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    Selinunte, il mare dentro la città
    Dal porto alle fortificazioni, le scoperte che ridisegnano la polis
    Trapani Oggi19 Febbraio 2026 - Attualità
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  • Veduta del Parco Archeologico di Selinunte con area portuale e templi oggetto delle ricerche 2024.Attualità

    Selinunte (Castelvetrano) – Non soltanto templi. Non solo rovine monumentali. Selinunte torna a mostrarsi come una città viva, attraversata da uomini, merci e trasformazioni. Il secondo volume degli Annali di Selinunte, che raccoglie i risultati delle ricerche condotte nel 2024 e proseguite lo scorso anno, sarà presentato mercoledì 25 febbraio alle 16.30 al Baglio Florio, nel Parco Archeologico di Selinunte.

    Pubblicato dal Parco, il volume restituisce l’immagine di una polis che trova nel porto il proprio motore e rivela una sorprendente continuità di vita fino all’età medievale. Non un centro dalla vita breve, ma l’antica Selinus: una città potente per scambi commerciali, officine e artigiani, pienamente inserita nelle rotte del Mediterraneo.

    “Il lavoro delle missioni attive a Selinunte dimostra come il Parco sia oggi un punto di riferimento nel panorama della ricerca archeologica internazionale – afferma l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato –. Investire nella ricerca significa rafforzare la tutela, migliorare la valorizzazione e costruire futuro attorno al nostro patrimonio”.

    Nella prefazione, il direttore del Parco Felice Crescente indica l’obiettivo: ampliare la conoscenza e potenziare la valorizzazione del sito e dei poli espositivi, supportando le missioni archeologiche in arrivo.

    Il porto, cuore operativo

    Le indagini degli ultimi anni permettono di comprendere meglio come Selinunte fosse, in età arcaica, direttamente aperta sull’area portuale. Non una periferia, ma un’estensione naturale dell’abitato.

    Sono emerse strutture imponenti: una banchina monumentale con blocchi ancora in situ; elementi con fori e incassi per l’ormeggio; pavimentazioni che raccontano rifacimenti e adattamenti; possibili rampe per le imbarcazioni. In un caso, un frammento architettonico del Tempio G è stato riutilizzato come dispositivo tecnico per le attività di attracco. Le anfore rinvenute – da Corinto, dalla Grecia occidentale, dall’Adriatico e dal mondo punico – confermano l’intensità dei traffici.

    Le nuove acquisizioni sul porto orientale sono frutto della missione diretta da Jon Albers della Ruhr-Universität Bochum, in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico di Roma.

    Le mura a nord

    Tra i risultati più significativi figura l’individuazione di un tratto delle fortificazioni settentrionali con la Porta Nord. Non solo un dato topografico, ma una premessa per nuove letture e per la futura fruizione di un settore finora marginale nel racconto del sito.

    Le indagini promosse direttamente dal Parco sono state condotte sotto la responsabilità scientifica di Carlo Zoppi e con il coordinamento sul campo di Marco Correra.

    La città che continua

    Il volume non si ferma all’età greca. Gli studi sul Battistero e sull’Acropoli di Selinunte mostrano riusi e trasformazioni fino al XIII e XIV secolo. Le architetture diventano cave di materiale, basi per nuovi edifici, spazi reinterpretati da comunità diverse. Selinunte continua a vivere, cambiando volto.

    Sull’Acropoli opera la missione congiunta dell’Institute of Fine Arts della New York University e dell’Università degli Studi di Milano, guidata da Clemente Marconi. Nel settore occidentale lavorano gli archeologi dell’Università degli Studi di Palermo, mentre alla Gaggera operano la Sapienza Università di Roma e la Sovrintendenza Capitolina. Nell’area del Tempio G interviene la missione dell’Università degli Studi di Urbino.

    Gli Annali 2024 restituiscono così l’immagine di una Selinunte complessa e stratificata: una città che dal porto alle mura racconta una storia lunga secoli, ancora capace di sorprendere.

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