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    Una città da salvare
    Studio Venturini, passo in avanti alla Regione. Ieri pomeriggio a Palermo vertice all'Autorità di bacino e con l'ufficio sull'assetto idrogeologico. Intanto il progettista risponde alle osservazioni
    Rino Giacalone18 Febbraio 2026 - Attualità
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  • Incontro istituzionale a Palermo per lo studio sul rischio allagamenti a Trapani ed Erice.Attualità

    Trapani – di Rino Giacalone – A Palermo lo studio contro il rischio allagamenti della città di Trapani è stato accolto a braccia aperte. Ieri pomeriggio si è tenuto un incontro tra il sindaco Tranchida, accompagnato dall’assessore Pellegrino e dal dirigente Utc ingegnere Amenta con gli ingegneri Leonardo Santoro, segretario dell’Autorità di Bacino, e Nino D’Amico, dirigente del Piano per l’Assetto Idrogeologico regionale. Presente anche l’ing. Simone Venturini che ha firmato il progetto.

    I contenuti dello studio sono stati apprezzati e in base ai dati elaborati si è riconosciuto che Trapani non può restare oltre fuori dalla mappa delle zone a rischio idrogeologico nazionale. Trapani è stata ritenuta avere un rischio analogo a quello di Messina che proprio di recente ha avuto finanziati interventi per circa 38 milioni di euro. Il vertice di ieri a Palermo si è concluso con la richiesta da parte delle autorità regionali che si occupano di contrasto ai fenomeni idrogeologici, di avere trasmesso intanto lo stralcio dello studio per la progettualità idraulica, che tradotto significa realizzazione canali di gronda e riforestazione su Erice, realizzazione dei canali a valle all’interno della città di Trapani.

    Insomma quello che è stato ritenuto eccessivo da una parte del Consiglio comunale di Trapani, e cioè in particolare dall’opposizione consiliare, è stato ritenuto confacente alla realtà dagli organi incaricati di vigilare. La parola d’ordine è dire basta a quelle catastrofi annunciate e per le quali si interviene solo quando accadono. Peraltro lo studio redatto dalla Technital, verrà inserito in un data base nazionale.

    L’ingegnere Venturini frattanto ha messo nero su bianco le risposte ad alcune osservazioni.

    I canali che, prima della soppressione delle saline Modica e Milo, si rilevano in alcune carte storiche sarebbero dei canali di alimentazione delle saline e non canali di drenaggio.

    “Si conferma ovviamente che esistevano canali di alimentazione delle saline, ma altresì si ribadisce, come estesamente descritto nello studio, come esistesse un asse di drenaggio molto lungo che dal versante sud-ovest del Monte di Erice scorreva in direzione est-ovest (lungo l’attuale via Canale Scalabrino e poi via Regione Siciliana) e recapitava le acque ad ovest della salina Collegio, passandovi esternamente, come confermato sia dalle risultanze delle indagini all’uopo condotte ed anche dalle testimonianze storiche, come quella dell’ex assessore Michele Megale, nonché degli atti della lottizzazione 5 Torri ove il canale Scalabrino è chiaramente indicato proprio nei pressi del vecchio passaggio a livello all’incile di via Virgilio e nel suo sviluppo verso il mare nel sedime oggi occupato dalla lottizzazione 5 torri. Si invita a non confondere due diversi canali di drenaggio che esistevano in passato nella città di Trapani: quello che correva parallelo all’attuale via Virgilio e che costituiva, tra l’altro, l’emissario della palude Cepea e che aveva foce in mare ubicato sulla sponda nord del golfo di Trapani; il canale Scalabrino che scorreva da est verso ovest sottopassava la ferrovia (dopo la sua realizzazione a fine ‘800 ed inizio ‘900) in una sezione compresa tra la salina Collegio e la salina Modica e sfociava in mare all’altezza del vecchio bacino di carenaggio, passando nella zona della salina Collegio. La sua foce era sul bordo orientale del golfo di Trapani. Perciò, si ribadisce l’esistenza del canale Scalabrino, il suo sviluppo est- ovest, il suo passaggio sotto la ferrovia all’altezza del vecchio passaggio a livello (all’incile di via Virgilio), il suo passaggio a fianco delle saline Collegio e il suo scarico in mare all’altezza del vecchio bacino di Carenaggio”.

    Si è osservato che alcune alluvioni si siano verificate anche prima del 1973-1975 ossia prima della completa soppressione del canale Scalabrino.

    “L’osservazione è corretta in senso generale ma, invero, non dimostra nulla circa la funzionalità precedente del canale Scalabrino. È stato ampiamente dimostrato nello studio come, per eventi TR200, o anche per eventi associati a frequenze inferiori, la città fosse e sia ancor più oggi sprovvista di assi di drenaggio efficienti. L’evento del 1965 fu evento disastroso cui non poté far fronte neppure il canale Scalabrino che a quella data era rimasto (in condizioni non note) l’unico elemento di drenaggio, dopo la soppressione del canale che correva parallelo a via Virgilio (l’emissario della vecchia palude Cepea) e l’intero sistema idraulico della palude Cepea. Il canale Scalabrino da solo non poté (come non potrebbe oggi) smaltire l’intera portata giunta in città. Per la difesa idraulica della città servono tutti gli interventi individuati: la realizzazione di soli alcuni di essi espone la città ad eventi alluvionali, per i TR maggiori. Vi è una scala di priorità che, in termini di efficienza e di costo, è indicata nello studio. Tra le priorità sono indicati gli interventi tesi a riattivare i canali di gronda al piede del monte di Erice. Tali interventi sono molto importanti perché potranno ridurre le portate gravanti sulla città di circa il 30% ma non basteranno ad eliminare gli allagamenti nelle zone più basse della città”.

    Nel corso del dibattito consigliare sono state espresse alcune perplessità sui canali a cielo aperto in città, previsti nello studio.

    “Invero, ritengo sia da raccomandare che i nuovi canali, di cui certamente la città necessita, debbano essere il più possibile a cielo aperto. In particolare, quelli di via Virgilio, via Regione Siciliana, via tenente Alberti. Un canale tombato ha il limite di non essere visibile; se non è visibile se ne perde la memoria, non se ne può monitorare lo stato di conservazione e di efficienza; eventuali ostruzioni per ingresso accidentale di materiale solido ed oggetti trasportati dalla piena non sarebbero immediatamente rilevabili, perciò, non si interverrebbe per rimuoverli e ciò potrebbe ridurne l’efficienza in caso di piena. I canali vanno per lo più realizzati a cielo aperto. Nelle vie ove essi sono stati previsti, esiste lo spazio sufficiente per realizzarli senza che ciò comprometta la fruibilità della via. Essi potranno costituire, oltreché un irrinunciabile elemento di sicurezza idraulica, anche un elemento di auspicabile rinaturazione di alcuni spazi urbani”.

    “Solo questi sono previsti coperti, per evidenti necessità di fruizione della via. Essi sono stati previsti al centro della via e non ai lati, per consentire la rilocazione delle utenze e dei sottoservizi e la ricostruzione dei loro frequenti collegamenti con le utenze laterali. È da rimuovere ogni ipotesi che affidi a qualsivoglia sistema di tubi (che non siano quelli strettamente annoverabili nel sistema fognario della città) la risoluzione dei problemi idraulici di allagamento della città”.

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