• Messina
    Il ricordo dedicato a Beppe Alfano
    Il giornalista messinese ucciso 33 anni addietro
    Redazione7 Gennaio 2026 - Cronaca
  • Beppe Alfano Cronaca

    Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) – A 33 anni dall’omicidio mafioso del giornalista Beppe Alfano, qual è lo stato delle cose? Oggi giorno dell’anniversario alle 18, al parco “Maggiore La Rosa” di Barcellona Pozzo di Gotto, si terrà l’iniziativa pubblica “Mafia, corruzione e affari. Dall’omicidio Alfano ad oggi: quali sfide per la buona politica”, promossa dal Partito democratico.

    “Con questa iniziativa, vogliamo lanciare un segnale politico forte e chiaro. In un tempo in cui mafia e affari cambiano pelle ma non smettono di condizionare la vita democratica, abbiamo il dovere di costruire spazi pubblici di confronto e di verità. Questa iniziativa nasce per ribadire che il Partito Democratico sta dalla parte della legalità senza ambiguità e intende rafforzare una cultura politica capace di opporsi ai sistemi di potere opachi che hanno fatto troppi danni alla nostra terra”. Così Armando Hyerace, segretario provinciale del Partito democratico messinese.

    L”incontro si propone come “momento di confronto che intende rimettere al centro il ruolo della politica come strumento di legalità, trasparenza e difesa dell’interesse pubblico, partendo dalla memoria dell’omicidio Alfano fino alle sfide più attuali che attraversano la Sicilia”.
All’iniziativa prenderanno parte Antonello Cracolici, presidente della Commissione parlamentare antimafia all’Assemblea regionale siciliana, ma anche amministratori, parlamentari, rappresentanti istituzionali del Pd, “in un dibattito che vuole parlare al territorio e alle nuove generazioni, rilanciando una visione di buona politica fondata su responsabilità, coerenza e coraggio”.
    Presente anche Sonia Alfano, già europarlamentare e figlia del giornalista Beppe Alfano.
    Fonte tempostretto.it





  • Trapani
    Il luogo della Memoria…e qualche domanda per gli sciacalli da tastiera
    La mafia qui ha vissuto con l'autonegazione,
    Rino Giacalone3 Novembre 2025 - Cronaca
  • Strage Pizzolungo Cronaca

    Trapani – di Rino Giacalone – Ci eravamo prefissati di non concedere un solo rigo ai leoni da tastiera che in questi giorni si sono sbizzarriti a scrivere sull’opera artistica firmata da Massimiliano Errera, collocata nella piazza Vittorio Veneto a Trapani.

    Il rottame dell’auto devastato il 2 aprile 1985 dall’attentato mafioso di Pizzolungo, diventato opera d’arte, “Flowers 132”, con i gigli che nascono dalla morte. Questa era l’automobile sulla quale si trovavano il Pm Carlo Palermo, bersaglio di quell’attentato, assieme all’autista Rosario Maggio e al capo scorta Totò La Porta. L’esplosione dell’autobomba piegò in due la blindata e annientò la vettura che fece loro da scudo, di questa utilitaria e di chi c’era a bordo non restò nulla, morirono Barbara Rizzo con i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta.

    La blindata del magistrato era cosa da ferrovecchio, abbandonata in un angolo remoto di un deposito comunale, dopo essere stata per anni esposta ai piedi del Palazzo di Giustizia, chissà forse monito per i giudici ragazzini frattanto arrivati e che per fortuna non colsero mai segnali intimidatori da quell’auto, tanto poi da farla spostare altrove. L’auto è l’unico pezzo sopravvissuto alla strage, oggi da mostrare per far comprendere cosa è stata la mafia e cosa può tornare ad essere, terminata la sua immersione.

     

    blindata carlo palermo

    (la blindata del magistrato Carlo Palermo)

    La mafia qui ha vissuto con l’autonegazione, la sera della strage il sindaco dell’epoca, il DC Erasmo Garuccio negò l’esistenza della mafia, oggi i suoi epigoni dicono va bene il ricordo ma facciamolo altrove, cambiamo piazza, via, luogo, magari un luogo meno visibile. Già, facciamo il ricordo delle vittime delle mafie che non sia palese, un pò nascosto, chi ha desiderio di ricordare deve pagare pegno e magari perdere un po’ del suo tempo per trovare l’angolo giusto per meditare.

     

    C’è chi in questi giorni si è ricordato di Pizzolungo e del Parco della Memoria e dell’Impegno Civile, “Non ti scordar di me”, nato sul luogo della strage. Lì l’auto andava collocata, non in centro città. Bene, anzi no…Pizzolungo già: da quando esiste il Parco del “Non ti scordar di me”, sono stati oltre 10 mila gli studenti venuti a far visita, per voler conoscere, sapere, ma al 99 per cento sono stati studenti di tutte le Regioni d’Italia, tranne della Sicilia, pochissimi della Sicilia, ancora meno sono stati gli studenti trapanesi. Forse è su questo che dobbiamo farci tutti una domanda.

    È vero siamo a Trapani, dove tutto diventa materia spesso da dibattito social, discussioni da bar, ma adesso ci siamo stancati. Vorremmo una città più attenta e meno capace di farsi condizionare da chi urla, sbraita, e lo fa sempre per tornaconti personali, pe4r difendere orti, orticelli e soprattutto piccioli e potere. Dando ragione alla mafia e a chi organizzò quell’attentato, che serviva a dare la sveglia a un pugno di magistrati che come Carlo Palermo avevano scoperto gli intrighi inconfessabili dentro le istituzioni.

    Leoni da tastiera? No sciacalli, questo sono

    L’opera poi come tutte le esternazioni artistiche può piacere o meno, ma bisogna saper distinguere le cose, un aspetto è il valore artistico, l’altro è il valore etico e morale. Stiamo ricordando una delle pagine più drammatiche del secolo scorso di questa città, quel 1985 che doveva dare la sveglia alla città, che infatti si svegliò subito e cominciò a mandare a sedere nelle istituzioni locali e nei parlamenti gli uomini preferiti da Cosa nostra, che seppe trovare il ventre molle per entrare dentro il Palazzo di Giustizia, la città che si riuniva nei salotti del circolo Scontrino e della loggia massonica segreta e deviata della Iside 2.

    Ne vogliamo parlare? In Procura poi c’era un magistrato che tre anni dopo nel 1988 davanti all’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, ebbe a dire che sul suo tavolo non era mai arrivato un rapporto informativo sulla mafia.

    Ne vogliamo parlare seriamente di quegli anni ’80 e di tutto quello che ci hanno lasciato in eredità, oppure la buttiamo in caciara così come da qualche tempo siamo un po’ abituati a fare in questa città?

    Così tanto per chiedere…per conto di un amico, anzi tre amici, Barbara, Salvatore e Giuseppe che non ci sono più da quella mattina del 2 Aprile 1985





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