Almanacco
Il 6 dicembre arriva con una luce gentile, di quelle che non bussano ma si affacciano piano.
Nelle case siciliane questa giornata aveva un significato antico: era il momento in cui si guardava alla soglia di casa, il piccolo spazio consumato da passi familiari, dove cominciano e finiscono tutte le giornate.
La soglia era considerata un primo gesto verso il mondo.
Le donne la pulivano con cura, la sistemavano, la ordinavano: non per apparenza, ma per rispetto.
Perché la casa, in Sicilia, è quasi una persona, e presentarsi bene significa voler bene anche a chi si incontra.
In questa stessa giornata la Chiesa ricorda San Nicola, il santo che per secoli ha camminato accanto ai poveri, ai bambini e a chi non aveva voce per chiedere aiuto.
La sua generosità non faceva rumore: era fatta di doni lasciati di notte, di attenzioni discrete, di gesti che scaldavano senza cercare riconoscenza.
Le nonne lo raccontavano così:
«San Nicola passa quanno è scuru,
pi lassari ‘na cosa bona a cu’ n’avissi u cori appinnuluni.»
E i bambini, al mattino, cercavano piccoli segni: una noce, un frutto, una caramella.
Non era il regalo a contare, ma la certezza che qualcuno aveva pensato a loro.
La soglia di casa diventava allora un luogo simbolico:
il punto dell’attesa, degli incontri brevi, delle parole dette “di friscu”;
il posto dove si lasciava un piatto da restituire,
dove si appoggiava una sporta per non farla cadere,
dove si accoglieva chi arrivava anche solo per un minuto.
In questa sesta giornata dell’Avvento, la Sicilia ricorda una verità semplice:
il Natale non cresce nelle stanze interne,
ma in prossimità della porta,
nel varco che si apre verso gli altri.
San Nicola, con il suo passo lieve, insegna che la bontà vera non si annuncia: arriva, si posa, lascia un segno e scompare com’era arrivata.
Domani, nella Settima Giornata dell’Avvento, saranno gli anziani a riportare la loro voce: una memoria che merita ascolto, soprattutto mentre la festa si avvicina.