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    Quando Minore rivendicava la storia di “famiglia”
    Il processo è quello scaturito dall'operazione antimafia denominata "Scialandro", sulla riorganizzazione in particolare dei clan a Trapani e Custonaci.
    Rino Giacalone20 Marzo 2026 - Cronaca
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    Trapani – di Rino Giacalone  – L’assetto delle famiglie mafiose di Trapani sono state ieri al centro della nuova deposizione in Tribunale, come testimone, dell’investigatore della Dia, il luogotenente Paolo Conigliaro. Il processo è quello scaturito dall’operazione antimafia denominata “Scialandro”, sulla riorganizzazione in particolare dei clan a Trapani e Custonaci. Rispondendo alle domande dei pm, Conigliaro si è a lungo soffermato sulle intercettazioni e le attività investigative che hanno avuto come “bersaglio” uno degli imputati, adesso ai domiciliari, Mariano Minore, figlio e nipote di conclamati boss della mafia trapanese in auge sino agli anni ’80.

    Suo padre Calogero, detto “Caliddu” e suo zio, Totò, furono sconfitti nella guerra di mafia ordita da Riina: Totò Minore venne ucciso nel novembre del 1982, durante una di quelle conviviali, di morte, organizzate da Riina, strangolato e poi fatto sparire, suo fratello Calogero venne “posato” e restò latitante sino a qualche anno prima della sua morte, naturale.

    Oggi a Trapani il nome dei Minore viene pronunciato anche fin dentro certi salotti con quel certo rispetto. E Pietro Armando Bonanno, tra i principali imputati di “Scialandro”, quando tornò libero, ma ancora prima, nei periodi in cui godeva di permessi dal carcere, a Trapani, a cominciare dall’estate 2020, cercò subito Mariano Minore che alla sua richiesta, ha evidenziato Conigliaro, rispose rimarcando quelle che dalle sue parole sembra essere una precisa rivendicazione del suo essere mafioso: “uno nasce con una stidda e ora a settant’anni mi posso modificare? Sono fermo però…messo a dormire…siccome la buon anima di mio padre mi ha dato linee di guida perfette…hai capito? Io ne sono orgoglioso”.

    L’investigatore della Dia ha citato le intercettazioni, Minore è stato ascoltato dire di non sopportare, vari personaggi, assoldati da Vincenzo Virga, successore di Totò Minore alla guida del mandamento di Trapani, e dai figli di questi Pietro e Franco. Ci sono discussioni che intrattiene con il capo mafia di Valderice, Giuseppe Maltese. A questi che sosteneva, “con le imprese ci dobbiamo convivere”, Minore lamentando “questi quattro che vanno in giro a chiedere 50 euro, invece alle imprese bisogna portare la sabbia, il cemento, quello ha bisogno del camion, quell’altro della pietra”, ossia la teoria dell’infiltrazione dentro l’appalto.

    Tra le intercettazioni quelle relative ad un’asta giudiziaria per un capannone dell’area industriale. Un tentativo di aggiudicazione pilotata, grazie anche a un impiegato che dall’interno del Tribunale gli avrebbe passato notizie utili. Intercettato anche un colloquio tra Minore e Pietro Virga. L’autorità che Minore avrebbe raggiunto gli permise di muovere un rimprovero a Virga jr, a proposito della nomina del capo della cosca di Paceco.

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