Cronaca
Avola (Siracusa) – L’allarme non è da sottovalutare ed è rivolto a tutti. A lanciarlo è l’Associazione Meter.
Nel giorno in cui milioni di studenti italiani sono tornati in classe, Meter ha acceso i riflettori su un’aula parallela e invisibile: quella delle piattaforme online dove i minori diventano vittime di nuove forme di violenza.
Nella settimana di avvio dell’anno scolastico, l’osservatorio mondiale di Meter, che ha sede ad Avola, ha monitorato e segnalato due gruppi Telegram, nei quali circolavano 125 immagini di studentesse manipolate tramite intelligenza artificiale: foto reali di adolescenti, fotografate di nascosto nelle aule scolastiche, poi denudate ed immesse in gruppi pedopornografici.
«Questa è la nuova frontiera della pedocriminalità digitale – denuncia il presidente di Meter, don Fortunato Di Noto – non siamo più solo davanti a scambi di materiale illegale, ma alla creazione di immagini false, generate o modificate dall’IA, che ledono in modo irreparabile la dignità dei minori. Le studentesse che abbiamo riscontrato sono giovanissime, avranno 14 anni, forse sono ignare delle immagini diffuse online ma il danno per le vittime è reale e devastante, questo non è assolutamente cyberbullismo come qualcuno lo definisce, è pornografia minorile». Meter sottolinea che il fenomeno dei chatbot e degli strumenti di intelligenza artificiale non è un rischio teorico, ma già oggi una realtà concreta, che si intreccia con l’inizio dell’anno scolastico.
Don Di Noto poi riflette: «Il ministro Valditara ha annunciato dei limiti all’uso dei cellulari a scuola, eppure già nei primi giorni dell’anno scolastico, durante le ore di lezione, tra i banchi, molti studenti scambiano materiale sessualmente esplicito. Di fronte a fenomeni gravissimi come la creazione di deepnude su minori, non si può più aspettare: serve individuare subito artefici e vittime e intervenire concretamente».
Attualità
Avola (Siracusa) – Domani alle 20 organizzata dalla Lilt si terrà una sfilata di abiti d’epoca, modelle per una sera pazienti oncologiche. Donne che hanno combattuto e vinto e altre che stanno ancora combattendo il cancro.
Al défilé promosso da Lift nella cittadina di Avola il 7 agosto partecipano Uundici pazienti oncologiche, alcune che hanno combattuto e già vinto la battaglia contro il cancro al seno e altre in corso di cura. L’evento si terrà nel cortile di Pietra interno al palazzo della città nell’ambito della rassegna “Donne per sempre”, inserita tra le manifestazioni del cartellone estivo patrocinate dal Comune.
L’evento, quest’anno, è stato denominato “Incanto siciliano”. Le poliedriche modelle indosseranno i sontuosi abiti d’epoca che magnificano la nostra Isola, realizzati dall’estro creativo di Palmira Pugliara.
Sarà un tributo alla tenacia e alla solarità di queste donne, dalle età diversificate, accomunate dal grande amore per la vita e per le loro famiglie, che nonostante le dure prove a cui sono quotidianamente sottoposte non hanno perso il sorriso e il loro spiccato senso di femminilità.
L’obiettivo rimane sempre quello della prevenzione, veicolata attraverso lo spettacolo e lo storytelling delle loro esperienze.
L’idea fu promossa tre anni fa dal senologo Lilt Gianfranco Conti e dalla moglie Barbara Garofalo, volontaria dell’associazione.
Per i saluti istituzionali il sindaco di Avola Rossana Cannata eil presidente Lilt Siracusa Mario Lazzaro.
Cronaca
Messina – Un altro femminicidio scuote la Sicilia, quello di Sara Campanella, 22 anni, originaria di Misilmeri, uccisa a coltellate in pieno giorno a Messina, davanti a decine di testimoni. Il presunto assassino è un ex compagno universitario, fermato dai Carabinieri dopo ore di ricerche. Il caso ricorda tragicamente l’omicidio di Lorena Quaranta, avvenuto lo stesso giorno cinque anni fa.
