Cronaca
Trapani – Chi si ferma davanti a ciò che rimane dopo 40 anni della blindata del giudice Carlo Palermo ha l’impressione di ricevere un pugno nello stomaco. Immaginare che su quell’auto quella mattina del 2 aprile 1985 viaggiavano delle persone, diventa davvero difficile, come difficile è pensare che tre innocenti sono morti disintegrati da quell’esplosione che per intensità è paragonabile alle bombe fatte esplodere in atti di terrorismo.
Non dimenticando i superstiti che in questi anni hanno lottato con quelle terribili immagini.
Da ieri mattina la Fiat 132 utilizzata dal giudice Carlo Palermo assieme alla scorta, per spostarsi dalla sua abitazione al palazzo di giustizia in via XXX Gennaio, ha finalmente una collocazione più dignitosa. Per anni infatti è stata abbandonata negli spazi prima nella zona dell’autoparco comunale tra cumuli di rifiuti e poi negli spazi del Tribunale di Trapani.
L’intento dichiarato è ricordare Barbara Rizzo e i suoi figli gemelli Giuseppe e Salvatore Asta, vittime innocenti di un attentato mafioso che voleva colpire il magistrato che su quell’auto viaggiava assieme ai suoi uomini della scorta. Ma non solo.
Oggi quell’auto è stata trasformata in una installazione artistica curata da Massimiliano Errera dal titolo “Flowers 132” – al suo interno tre gigli che svettano nel cielo a simboleggiare la rinascita, la speranza e quanto può nascere dalla memoria condivisa. “Flowers 132” è un’opera che parla con un linguaggio artistico volutamente duro, per ricordare che la violenza può essere sconfitta solo attraverso la memoria. Un messaggio di speranza civile, capace di scuotere le coscienze e stimolare il dibattito.
Tutto intorno, la ditta “Arte Vivente” di Davide De Martino, ha realizzato un’aiuola con i “non ti scordar di me”.
“Questa macchina – ha sottolineato commossa Margherita Asta – rappresenta la bruttezza di quello che accadde quel giorno. Ma da quella bruttezza, da quel dolore, nascono i fiori della speranza, il guardare sempre oltre. Trapani ha conosciuto il malaffare, ma deve continuare a credere nella giustizia e nella verità. Io, anche se vivo lontano, sono e sarò sempre trapanese: quei fiori parlano per tutti noi, ci chiedono di andare avanti insieme, per il bene di questa terra”.
Il sindaco Giacomo Tranchida ha ricordato la storia che sta dietro l’opera la cui idea è nata nel 2019 dal desiderio di restituire dignità a quella carcassa dimenticata da tutti come dimenticata da tutti o quasi tutti è stata la stessa strage: “Abbiamo voluto che diventasse un simbolo consegnato ai giovani, un segno di memoria e di futuro. Questi fiori rappresentano la bellezza. È un omaggio ai tuoi cari, Margherita, ma anche una consegna alle nuove generazioni, perché custodiscano il valore della legalità e della speranza”.
Il prefetto Daniela Lupo, ha invitato i cittadini a leggere il monumento “non come un oggetto da osservare, ma come un luogo dell’anima. Questa macchina non deve suscitare curiosità, ma riflessione. Bisogna scegliere da che parte stare, e oggi Trapani dimostra di voler stare dalla parte della legalità. Quei fiori che emergono dal metallo contorto sono un segno di rinascita, una testimonianza che dal dolore può germogliare la speranza. Riflettete quando passerete di qui non è una balaustra da cui guardare, ma un punto di raccoglimento e di memoria”.
Per il presidente del Tribunale il giudice Alessandra Camassa: “E’ importante la restituzione di quello che possiamo considerare un simbolo di quell’evento devastante per la città, per ricordare a tutti quello che è accaduto in questa città, per rendersi conto del livello dello scontro che c’è stato con la criminalità organizzata. Sperando che anche questo segnale concreto sia di monito per non dimenticarci che la battaglia non è finita”.
