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    Quando il giornale era un gesto quotidiano: oggi il cartaceo continua a sparire
    Meno copie vendute, cambia il rapporto tra lettori e informazione
    Redazione19 Gennaio 2026 - Attualità
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  • Crisi dei giornali cartacei dall’edicola al digitale — immagine realizzata dal sistema creativo AIAttualità

    Trapani – C’era un tempo in cui il giornale si comprava senza pensarci troppo.
    Magari la mattina presto, prima di andare al lavoro, o la domenica, con più calma. L’edicola all’angolo, il rumore della carta, l’odore dell’inchiostro: gesti semplici, ripetuti, quasi invisibili. Oggi quel rito si sta spegnendo. Non all’improvviso, ma con una costanza che fa più rumore di un crollo.

    Non è una sensazione. Sono i numeri a dirlo.

    I dati ADS – Accertamenti Diffusione Stampa, relativi a novembre 2025, mostrano che tutti i quotidiani italiani registrano un calo delle vendite individuali cartacee rispetto allo stesso mese del 2024.
    L’elaborazione, diffusa da Prima Comunicazione in collaborazione con Withub, non lascia molto spazio a interpretazioni ottimistiche: la flessione è generalizzata.

    Il Corriere della Sera resta il quotidiano più venduto con 101.260 copie, ma perde oltre 11 mila lettori in un anno (-10,1%). La Gazzetta dello Sport limita i danni (-6,9%), mentre la Repubblica, La Stampa e Il Resto del Carlino superano tutte la soglia del 10% di perdita. Anche Il Sole 24 Ore scende sotto le 18 mila copie, un dato che pesa più di quanto sembri, perché riguarda un pubblico tradizionalmente fedele.

    Ancora più significativo è ciò che accade ai quotidiani territoriali.
    Per anni si è pensato che il legame con il territorio potesse fare da argine. I numeri raccontano altro: Il Secolo XIX perde oltre il 16%, Il Tirreno più del 12%, La Nuova Sardegna oltre il 10%. Il giornale “di casa” non è più una garanzia, nemmeno dove lo è stato per decenni.

    A questo punto la domanda viene quasi naturale: è il web ad aver penalizzato i giornali, o è mancata la capacità di adeguarsi davvero?

    Il web non ha semplicemente spostato i lettori. Ha cambiato il tempo dell’informazione, il ritmo, il modo di entrarci in relazione. Molte testate hanno continuato a scrivere come prima, limitandosi a trasferire i contenuti dalla carta allo schermo. Ma il web non è solo un supporto diverso. È un ambiente diverso, e non sempre lo si è voluto capire fino in fondo.

    Chi perde di più, forse, non è chi è andato online, ma chi non è riuscito a restare necessario.
    Chi ha rincorso i clic senza identità, chi ha confuso la velocità con l’urgenza, chi ha smesso di offrire uno sguardo riconoscibile. Il lettore non è sparito. Si è semplicemente spostato dove sente una voce, dove trova un motivo per tornare.

    Per territori come Trapani e la sua provincia, questi dati non sono astratti. Parlano anche di edicole che abbassano la saracinesca, di copie che restano sui banchi, di redazioni costrette a ripensare il proprio ruolo giorno dopo giorno. Il rischio non è solo economico, ma culturale: meno pluralismo, meno memoria, meno tempo per capire.

    I dati ADS di novembre 2025 non certificano la fine del giornale cartaceo.

    Certificano, semmai, che non è più al centro come lo è stato. E forse, insieme alle copie, stiamo perdendo anche un certo modo di fermarci, leggere e riflettere.

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