Trapani – di Rino Giacalone – Invece di parlare di droga, parlavano di pesce da vendere. “Il gambero è buono io chissà le prendo qualche vaschetta e gliela faccio provare”. E’ proseguita giovedì in Tribunale, la testimonianza del maresciallo Vincenzo Siragusa, investigatore del Roni dei carabinieri, nel processo che vede tra gli altri alla sbarra Ivan Randazzo, il pluripregiudicato cosiddetto “rais” del rione popolare San Giuliano di Erice. E’ il processo scaturito dall’operazione dei carabinieri “Nirvana” eseguita a inizio di quest’anno. Siragusa, davanti al collegio presieduto dal giudice Massimo Corleo, rispondendo alle domande del pm Andrea Tarondo, ha proseguito nell’evidenziare gli aspetti principali dell’indagine soffermandosi sui traffici di droga tra Trapani e Marsala.
Randazzo e il marsalese Mario Pace , sebbene detenuti, secondo la testimonianza dell’investigatore dell’arma, avrebbero pianificato i rifornimenti di droga per le piazze di spaccio marsalesi, gestite da Giovanna Magro, moglie di Pace. Incaricato del trasporto, Pietro Minaudo, nipote di Tania Minaudo, moglie di Randazzo. Fornitore sarebbe stato Salvatore “Pio” Di Pietra, anche lui dimorante nel rione popolare ericino, e pure imputato nel processo. Gestiva i rifornimenti di droga anche nel periodo in cui era sottoposto ai domiciliari e veniva controllato col braccialetto elettronico. I militari del nucleo investigativo dei carabinieri sono riusciti a seguire Pietro Minaudo nei suoi spostamenti, anche attraverso i rilevamenti satellitari.
I messaggi e le informazioni tra i protagonisti del traffico di cocaina e crack, avvenivano attraverso le chat, anche vocali, di whatsapp, oppure la messaggeria di Facebook. Messaggi che Randazzo faceva partire dal carcere facendo vedere alla moglie durante dei colloqui, dei “pizzini” fotografati sul suo cellulare: “gli dici a Pietro – parole intercettate in carcere durante un colloquio tra Randazzo e la moglie Tania – che appena sbriga quella cosa gli deve dire a quello che ti deve dare a te 5”, nel senso secondo i carabinieri 500 euro, il prezzo della mediazione per i traffici di cocaina in particolare.
Nei colloqui telefonici, o per chat, con Giovanna Magro, da parte di Pietro Minaudo, i due criptavano la droga, parlando di gambero: “…signora Giovanna ho parlato con il capitano, è entrato il gambero buono per lei non meno di 45, le sto facendo un prezzo buono”.