Cronaca
Trapani – di Paolo Petralia – Alcuni anni fa, con l’associazione Drepanensis di cui ero presidente, avevamo immaginato il recupero della macchina della scorta del magistrato Carlo Palermo e, per farla breve, avevamo pensato proprio ad una collocazione centrale e dirompente. Perché potró sembrare ripetitivo, ma le nuove generazioni vanno pian piano dimenticando cosa è stata la violenza e la volgarità mafiosa in questa terra.
Ci sono voluti anni per la realizzazione e la messa a terra, e ritengo non scontato l’impegno dell’amministrazione comunale in questo senso.
In altre parole, 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐨𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, perché è un pugno dritto in faccia per ricordare e per fare memoria che – lo rammento – per noi siciliani non dovrebbe mai essere data per scontata.
Per il resto, ho poco da dire. Divertitevi a sbraitare sui social, ma a volte – prima di urlare – fermatevi un attimo e provate a capire il senso delle cose.
Cronaca
Trapani – Il Presidente del Libero Consorzio sull’inaugurazione di oggi dell’opera “Flowers 132”
“Quando la storia incontra l’arte – dice il presidente del Libero Consorzio di Trapani Salvatore Quinci – è la cultura ad emergere con tutta la sua forza collettiva ed evocativa. La testimonianza si fa ricordo ma anche impegno. Le coscienze di ognuno di noi vengono chiamate ad esprimere un percorso solidale di rispetto delle regole contro le illegalità, di strenua difesa dei valori di libertà contro chi ha scelto la violenza e l’arbitrio. La mafia si affronta e si vince con lo Stato di diritto, con la prevenzione e la repressione, con il lavoro di Forze dell’Ordine e Magistratura.”
Quinci inoltre rispetto all’animato dibattito sui social sull’iniziativa artistica aggiunge in netto dissenso rispetto a chi contesta: “C’è da battere un avversario più subdolo, più insidioso, rappresentato dalla cultura mafiosa. Questa è una sfida di popolo, di ogni cittadino. E’ la sfida di una società che si libera dalle sue incertezze e dalle sue contraddizioni, che si unisce e che condivide lo stesso percorso, lasciando poco spazio alle polemiche. La storia non si cancella. Non è mai inopportuna e non va indebolita da fattori estetici o logistici. Deve invece essere conosciuta ai più. E se l’arte le dà una mano si può avviare un reale processo di cambiamento, che una nuova cultura sarà chiamata a custodire. Trapani sta dando il suo contributo”.
Cronaca
Trapani – di Rino Giacalone – Ci eravamo prefissati di non concedere un solo rigo ai leoni da tastiera che in questi giorni si sono sbizzarriti a scrivere sull’opera artistica firmata da Massimiliano Errera, collocata nella piazza Vittorio Veneto a Trapani.
Il rottame dell’auto devastato il 2 aprile 1985 dall’attentato mafioso di Pizzolungo, diventato opera d’arte, “Flowers 132”, con i gigli che nascono dalla morte. Questa era l’automobile sulla quale si trovavano il Pm Carlo Palermo, bersaglio di quell’attentato, assieme all’autista Rosario Maggio e al capo scorta Totò La Porta. L’esplosione dell’autobomba piegò in due la blindata e annientò la vettura che fece loro da scudo, di questa utilitaria e di chi c’era a bordo non restò nulla, morirono Barbara Rizzo con i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta.
La blindata del magistrato era cosa da ferrovecchio, abbandonata in un angolo remoto di un deposito comunale, dopo essere stata per anni esposta ai piedi del Palazzo di Giustizia, chissà forse monito per i giudici ragazzini frattanto arrivati e che per fortuna non colsero mai segnali intimidatori da quell’auto, tanto poi da farla spostare altrove. L’auto è l’unico pezzo sopravvissuto alla strage, oggi da mostrare per far comprendere cosa è stata la mafia e cosa può tornare ad essere, terminata la sua immersione.
