Cronaca
Palermo – Il Tribunale del Riesame di Palermo ha disposto la custodia cautelare in carcere per Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del boss mafioso Matteo Messina Denaro, morto nel settembre 2023. La decisione accoglie l’appello presentato dalla Procura contro il precedente provvedimento del Gip, che aveva respinto la richiesta di arresto.
Le due donne sono indagate per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena, reati contestati con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero contribuito a garantire sostegno e copertura al fratello durante la sua lunga latitanza, protrattasi per circa trent’anni fino alla cattura, avvenuta a Palermo il 16 gennaio 2023.
La vicenda giudiziaria aveva avuto un passaggio significativo nel maggio 2026, quando la Procura di Palermo aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per entrambe le sorelle, ipotizzando inizialmente il reato di associazione mafiosa. Il gip aveva riqualificato le contestazioni in procurata inosservanza di pena e, pur ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza, aveva respinto la richiesta di applicazione della misura cautelare.
Alla base del diniego vi era soprattutto la valutazione delle esigenze cautelari. Secondo il giudice, la morte del boss avrebbe fatto venir meno il pericolo di reiterazione delle condotte di aiuto nei suoi confronti.
La Procura ha impugnato la decisione, chiedendo al Riesame di rivedere la valutazione. Il tribunale ha ora accolto il ricorso, disponendo la misura restrittiva.
Nonostante la decisione del Riesame, Giovanna e Bice Messina Denaro non devono essere arrestate immediatamente. Quando il tribunale dispone per la prima volta una misura cautelare restrittiva nei confronti di indagati che si trovano in libertà, l’esecuzione resta sospesa nei casi previsti dalla legge, in attesa della decisione definitiva sull’impugnazione.
La difesa può infatti ricorrere alla Corte di Cassazione, chiamata a verificare la legittimità dell’ordinanza. Fino alla conclusione di questa fase, la misura rimane sospesa secondo il meccanismo previsto dal codice di procedura penale.
L’inchiesta sulle due sorelle si inserisce nel più ampio lavoro investigativo volto a ricostruire la rete di persone che avrebbe favorito la latitanza del capomafia di Castelvetrano. Gli accertamenti, condotti dagli investigatori sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, puntano a chiarire le responsabilità dei presunti fiancheggiatori e le modalità con cui il boss sarebbe riuscito a sottrarsi alla cattura per decenni.
Tra gli aspetti ancora al centro delle indagini figura anche la ricerca del cosiddetto «tugurio», il presunto covo nel quale Messina Denaro avrebbe incontrato persone della propria rete e custodito documenti e diari.
Ora l’attenzione si sposta sulla Cassazione. Sarà l’esito del giudizio di legittimità a determinare il seguito della vicenda cautelare per Giovanna e Bice Messina Denaro, fermo restando il principio della presunzione di innocenza fino a una condanna definitiva.