Chi ha ucciso Sara era un collega di università. L’avrebbe seguita, poi tra i due ci sarebbe stata una discussione e alla fine lui, innamorato senza essere corrisposto, l’avrebbe accoltellata. Una testimone racconta: “L’ho sentita gridare ‘basta, lasciami’. Poi un uomo ha cercato di rincorrere il killer”. L’ultimo vocale di lei a un’amica: “Il malato mi sta seguendo”.
Da una prima ricostruzione dei fatti, l’indagato ha sferrato due colpi: uno al collo e uno alla scapola.
Sara avrebbe urlato più volte “basta, lasciami”, secondo il racconto di testimoni che hanno assistito al delitto. Uno di loro avrebbe tentato di rincorrere il killer. “Mentre ero in piedi in attesa del bus ho sentito forti grida – ha detto infatti una donna che ha assistito al delitto – e subito dopo ho visto sul marciapiede di fronte una ragazza intenta a fuggire in preda al panico, piangendo in posizione piegata, come in evidente sofferenza”. Poi è arrivato un ragazzo “con un’arma da taglio in mano. Si è allontanato a piedi verso Messina, inseguito da un giovane che era con me alla fermata”.
Il 27enne avrebbe agito per gelosia: fatale una coltellata al collo. Si chiama Stefano Argetino 27 anni originario di Avola. È lui il principale indiziato per l’omicidio di Sara Campanella, la studentessa uccisa a pochi passi dallo stadio Celeste di Messina. I due frequentavano lo stesso corso di laurea in Tecniche di laboratorio biomedico all’Università di Messina. Secondo gli investigatori, il giovane non avrebbe accettato la fine della relazione.
Sara è stata accoltellata da dietro, con un fendente profondo al collo, davanti a numerosi passanti e un autobus pieno di gente. Una scena scioccante, consumatasi poco dopo l’uscita della giovane dal Policlinico universitario.
I Carabinieri del comando provinciale di Messina, guidati dal colonnello Lucio Arcidiacono hanno rintracciato e bloccato nella notte il giovane. Le ricerche sono state intense e continue: la città è stata setacciata fino a quando il giovane non è stato trovato fuori Messina e condotto in caserma.
La madre: “Amore mio, non è vero”. Appena ricevuta la notizia, Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara, originaria di Misilmeri per raggiungere l’obitorio del Policlinico. Poco dopo è arrivato anche il padre, Alessandro Campanella, straziato dal dolore. Scene strazianti anche fuori dall’ospedale, dove amici e parenti si sono radunati in lacrime.
“Claudio, il fratello maggiore di Sara, studia Economia a Napoli. È sconvolto”, racconta Lorenzo Romano, amico di famiglia. “Tutti siamo increduli. Non sapevamo nulla di questo ragazzo. Sara era una ragazza solare e buona.”
Esattamente cinque anni fa era accaduto a Lorena Quaranta. L’omicidio di Sara avviene nello stesso giorno in cui, nel 2020, veniva uccisa Lorena Quaranta, studentessa di Medicina originaria di Favara, per mano del compagno Antonio De Pace. Anche allora, la tragedia colpì l’Università di Messina, lasciando un’intera comunità sotto shock.
Ancora una giovane vita spezzata. Ancora un presunto ex che uccide per possesso e rifiuto. Ancora una famiglia distrutta. Mentre le indagini continuano e l’Italia si interroga su come fermare la spirale dei femminicidi, la comunità universitaria e l’intero Paese si stringono attorno alla famiglia Campanella.
Sara Campanella, originaria di Misilmeri, frequentava il terzo anno della facoltà di Tecniche di laboratorio Biomedico nell’ateneo messinese faceva anche la tirocinante proprio nell’ospedale dove è stata portata in fin di vita. Dopo la notizia dell’omicidio, tanti studenti e colleghi della vittima sono andati al pronto soccorso disperati.
Il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che “c’erano state delle attenzioni da parte di questo giovane, anche in maniera insistente e reiterata nel tempo”. Tuttavia, ha aggiunto, “allo stato delle indagini, non essendo mai queste attenzioni” diventate “né qualcosa di violento, né di minaccioso, né di particolarmente morboso, evidentemente non avevano destato una particolare attenzione da parte della vittima”. Resta però il fatto, si legge nel provvedimento di fermo, che il giovane “con cadenza regolare importunava la vittima, proponendosi, chiedendole di uscire e di approfondire il loro rapporto, non fermandosi neppure innanzi al rifiuto della ragazza”.