La mafia qui ha vissuto con l’autonegazione, la sera della strage il sindaco dell’epoca, il DC Erasmo Garuccio negò l’esistenza della mafia, oggi i suoi epigoni dicono va bene il ricordo ma facciamolo altrove, cambiamo piazza, via, luogo, magari un luogo meno visibile. Già, facciamo il ricordo delle vittime delle mafie che non sia palese, un pò nascosto, chi ha desiderio di ricordare deve pagare pegno e magari perdere un po’ del suo tempo per trovare l’angolo giusto per meditare.
C’è chi in questi giorni si è ricordato di Pizzolungo e del Parco della Memoria e dell’Impegno Civile, “Non ti scordar di me”, nato sul luogo della strage. Lì l’auto andava collocata, non in centro città. Bene, anzi no…Pizzolungo già: da quando esiste il Parco del “Non ti scordar di me”, sono stati oltre 10 mila gli studenti venuti a far visita, per voler conoscere, sapere, ma al 99 per cento sono stati studenti di tutte le Regioni d’Italia, tranne della Sicilia, pochissimi della Sicilia, ancora meno sono stati gli studenti trapanesi. Forse è su questo che dobbiamo farci tutti una domanda.
È vero siamo a Trapani, dove tutto diventa materia spesso da dibattito social, discussioni da bar, ma adesso ci siamo stancati. Vorremmo una città più attenta e meno capace di farsi condizionare da chi urla, sbraita, e lo fa sempre per tornaconti personali, pe4r difendere orti, orticelli e soprattutto piccioli e potere. Dando ragione alla mafia e a chi organizzò quell’attentato, che serviva a dare la sveglia a un pugno di magistrati che come Carlo Palermo avevano scoperto gli intrighi inconfessabili dentro le istituzioni.
L’opera poi come tutte le esternazioni artistiche può piacere o meno, ma bisogna saper distinguere le cose, un aspetto è il valore artistico, l’altro è il valore etico e morale. Stiamo ricordando una delle pagine più drammatiche del secolo scorso di questa città, quel 1985 che doveva dare la sveglia alla città, che infatti si svegliò subito e cominciò a mandare a sedere nelle istituzioni locali e nei parlamenti gli uomini preferiti da Cosa nostra, che seppe trovare il ventre molle per entrare dentro il Palazzo di Giustizia, la città che si riuniva nei salotti del circolo Scontrino e della loggia massonica segreta e deviata della Iside 2.
Ne vogliamo parlare? In Procura poi c’era un magistrato che tre anni dopo nel 1988 davanti all’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, ebbe a dire che sul suo tavolo non era mai arrivato un rapporto informativo sulla mafia.
Ne vogliamo parlare seriamente di quegli anni ’80 e di tutto quello che ci hanno lasciato in eredità, oppure la buttiamo in caciara così come da qualche tempo siamo un po’ abituati a fare in questa città?
Così tanto per chiedere…per conto di un amico, anzi tre amici, Barbara, Salvatore e Giuseppe che non ci sono più da quella mattina del 2 Aprile 1985
Cronaca
Trapani di Rino Giacalone – Non c’è solo il taglio del film che racconta la vita del missionario laico Biagio Conte, nella graduatoria regionale della Sicilia Film Commissio. A restare fuori dai finanziamenti è anche il film “Un futuro aprile”, dedicato al racconto delle vittime della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 aprile 1985.
A dare la notizia è stato il deputato regionale del Pd Dario Safina.
“Intendo presentare nei prossimi giorni un’interrogazione parlamentare – dice l’on. Safina – per chiedere al Presidente della Regione, Renato Schifani, di verificare le ragioni per le quali la Sicilia Film Commission non ha ritenuto di finanziare il progetto cinematografico dedicato alla strage di Pizzolungo, nonostante l’impegno concreto e la qualità del lavoro già messo in campo dalla produzione. Se necessario, chiederemo che venga individuata un’altra modalità di sostegno economico al film, perché questa storia va raccontata”.
