Cronaca
Marsala – Udienza ieri davanti al tribunale di Marsala del processo che vede imputato Antonio Messina, 80 anni, di Campobello di Mazara, per tutti “l’avvocato”. Per la Procura di Palermo, Messina: è “Solimano”, il nome in codice che Matteo Messina Denaro usava nei pizzini per indicare uno degli uomini chiave della sua rete. Secondo l’accusa era il gestore dei soldi del boss. Nel corso dell’udienza gli avvocati Paolo Paladino e Biagio di Maria legali dell’imputato hanno chiesto una perizia medica per le gravi condizioni di salute del loro assistito che il tribunale ha accolto. La settimana prossima sarà nominato un medico che dovrà visitare l’imputato e dire se potrà partecipare al processo rinviato al 15 aprile. Il pm è il sostituto procuratore Vincenzo Amico. Nel processo sono parti civili i comuni di Castelvetrano e Campobello di Mazara (avvocati Francesco Vasile, Maika Giacalone e Katya Ziletti) e le associazioni “Caponnetto” e “Pio La Torre”.
Una volta incardinato il processo la Procura di Palermo depositerà agli atti del suo processo i verbali del pentito Dino Pace, il personaggio saltato fuori dall’indagine milanese “Hydra”, sulle connessioni con imprese e politica gestite in società da mafia, camorra e ndrangheta. Pace è morto suicida nel carcere di Torino, dopo avere cominciato la collaborazione con la giustizia, negli interrogatori dei pm milanesi ha fatto anche il nome di Messina, indicandolo tra i referenti operativi del sodalizio che a Milano era gestito da Paolo Errante Parrino, imparentato con i Messina Denaro. Pace ha raccontato del ruolo di intermediario svolto da Messina. Lo ha descritto come una sorta di manager, il periodo sarebbe quello durante il quale Messina, avvocato sospeso da decenni dal foro e legato alla massoneria, risiedeva a Bologna. Messina a Cosa nostra fu affiliato da Leoluca Bagarella, partecipò alla scalata del potere mafioso fatta dai corleonesi, alleandosi con i Messina Denaro di Castelvetrano.