Trapani – La Procura del capoluogo ha notificato a 31 appartenenti alla Polizia Penitenziaria l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, previsto dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale. L’inchiesta è quella relativa alla sezione Blu del carcere Pietro Cerulli.Esclusa la tortura. Restano le contestazioni di abuso di autorità, falso ideologico e calunnia. Gli indagati potranno presentare memorie difensive e chiedere di essere interrogati.
Il provvedimento, è stato notificato il 19 ottobre e segna una svolta nell’indagine relativa agli episodi che sarebbero avvenuti nella sezione Blu, il reparto di isolamento dell’istituto penitenziario.
La principale novità riguarda l’esclusione del reato di tortura, inizialmente al centro dell’impianto accusatorio. Il Tribunale del Riesame di Palermo, accogliendo i ricorsi delle difese, aveva infatti escluso la configurabilità del delitto, annullando le misure cautelari degli arresti domiciliari disposte nei confronti di undici agenti.
Dopo la rimodulazione delle accuse, restano le contestazioni, a vario titolo, di abuso di autorità contro arrestati o detenuti, falso ideologico, calunnia e concorso nei reati contestati. Nell’ambito dell’inchiesta viene inoltre ipotizzato, nei confronti di quattro agenti, il concorso nel mantenimento di un presunto regime di vita vessatorio all’interno della sezione Blu.
L’indagine era partita nel settembre 2021, dopo la denuncia presentata da un detenuto. Gli investigatori del Nucleo investigativo della Polizia Penitenziaria avevano successivamente installato telecamere nascoste nel reparto, documentando diversi episodi tra il 2022 e il 2023.
Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni agenti avrebbero fatto ricorso illegittimamente alla forza nei confronti dei detenuti, attraverso percosse, denudamenti e il lancio di liquidi nelle celle. In altri casi, alcuni operatori avrebbero assistito alle condotte senza intervenire. La Procura contesta inoltre la presunta redazione di relazioni di servizio non corrispondenti a quanto documentato dalle registrazioni.
Tra gli episodi descritti negli atti figurerebbero detenuti costretti a spogliarsi, persone colpite con schiaffi e pugni e il lancio di acqua e urina all’interno delle celle. Le contestazioni riguardano anche le modalità con cui sarebbero stati successivamente ricostruiti alcuni interventi degli agenti.
L’esclusione del reato di tortura rappresenta un cambiamento significativo rispetto all’impostazione iniziale dell’inchiesta, ma non equivale a un’assoluzione né determina automaticamente il venir meno delle altre accuse.
Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, i 31 indagati potranno esercitare le facoltà difensive previste dalla legge, presentando memorie, producendo documenti e chiedendo di essere interrogati. Successivamente, la Procura valuterà se chiedere il rinvio a giudizio o assumere altre determinazioni.
I 31 destinatari del provvedimento sono: Claudio Angileri, Massimo Anzelmo, Paola Patrizia Basiricò, Filippo Bucaria, Stefano Candito, Salvatore Curatolo, Michele Delcioni, Vito Cisarò, Leonardo Crapanzano, Claudio Di Dia, Angelo Drago, Antonino Fazio, Antonino Ficara, Giacomo Genovese, Giuseppe Gervasi, Filippo Guaiana, Alessandro Iabichella, Giuseppe Martines, Antonino Mazzara, Antonio Mazzara, Guglielmo Montalto, Andrea Motugno, Francesco Pantaleo, Roberto Passalacqua, Andrea Pisciotta, Giuseppe Francesco Prestifilippo, Nicolò Rondello, Giacomo Ruggirello, Pasquale Tartamella, Salvatore Todaro e Francesco Marrone.
Per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza: le contestazioni formulate dalla Procura dovranno essere valutate nelle successive fasi giudiziarie e non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità penale