Il film, già finito di produrre da Elysa production, una delle maggiori società di produzione accreditate nel panorama internazionale, con la regia di Graziano Diana, una firma del mondo cinematografico italiano, è destinato alla programmazione della prima rete della Rai. E’ stato già interamente girato in Sicilia, nel trapanese, nei luoghi teatro di quell’attentato contro il pm Carlo Palermo, che uscì miracolosamente indenne dopo l’esplosione dell’autobomba collocata sulla strada di Pizzolungo, da lui giornalmente percorsa su un’auto blindata, per raggiungere il Palazzo di Giustizia.
Carlo Palermo, ex giudice istruttore a Trento, da appena 40 giorni era in servizio alla Procura di Trapani. Lo stesso tragitto nello stesso momento era seguito dall’auto con a bordo Barbara Rizzo, di 30 anni, che stava portando a scuola i suoi due gemellini di sei anni, Giuseppe e Salvatore Asta. L’attentato causò la loro morte, dilaniati dal tritolo mafioso. Eppure la commissione regionale ha riconosciuto un solo punto sulle rilevanza della storia. Per gli esperti cinematografici la storia sull’attentato di Pizzolungo non merita attenzione. E’ purtroppo anche questo il risultato di un contesto sociale che a 40 anni di distanza da quella strage ancora oggi non ricorda adeguatamente la morte di Barbara, Salvatore e Giuseppe.
Nonostante gli sforzi e l’impegno messi in campo da associazione come Libera e da alcune amministrazioni locali, come il Comune di Erice che ha saputo trasformare il sito teatro della strage in un parco per i ragazzi e in un luogo dove potere esercitare memoria e creare nuove forme di impegno. Il parco del “Non ti scordar di me”. Ma per la Sicilia Film Commission tutto questo non ha rilevanza. Quasi a dar ragione al sindaco di Trapani dell’epoca, Erasmo Garuccio, che ripetè dinanzi a quei corpi dilaniati e straziati, che “a Trapani la mafia non esiste”.
“La strage del 2 aprile 1985 – continua Safina – non è soltanto una delle pagine più tragiche della nostra terra, ma anche una ferita ancora aperta nel cuore della Sicilia. Ricordare quella mattina, l’attentato al giudice Carlo Palermo, l’uccisione dei piccoli Giuseppe e Salvatore Asta insieme alla madre Barbara Rizzo, non è solo doveroso: è un atto di responsabilità civile. Il lavoro del giudice Palermo, il suo coraggio investigativo, le ombre che ancora oggi avvolgono quella vicenda, rappresentano un patrimonio di memoria collettiva che deve essere reso accessibile al grande pubblico. Il cinema, in questo senso, è uno strumento potentissimo di testimonianza e di diffusione della verità”.
Cronaca
Pizzolungo (Erice) – Si conclude oggi il programma delle iniziative “Non ti scordar di me” che Comune di Erice e Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, hanno organizzato in occasione del 40° anniversario della strage di Pizzolungo.
Stamattina, nel Parco della Memoria di Pizzolungo Piana di Anchise, laddove avvenne la strage mafiosa il 2 aprile del 1985, si è tenuta la cerimonia di commemorazione delle vittime, Barbara Rizzo, giovane madre, ed i suoi figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe Asta, la cui auto fu travolta da un’esplosione che aveva come obiettivo il magistrato della Procura di Trapani, dott. Carlo Palermo.
Come ogni anno, il Comune di Erice ha deposto una corona di fiori sul monumento in ricordo delle vittime cui è seguita la cerimonia, alla presenza di autorità civili, religiose e militari, e dei sindaci di Castellammare del Golfo (Giuseppe Fausto), Custonaci (Fabrizio Fonte), Misiliscemi (Salvatore Tallarita), Paceco (Aldo Grammatico), San Vito lo Capo (Francesco La Sala), Trapani (Giacomo Tranchida) e Valderice (assessore Gianrosario Simonte). Presenti moltissimi cittadini ed i giovani del Consiglio comunale dei ragazzi di Lozzo di Cadore, Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, Sovere e di Paceco, protagonisti del loro gemellaggio.
