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    Giustizia, le ragioni del No indicate da due toghe, un’avvocata e una pm
    Trapani: esordio del comitato “Giusto votare No”. Parlano la pm Sbocchia e l’avvocata Bagarella
    Rino Giacalone30 Gennaio 2026 -
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  • Sbocchia e Bagarella

    Trapani – di Rino Giacalone – Avviso per il lettore. Non scriverò da super partes. Scrivo profondamente convinto che la riforma della Giustizia imposta da Meloni, Nordio e soci è sbagliata, da cima a fondo, sin dal suo esordio. Il ministro della Giustizia si è ritrovato a condividere un testo che non era suo, ha messo la sua firma, ma il testo non è farina del suo sacco. Certo lo ha accettato, ma il contenuto della riforma è stata elaborata da altri, da un certo Licio Gelli. Ai giovani questo nome magari non dirà nulla, perché a scuola a stento le pagine di storia da studiare arrivano già agli anni 70, un lustro e più del nostro Pase non è spiegato. Gelli era il capo di una loggia massonica segreta, la P2, che aveva come idea fissa quella di far tornare l’Italia sotto una dittatura, una repubblica delle banane. Ci stava riuscendo se non fosse stato per un paio di magistrati che entrarono nella sua villa e trovarono elenchi e papelli. Adesso altri ci provano, senza bisogno di nascondersi sotto cappucci.

    Cosa succede a Trapani

    Una avvocata e una magistrata mercoledì sera nel corso di un incontro organizzato dal comitato “Giusto votare No”, hanno spiegato perché votare No al prossimo referendum costituzionale. Da una parte l’avvocata Sara Bagarella, affianco a lei la pm Giulia Sbocchia. L’avvocata Bagarella ha esordito senza tanta retorica, “una riforma che urla No”. “La separazione delle carriere – ha detto a sua volta la pm Boccia – c’è già, ma oggi l’obiettivo non è quello di rendere una migliore giustizia ma semmai di indebolire la magistratura”.

    “Giustizia calpestata”. L’invito è preciso: “I cittadini devo prendere la parola, la riforma non è cosa che tocca solo le nostre professioni, ma riguarda tutti, si vuole togliere il diritto ad avere giustizia”. Le ragioni del No, spiegate, nel dettaglio, in modo approfondito, ma “dall’altra parte c’è chi pensa a far vendette” hanno detto assieme Bagarella e Sbocchia.
    Cominciamo da un punto preciso. Lo ha detto l’avvocata Donatella Buscaino che ha fatto da brillante moderatrice: la riforma costituzionale sulla giustizia non è questione che riguarda magistrati, giudici e avvocati, “ma tocca tutti”. Anzi investe per primi i cittadini che per ragioni diverse possono ritrovarsi sottoposti ad un giudizio, penale o civile, imputati o parte lesa, protagonisti di un qualsiasi contenzioso che ha bisogno di una parte terza che applichi la legge. Una riforma che se attuata cancellerà quella scritta che leggiamo nelle aule dei Tribunali, la legge rischia di non essere più uguale per tutti. “La riforma dice una cosa netta al Paese – ha evidenziato l’avvocata Buscaino – dice state attenti”.

    Le ragioni del NO

    Le ragioni del No, spiegate, nel dettaglio, in modo approfondito, al contrario di chi sostiene il “Si” che sta inquinando il dibattito, “dall’altra parte c’è chi pensa a far vendette” dicono assieme Bagarella e Sbocchia.
    “Oggi abbiamo un pm – spiega l’avvocata – che esercita un filtro di legalità, è obbligato a cercare le prove anche quelle delle non colpevolezza di un indagato. Domani non sarà più così. Non sarà mai pari il rapporto con l’avvocato, perché il pm ha mezzi e risorse a disposizione per le indagini, in aula avremo un giudice che non sarà più libero, la riforma costituzionale manda un messaggio chiaro su chi non si adegua al Governo. Attenzione – prosegue l’avvocata – mi riferisco a qualsiasi schieramento di Governo, perché la riforma cancella l’indipendenza dei magistrati quanto dei giudici, rispetto al potere esecutivo e legislativo. La riforma è una offesa a chi ha lavorato a scrivere la Costituzione, padri costituenti traditi, spirito di confronto schiacciato. Una riforma costituzionale si fa con altri percorsi non blindando il testo in Parlamento come è stato fatto”. Insomma le ragioni per il No non sono tutte dentro il testo sottoposto a referendum. Le si trovano anche cominciando a guardare come si è giunti a modificare gli articoli della Costituzione.

    Il “No” rispetto anche a come si vogliono costituire i due Csm, uno per i pm e l’altro per i giudici. “La riforma – ha avvertito la pm Sbocchia – è volutamente monca. Si dice di una composizione fatta per sorteggio, che già vilipende l’esercizio democratico della scelta che appartiene a tutti gli organi rappresentativi, dal Parlamento a quelli anche di un ordine professionale, ma c’è silenzio da quali elenchi verrà fatto questo sorteggio. Tutto è demandato ad una legge attuativa, viene facile immaginare che la maggioranza che ha scritto il testo, scriverà una norma aderente ai desideri di indebolire il sistema”. “In un Paese – ha aggiunto l’avvocata Bagarella – che ogni giorno deve fare i conti con la crisi economica, verranno creati due Csm che avranno costi esorbitanti”.

     

    La Giustizia ha bisogno di altre riforme

    La giustizia ha bisogno di altre riforme, “che sono quelle dei tempi, dell’efficienza, dell’organico, delle strutture edilizie e digitali” ha ancora affermato l’avvocata Bagarella. “Non c’è necessità di questa riforma – ha ripreso il pm Sbocchia – la vita dei processi è limpida, la divisione indebolisce, il cittadino viene sollecitato a trovare fuori dalla giustizia le proprie garanzie, viene invitato a fidarsi solo del potere esecutivo, mentre noi diciamo che è l’autonomia del sistema giustizia a potere garantire il cittadino, non lo diciamo noi ma lo si legge nella Costituzione”.
    Si fa tanto dire di una riforma che assoggetta il pm al Governo, ma il dibattito di mercoledì sera ha introdotto un’altra valutazione, che va fatta e va presa in seria considerazione: c’è una disistima mossa nei confronti del giudice, la riforma non lo considera terzo come invece oggi è. Lo dimostrano le tante pronunce giudiziarie, di diverso tenore rispetto alle richieste dei pm.
    Una riflessione inedita è stata posta dal pm: “In questo nostro Paese nelle tragiche ricorrenze si ricordano con altisonanti celebrazioni i grandi magistrati che questo Paese ha avuto. Grandi lo sono diventati non perché uccisi ma in quanto hanno adempiuto alle due funzioni, magistrato e giudice. Separare i ruoli in modo netto significa calpestare esperienze assieme al ricordo”

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