nel frattempo avevano anche allertato il 118 che trasportò Guaiana al pronto soccorso del Sant’Antonio Abate.





  • Marsala
    Finisce ai domiciliari per rissa con arma da taglio
    L'uomo aveva partecipato ad una rissa che aveva coinvolto due nuclei familiari
    Redazione13 Giugno 2025 - Cronaca
  • polizia marsala Cronaca

    Marsala – Un marsalese finisce ai domiciliari dopo una condanna definitiva per il reato di rissa aggravata. Il provvedimento è stato eseguito da agenti del Commissariato di Polizia di Marsala, in seguito all’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Marsala.

    L’uomo, è stato ritenuto responsabile di aver preso parte attiva a una violenta rissa scoppiata in via Giovanni Falcone, a Marsala, tra due gruppi familiari contrapposti. Un litigio nato per futili motivi, ma degenerato in una feroce colluttazione.

    Nel corso della lite, uno dei partecipanti ha colpito un rivale con una coltellata alla schiena, provocandogli gravi ferite. La vittima è stata trasportata d’urgenza all’ospedale “Vincenzo Cervello” di Palermo in condizioni critiche.

    Le indagini condotte dagli agenti del Commissariato di Marsala hanno consentito di ricostruire l’intera dinamica e individuare le responsabilità dell’uomo che è stato condannato con sentenza passata in giudicato e ora dovrà scontare la pena agli arresti domiciliari.





  • Messina
    Messina, omicidio Sara Campanella: fermato l’ex compagno universitario
    Il giovane di Avola, ex fidanzato della vittima, non avrebbe accettato la fine della relazione
    Redazione1 Aprile 2025 - Cronaca
  • sara campanella 2 Cronaca

    Messina – Un altro femminicidio scuote la Sicilia, quello di Sara Campanella, 22 anni, originaria di Misilmeri, uccisa a coltellate in pieno giorno a Messina, davanti a decine di testimoni. Il presunto assassino è un ex compagno universitario, fermato dai Carabinieri dopo ore di ricerche. Il caso ricorda tragicamente l’omicidio di Lorena Quaranta, avvenuto lo stesso giorno cinque anni fa.

    La dinamica

    Chi ha ucciso Sara era un collega di università. L’avrebbe seguita, poi tra i due ci sarebbe stata una discussione e alla fine lui, innamorato senza essere corrisposto, l’avrebbe accoltellata. Una testimone racconta: “L’ho sentita gridare ‘basta, lasciami’. Poi un uomo ha cercato di rincorrere il killer”. L’ultimo vocale di lei a un’amica: “Il malato mi sta seguendo”.

    Da una prima ricostruzione dei fatti, l’indagato ha sferrato due colpi: uno al collo e uno alla scapola.

    Una testimone: gridava “basta, lasciami”

    Sara avrebbe urlato più volte “basta, lasciami”, secondo il racconto di testimoni che hanno assistito al delitto. Uno di loro avrebbe tentato di rincorrere il killer. “Mentre ero in piedi in attesa del bus ho sentito forti grida – ha detto infatti una donna che ha assistito al delitto – e subito dopo ho visto sul marciapiede di fronte una ragazza intenta a fuggire in preda al panico, piangendo in posizione piegata, come in evidente sofferenza”. Poi è arrivato un ragazzo “con un’arma da taglio in mano. Si è allontanato a piedi verso Messina, inseguito da un giovane che era con me alla fermata”.

     

    Fermato nella notte il presunto assassino di Sara

    Il 27enne avrebbe agito per gelosia: fatale una coltellata al collo. Si chiama Stefano Argetino 27 anni originario di Avola. È lui il principale indiziato per l’omicidio di Sara Campanella, la studentessa uccisa a pochi passi dallo stadio Celeste di Messina. I due frequentavano lo stesso corso di laurea in Tecniche di laboratorio biomedico all’Università di Messina. Secondo gli investigatori, il giovane non avrebbe accettato la fine della relazione.

    Sara è stata accoltellata da dietro, con un fendente profondo al collo, davanti a numerosi passanti e un autobus pieno di gente. Una scena scioccante, consumatasi poco dopo l’uscita della giovane dal Policlinico universitario.

    Una fuga durata poche ore

    I Carabinieri del comando provinciale di Messina, guidati dal colonnello Lucio Arcidiacono  hanno rintracciato e bloccato nella notte il giovane. Le ricerche sono state intense e continue: la città è stata setacciata fino a quando il giovane non è stato trovato fuori Messina e condotto in caserma.

    Il dolore della famiglia Campanella

    La madre: “Amore mio, non è vero”. Appena ricevuta la notizia, Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara, originaria di Misilmeri per raggiungere l’obitorio del Policlinico. Poco dopo è arrivato anche il padre, Alessandro Campanella, straziato dal dolore. Scene strazianti anche fuori dall’ospedale, dove amici e parenti si sono radunati in lacrime.

    Claudio, il fratello maggiore di Sara, studia Economia a Napoli. È sconvolto”, racconta Lorenzo Romano, amico di famiglia. “Tutti siamo increduli. Non sapevamo nulla di questo ragazzo. Sara era una ragazza solare e buona.”

    Una tragica coincidenza

    Esattamente cinque anni fa era accaduto a Lorena Quaranta. L’omicidio di Sara avviene nello stesso giorno in cui, nel 2020, veniva uccisa Lorena Quaranta, studentessa di Medicina originaria di Favara, per mano del compagno Antonio De Pace. Anche allora, la tragedia colpì l’Università di Messina, lasciando un’intera comunità sotto shock.

    Ancora una giovane vita spezzata. Ancora un presunto ex che uccide per possesso e rifiuto. Ancora una famiglia distrutta. Mentre le indagini continuano e l’Italia si interroga su come fermare la spirale dei femminicidi, la comunità universitaria e l’intero Paese si stringono attorno alla famiglia Campanella.

    I compagni di Sara

    Sara Campanella, originaria di Misilmeri, frequentava il terzo anno della facoltà di Tecniche di laboratorio Biomedico nell’ateneo messinese faceva anche la tirocinante proprio nell’ospedale dove è stata portata in fin di vita. Dopo la notizia dell’omicidio, tanti studenti e colleghi della vittima sono andati al pronto soccorso disperati.

    Procuratore: “Attenzioni insistenti da due anni”

     Il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che “c’erano state delle attenzioni da parte di questo giovane, anche in maniera insistente e reiterata nel tempo”. Tuttavia, ha aggiunto, “allo stato delle indagini, non essendo mai queste attenzioni” diventate “né qualcosa di violento, né di minaccioso, né di particolarmente morboso, evidentemente non avevano destato una particolare attenzione da parte della vittima”. Resta però il fatto, si legge nel provvedimento di fermo, che il giovane “con cadenza regolare importunava la vittima, proponendosi, chiedendole di uscire e di approfondire il loro rapporto, non fermandosi neppure innanzi al rifiuto della ragazza”.






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