Al termine della commemorazione solenne, i presenti si sono spostati presso la parrocchia Sant’Anna per assistere ad una santa messa officiata da Don Luigi Ciotti.
Ad aprire la cerimonia, dopo la benedizione del parroco della chiesa Sant’Anna di Pizzolungo, mons. Domenico Giorlando, è stato il sindaco di Erice Daniela Toscano che, tra le altre cose, ha chiesto a gran voce di alzare la testa, allontanare ogni tipo di omertà, paura e rassegnazione. Ha invocato una Sicilia più libera, dove il coraggio non sia più un’eccezione, ma la regola, e dove la dignità non sia più un lusso, ma un diritto inalienabile. «La mafia, la corruzione, l’ingiustizia prosperano nel silenzio – ha detto il sindaco Toscano – ed è per questo che noi dobbiamo fare rumore. Con le nostre voci, con le nostre azioni, con il nostro esempio. La memoria non è un rito sterile: è un atto di resistenza. È una dichiarazione di guerra a chi ancora oggi pensa di poter piegare le nostre terre con il ricatto, con la violenza, con la paura. A voi giovani dico: fate vostra questa lotta. Non lasciate che il passato sia solo una pagina di storia, ma trasformatelo in una missione. Siate sentinelle della giustizia, architetti di un futuro diverso, costruttori di un domani in cui nessuno debba più morire per aver fatto il proprio dovere».
Il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, già primo cittadino di Erice quando, nel 2008, prese il via “Non ti scordar di me”, ha invitato tutti all’impegno, oltre che alla memoria, lungo tutti i giorni dell’anno e non soltanto il 2 aprile.
Il Prefetto Daniela Lupo, ha ricordato ai numerosi cittadini e, soprattutto, ai giovani, l’importanza di scegliere da che parte stare, di non rassegnarsi, di rimboccarsi le maniche per lottare contro ogni genere di sopruso.
È intervenuto anche Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che lo scorso 21 marzo, proprio in coincidenza col 40esimo anniversario della Strage, ha preso parte alla XXX edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa proprio da Libera. Don Ciotti ha richiamato tre parole: continuità, condivisione e corresponsabilità per incoraggiare tutti ad essere cittadini più attivi. «La mafia fa meno rumore ma è ancora presente – ha detto -. Il miglior modo per fare memoria è che tutti noi assumiamo responsabilità, ciascuno per la propria parte».
Molto toccante l’intervento dell’ex magistrato Carlo Palermo, a cui la mattina del 2 aprile del 1985 era diretto l’attentato di Pizzolungo che poi costò la vita a Barbara Rizzo, Salvatore e Giuseppe Asta. Palermo ha richiamato fortemente le istituzioni a far luce sulla strage di Pizzolungo e su altri fatti di mafia, così come sulle possibili connivenze e coperture, che hanno segnato la storia di questo territorio e non solo, e ha fatto anche riferimento alla propria esperienza umana successiva all’attentato.
Margherita Asta, figlia di Barbara e sorella di Giuseppe e Salvatore, ha chiuso la mattinata con le sue parole forti e commoventi. Ha raccontato la propria esperienza di vita successiva all’uccisione dei propri familiari, ed ha parlato della necessità di fare memoria collettiva per costruire il cambiamento.
Le celebrazioni per il 40º anniversario della strage di Pizzolungo proseguiranno nel pomeriggio e si concluderanno stasera con una serie di eventi che coinvolgeranno tutta la cittadinanza:
Attualità
Erice – Al via a Erice la settimana del “Non ti scordar di me”, che nel 40° anniversario della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 aprile 1985, ha il compito di far memoria delle vittime, Barbara Rizzo Asta e dei suoi gemellini, Salvatore e Giuseppe, e rinnovare l’impegno civile perché Cosa nostra possa essere messa all’angolo.
«La società civile ha il compito di partecipare concretamente, combattere Cosa nostra – dice il sindaco Daniela Toscano – lo ripetiamo ad alta voce non è solo compito di magistratura, giudici e forze dell’ordine». Comune e Libera hanno scelto un tema preciso per questa edizione iniziata ieri e che culminerà il 2 aprile, “Il cammino della speranza alla ricerca della Giustizia”. E in queste giornate la città di Erice assieme ad altri Comuni camminerà con Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime, Carlo Palermo, il magistrato che in quell’attentato doveva essere ucciso, con Totò La Porta che faceva la scorta assieme a chi purtroppo ci ha lasciato dopo essere sopravvissuti all’attentato, gli agenti Raffaele Di Mercurio e Nino Ruggirello, e all’autista Rosario Maggio.
Ieri i primi due appuntamenti. Nella mattinata al Teatro Sollima di Marsala con un convegno sul tema della “Giustizia Riparativa”, momento di confronto tra giudici, Caruso e Bouchard, i familiari delle vittime della mafia e del terrorismo, come Agnese Moro, Margherita Asta, Marene Ciaccio Montalto e con Daniela Marcone, referente nazionale della Memoria per Libera. Alle 16 a Pizzolungo nel parco “Non ti scordar di me”, Margherita Asta ha incontrato i giovani di Castello D’Argile e gli studenti del gemellaggio con le scuole.
Mercoledì 26 marzo a Erice presso l’auditorium della scuola Pagoto in tre repliche (9,30/11,15 e alle 21) verrà messo in scena il testo scritto da Rosaria Bonfiglio “Vite Private”.
Giovedì 27 marzo a Castellammare del Golfo dove alle 10 nell’aula magna del Polo Scolastico “Piersanti Mattarella”
Venerdì 28 marzo sarà a Erice e a Trapani per due incontri lo scrittore Carlo Lucarelli. “Le storie che fanno la storia” è il titolo dato ai due incontri: il primo si svolgerà alle 9,30 presso l’aula magna del Polo Universitario; il secondo alle 17 presso Palazzo D’Alì nell’aula “Fulvio Sodano”.
Sabato 29 marzo alle 9,30 a Trapani al Pala Shark di piazzale Ilio davanti al pubblico composto dagli studenti delle scuole trapanesi, a giocare sul parquet saranno gli atleti del Granata BaskIN Club e poi la nazionale di Basket dei Magistrati che affronterà le vecchie glorie della Pallacanestro Trapani.
Domenica 30 marzo alle 9,30 presso il Circolo del Tennis di Trapani si tornerà idealmente a giocare con Salvatore e Giuseppe Asta. L’invito è stato rivolto da Margherita ai compagni di scuola, agli amici, dei suoi fratellini, ed esteso a tutti quelli che vorranno esserci. “Dove eravamo rimasti?..Giocando con Giuseppe e Salvatore. Previsti tornei di padel e calcetto. Per iscriversi contattare il numero 339.3589139.
Lunedì 31 marzo alle 9,30 presso l’aula magna del Polo Universitario di Trapani sul tema “Democrazia e Costituzione, il ruolo dell’Europa” interverrà Vittorio di Trapani, il presidente della FNSI, il sindacato dei giornalisti. A seguire si svolgerà la premiazione dei vincitori della IX edizione del concorso giornalistico riservato agli studenti della scuole superiori. Concorso dedicato alla memoria del giornalista Santo della Volpe, nel decimo anno dalla sua prematura scomparsa. A premiare i vincitori con Di Trapani sarà Lorenzo Frigerio Direttore di Libera Informazione .
Nella stessa giornata alle 16,30 in via Tenente Pollina 33 a Erice Casa Santa verrà inaugurato il centro di documentazione “Da Cosa nostra a Casa Nostra”, intitolato a Salvatore e Giuseppe Asta.
Martedì 1 aprile a Trapani al Teatro Ariston in corso Italia si torna a proporre un momento teatrale. Come negli anni passati a recitare saranno gli studenti. Percorso coreografico curato da Patrizia Lo Sciuto, scritto e diretto da Massimo Pastore. Verrà messo in seca il testo tratto da un dialogo tra Massimo Pastore con Margherita Asta, Marene Ciaccio Montalto e Agnese Moro.
Alle 19,30 nell’aula consiliare di Palazzo Cavarretta a Trapani si terrà la seduta per il conferimento della cittadinanza onorari all’associazione nazionale Libera.
Mercoledì 2 aprile alle 9,30 il giorno del ricordo. Ci si ritroverà davanti la stele che ricorda Barbara, Salvatore e Giuseppe posta all’ingresso del parco della memoria “Non ti scordar di me”.
Alle 15,00 Margherita a Asta sempre nel parco “Non ti scordar di me” incontrerà i giovani del CCR di Lozzo di Cadore, Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, Sovere e di Paceco, protagonisti del loro gemellaggio.
Alle 17 a Trapani al Palazzo di Giustizia nell’aula “Giovanni Falcone” momento di confronto sul tema “Il senso della Giustizia per ricomporre le vite spezzate dalle mafie”. A intervenire saranno il presidente del Tribunale Alessandra Camassa, il procuratore della Repubblica Gabriele Paci, Giulio Biino, presidente del Consiglio nazionale notarile, Carlo Palermo, Margherita Asta. Le conclusioni saranno di don Luigi Ciotti presidente dell’associazione nazionale Libera.
Alle 21 l’ultimo degli appuntamenti in programma, presso l’auditorium della scuola Pagoto in via Tivoli a Erice Casa Santa. Il “Non ti scordar di me” 2025 si chiuderà con il concerto del cantautore Pippo Pollina che si esibirà assieme a Claudia Sala , Roberta e Adriana Prestigiacomo.ia.
Attualità
Erice – Il prossimo 2 Aprile sarà il 40° anniversario della strage mafiosa di Pizzolungo. Quel giorno del 1985 la mafia pianificò un attentato per uccidere il sostituto procuratore della Repubblica di Trapani, Carlo Palermo. Sulla strada di Pizzolungo venne collocata una autobomba che al passaggio della blindata e della scorta del magistrato venne fatta esplodere. In quel momento transitava anche l’auto con a bordo Barbara Rizzo che stava accompagnano a scuola i suoi gemellini di sei anni, Salvatore e Giuseppe Asta. Loro morirono facendo da scudo alle due auto con a bordo il magistrato e i poliziotti che lo proteggevano.
Il Comune di Erice e l’associazione Libera stanno allestendo il programma di iniziative che da diversi anni, per ricordare le tre vittime innocenti della mafia, costituiscono il “Non ti scordar di me”. Un programma parecchio articolato e che vedrà protagonisti altri partner come i Comuni di Trapani e Castellammare del Golfo e poi ancora l’associazione Articolo 21, la Federazione nazionale della stampa, l’Ordine dei Giornalisti, l’Anm e Libera Informazione.
Tra i momenti già ufficializzati c’è quello di un appuntamento sportivo, previsto per la giornata di domenica 30 marzo presso il Circolo del Tennis di Trapani. Il titolo è “dove eravamo rimasti…giocando con Giuseppe e Salvatore”.
Margherita Asta, figlia e sorella delle tre vittime e che da anni è in prima fila con Libera per alimentare con la memoria l’impegno, rivolge un appello a tutti i compagni di scuola e agli amici dei suoi fratellini, perché a 40 anni da quel tragico giorno ci si possa trovare assieme per tornare a giocare idealmente con Salvatore e Giuseppe. Sono previsti tornei di padel e calcetto.
La partecipazione è gratuita e chi vuole aderire può farlo, chiamando il 3393589139. Le adesioni vanno comunicate entro il 15 Marzo 2025.